Al cinema con il direttore

Il Direttore di Barbara, dopo averle promesso un cospicuo premio di produttività, si azzardò a farle una proposta, che sulle prime poteva anche risultare accettabile: purtroppo, quello che Barbara non conosceva, era il livello di perversione dell’uomo.

La invitò ad andare con lui al cinema, a vedere un film erotico, in uno di quei cinema a luci rosse: la proposta era evidentemente provocatoria, ma a Lei parve una prova di spregiudicatezza che le avrebbe potuto anche fruttare una buona considerazione per la carriera futura.

Inoltre il cinema non era uno di quelli frequentati da ragazzetti di provincia, ma sorgeva nel centro storico della città, in una delle zone più prestigiose, per cui accettò l’invito, anche con una certa curiosità ed eccitazione

Vi si recò verso le dieci di sera, vestita con un tailleur rosso porpora di stoffa fine, composto da una giacchina corta e una minigonna attillata, calze autoreggenti trasparenti color caffè, scarpe con un cinturino attorno alle caviglie e tacco a spillo, sotto. Si presentava con un aspetto elegante e fine: le labbra trattate con un rossetto porpora lucido, i suoi riccioli neri che le scendevano sul collo e i suoi splendidi occhi azzurri, ne facevano una donna di gran classe, ma molto sexy.

Barbara parcheggiò la macchina in una viuzza adiacente al cinema, e si ritrovarono al bar di fronte al cinema; dopo i primi complimenti per il suo abbigliamento, il Direttore le chiese di entrare nel cinema dopo di lui, e di cercarlo nella sala per andare a mettersi seduta accanto: Barbara se lo fece ripetere due volte perché non capì ne le intenzioni, ne la finalità di quel gesto, ma il Direttore tagliò corto dicendole che non voleva farsi vedere all’entrata insieme a Lei, questo anche per la sua stessa reputazione.

Dopo poco, lei si incamminò lentamente verso l’ingresso: la gente cominciava ad entrare alla spicciolata, lei fece il biglietto e si mise in piedi a pochi metri dal botteghino, nel gesto di attendere qualcuno: ogni tanto guardava l’orologio, ma teneva d’occhio i tipi che entravano, voleva capire che razza di locale era quello, o anche vedere se c’era qualcuno che aveva già conosciuto sul lavoro. La maggior parte degli uomini entrava fugacemente, le lanciava uno sguardo sulle gambe e poi si infilava frettolosamente nella sala, dove le luci soffuse garantivano una certa riservatezza.

La sala non ancora buia, permetteva di intravedere le teste del pubblico, circa trenta o quaranta persone che si distribuivano nelle file di poltroncine, lasciando uno o due spazi vuoti tra di loro, come se fossero tutti spettatori singoli.

Il Direttore era andato a sedersi nel mezzo di un folto gruppo di spettatori, praticamente equidistante dai corridoi laterali della sala. Barbara restò qualche istante immobile, eccitata e indecisa nello stesso tempo: provava un leggero senso di vergogna a stare li dentro, si sentiva una intrusa e pensò per un attimo di poter essere scambiata per un travestito. Non seppe spiegarsi l’impulso di fuggire via che la stava prendendo, ma si fece forza e con esitazione, prese a camminare lentamente lungo il bordo della sala, cercando di non fare troppo rumore con i tacchi.

Al suo passaggio le teste degli spettatori si sporgevano, increduli e meravigliati da quella presenza, lei si sentiva gli sguardi sulle gambe e sul culo.

Si sentì ancora più imbarazzata e quasi in difficoltà, quando si accorse che, per andare accanto al Direttore, avrebbe dovuto passare tra due file di poltroncine chiedendo permesso a gente che stava seduta.

La prese un attimo di sconforto pensando che ora doveva infilarsi tra una fila e l’altra dei sedili, passando davanti a sei o sette spettatori già seduti. Ormai doveva farlo: si infilò nella fila e la percorse voltando la schiena a chi stava seduto. Le batteva forte il cuore, si era cercata una situazione inaspettata, ma da un lato la eccitava l’idea di passare davanti a quella gente chiedendo gentilmente permesso, volgendo loro il culo.

