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Etero

Lunedi di pasqua

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Che giornata del cavolo!!!
Il lunedì di Pasqua si deve stare a casa; ma come al solito mi sono lasciato fregare dalle chiacchiere di Roberta <Dai, vieni con noi, vedrai che non sarà come gli altri anni……., ci divertiremo……, sarà bello anche il tempo…..>.
Ed io che è un pò che corteggio Roberta, che cerco di fargli capire quanto mi piace, ho subito accettato incondizionatamente il suo dissennato programma per la giornata. E Roberta che ha evidentemente capito molto bene quello che cerco di fargli capire, ma vuole giocare con me come il gatto col topo (brr!!… che brutta fine fanno di solito i topi!!), mi ha in pratica incastrato.
così, partenza alle sette di mattina, io con la mia auto insieme a Franco e Marisa (coppia fissa da sei mesi) e l’auto di Sergio con Roberta e Valeria; destinazione Parco Nazionale d’Abruzzo! Già sulla destinazione se fossi stato più lucido e meno condizionato da Roberta, avrei dovuto oppormi con tutte le forze; da Roma, il lunedì di Pasqua o a ferragosto, non si può pensare di andare al Parco Nazionale, è pura follia; infatti ora, alle otto di sera, siamo già bloccati in una prima coda che si prevede interminabile; ma andiamo con ordine.
Prima parte del viaggio: tutto regolare, presa l’autostrada A24 ci siamo fermati all’area di servizio vicino Avezzano, colazione, due chiacchiere…. Franco e Marina incollati…. Sergio che sbava dietro Roberta….. una puntatina ai servizi igienici e poi si riparte!
Verso le nove e trenta, usciamo dall’autostrada al casello di Pescina e ci avviamo sulla statale che porta a Pescasseroli e qui incominciamo a trovare il traffico. Con andatura a singhiozzo, riusciamo ad arrivare verso le undici a Pescasseroli e cominciamo la ricerca di una trattoria o ristorante dove poter mangiare. <Roberta, hai prenotato il pranzo?> <No! Perché? Vedrai che se arriviamo presto sarà facile trovare qualcosa>.

Ore dodici e trenta circa e verso Opi, solo al quinto tentativo, troviamo posto in una trattoria a dire il vero simpatica e accogliente. Prenotato il tavolo, lasciate le macchine al posteggio, ci siamo avviati a piedi lungo il fiume Sangro che scorre proprio li vicino. Il posto è assolutamente delizioso, la giornata bella, fa abbastanza caldo e sicuramente quell’oretta è trascorsa piacevolmente.
Nel sederci a tavola, ho avuto il sospetto di quale sarebbe stato il continuo della giornata; tavolo da sei, attimo di ritardo nell’entrare in sala e… posto a capotavola per me, Valeria di fronte, Sergio alla mia destra, Marisa alla mia sinistra, Roberta a fianco di Sergio di fronte a Franco; conclusione, Roberta assolutamente fuori della mia portata…. e bravo Sergio. Dopo aver mangiato i primi, il sospetto è diventato certezza: Sergio tubava con Roberta che con le sue risatine dava l’impressione di gradire molto, la coppia faceva storia a parte e…. Valeria ed io a guardarci dai rispettivi capotavola come terzo e quarta incomodi.
Valeria, che adesso siede sul sedile a fianco a me, in coda. Valeria, che è sembrato subito chiaro, è venuta con noi solo perché c’era Sergio, come io solo perché c’era Roberta, che bella coppia facciamo!!! Si perché poi, finito il pranzo, si è deciso allegramente di andare a Scanno cambiando equipaggio, io in macchina con Valeria e l’altra macchina con Sergio ovviamente Roberta sui sedili anteriori e Marisa e Franco dietro.
Paesaggio stupendo, processione di auto lungo la strada tutta tornanti che da Villetta Barrea porta a Passo Godi; con altro spirito, guardandosi alle spalle si sarebbe potuto godere dei magnifici scorci del lago di Barrea meravigliosamente incorniciato dalle montagne del parco. Ma né io né Valeria avevamo quel giusto spirito e quindi con conversazioni stringate e informali, facendo finta di ascoltare la musica della radio, contorcendo le nostre menti nella delusione e nella rabbia, avvertivamo solo il lato negativo della gita, il traffico!
