Come una ragazzina al mare

Mi chiamo Roberta e sono un’insegnante di 47 anni. Vivo in una città del nord est e volevo raccontarvi un episodio che mi è capitato l’estate scorsa al mare. Da diversi anni possiedo un appartamento in una nota località balneare dell’alto Adriatico dove trascorro buona parte dell’estate.

Sono divorziata da 2 anni e ho un figlio di 18. Gli ultimi anni sono stati piuttosto turbolenti a causa della separazione prima e del divorzio vero e proprio dopo. In questo periodo mi sono concesa poco relax e poco divertimento, anche perchè avendo un figlio in un’età difficile non mi è mai stato permesso staccarmi troppo da tutto e da tutti. L’estate scorsa però, complice forse il fatto che mio figlio ormai è grande e non ha più bisogno di me come prima e che dopo un calvario durato anni mi sentivo più libera e scarica, mi è tornata un gran voglia di aprirmi al divertimento e al sesso. Era come se il mio corpo chiedesse nuova linfa vitale e il mio spirito nuovo appagamento. Mi sentivo spesso eccitata e la cosa mi pareva strana. La sensazione era molto simile a quello che si prova da adolescenti. Trovavo molte persone eccitanti nonostante uscissero dai miei classici canoni estetici. Insomma, desideravo riaprirmi al mondo e comunicare la mia disponibilità fisica. Era da anni che non mi impegnavo più in questo campo e scoprì così quanto possono essere di aiuto i social network. Allo stesso tempo però mi resi conto di quanto frivoli sono i contatti. Insomma non combinai nulla per dir la verità, un pò perchè non capitò una vera occasione, un pò anche perchè conobbi troppi faker.

A Luglio quindi partì per il mio appartamento, dove per un paio di settimane sarei stata da sola, dato che mio figlio sarebbe venuto solo a metà luglio a trovarmi e che le mie amiche lavoravano fino a fine mese. Essendo un insegnante ho la fortuna di avere delle ferie estive molto lunghe. A volte è un pò noioso, ma tutto sommato non mi posso lamentare. Non appena arrivai nel mio appartamento estivo sentì una forte eccitazione avvolgermi e una volta sistematami in casa feci una cosa che non facevo da parecchio tempo: mi infilai la mano destra dentro le mutande e mi masturbai fino all’orgasmo. Quel primo giorno rifeci la stessa cosa la sera, appena finito di mangiare sulla grande terrazza seduta sulle comode sedie imbottite.

Mi stupì di me stessa ma mi sentivo incontenibile. In quel momento l’avrei data praticamente a chiunque purchè mi soddisfasse. Ma il desiderio non diminuiva e così mi masturbai una terza volta prima di andare a letto. Non mi sembrava vero essermi masturbata 3 volte in mezza giornata. Non capitava sicuramente dall’adolescenza, ma forse non era proprio mai capitato. Sono sempre stata una moglie fedele e con mio marito non abbiamo mai fatto cose strane. Quella notte mi rilassai e dormì profondamente.

Al mattino mi sentivo di nuovo eccitata anche se non ai livelli della sera prima. Decisi di fare al colazione al bar, ma prima di lasciare l’appartamento non potei non notare che l’appartamento allo stesso piano del condominio di fronte al mio (che fa parte dello stesso complesso residenziale) aveva le finestre aperte e le serrande alzate. Voleva dire che i miei vicini erano lì, anche se però non riuscivo a vedere nessuno. Così scesi le scale mentre mi sentivo di nuovo pervasa da un forte desiderio di essere scopata da qualcuno. Mi guardavo attorno per vedere se c’era qualcuno. Ero una specie di felino a caccia di prede, il che è incredibile per come mi conosco. Arrivai al bar e ordinai la colazione. Guardavo il barista, i camerieri, la gente seduta attorno. Nessuno pareva però ricambiare il mio sguardo. Ne rimasi delusa anche se dovetti sorridere all’idea di sentirmi così arrapata. Finita la colazione tornai su in appartamento per prepararmi per la spiaggia. Mi spogliai e quando fui nuda l’eccitazione salì di nuovo alle stesse. Mi toccai le mie tettone guardandomi allo specchio. Poi mi girai su me stessa e mi osservai attentamente sempre nello specchio. Sembravo una ragazzina che si studia per capire se si piace o meno. Mi alzai i capelli e sollevai il culo per vedere se era ancora sodo. Sono alta circa 1 metro e 70, sono leggermente in carne e ho la pelle un pò scura, capelli neri, mossi e lunghi, una quarta abbondante di seno e due belle labbra carnose. Gli anni e un parto mi hanno un pò allargata all’altezza dei fianchi, ma a parte questo mi considero una bella donna.