Cominciò a scorrere: passò davanti al primo che gentilmente si alzò quasi in piedi, ma non rinunciò a sfiorarle il sedere, senza peraltro affondare troppo; quelli che stavano sulla stessa fila, cominciarono ad accorgersi delle sue intenzioni e non si alzarono neanche, costringendola a farsi spazio e a toccare le loro gambe con le sue per poter passare. Il secondo approfittò senza ritegno: con lei voltata di spalle, le mise le mani sull’orlo della minigonna e gliela sollevò fino a scoprirle le slip bianche, Barbara si sentì avvampare, fece qualche passo laterale e quando quello la lasciò, cercò di riportarsi frettolosamente la gonna ad una lunghezza accettabile, ma l’elastico delle slip, malauguratamente seguì lo stesso movimento dell’orlo della minigonna e se le sentì scivolare fin sotto i glutei.

Non poteva certo rivestirsi lì, davanti a tutti, piuttosto, cercò di passare velocemente davanti ai quattro spettatori che le erano rimasti e mettersi finalmente seduta, sperando che nessuno di loro le rifacesse quello scherzetto. La speranza si infranse immediatamente di fronte al successivo spettatore. L’orlo della mini le fu sollevato repentinamente, e una mano le si andò a piazzare tra il culo e la passera, nel momento in cui, facendo un nuovo passo laterale dovette allargare le gambe. proseguì così, visto che era inutile sistemarsi, ma adesso le mani di quelli che stavano seduti dietro di lei, si affollavano nelle parti più calde. Barbara cercò di passare, ma quelli la avevano completamente spogliata di sotto, e tenendosi a fatica con una mano le slip a metà coscia, continuava a cercarsi un varco per raggiungere il suo posto. Si sentì allargare il buco del culo e, più avanti, infilare un dito tra le grandi labbra, non poteva fare niente per liberarsi, anzi, doveva preoccuparsi di non far cadere le slip fino ai piedi.

Continuò a passare, ma più andava avanti, e più quei tentativi di penetrazione riuscivano, eccitandola un pò per la situazione che si era creata. Quando si senti scivolare due dita dentro la passera dall’ennesimo maiale, rimase per un attimo a gambe divaricate, non riuscendole più a chiuderle, dato che quello dietro le aveva allungato le gambe tra le sue costringendola, per passare, ad alzarne una. Cominciava a preoccuparsi, pensando a come la dovevano vedere quelli di dietro.

Agitarsi una o due volte nel tentativo di liberarsi, e sentirsi infilare un altro dito nell’ano, fu un attimo: cominciò ad ansimare, preoccupata nello stesso tempo sul da farsi.

Rimanere così significava dare un’anteprima di spettacolo fuori programma a tutta la platea, e la cosa non le andava giù.

Cercò nuovamente di riportarsi le slip un pò più in alto, ma sentì che quello dietro gliele aveva afferrate tirandole per l’elastico: si sentì uno strappo che fece voltare tutti gli spettatori della fila, lei protestò, sentendosi in evidente difficoltà,”Noo!…” l’elastico non resse a quel tira tira ed il tessuto finissimo delle sue mutandine cedette. Poi qualcuno di dietro la liberò del tutto dell’intralcio ormai inutile di quei brandelli di stoffa, tirò forte strappandogliele di dosso, lei perse l’equilibrio e cadde indietro seduta sul suo intrusore. Il maiale in realtà la stava penetrando con un dito nel culo, mentre la mano sul davanti apparteneva ad un altro, e solo quando Barbara si appoggiò su quello che la toccava da dietro, si rese conto che se lo era tirato fuori, e ora, in quella posizione, gli rimaneva fin troppo facile sostituire il dito al cazzo già duro e bollente.

Lei si voltò con la testa verso di lui sussurandogli di lasciarla stare, perchè erano in un luogo pubblico, ma quello tentò ugualmente di incularla. Barbara rimase calma, in quella posizione, per lo meno, lo spettacolo si limitava a quelli accanto e basta. “Mi lasci andare,non sono sola, in fondo alla fila c’è il mio uomo…se se ne accorge, lei finisce in questura…”. Quello la assicurò,”Si,si…ora la lascio andare, la lascio passare subito…solo un assaggino…Uuuh!…uh!”. Era troppo facile farlo e quasi impossibile evitarlo: Barbara se lo sentì infilare in culo, e per la posizione che non le offriva nessun appoggio, se lo fece mettere dentro quasi tutto, sentendosi sfondare di dietro, con un certo dolore. Bastarono pochi secondi prima che l’inculatore troppo eccitato, le inondasse il buco del culo di sperma bollente, a causa di una eiaculazione precoce. Barbara sentì veramente male, soppresse una esclamazione di dolore, si afferrò disperatamente ai braccioli dietro di lei e con una contorsione si rialzò scivolando a fianco del suo inculatore.

