Lesbo

Munta come una vacca

Sona una ragazza di 25 anni e vivo a Milano in un piccolo appartamentino che sono riuscita ad affittare quando sono andata a vivere finalmente da sola.

Ho sempre avuto problemi di peso pur essendo abbastanza alta e per questo cerco di frequentare più che posso la palestra e mangiare sano ma, ahimè, sono troppo golosa e qualche chilo di troppo lo porto sempre, nascondendolo sotto i vestiti. Ho sempre avuto un seno abbondante, una quinta straripante che mi ha causato non pochi problemi a trovare dei reggiseni adatti a contenerla.
Sul mio stesso pianerottolo abitano due ragazze: sono entrambe belle e magre, non mi sorprenderebbe se facessero le modelle.

Non sono mai stata gelosa delle altre donne: apprezzo la bellezza e l’eleganza, forse perché so di non possedere né l’una né l’altra. Le due vicine devono avere più o meno la mia età e, a differenza mia, timida e introversa, si danno alla pazza gioia: fanno feste e nel weekend tornano a casa ad orari improbabili (me ne accorgo perché ho problemi di insonnia e resto sveglia nel letto, sentendo quindi il rumore dell’ascensore e delle loro voci). Credevo avessero la fila di uomini a corteggiarle, almeno fino a quando non le ho sorprese a baciarsi appassionatamente, una volta tornando dal lavoro: limonavano alla grande davanti alla porta di casa loro e una aveva già la mano dentro i jeans dell’altra. Quando mi hanno vista hanno riso e sono entrate in casa mentre io, imbarazzatissima e sentendomi quasi in colpa per averle disturbate, entravo nel mio appartamento. Non le ho mai più beccate da allora ma mi sono accorta che in effetti invitavano un sacco di ragazze a casa loro. In ogni caso sapevo che non erano affari miei e poi loro erano sempre sorridenti e molto gentili con me, comportandosi come se quel piccolo incidente non fosse mai avvenuto.

Non mi sono mai considerata lesbica: certo, apprezzo una bella donna, ma non ho mai fantasticato di farci l’amore. Ho un rapporto un po’ strano il sesso, forse perché i pochi partner che ho avuto non mi hanno mai soddisfatta. Il mio seno è incredibilmente sensibile ma, nonostante a parole dicessero di andarci matti, i miei precedenti fidanzati non hanno mai prestato alle mie tette le dovute giuste attenzioni: le palpavano un po’ come se stessero impastando la pizza o davano qualche superficiale succhiatina ai miei grandi capezzoli rosa chiari, ma poi tutto quello che volevano fare era “scoparmele”, come dicevano loro, mettendo il loro cazzo duro tra le mie mammelle o sborrandoci sopra. Non so perché credevano che la cosa dovesse soddisfare anche me. Forse non gliene fregava nulla del mio piacere. Confesso che ho sempre avuto un problema con l’essere penetrata: da adolescente ho provato più volte a infilarmi dentro un dito ma mi ha sempre fatto male e lo facevo più per curiosità che per altro. Non ho mai avuto un orgasmo. Quando un uomo mi scopa sento un piacere moderato, a parte l’ovvia sensazione di essere riempita e lo sfregamento della carne, senza contare la sensazione di essermi pisciata addosso quando mi vengono dentro. In ogni caso non mi sono mai lamentata a causa del mio carattere insicuro e taciturno: quando mi sentivo più intraprendente provavo a prendere le mani del mio uomo e a metterle sulle tette o ad avvicinare il mio seno alla sua bocca, ma l’attenzione che ricevevo era sempre troppo breve e mi ritrovavo sempre con una cazzo tra le poppe o nella figa. Mi ero da tempo rassegnata a non provare quella goduria di cui tutti parlavano riguardo al sesso e non potevo certo chiedere al mio ipotetico fidanzato di non penetrarmi: quando vuoi un uomo nella tua vita, si sa, devi fare dei compromessi con te stessa.

Per tutte queste ragioni ho sempre cercato di non farmi troppi problemi riguardo alla mia vita sessuale. Quando mi masturbo, raramente mi tocco la figa: no, le mie mani corrono sempre a palpeggiare e stuzzicare le mie grosse tette, titillando i capezzoli e grattandoli delicatamente con le unghie per farli indurire. Mi piace toccarmi il seno quando sono triste o annoiata e andava tutto normalmente, fino a una sera.