Ad ogni modo volevo sentirmi più bella, più sexy e più provocante. Così mi accorciai la peluria, ringiovanendo la mia figa bagnata e purtroppo inutilizzata. Dopo essermi depilata sentì che era tutta bagnata, così ci infilai due dita dentro senza fare il minimo sforzo. Venni in un minuto mentre gemevo davanti allo specchio. Poi indossai un bel bikini e mi truccai leggermente. Coprì i miei fianchi con un bel pareo di seta e andai verso la spiaggia sempre avvolta da quella sensazione di voler “cacciare”. Come al solito mi accomodai sulla mia sdraio in prima fila che prenoto ogni anno per tutta la stagione. Mi piace mettermi lì, così posso vedere bene il mare e non avere troppa gente attorno. A inizio luglio non c’è ancora tantissima gente: per lo più ci sono stranieri, visto che gli italiani in genere lavorano fino a fine mese. Così la spiaggia, che in quel punto è molto larga, era abbastanza desolata. Poca gente sia sotto gli ombrelloni sia in riva al mare.

Tirai fuori il mio libro e mi misi a leggere. Ero piuttosto distratta dai miei pensieri eccitanti e mi sentivo leggermente bagnata. Era una cosa incredibile, mi sembrava di avere 16 anni di nuovo! Volevo masturbarmi proprio lì sul quel lettino in piaggia, cullata dal sole e dalla brezza di mare. Tutto era clamorosamente eccitante. Dalla mia posizione al mare ci sono circa 30 metri, quindi da lì posso vedere abbastanza bene chi cammina lungo la battigia e al tempo stesso essere vista. Allargai le gambe i tirai il costume verso l’alto in modo che si vedessero i lati carnosi della mia figa. Rimasi in quella posizione facendo finta di leggere, sperando che qualcuno mi vedesse. Effettivamente passano delle persone, per lo più stranieri o anziani. Mi sentivo talmente porca che era felice di poter arrapare dei pensionati che facevano la loro passeggiata mattutina. Notai che qualcuno mi osservava mentre rientrava dalla battigia verso il vialetto che conduce ai condomini. Un signore sulla sessantina mi sorrise ma proseguì senza fermarsi. Peccato! Nonostante l’età era di bell’aspetto e ancora abbastanza atletico. Cercai di ricompormi a quel punto, avevo già osato abbastanza. Per me era un’esperienza nuova e ora mi sentivo un pò in imbarazzo. Rimisi il costume a posto e cercai di concentrarmi sul libro. Dopo una buona mezz’ora finì il capitolo e misi il libro in borsa. Ripresi a guardarmi intorno e ad un certo punto vidi un ragazzo che usciva dall’acqua. Aveva un che di familiare ma non riuscivo a capire chi fosse. Stava cammimando verso il vialetto che dalla spiagga porta ai condomini, quando improvvisamente capì che era Marco, il figlio dei miei vicini che abitano nell’appartamento di fronte, quello che vidi aperto quella mattina stessa. Non lo vedevo da 2-3 anni ed era molto cresciuto. Non credo che mi riconobbe dato che ero distesa e indossavo gli occhiali da sole. Volevo salutarlo, così mi alzai in piedi e mi tolsi gli occhiali e muovendo il braccio in aria lo chiamai. Lui mi riconobbe e venne verso di me sorridendo. Ci salutammo calorosamente visto che ci conoscevamo da diversi anni. Gli disse quant’era cresciuto, poi gli chiesi della sua famiglia e lui di mio figlio. Mi disse che ora aveva 20 anni e che era iscritto al secondo anni di ingegneria. Gli chiesi se era solo e mi rispose di sì. Disse che era venuto al mare per studiare in pace. Inoltre lì si stava meglio visto che in città si moriva di caldo. Gli chiesi quanto si sarebbe fermato e mi disse che non lo sapeva. Sarebbe rimasto il tempo necessario a preparare l’esame.