Scanno poi, con altro stato d’animo sarebbe stato proprio da ammirare; con la parte nuova del paese saggiamente edificata staccata dalla parte antica, che ha mantenuto tutte le caratteristiche originali nelle stradine e nelle abitazioni. Passeggiando nei suoi vicoli, a tratti ci si perde nella bellezza di alcuni angoli, con scalinate, balconcini, portali, arcate,…… che sembrano sistemati con cura da una sapiente regia, a formare stupendi fondali di scenografie sempre nuove e affascinanti; per non parlare poi dei dolciumi. Così, mentre Roberta e Sergio (mano nella mano) con Marisa e Franco si “trastullavano” facendo finta di vedere le vetrine delle numerose oreficerie, Valeria ed io abbiamo addolcito l’amaro calice con una magnifica coppa gelato gustata in una pasticceria con una vetrina di pasticcini al banco da lasciare senza fiato. Con il gelato abbiamo consumato anche tutta la nostra rabbia ed ora in coda lungo la valle del Sagittario, appena dopo Villalago, ci troviamo in compagnia dei nostri pensieri e…. della noia.
– Paolo, secondo tè sarà molto lunga questa fila?-
– Se è come temo, e cioè che parte da Anversa degli Abruzzi, ne abbiamo per più di un’ora.-
– Oddio! Sono le otto! Allora prima delle nove non siamo in autostrada?-
– Andando tutto bene entreremo al casello di Cocullo verso le nove e mezza. Devi rassegnarti Valeria.-
– Sai, sono un pò stanca, la radio non riceve bene tra queste montagne ed i cd che hai non mi piacciono.-
Ma guarda la principessa che fa la schizzinosa, neanche fosse colpa mia che Sergio non se la fila…….. Però mica è male, un pò sul magro, seno….. una terza, bel viso con tratti delicati e occhi che ora al buio non si vedono ma veramente belli, mi hanno colpito subito questa mattina quando ci siamo incontrati.
– Cara Valeria, immagina che siamo su una scialuppa di salvataggio in mezzo all’oceano nell’attesa dei soccorsi, è quasi la stessa cosa; anche se abbiamo una macchina appiccicata dietro e siamo addosso ad un’altra, siamo praticamente soli, se la radio non funziona siamo anche isolati e quindi dobbiamo trovare il modo di far passare il tempo. Hai qualche proposta da fare? Per esempio potremmo pescare per procurarci il pesce da mangiare…. che ne dici?-
Vedo che accenna un sorriso e sembra quasi rilassarsi…… Si! Belle gambe sotto la mini che sembra sia leggermente salita.
– Ok! Peschiamo. Ma poi come lo cuciniamo?-
– Ma, i naufraghi, il pesce lo mangiano crudo e qualche volta anche vivo.-
– Orribile!! Che schifo!-
– Dici così perché ora hai la pancia piena; dopo qualche giorno di digiuno…. non sono sicuro che diresti ancora che ti fa schifo.-
– Ops! Scusami Valeria.-
Nel parlare si è girata verso di me e nell’usare il cambio ho toccato il suo ginocchio.
– Figurati! Scusa Paolo, ma su una scialuppa di salvataggio, isolati nell’oceano e a pancia piena, dobbiamo per forza pescare?-
La guardo, non ha spostato le gambe che sono ancora attaccate alla leva del cambio, ho l’impressione che in quel leggero sorriso gli brillino gli occhi come per una sfida.
– Certamente no Valeria, si può benissimo passare il tempo facendo le parole crociate.-
Altro toccamento di ginocchio nel mettere la prima per la milionesima volta e lei che non si sposta di un millimetro.
– Che poca fantasia che hai Paolo. Il papà non ti ha detto niente… un maschietto ed una femminuccia… da soli… , le parole crociate, ma va! Forse incrociano qualcosa d’altro, non ti pare?-
Vuole giocare? E va bene giochiamo.