Mi stavo toccando le tette mentre ero accoccolata sul divano davanti alla tv quando ho sentito qualcosa bagnarmi le dita: guardando mi sono accorta che delle piccole goccioline bianche si erano formate sui capezzoli, come se uscissero da dei forellini. Un po’ spaventata mi misi a sedere: le mie tettone penzolavano sul mio petto, provai a strizzare un capezzolo e sussultai quando un piccolo getto dello stesso liquido bianco schizzò fuori, bagnandomi leggermente i pantaloni della tuta. Che stava succedendo? Immediatamente mi prese i panico: ero incinta?! Mi tranquillizzai ricordandomi che era da mesi che ero single e che quindi non facevo sesso – non sono mai stata una da rapporti occasionali. Tuttavia accesi il mio portatile e inviai subito una mail alla mia ginecologa per fissare una visita (sono sempre stata molto apprensiva per quanto riguarda la salute). Pochi giorni dopo mi recai dalla dottoressa, una donna molto materna che aveva in cura anche mia madre e mia sorella, e dopo una visita meticolosa mi sorrise rassicurandomi.

“Tranquilla, non c’è niente che non va, è solo una questione ormonale. Produrre latte senza una gravidanza in corso è più frequente di quanto si pensi: è solo una seccatura perché macchi i vestiti e le lenzuola. Hai provato a farlo uscire da sola?”

“Sì” risposi “sotto la doccia. Ne esce parecchio.”

“Il seno ti fa male?”

“No, per ora no.”

“Molto bene,” disse la dottoressa. “Per adesso non ti faccio spendere soldi per una macchina tiralatte perché non credo che tu ne abbia bisogno. Continua a far uscire il latte sotto la doccia tutti i giorni come hai fatto finora: non voglio spaventarti ma è molto importante farlo uscire per evitare che si formi un’infezione. A parte questo, stai tranquilla.”
Ci provai. Tutte le sere, tornata dal lavoro o dalla palestra, mi facevo una doccia calda, strizzavo i capezzoli e facevo schizzare fuori il latte. I miei seni erano diventati ancora più sensibili ma non ci giocavo più perché mi scocciava far uscire il latte e macchiare sempre i vestiti, dato che sono molto pignola in fatto di pulizia.

Una fresca sera d’estate, tornando dal lavoro, sentii i miei seni gonfi e pesanti come non mai: la sera prima, tornata stanca morta dalla palestra, mi ero infilata in doccia e poi dritta a dormire e mi ero dimenticata di fare uscire il latte dalle tette. Dopo tutte quelle ore me le sentivo pienissime e speravo di riuscire ad arrivare a casa senza combinare qualche guaio imbarazzante anche perché indossavo solo un vestito rosso, estivo e femminile ma molto castigato per l’ufficio.
Entrai nell’androne e salì le scale per arrivare all’ascensore: lì davanti incontrai le mie due vicine di pianerottolo. Entrambe indossavano solo pantaloncini corti di jeans e delle canotte leggere. Mi sorrisero e mi salutarono.

“Hey ciao, che eleganza!” mi disse una.

“Ciao” dissi arrossendo un po’. “Mica tanto. Look da giornata di lavoro.”

“Ah poverina! Noi siamo andate in piscina oggi pomeriggio!” Una di loro in effetti aveva i capelli umidi.

 

“Che bello, beate voi!” Ci sarei andata volentieri anche io.

L’ascensore arrivò e salimmo tutte e tre.
Non sono una di molte parole e prendere l’ascensore con qualcuno mi rende sempre nervosa. Ad un tratto mi sentì il seno destro umido: guardai giù e mi accorsi con orrore di una grossa chiazza bagnata che si stava formando sul vestito di cotone. Una delle ragazze stava guardando il cellulare e io incrociai le braccia per cercare di nascondere la macchia bagnata ma questo fece sì che le mie tettone piene di latte sporgessero di più e che il nettare bianco fuoriuscisse più prepotentemente. Prima che potessi coprirmi fingendo di cercare qualcosa nella borsa, una delle vicina mi tocco il seno destro e io quasi sobbalzai.

“Hey, ma sei tutta bagnata.” Guardò la sua amica. “Scusa se te lo chiedo, ma sei incinta?”

“No, no, è solo…” Ridacchiai nervosa e cercai di coprirmi. “Sai, problemi da donne, ormoni e cose del genere.”

“Ah, capisco.”

Mi sorrise e tolse la mano ma continuò a guardarmi le tette mentre mi accorsi che la sua amica, ancora col cellulare in mano, faceva lo stesso, leccandosi le labbra carnose.
Arrivate al nostro piano, l’ultimo, aprimmo la porta e uscimmo nel fresco pianerottolo.