Ebbe il tempo di riportarsi la minigonna sulle natiche, prima di superare gli ultimi due spettatori: con il buco anale dolorante per la penetrazione forzata e lo sperma che le colava lungo le cosce fino all’elastico delle calze scure. I due spettatori si videro passare quel culo perfetto ed eccitante davanti, con la gonna che a malapena copriva solo la parte superiore. Rinunciare al tatto sulla pelle di quei glutei rotondi era impossibile, e anche il successivo spettatore che aveva seguito tutto, volle assaggiarle con un dito il buchetto del culo, scivolando dentro con facilità grazie alla viscidità dello sperma che le colava dal buco anale, ma lei riuscì a passare oltre, dove l’ultimo le usò la cortesia di intrufolare la sua mano sul davanti, andando a cercare il pelo e la sottostante apertura. Questa volta lo spettacolo fu ad appannaggio del Direttore che si godeva quello che probabilmente aveva progettato.

Ci fu un attimo di calma e finalmente Barbara ebbe lo spazio di due poltroncine per riabbassarsi il vestitino, sotto il quale rimase completamente nuda e bagnata. Pose la borsetta sul sedile accanto allo spettatore che aveva appena oltrepassato, e si mise seduta di fianco al suo uomo. Quando fu seduta, sbuffò irritata, sussurrando alla volta del suo Direttore: “Accidenti…che razza di maiali!”.

Lui le osservava le gambe che uscivano dalla corta gonna rossa e non fece nessun commento: le cose erano andate anche oltre le aspettative, Barbara aveva dimostrato coraggio e determinazione.

Le luci si spensero ed il film cominciò, Barbara, che trovava i film dei cinema di gran lunga peggiori di quelli delle video cassette, forse perchè l’interesse maggiore stava nella platea e non nel contenuto del film, continuava ad osservare gli spettatori della fila, che le lanciavano sguardi assatanati, poi rivolgeva la sua attenzione al Direttore, il quale, visibilmente soddisfatto non riusciva a staccare gli occhi dalle sue gambe. Tutto rimase calmo per circa mezz’ora, poi quell’ometto la toccò sulle coscie, accarezzandola da sopra le calze opache.

Barbara lo lasciò fare, almeno fino a quando, salendo sotto la gonna le arrivò quasi fino ai peli: lei serrò le gambe immobilizzandogli la mano tra le coscie,”Senta…” gli sussurrò nell’orecchio,” a me non piace fare certe cose in un posto rischioso… se sono voluta venire stasera qui è perché le dovevo qualcosa, e magari farmi fare da lei quello che le piacerebbe, ma in un altro posto….mi ha capito?” Il Direttore restò interdetto e sorpreso, riflettè un attimo, e pensò che in fondo la cosa poteva essere plausibile. “Va bene” le disse lui,”ma prima di accettare il suo invito, mi faccia almeno dare una piccola carezza…”.

Barbara sospirò e lo guardò di traverso, allargò le gambe lentamente e si fece toccare sulla passera, la verifica poteva anche finire lì, ma a lei piacque quella situazione: con l’ano ancora dolorante, farsi infilare le dita dolcemente nella fica, le dette un piacere cui non riusciva a sottrarsi.

Il vecchietto si dette da fare, e le infilava sempre di più le dita in profondità, dove Barbara cominciava a bagnarsi, poi gliele faceva scorrere lungo le pareti della vagina e le inumidiva il clitoride, aprendola sempre di più.

Mentre sullo schermo le immagini mostravano folli penetrazioni e cazzi enormi, Barbara si eccitava a più non posso: ormai si era tutta bagnata e le dita del Direttore le scivolavano dentro e fuori che era una meraviglia. Lei si morse le labbra per non mugolare di piacere, e allargando le gambe fece salire di nuovo la sua minigonna sopra l’orlo delle calze.