– Il naufrago però non sarebbe impegnato con volante e pedali.-
– Giusto! Ma un naufrago intraprendente… chissà?-
La guardo e questa volta la mano la metto apposta sul suo ginocchio, un bel ginocchio, meno ossuto di quanto immaginavo, la guardo e vedo che sorride e non si muove.
– Ma cosa fai Paolo??-
– Il naufrago perché?-
Levo la mano dal ginocchio per rimettere la prima, ma lei non si sposta, anzi sembra che la mini sia salita un pò più su, e… sì, è proprio salita.
Di nuovo fermi, rimetto la mano sul suo ginocchio e provo a risalire leggermente, delicatamente, mi sto eccitando.
– Mmmmh Paolo, sbaglio o stai proponendomi un altro modo per passare il tempo che non sia pescare o fare le parole crociate?-
– Potrebbe essere interessante, non ti pare-
– Ma non eri impegnato nelle guida? –
Un bel tono malizioso che fa ben sperare; con delicatezza risalgo con la mano fino al bordo della mini che è ben in alto sulle cosce, e dolcemente accarezzo la carne velata dalle calze; ha delle belle cosce sode, mi trattengo appena sotto l’orlo a massaggiare delicatamente, la sento rilassarsi…. accid…. riparte la fila, a malincuore porto la mano sulla leva del cambio, prima, seconda…. e… ma che fà? Si è sollevata inarcando il bacino, ha sollevato la gonna fino all’inguine e sfilato le mutandine lasciandole sul tappetino. Di nuovo fermi, Lei mi guarda sorridente, invitante.
Appoggio di nuovo la mano dove era prima e sempre con molta delicatezza risalgo, ha leggermente aperto le gambe e la mia mano scivola verso l’interno, arriva alla fine delle calze, allarga ancora le gambe e con facilità arrivo al pube. Sento una soffice peluria, le labbra gonfie e umide… acc. si riparte. Mi accorgo solo ora che il mio pene si è gonfiato e preme contro i pantaloni in una posizione che mi procura fastidio; mano al cambio, prima, poi provo a sistemare meglio il mio membro… stendendo il braccio sinistro, Valeria poggia la sua mano sulla mia, poggiata sulla patta dei pantaloni.
– Lascia fare a me, al tuo ci penso io, tu pensa alla mia.-
Di nuovo fermi. Mi appoggio contro lo schienale, sollevando leggermente il bacino, la sua mano mi accarezza la patta dei pantaloni, la mia, con un incrocio di braccia, va a cercare il suo pube. Torno ad accarezzarla dolcemente e con l’indice ed il medio massaggio le sue labbra; la sento gemere impercettibilmente mentre la sua mano apre la cerniera dei miei pantaloni, slaccia la cintura, e aperti i pantaloni la infila nelle mie mutande tirandone fuori il mio membro. Mi lascio sfuggire un gemito di liberazione.
Porch… la colonna si riavvia. Prendo rapidamente in considerazione la possibilità di uscire dalla fila e di fermarmi in qualche piazzola ai bordi della strada…. No! Meglio di no, a parte che così mi sembra più eccitante e forse lo è anche per Valeria, qui per assurdo siamo più protetti da sguardi indiscreti, da dietro non possono vedere niente perché ho le tendine al lunotto, dall’auto davanti neppure perché i miei fari impediscono di vedere dentro l’auto dal parabrezza…. Di nuovo fermi.
Ritorno ad accarezzare le intimità di Valeria, indugio sull’uscio delle sue labbra fino a quando le mie dita non si sono impregnate del suo umore e poi delicatamente provo a penetrarla; Lei si muove leggermente cercando di facilitarmi il compito e contemporaneamente con la sua mano sinistra continua ad accarezzarmi il pene, lentamente, prendendolo tra il pollice e l’indice, scopre il glande, si bagna le dita con il liquido che ne fuoriesce e mi accarezza dolcemente il glande. Ho lasciato la prima inserita e quando la colonna si muove di nuovo, continuo ad accarezzare le intimità di Valeria, è come se mi fossi dissociato e fosse un altro a guidare. Di nuovo fermi.