“Be’, allora ciao” dissi intimidita.

Le vidi scambiarsi uno sguardo strano e poi una di loro mi parlò.

“Hai programmi per stasera? È venerdì.”

“Io non ho mai programmi” dissi sarcastica ma poi, rendendomi conto che suonavo troppo sfigata aggiunsi “no, non faccio nulla.”

Alzai le spalle fingendomi a mio agio ma dentro di me urlavo.

“Ti va di entrare un attimo per un drink? Così, tanto per fare due chiacchere tra ragazze.”
Erano entrambe belle e sorridenti e mi dissi “Perché no?” ma c’era sempre una parte di me che era in panico totale e voleva solo entrare in casa e infilarsi in doccia a far uscire tutto quel latte. Mi resi conto però che non potevo andare avanti così e che fare amicizia sarebbe stato carino, quindi accettai.

“Ehm magari… Entro solo un attimo da me a cambiarmi” dissi.

“Ma no, tranquilla.” Una di loro mi fece l’occhiolino. “Siamo tra donne, nessuno si scandalizza.”

“Okay.” Sorrisi rincuorata.

Entrai a casa loro, un bell’appartamentino anche se un po’ incasinato, molto diverso dall’ordine maniacale che avevo io.

“Cosa ti offriamo?”

“Solo acqua fresca, grazie, non bevo alcolici” dissi.

“Ma dai, è venerdì sera!”

“Lo so ma non mi piace proprio l’alcol” dissi sorridendo intimidita.

Mi diedero un bel bicchiere d’acqua che cominciai a sorseggiare lentamente per nascondere il mio imbarazzo.
Una di loro si era tolta la canotta ed era rimasta con il reggiseno del bikini.

“Quanto ti invidio” disse rivolta a me. “Ho sempre voluto un seno grosso come il tuo. Le mie tette sono così piccole!”
La sua amica rise, finì il suo drink e si levò anche lei la maglietta. Anche lei portava il costume.

“Anche le mie sono piccole purtroppo, le tue sono spettacolari” mi disse, fissandomi il seno sfacciatamente.
Sorrisi imbarazzata e bevvi ancora un po’ d’acqua.

“Sediamoci” disse una di loro e tutte e tre ci accomodammo sul divano, io in mezzo a loro.
Continuai a bere la mia acqua ma alla fine essa finì e io mi ritrovai con il bicchiere tra le mani sudate e tremanti. Una delle ragazze lo prese e lo posò sul tavolino davanti a noi.

“Sembri nervosa, stai poco bene?” mi chiese l’altra ragazza, giocando con i miei capelli.

“Sì sì, tutto okay” risposi esitante.

Loro ridacchiarono. Cercai di aggiungere qualcosa per non fare la figura dell’idiota.

“È stata una settimana pesante e… Che… Che cosa state facendo?” balbettai.

Entrambe le ragazze avevano cominciato a palpeggiarmi delicatamente le tette. Mi sorrisero innocenti e i miei capezzoli si indurirono sotto il reggiseno e conteneva a stento le mie bocce succose. E proprio quel succo rischiava ora di fuoriuscire copioso sotto i sensuali palpeggiamenti di quelle mani. Cercai debolmente di farle spostare.

“Ragazze… Vi prego… No…” Sapevo che stavo arrossendo terribilmente. “Dai, mi mettete in imbarazzo…”

Loro due sorrisero e continuarono a massaggiarmi i seni prosperosi e a giocare con i miei capelli: iniziarono poi a baciarmi il collo senza smettere di palpeggiarmi. Cominciarono a sussurrarmi tutte e due nelle orecchie, come se si fossero già messe d’accordo ed io ero talmente intontita che non sapevo più quale delle due stava dicendo cosa.

“Faccele succhiare…” “Sei una tettona meravigliosa…” “Dacci il tuo latte…” “Abbiamo sempre voluto divertirci con una tettona come te…” “Ti mungeremo per bene…” “Non vuoi svuotarle un po’?…” “Dai, fatti succhiare…” “Ti vogliamo da quando ti abbiamo vista…”

“Siamo brave, vedrai…” “Dicci di sì…”

Mi sentivo come ipnotizzata dalle loro voci sensuali e persuasive e da quelle loro mani che mi toccavano: sentivo i capezzoli duri e il latte stava uscendo perché mi sentivo tutta bagnata sul petto. Era una vera tortura. Senza neanche rendermene conto chiusi gli occhi e annuii lentamente.

“Mmmm, molto bene” disse una di loro.