Quello che le stava due poltroncine più in là, ed aveva già verificato di mano propria il sesso di Barbara, cominciò a masturbarsi, mentre il Direttore ora le aveva preso una mano e se la era messa sull’uccello.

Barbara si stava facendo masturbare di gran carriera, ma si accorse che l’uccello del “suo uomo” non si irrigidiva più di tanto. Si guardò giù e si eccitò ancora, poi sentì lo sperma del Direttore colarle sulla mano e quel contatto la fece venire. Soppresse il gemito di piacere con un sommesso mugolio, e si contorse sulla poltroncina del cinema, aspettando di esaurire l’orgasmo.

Stettero qualche minuto in silenzio, poi Barbara, con gran sorpresa del Direttore, si alzò e se ne andò: lui restò seduto e non la seguì neanche con lo sguardo; la mattina dopo tutto sarebbe ricominciato come prima.

Guadagnata l’uscita lei camminò velocemente verso la macchina, cercando di abbreviare il più possibile il tempo di raggiungimento, vista l’ora tarda, la scarsa illuminazione, e considerato che sotto la minigonna, ormai non aveva più niente.

Arrivò alla macchina e salì, mise in moto e, soltanto quando alzò la testa per fare la manovra di uscita, si rese conto che tra la sua Clio e le altre due auto che stavano davanti e dietro, c’erano soltanto pochi centimetri. Innestò la retromarcia e indietreggiò: niente. Andò avanti sterzando tutto il volante, ma rimase nella stessa posizione. “Cazzo! Che guaio… chi mi ci toglie di qui?” Esclamo irritata.

Cercò di ragionare con calma, girò il volante nella direzione opposta e indietreggiò nuovamente: l’iniezione elettronica della

sua Renault, rendeva sempre la macchina più accelerata del minimo, e questa volta , nel fare marcia indietro, sbattè contro l’auto di dietro, frantumando il vetro della luce posteriore destra. “Oh..vaffanculo!…” Cominciava ad incazzarsi sul serio, proprio ora che aveva fretta di tornare a casa, si trovava imbottigliata con la macchina. Scese di scatto e si chinò per osservare il danno: Il suo fanalino era frantumato, ma la carrozzeria non aveva nessuna ammaccatura, per fortuna. Rimase così accucciata, con le gambe divaricate pensando a come uscire di lì, quando si vide un’ombra davanti che la osservava in silenzio. Si spaventò ed alzò la testa di scatto, era un passante che aveva seguito la scena, e ora la osservava in piedi, mentre lei si era inchinata allargando le gambe. Barbara ebbe un sussulto, si rialzò in piedi e con un filo di spavento chiese:”E lei, chi è?”. L’uomo rispose calmo, “Passavo di quì e basta… per sua sfortuna non sono il proprietario di una di queste auto che la chiudono”. Barbara lo guardò con aria di incredulità, “Ah!” non disse altro, risalì in auto e cercò nuovamente di manovrare, quello, intanto, le si mise di fianco e la osservò mentre saliva in auto prima di chiudere lo sportello. Fu colpito da un particolare che non riuscì a mettere a fuoco sulle prime: “Ma questa…porta le mutandine o …sotto non ha niente?” Si chiese interessandosi molto alla faccenda.

Intanto Barbara si spostò ancora in avanti e poi indietro, non approdando a nessun risultato. Era incazzata con tutto e tutti, aprì di nuovo lo sportello e guardò dietro per vedere quanto spazio le rimaneva. In questi momenti, l’irritazione ed il nervoso, non fanno pensare ad altro che ai propri guai, ed escludendo il resto della realtà circostante, si perde l’attenzione su molti aspetti che, in condizioni normali si riesce a tenere sotto controllo. Ora, Barbara, uscendo dal cinema con il suo tailleurino cortissimo, e senza slip sotto, voleva guadagnare la strada di casa al più presto per evitare facili attenzioni: la sua incazzatura le fece dimenticare questo aspetto, e non si curò affatto del movimento della sua minigonna mentre scendeva e saliva dalla macchina, tantomeno mentre si sporgeva fuori dallo sportello aperto per guardare dietro. In questo modo il passante, ebbe piena conferma al suo dubbio, e mentre lei era seduta, noncurante di dove le fosse salita le minigonna, quello le vedeva tutto.