– Paolo, riesci a baciarmi i seni?-
Lascia il mio membro, si sbottona il golfino e la camicetta che ha sotto, ha un bel reggiseno in pizzo bianco con l’apertura sul davanti, lo slaccia a lasciare in libertà due bellissimi seni, proporzionati alla persona, sodi, alti e con due impertinenti capezzoli ritti e invitanti, irresistibili. Tolgo le dita dalla sua vagina, e con la mano bagnata di lei accarezzo prima l’uno e poi l’altro, entrambi i seni, delicatamente, stringendo leggermente tra il pollice e l’indice, i due capezzoli che poi, chinato, succhio assaporando tutto il suo sapore che le mie dita avevano preso dal pube e spalmato sul seno.
– Oooh… Paolo… Si, così! Che bello, sei dolce!-
<POOT! – POOT!> Cazzo, la fila è ripartita, io non me ne sono accorto e quello dietro…. Lascio tutto, questa volta non basta la prima. Ok, coda raggiunta; di nuovo fermi.
Guardo Valeria, gli sorrido.” – Valeria, dove eravamo rimasti?, –
E di nuovo con la mano le accarezzo tra le cosce; ha sollevato leggermente le ginocchia e con le gambe aperte mi permette di arrivare con le carezze quasi fino al suo ano. Riparto e mi fermo di nuovo, continuando ad accarezzarla; lei pare si sia dimenticata di me allora con la sinistra provvedo ad accarezzarmi da solo. Valeria se n’accorge, si scosta leggermente dallo schienale, e riprende a mano piena il mio membro. Con estrema lentezza fa salire la mano fino a coprire il glande e poi la fà di nuovo scendere a scoprirlo tutto, appoggiato con forza allo schienale, continuo ad accarezzare il suo basso ventre e con il medio rientro nella vagina mentre con l’indice vado alla ricerca del suo clitoride.. lo trovo e lo massaggio.
– Paolo, mi fai impazzire!-
– Anche tu Valeria! Sono un fuoco.-
Si riparte, ma per fortuna pare solo per pochissimo. Ci fermiamo di nuovo.
– Aspetta un attimo, Paolo.-
Esco con le dita da lei. Valeria china il suo viso sul mio ventre e tenendo il pene con le dita della mano destra, con la lingua comincia a leccarlo delicatamente nella sua parte inferiore, partendo dai testicoli fino a sopra il glande per riscendere di nuovo.
– Oooh!… Valeria!… Oooh!-
Si riparte, l’altro io, quello che pensa a guidare, lascia la frizione ed accelerando leggermente si muove con la colonna…. eccoci di nuovo fermi.
Nella posizione che ha ora posso solo accarezzarle il seno, lo faccio soffermandomi sui capezzoli e da come si muove a tempo con le mie carezze, pare che gradisca, con l’altra mano, lasciato il volante, gli accarezzo i capelli sulla nuca.
Valeria, con la sua mano destra si masturba. Lascio i seni e vado ad accarezzare i glutei scoperti, cercando di entrare con la mano tra lei e lo schienale del sedile. Valeria capisce quello che voglio fare e si scosta leggermente, spostandosi in avanti sul sedile e lasciando libera la mia mano di scendere lungo i glutei, fino ad arrivare al suo ano. Appoggiandosi sulla gamba destra, solleva di pochissimo la sua coscia sinistra quel tanto che mi permette di arrivare con la mia mano a toccare la sua che con le dita nella vagina si masturba.
Mi soffermo un attimo ad accarezzare la sua mano poi mentre Valeria prende in bocca il mio pene, io bagnate di nuovo le dita con gli umori che abbondanti escono dalla sua vagina, con l’indice cerco di penetrarla nell’ano.
Avverto un leggero irrigidimento, per un attimo lascia con la bocca il mio pene, mi guarda, sorride e io dolcemente la penetro con il dito.
Con un profondo sospiro di godimento, china di nuovo da testa sul mio ventre e riprende in bocca il membro; con la sua mano destra continua a masturbarsi mentre io muovo delicatamente il mio dito nel suo culetto che sento stringere ed allargarsi con movimenti ritmici.
La sua lingua percorre tutto il mio pene assecondata dai movimenti della sua testa e si sofferma per più tempo sul mio glande. Non resisto più. All’improvviso sento che sto per scoppiare.