Mi abbassarono la cerniera del vestito dietro la schiena e a poi mi fecero sfilare le spalline, scoprendomi il petto. Mi slacciarono il reggiseno e me lo fecero togliere lentamente. Ebbi un fremito: non appena le mie tettone furono liberate dalla coppa rigida del reggiseno che le conteneva mi accorsi di quando fossero bagnate e sensibili. I capezzoli erano turgidi e sporgevano, avidi di attenzioni. Non sapevo cosa fare ma a quanto pare le mie vicine lo sapevano molto bene.

Si chinarono e mi guardarono, io trattenni il fiato: entrambe mi diedero una lunga, lenta, golosa leccata ai capezzoli, che si indurirono ancora di più. Miagolai di piacere e loro lo fecero ancora. Per un po’ si limitarono a dare abbondanti leccate, lappando il latte che era uscito dalle mie mammelle, e quando pensai che più di così non potevo godere, le due ragazze cominciarono contemporaneamente a titillarmi i capezzoli con la punta delle loro lingue voraci: gemetti e mi vergognai del suono uscito dalla mia bocca. Loro continuarono il loro lavoro di titillamento come se nulla fosse: la punta delle loro lingue cominciò a leccare i bordi delle mie areole chiare per poi convergere verso i capezzoli al centro, spingendoli in dentro. A quanto pare adoravano quel giochino, adoravano spingere i miei capezzoli all’indietro con la lingua per poi vederli rispuntare fuori e svettare dalle mie tettone gonfie e succose.

Piccole gocce di latte si formavano costantemente sui forellini dei miei capezzoli ma le loro lingue giocose le leccavano subito. Mi guardavano entrambe vogliose e io fissavo prima una e poi l’altra, incapace di dire una sola parola, ansimando e sentendomi le guance arrossate. Ad un tratto loro si scambiarono un occhiata mentre le loro lingue continuavano a titillarmi provocanti, sorrisero e poi le loro labbra umide e carnose si serrarono come delle sensuali ventose sui miei capezzoloni e io gridai di piacere quando sentì le loro bocche cominciare a succhiarmi avidamente.

Facevano un bel gioco di lingua, denti e labbra, il tutto accompagnato da una meravigliosa suzione inarrestabile ed eccitante. Sentii subito il latte sgorgare dai miei seni gonfi e succosi e venire ingoiato voracemente da quelle due stupende e assetate ninfe. Non riuscivo più a controllare i miei gemiti, appoggiai le mani dietro di me, sul divano, inarcando la schiena e in questo modo facendo sporgere e svettare ancora di più quei due serbatoi di latte che ormai avevo al posto delle tette. Le due ragazze mi spompinavano i capezzoli avidamente, a volte con gli occhi chiusi, a volte guardandomi provocanti mentre vedevo le loro labbra lavorare sulle mie tettone e le loro guance comprimersi quando succhiavano avidamente le mie mammelle, aspirando come delle ventose e bevendo avidamente tutto il mio dolce nettare.

Non ho idea per quanto tempo andarono avanti a mungermi, perché era quello che stavano facendo: le loro bocche calde, umide, accoglienti e golose mi stavano succhiando i capezzoli, succhiando tutto il mio latte come fossi una mucca. Mi sentivo calda e bagnata tra le gambe ma non ci pensavo neanche a toccarmi perché volevo che tutto il mio piacere fosse concentrato sulle mie tettone che finalmente ricevevano l’attenzione e il trattamento che meritavano.

Una delle ragazze prese con entrambe le mani la mammella che stava ciucciando e cominciò e fare uno stupendo massaggio, partendo dalla base e poi verso la punta, come se volesse aiutare il latte ad uscire meglio: fu presto imitata dalla sua amica e così mi ritrovai a tutti gli effetti sottoposta ad una vera mungitura, con le mie tette che venivano palpeggiate e tirate al fine di farne sgorgare bianco nettare mentre i miei capezzoloni venivano spompinati con avidità e ingordigia.

Sembrava che quelle due non volessero fermarsi mai: a me sembrava di impazzire. I loro gemiti di apprezzamento e goduria, insieme con il suono delle loro calde lingue, della saliva e della poderosa suzione delle loro bocche riempiva la stanza e la mia testa. Non osavo muovermi, rimanevo lì, intrappolata da quelle due bocche serrate sui miei giganteschi capezzoli rosa e succosi.