Barbara scese di nuovo, sempre più incazzata, nel farlo questa volta non si curò minimamente della compostezza del suo movimento: l’uomo gliela vide chiaramente spuntare da sotto la minigonna, che salì ancora scoprendole anche l’orlo delle calze scure mentre lei allargava le gambe per scendere; si azzardò a farle una battuta, del tipo: “Ma non si arrabbi così, signorina…prima o poi ce la farà”. Barbara era fuori di se, quel tipo le dava sui nervi, “Ma che cazzo vuole?…Si tolga dalle scatole, visto che non può aiutarmi! Porcamiseria…ma guarda che roba!”.

Quello non ci pensò un attimo, la prese per i fianchi, le infilò la testa in macchina e la spinse bocconi sul sedile davanti, premendole con forza la schiena e lasciandole le gambe appoggiate per terra, fuori del sedile. Barbara urlò sempre più incazzata: “Ma che cazzo vuole?….Cosa vuol fare…stronzo!…Aaah..!” Quello le scoprì il culo, le allargò le gambe e se lo tirò fuori, Barbara continuava a divincolarsi, ma la forza del tipo era insuperabile. Gli allargò la passera con due dita e glielo mise dentro, esclamando:”Ecco cosa voglio fare…scoparti!”.

Barbara si senti penetrare con forza, l’uccello duro del tipo la sbatteva con violenza e sulle prime sentì anche male, poi insultandolo con le parole peggiori che conosceva, cominciò ad ansimare, via via che la sua passera si lubrificava. Dopo un pò non fece neanche più resistenza, se lo sentiva dentro, duro e forte, caldo come un ferro rovente, e cominciò a provare un piacere immenso nel farsi sbattere lì, in mezzo alla strada. Quel tipo ce l’aveva veramente duro e ad un certo punto, non sazio della sua topina, glielo penetrò anche nel culo, Barbara godette di dolore e si apriva sempre di più: mentre quello la sodomizzava, lei si masturbava titillandosi il clitoride. Poi quello, che non smetteva più, glielo tolse dal culo e glielo rimise davanti, stantuffando come un forsennato, mentre faceva così gli infilò due dita nel culo, portandola quasi fino all’orgasmo. Ma quella situazione non era proprio favorevole per lei, sentiva il piacere arrivarle forte in certi momenti, poi un rumore lontano, una macchina che passava, la distraeva, cercava di riprendere il filo, ma subito qualcos’altro la portava lontano, intanto quello non le usava nessun riguardo, la trombava a spregio, come si trombano le puttane.

Le passò tutto, non provava più nessun piacere, e cominciava anche a sentire male: non era serata, quando il suo uccellone la sbatteva fino in fondo le faceva male l’utero, poi quello glielo metteva continuamente davanti e di dietro, facendole male anche in culo, ora che non era più rilassata. Provò a gridargli :”Basta…non ne posso più!…basta, la prego…mi lasci! mi sta facendo male!”. Ma lui se la sbattè tutta, eiaculandole sulle natiche, poi se ne scappò via lasciandola lì, bocconi sul sedile della sua macchina, incastrata come lei.

Si rialzò disperata, mentre lo sperma le colava sul culo, si rimise giù la gonna e riprese con calma a fare manovra. Riuscì a liberare l’auto dopo dieci minuti buoni, e diverse ammaccature alla sua e alle altre auto. Non era stata una gran serata.

Cose che capitano, quando si cercano!

Barbara rincasò irritata e contrariata: doveva essere un semplice incontro galante, con qualche punta di erotismo, e invece si era ritrovata sodomizzata ben due volte, con il culo dolorante e infradiciata dello sperma dei suoi anonimi stupratori. Si spogliò e si adagiò finalmente nell’acqua calda e profumata della vasca da bagno, cominciava a rilassarsi ed a riprendersi dopo gli imprevisti di quella serata. Si massaggiò le parti che le facevano male, trattandosi con delicatezza, poi si infilò a letto cercando di non pensarci più.

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