Parlammo di molte cose per un quarto d’ora abbondante, lì in piedi sulla sabbia. Era diventato un giovane uomo, alto e bello. Sarà alto 1 metro e 90, ha un fisico asciutto ma non particolarmente muscoloso. E’ un pò timido, ma tutto sommato ha un bel portamento.

Fui felice di rivederlo. Gli dissi di salutarmi mamma e papà quando li sentiva e gli dissi di passare una sera dopo cena da me che gli avrei offerto volentieri un gelato. Mi ringraziò e se ne andò. Io tornai a sedermi sulla sdraio lasciando scorrere i ricordi nella mia testa degli anni precedenti, di tutte le volte che avevamo cenato con la sua famiglia ecc. Tutti bei ricordi di gente simpatica e per bene.

Poi per qualche secondo ebbi un fremito di eccitazione e pensai per un istante a Marco in maniera erotica. Mi vergognai dei miei pensieri, cercando di sostenere tra me e me che era solo un ragazzo e che l’avevo visto crescere. Ma poi ripensai a quel corpo giovane, atletico e bagnato, alla giovinezza e alla spensieratezza e, nel giro di un attimo, mi sentivo tutta bagnata lì sotto. Pensai “oh mio Dio ma che cavolo mi succede!”, ma poi precipitai di nuovo nei pensieri e iniziai a fantasticare su di lui. Passai il resto della giornata combattuta tra il desiderio di fantasticare su Marco (e su altri uomini) e il tentativo di darmi un contegno. Poi la sera cenai in terrazzo sbirciando il terrazzo e l’appartamento di Marco dalle parte opposta del complesso residenziale. I condomini distano circa 20 metri, quindi se qualcuno si aggira per l’appartamento con le finestre aperte o in terrazzo si vede tutto benissimo. Lo vedevo per lo più seduto in salotto, nascosto dietro l’opaco di una tenda tirata davanti alla porta che dà sul terrazzo. Se ne stava lì immobile quindi dedussi che stava studiando. Mi chiedevo se lui avesse provato qualcosa nel vedermi lì in costume in spiaggia ora che era un uomo e che sicuramente aveva gli ormoni a mille. Poi cercai di convincermi che un ragazzo così giovane non può avere interesse erotico per una signora della mia età. Ad ogni modo ero eccitatissima ed ero in vena di provocazioni. Rientrai in casa, spensi le luci principali e accesi quelle secondarie delle lampade più piccole, tirai le tende bianche davanti alle finestre e alla porta che dà sul terrazzo, creando lo stesso effetto visivo che avevo io di lui. Mi spogliai lentamente in salotto sperando che lui mi intravvedesse attraverso le tende. Lasciai scivolare il vestito che avevo addosso e portai le mani sui seni. Non potevo capire se mi stesse guardando o meno ma lo feci lo stesso. Poi andai in camera da letto (che ha la finestra affacciata verso l’appartamento di Marco), tenni la luce spenta e guardai se Marco poteva aver reagito. Sembrava imperturbabile, fino a quando alzò lo sguardo nella direzione del mio terrazzo. Appena lo vidi guardare nella mia direzione accesi la luce della camera da letto, in modo da attirare il suo sguardo. La tenda bianca della finestra della camera era tirata solo a metà, quindi avrebbe anche potuto vedermi se avesse guardato attentamente. Feci finta di fare qualcosa, tipo prendere un vestito dall’armadio. Non mi rendevo conto di cosa stessi facendo ma ero eccitata e tesa allo stesso tempo. Mi sentivo i suoi occhi puntati addosso anche se non potevo sapere se mi guardava o meno. Feci dei movimenti sensuali col corpo nudo, dopo di che spensi la luce e tornai in salotto. Presi un bicchiere d’acqua e mi appoggiai alla cucina rivolta verso la porta del terrazzo. Rimasi in quella posizione, nuda, per oltre due minuti, sperando che Marco potesse intravedermi dal suo appartamento e desiderarmi.