Le due ninfe massaggiavano le mie tettone, aiutandosi con le mani che a stento reggevano i miei seni pesanti, e spompinavano golosamente i capezzoli, bevendo il mio latte che sembrava aumentare più la suzione andava avanti. Mi sentivo usata, munta e svuotata. Non potevo oppormi anche se lo avessi voluto, ma sentivo che non lo volevo, non potevo, dovevo lasciarle succhiare, mungere, bere, aspirare… Stavo godendo come non mai e loro non smettevano, giocavano di squadra, sembrava che si fossero preparate un copione: dovevano fare molte cose insieme quelle due…

Continuarono a mungermi golosamente, ogni tanto staccavano le labbra a ventosa solo per darmi qualche succulenta leccata o titillarmi i capezzoloni fradici e abusati, per fare in modo che non perdessero sensibilità – anche se mi sembrava impossibile che ciò potesse avvenire – e poi via, di nuovo a spompinare le mie succosissime tettone, succhiando come se le mie poppe ricolme di latte fossero ciò che dava loro energia. A me sembrava invece che l’energia vitale me la stessero succhiando via insieme al latte ma non potevo fermarle né farle smettere. Era una dolce condanna e una tortura ancora più succulenta e appetitosa. I capezzoli erano talmente sensibili ormai che quasi cominciarono a farmi un po’ male quando la suzione di quelle bocche sensuali e inarrestabili diventava più ingorda ma il piacere era talmente tanto e indescrivibile che non mi importava.

Gemiti uscivano dalle mie labbra in modo incontrollabile, andando a mischiarsi con i loro versi sensuali di apprezzamento e con il suono della suzione delle loro bocche meravigliose, a testimonianza di quella mungitura proibita ma necessaria e inarrestabile.

Ad un tratto sentì una sensazione di calore partire dal mio clitoride e dai miei seni e diffondersi ovunque, quasi come se il mio corpo si stesse preparando per qualcosa… Un’ondata infinita di piacere mi travolse e io urlai e gemetti – non ero mai stata una rumorosa in camera da letto – e non riuscivo più a fermarmi, inarcai la schiena ancora di più, le due ragazze continuavano a succhiare imperterrite, sentivo il latte uscire ma un po’ meno dell’inizio e io rimasi sconvolta dal primo orgasmo della mia vita.

Mi sentivo accaldata, i capelli mi si incollavano al collo e ansimavo. Le ragazze mi lanciavano sguardi soddisfatti mentre continuavano a spompinare i miei poveri capezzoli ultra sensibili. Continuarono, continuarono finché il latte non finì, poi accarezzarono dolcemente le mie tettone con la lingua, riempiendole di saliva, giocando con i capezzoli e con le areole, solleticandomi e titillando le mie poppe succose ma al momento svuotate.

Camminai sul pianerottolo per rientrare in casa mia quasi barcollando, con i capelli arruffati e senza indossare il reggiseno sotto il vestito che mi ero risistemata addosso in modo frettoloso: il reggiseno avevano voluto tenerlo loro.
Quando chiusi la porta del mio appartamento lasciai cadere a terra la borsa e mi appoggiai con la schiena al muro, sconvolta.
Due donne mi avevano appena munta con la bocca.

Mi sentivo esausta, svuotata ma anche terribilmente appagata come non mai prima di allora. Non avevo idea di cosa volesse dire tutto ciò, se ero lesbica o altro. Non mi importava, sapevo solo che le mie belle tettone erano finalmente state succhiate a dovere… E che succhiata! Lunga, succulenta e golosa. Il solo pensiero delle due ragazze attaccate al mio seno, le loro bocche carnose e sensuali incollate come delle ventose calde e bagnate ai miei capezzoli, mi fece rabbrividire. Mi sentivo tutte le tettone bagnate della loro saliva.

Mi infilai sotto la doccia per svuotarmi la testa e provai a strizzarmi i capezzoli per vedere se usciva ancora del latte: nemmeno una goccia, zero assoluto. Diamine, quelle due si erano pappate tutto. Una copiosa abbondanza di latte a domicilio dopo una calda giornata estiva. Che golosastre… Mi sentivo una mucca dopo la mungitura e non era affatto una brutta sensazione. Una parte di me continuava a pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato e proibito ma cercai di non badarci. Andai a dormire.
Il mattino dopo trovai un biglietto sul pavimento dell’ingresso, come se qualcuno lo avesse fatto scivolare sotto la porta. Lo presi in mano e lo lessi, arrossendo immediatamente.

“Timida, dolce mucchina, ci è piaciuto tanto mungere e succhiare le tue strepitose tettone succose. Speriamo di poter ripetere l’esperienza.
Due baci golosi dove sai tu.

-Le tue succhiatrici”

Le mie tettone ci misero due giorni a riempirsi di nuovo completamente di latte.

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