– Valeria! Sto per venire….-
Pensavo che si sarebbe staccata, invece continua a tenere in bocca il mio pene ed a muovere ritmicamente la testa in su e in giù, avverto che aumenta solo il ritmo della sua mano nella vagina, allora anch’io aumento il ritmo dei movimenti del mio dito nel suo ano e capisco che anche Valeria sta per raggiungere l’orgasmo.
– Oooh!..Sì!. Valeria!..Si!. Oooooooh!-
Eccolo l’orgasmo. Esplosivo! Dirompente! Incredibilmente violento. Una. Due…. Sembrano mille contrazioni. Avverto che anche Valeria sta godendo, ad un repentino aumento dei movimenti di tutto il suo corpo è seguito un attimo d’immobilità e poi come una liberazione, continuando a tenere in bocca il mio pene che la sta inondando di sperma, alterna concitati movimenti a repentine immobilità causate dalle violente contrazioni prodotte dal suo orgasmo. Dal nostro piacere.
<POOT! – POOT! – POOT! – POOT!> – Porca putt… chissà da quanto sta suonando quel tizio dietro.-
In effetti, la macchina davanti a me e ben lontana, seppure ferma. Per fortuna che la strada stretta e tutte curve ha scoraggiato quelli dietro a sorpassarmi, altrimenti avrebbero assistito gratis ad uno spettacolo certamente interessante.
Valeria si è rialzata e apparentemente sfinita si abbandona appoggiata allo schienale. Ripresa la lucidità del caso, tutto bagnato del mio sperma, riavvio l’auto e mentre raggiungo quella ferma che mi precedeva, avverto in pieno la ridicola drammaticità della situazione in cui mi trovo.
– Ma ti rendi conto Valeria, in che condizioni siamo? – Dico scoppiando a ridere.
– Tu! Con le mutande a terra, la gonna sopra la pancia, camicetta, golf e reggiseno sbottonati, tutta spettinata e nelle stesse condizioni di chi ha avuto un frontale con un treno.-
– Perché, tu pensi di essere meno ridicolo, con i pantaloni sbottonati, la camicia fuori, tutto bagnato e con quell’affare moscio che hai tra le gambe.-
– Valeria, sei stata fantastica! Posso darti un bacio?-
Si avvicina, sorride, la stringo forte, premo le mie labbra sulle sue, aspetto che le schiuda e poi con la lingua entro nella sua bocca, a rincorrere e cercare la sua lingua, a sentire il sapore del mio seme che la sua bocca ha contenuto. Mi sento appagato e felice e… quasi non mi staccherei più se non fosse per la colonna che si è di nuovo avviata.
Valeria si ricompone, prende dal portaoggetti una confezione di fazzolettini, la apre, ne porge uno a me e con un altro comincia a pulire le mie tracce sul suo viso e il suo umore dal suo pube. S’infila le mutandine, si abbassa la gonna e mentre io cerco, a dire il vero con scarsi risultati, di asciugarmi, e di rimettermi in ordine, la osservo mentre si riallaccia il reggiseno rimettendo a posto i seni nelle sue coppe, riabbottona la camicetta e il golf, poi prende dalla sua borsetta a zainetto poggiata sul sedile posteriore gli accessori per il trucco, accende la lucetta dell’auto, abbassa lo specchietto di cortesia sul parasole e incomincia a pettinarsi.
Alla fioca luce dentro l’auto, guardandola pettinarsi e truccarsi, mi sembra bellissima. Siamo ormai quasi arrivati ad Anversa degli Abruzzi e tra poco riprenderemo l’autostrada per Roma. Com’è lontano il ricordo di Roberta. Mi scopro a sperare che sia altrettanto lontano per lei il ricordo di Sergio.”
– Sei bellissima!-
– Ma come, se per tutto il giorno non ti sei neppure accorto della mia esistenza?-
– Lascia perdere, sono stato un cretino e ti chiedo scusa: –
Mi guarda, sorride, è proprio bella. Ma… Chissà…. Forse non è vero che il lunedì di Pasqua bisogna restare a casa.

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