Poi mi misi sul divano e mi rilassai per il resto della serata. Fansticai molto sul sesso e sugli uomini, con Marco o con altri. Mi sentivo ringiovanita di 20 anni e volevo un pò di azione, ma purtroppo per qulla sera non successe più nulla.

Il mattino seguente mi svegliai di nuovo arrapata. Andai al bar come la mattina precedente, questa volta indossando il pareo in modo che culo e tette fossero più visibili. Di nuovo non successe nulla degno di nota, così me ne andai in spiaggia come il giorno prima, sperando di incontrare Marco di nuovo e di fare qualche passo avanti. Non sapevo fino a che punto mi sarei spinta, ma pensavo che intanto potevo provocarlo un pò e vedere cosa sarebbe successo. Così decisi di mettermi in topless sul lettino in spiaggia, così chi fosse passato di lì avrebbe ammirato le mie tette al vento, che anche se sono un pò datate diciamo secondo me sono ancora decisamente sexy. Nessuno si scandalizza più per il topless, anche se tutti buttano l’occhio per guardare. Passò qualche signore e potei osservare come tutti più o meno davano un’occhiata al mio davanzale. Dopo un pò vidi Marco sulla battigia con mia immensa gioia. Aveva appena terminato di correre e si stava buttando in acqua. Da qullo che ricordo Marco è sempre stato uno sportivo quindi la cosa non era una sorpresa. L’idea che fosse sudato per la corsa mi eccitò moltissimo.

Lo seguivo con lo sguardo e studiai il mio piano: lo avrei aspettato in topless per poi invitarlo a fare due chiacchere da me. Mentre arrivava avrei indossato di nuovo il costume, ma avrei fato in modo che potesse vedermi nuda per almeno qualche secondo.

Lasciai il pezzo alto del costume leggermente tirato in basso, con gli elastici delle spalle abbassati lungo le braccia. Mentre era lì seduto sul lettino (io sulla sdraio) chiaccheravamo allegramente e io potei mettere in mostra qualcosa in più di me. Marco indossava gli occhiali da sole, quindi non potevo vedere se buttava l’occhio sul mio corpo. Mentre parlavamo non facevo altro che pensare alla sera prima e al fatto che lui avrebbe potuto vedermi nuda, se pur con una tenda davanti. Iniziai a fargli domande un pò più intime, tipo se aveva la ragazza o se ne aveva conosciute al mare, se usciva la sera ecc. Ma sembrava molto concentrato sullo studio, non era lì per divertirsi insomma. E comunque non aveva la ragazza. Arrossì un pò quando glielo chiesi, è un ragazzo timido. Mentre continuavamo a parlare io mi toccavo le gambe in maniera sensuale e ogni volta che potevo, tipo quando faceva una battuta, allungavo le dita fino a sfiorargli le ginocchia. Mi sistemai il costume un paio di volte all’altezza delle tette, giusto per portare la sua attenzione lì. Secondo me Marco cominciava ad irrigidirsi un pò, notavo il suo nervosismo e probabilmente la sua eccitazione. Anche se la sera prima non aveva visto nulla, ora aveva goduto per qualche secondo della visione delle mie tette al vento mentre si avvicinava, mentre ora lo provocavo con movimenti che secondo me un minimo di erezione gliela stavano provocando. Io ero eccitatissma; lasciai da parte il mio pudore e fantasticavo liberamente con la testa. Volevo avvicinarmi a lui, baciarlo, toccarlo, lasciarmi toccare e, soprattutto, vedere cosa aveva di bello sotto il costume. Poi lui se ne andò un pò di fretta. Credo si stesse eccitando troppo. Si alzò salutandomi dicendo che doveva tornare a studiare. mentre si alzava non potei non notare un certo rigonfiamento nel suo costume. Pensai “bingo! sono riuscita ad arraparlo”. Quando si era ormai allontanato di qualche metro lo chiamai e gli ricordai di venire a prendere il gelato da me dopo cena. Mi disse “ok!” e se ne andò.

Nei minuti successivi non mi restò che fantasticare su Marco che andava a casa probabilmente a farsi una sega pensando alle mie tette. Sorrisi all’idea. Il misto di vergogna e determinazione a continuare le mie provocazioni rendeva tutto più interessante. Un pizzico di senso del proibito continuava ad aleggiare in me, rendendo Marco una preda per me ancor più ambita. Il buon senso mi diceva che stavo esagerando, mentre il mio corpo mi sussurrava che Marco era perfetto per soddisfarmi e placare quell’ardore che mi stava logorando. Il resto della giornata trascorse noioso. Marco non si mosse da casa sua e io mi trascinai tra spiaggia, piscina e appartamento fino a ora di cena. Mi chiedevo se Marco sarebbe veuto per davvero o se aveva preso quell’invito come una frase di circostanza.

Così cenai in terrazzo come faccio sempre lì mentre guardavo contiuamente nella direzione di Marco. Vedevo che si stava preparando la cena. Sul tavolo in terrazzo un mucchio di libri e quaderni. Decisi che non appena avesse guardato nella mia direzione lo avrei invitato di nuovo a venire da me. Ebbi la mia occasione verso le 9 e mezza di sera, mentre sparecchiavo le ultime cosa dalla mia tavola in terrazza lo vidi appendere degli asciugamani in terrazzo. Appena alzò lo sguardo io gli feci cenno col braccio di venire da me. Lui mi sorrise e mi disse “tra poco, grazie!”. Nel frattempo andai in bagno a darmi una sistemata. Ero decisa a provocarlo, lo volevo, ero stufa di darmi piacere da sola. Per provocarlo un pò appesi un paio di slip usati sull’appendiabiti del bagno. Così, se ci fosse dovuto andare, li avrebbe visti lì. Io indossai un vstitino di seta piuttosto corto e che lasciava in bella mostra le tette. Per il resto non mi truccai oltre a quel poco che avevo già. Indossai un paio di salndali con zeppa e tacco, in modo da far risaltare le mie forme.

Circa 20 minuti dopo suonò il campanello. Nonostante conoscessi Marco da una vita (fin da bambino) era eccitata come una ragazzina al primo appuntamento e mi chiedevo se anche lui provava lo stesso. Il cuore mi batteva a mille: ero schiava della mia nuova perversione. Aprì la porta e mi trovai Marco davanti. Indossava solo un paio di boxer e una canottiera. Sentivo il profumo del bagno schiuma. Lo invitai dentro e ci accomodammo in terrazzo. Gli porsi il gelato e iniziammo a parlare del più e del meno. Sembrava un pò intimidito da quella situazione, così gli chieso dei suoi esami per farlo sentire più a suo agio. Sono un’insegnante di matematica per cui riuscivo a seguire i suoi discorsi sugli esami di analisi per fortuna. Mentre parlavamo cercavo di notare se per caso lui faceva cadere lo sguardo sulle mie tette, cosa che successe un paio di volte almeno. Poi gli chiesi se voleva della birra e mi disse di sì. Così brindammo all’estate e a quella serata. Dopo la prima birra seguì la seconda, segno che ora Marco si trovava a proprio agio e che, forse, aveva voglia di divertirsi un pò dopo quelle lunghe giornate pasate a studiare in solitaria. A metà della seconda birra mi chiese se poteva usare il bagno. Risposi “certo che sì” e subito pensai ai miei slip appesi. Lo aspettai lì mentre sentivo che lì sotto mi stavo bagnando. Marco rimase un bel pò in bagno. Poi uscì e tornò a sedersi in terrazzo. A quel punto mi sentivo brilla e decisi di alzare la posta, così gli chiesi senza tanti giri di parole se quella mattina si era sentito in imbarazzo a vedermi in topless. Gli dissi che glielo chiedevo perchè volevo sapere se era imbarazzante per gli altri vedere una donna seminuda prendere il sole, perchè desideravo avere un’abbronzatura uniforme ma non volevo imbarazzare nessuno. Marco arrossì vistosamente e mi disse che non lo avevo disturbato affatto. “Bene” dissi. A quel punto Marco deve aver ripensato a quella scena perchè secondo me ebbe un erezione. Si mise seduto a schiena dritta e si tirò i boxer leggermente in avanti cercando di nascondere il gesto. Allora continuai e gli dissi che era diventato proprio un uomo, un bell’uomo. Lo guardavo dritto negli occhi e mi sentivo sicura di me stessa. Dopo tutto ho 27 anni più di lui e lui è un tipo piuttosto timido. Non sembrava imbarazzato, bensì tremendamente eccitato e incapace di agire in qualsiasi modo. Gli chiesi che tipo di ragazze gli piacevano e se aveva già esperienza. Intanto attaccammo la terza birra. Lui mi raccontò delle sue brevissime esperienze. Era irrigidito sì, ma anche molto incuriosito. Gli chiesi se era mai stato con una più grande. A quel punto arrossì ancora di più e disse di no. Poi mi feci più seria e gli chiesi sfrontatamente se gli era piaciuto vedermi in topless la mattina. Dissì di sì, facendosi più serio a sua volta. Ci fu un lungo silenzio carico di imbarazzo. Poi scoppiammo a ridere tutti e due simultaneamente. Gli chiesi se era mai stato attratto da una donna matura e mi disse di sì, che era abbastanza frequente per uno della sua età. La cosa mi sorprese parecchio. Non mi ero mai domandata se mio figlio potesse provare attrazione per donne mature, ma evidentemente era così. Allora brindammo di nuovo cercando di superare l’imbarazzo. Poi ci fu un nuovo silenzio. Allora andai di nuovo all’attacco e gli chiesi se si era eccitato quella mattina, insomma, se aveva avuto un erezione. Stavolta arrossì di meno e mi disse che stava per averla, per quello se n’era andato di corsa. Io gli dissi che avevo fantasticato su di lui e sulla sua erezione. Che mi eccitava. Non credevo alle mie orecchie che stavo dicendo quelle cose a un ventenne (grazie alcol). Lui sorrise e stavolta si sitemò i pantaloncini senza nasconderlo troppo. Poi con tono serio gli dissi che gli ultimi anni erano stati pesanti e che avevo voglia di divertirmi. Lui sorrise di nuovo e fissando la birra mi chiese se lo stavo provocando. Io risposi fermamente di sì. Marco alzò lo sguardo e allora lo gurdai negli occhi sorridendo. Altro silenzio. Poi gli chiesi se aveva voglia di finire quella birra seduti sul divano. Rispose di sì ovviamente, così ci spostammo dentro al riparo da sguardi indiscreti.

Ci sedemmo vicini. Io accavallai le gambe in modo da mostrare più pelle possibile. Lui ora era diventato più timido e impacciato. Se ne stava lì fermo con lo sguardo sulla birra. Io gli misi la mano sul braccio e glielo accarezzai. Marco era ancora irrigidito. Così gli disse “se sto facendo qualcosa che non vuoi dimmelo e basta, non voglio spingerti”, lui mi guardò e ridendo mi disse che era solo timido. Gli chiesi se aveva visto i miei slip in bagno, mi disse di sì e che lo avevano eccitato molto. Allora mi avvicinai un pò di più e mi protesi verso di lui. Lui rimase immobile senza reagire, così mi avvicinai fino a baciarlo. Lui ricambiò subito il bacio e nel giro di qualche secondo si fece avanti con la lingua. Non potevo crederci, ma stavo limonando con Marco, un ventenne che conosco da quando aveva 5 anni. Eravamo lì seduti come due adolescenti alle prime esperienze. Marco in breve si sciolse: mi succhiava avidamente la lingua per poi infilarmi la sua in bocca. Mentre lo faceva gli presi la mano e la portai ai miei fianchi, per poi tirarlu verso l’alto invitandolo ad arrivare fino ai seni. Con la mano destra mi palpava ormai la tetta sinistra. Era una senzasione incredibile. Io mi protrassi indietro e gli dissi che finalmente poteva averle. Lui abbassò il mio vestito e le scoprì intermanete in un attimo. Io gli tirai la testa verso il petto così lui iniziò a succhiarle. Poi tornò alla mia bocca e continuammo così per un pò, fino a quando ci staccammo per riprendere fiato. Scoppiammo a ridere di nuovo. Mi alzai in piedi, gli presi la mano e lo portai verso di me. Alzandosi mi mostrò tutta la sua erezione attraverso i pantaloncini. Ridemmo ancora. Allora lo tirai verso la camera da letto, dove la luce era spenta. Ripresi a limonarlo e lui a toccarmi dappertutto. Gli misi le mani sui pantaloncini e piano piano glieli sfilai mentre lui ansimava più forte. Ora sentivo il suo cazzo durissimo dentro le mutande. Lui portò le mani sul mio culo e mi sollevò il vestito. Ora poteva palparlo per bene. Poi scivolò con la mano destra più in basso fino a sentire l’umido attorno alla mia figa bagnatissima. Io allargai leggermente la gamba e lui infilò due dita dentro. A quel punto gemetti forte e con la mano andai sotto le sue mutando. Il cazzo era duro come il marmo e caldo come il fuoco. Scesi fino alle palle e le presi in mano. Erano gonfissime e non vedevo l’ora di svuotargliele. Andammo avanti così per un pò. Poi gli tosli i pantaloni e le mutande mi sfilai il vestito. Mi distesi sul letto e lui mi seguì. Aprì le gambe e lo invitai e mettersi sopra di me. Sentivo la sua cappella eslorare l’area attorno alla figa per trovarne il passaggio. Lo trovò in qualche secondo ma prima di entrare mi sussurrò che non aveva dei preservativi. Gli dissi che non ce n’era bisogno e che non doveva preoccuparsi di nulla. Così entrò dentro di me e potei godere di quella meraviglia giovane e piena di vigore. Mi fece gemere mentre lui mi penetrava lentamente e mi dirovava tutta con la bocca. Passava continuamente tra la mia bocca e i capezzoli turgidi. Sembrava un’altra persona. Non era più il ragazzino impacciato di poco prima, ma uno stallone all’opera. Accelerò e prese a scoparmi con foga. Non durò molto e mi venne dentro dopo un paio di minuti. Sentì tantissimi fiotti caldissimi dentro di me mentre ansimava e quasi urlava. Mi strinse forte a se. Poi quando finì di venire si rilassò e riprese a baciarmi. “Wow!”, pensai. Non ci credevo ancora. Rimasi lì pietrificata. Lui si alzò dal letto e andò a pulirsi in bagno. Quando torno’ andai anch’io a sistemarmi e quando fui di nuovo in camera lo trovai disteso a pancia in su col cazzo già di nuovo duro. È un bell’arnese di 17-18 cm, con delle belle palle sode e peluria al punto giusto. Pensai che lo volevo assaggiare in bocca, ma la voglia di riaverlo dentro di me era troppo forte, così mi ci sedetti letteralmente sopra e ripresi a scoparlo. Mi calai in avanti in modo che potesse succhiarmi i capezzoli. Questa volta durò molto di più. Provammo anche la posizione a pecorina e terminammo così. Mi venne dentro di nuovo, ancora molto in abbondanza. È incredibile cosa possa produrre il corpo di un ventenne. Si distese accanto a me e non potemmo trattenerci dal ridere. Era più esperto di quanto pensassi, poi mi disse che anche lui aveva un gran bisogno di divertirsi. Il suo cazzo si stava affievolendo ormai così ci abbandonammo al sonno.

La mattina seguente mi svegliai prima di lui e mi eccitai da matti nel vederlo disteso nudo sul mio letto. Lo volevo così tanto che mi chinai su di lui e lo svegliai con un pompino. Ero sicura che mi avrebbe inondata ma non mi importava, ora volevo assaggiare il suo gusto fino in fondo. Si svegliò non appena lo presi in bocca; si irrigidì in un attimo e nel giro di due minuti mi riversò 5-6 fiotti abbondanti in bocca. Dovetti sforzarmi per ingoiarla, ma fu una gioia. Poi facemmo colazione lì nel mio appartamento e lui se ne andò a studiare, ma non prima di avermi dato un’altra botta.

Vi lascio immaginare come prosegui’ il resto della settimana.

Ci rivedemmo in agosto, ma stavolta c’erano i suoi genitori e mio figlio, perciò mi limitai a fantasticare. Spero che l’estate prossima capiti di nuovo un’occasione del genere.

Quell’avventura sbloccò finalmente le mie inibizioni e da allora ricominciai a “divertirmi” di più.

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