La moglie del capo

Tutto ebbe inizio al ristorante. Il capo volle organizzare una cena con tutti i dipendenti per festeggiare l’incremento dei ricavi dell’azienda. Era estate e ad accompagnarlo c’era la moglie. Una splendida bionda, sensuale. Era abbronzatissima, con un vestito nero e scollato, con le bretelle, e gonna corta. Appena arrivò, non l’avevo mai vista prima, mi colpì per il suo profumo e per l’abbigliamento. Gli occhi caddero sulla scollatura e sulle scarpe, con tacchi alti, ed i piedi splendidamente abbronzati e ricoperti di smalto rosso fuoco. Eravamo seduti di fronte e per il primo quarto d’ora della cena non faceva altro che lanciarmi sguardi conturbanti e sorrisi smaglianti. Non nascondo che mi imbarazzava. Poi, all’improvviso, le cade la posata sotto il tavolo e mi guarda. “La prendo io, non si scomodi” dissi, e mi chinai sotto il tavolo.

Appena infilata la testa, la sorpresa. Aveva sfilato le scarpe e mi apriva le gambe. Non indossava niente, ed una leggera peluria bionda si intravedeva appena. Ma la cosa che più mi eccitò fu che appena chinato per raccogliere la forchetta lei mi poggiò un piede sul viso, ed io istintivamente aprii la bocca portandolo alle labbra. Accadde in una frazione di secondo: avidamente le morsi le dita e succhiai profondamente. “Allora l’ha trovata la forchetta” disse il capo, “eccola” risposi ritornando su. Riprendemmo a cenare, ma all’improvviso sento qualcosa appoggiarsi sulla patta dei pantaloni. Lei – solo dopo seppi che si chiamava Mara -, mi aveva allungato il piede sul cazzo, guardandomi con un’espressione da vera troia. Cominciò a spingere freneticamente facendolo diventare durissimo con pochi colpi. Ero davvero eccitato, al punto che persi i freni inibitori e lo tirai fuori, tanto c’era la tovaglia a coprire tutto. Con un’abilità sconcertante me lo strinse tra le dita del piede, massaggiandomi la cappella con una dolcezza mai provata. Dopo pochi minuti ero venuto. Il liquido caldo le aveva ricoperto il piede e mentre il secondo fiotto le ricopriva le dita ricordo la sua espressione: si mordeva le labbra. Mi ricomposi a fatica, ma nessuno aveva notato niente. Al termine della seconda portata la troia, eccitata, si alza e va in bagno. Dopo trenta secondi il gestore del locale mi chiama dicendomi che mi desiderano al telefono. Era Mara che dalla toilette delle donne aveva telefonato con il suo cellulare: “Sbrigati vieni nel bagno delle donne: Sono nell’ultimo bagno. Mi hai fatto eccitare, muoviti, altrimenti ti faccio licenziare dicendo che mi hai fatto delle avance”. Non me lo feci ripetere due volte e mi catapultai nella toilette. Aveva la gonna sollevata. Mi afferrò per la testa e si fece leccare la figa, già bagnata Mi venne in bocca dopo nemmeno un minuto. I suoi umori erano davvero indescrivibili. Mi spinse contro la porta e mi tirò fuori il membro già duro. Se lo infilò in bocca e disse: “Si sente ancora il sapore della sborra. Mi fa impazzire”. Prese a succhiarlo come un’ossessa mentre gemeva e diceva “vieni, non abbiamo tempo”. E nel succhiare lo tirava fuori, faceva scendere un filo di saliva sulla cappella, e poi riprendeva. Non vi dico la sensazione che provai. Lo stringeva forte tra le labbra e succhiava solo la cappella. Poi esplosi e lei non stacco mai la testa dal mio cazzo mentre tre fiotti caldi di sperma le riempirono la bocca. Ingoiò tutto e succhiò anche le residue gocce. Poi con la mano si pulì le labbra e disse: “Quel coglione di mio marito queste cose se le sogna. Un cazzo così duro non lo provavo da anni”. Ci ricomponemmo e prima di tornare a tavola mi disse: “Da oggi in poi devi fare quello che dico io e quando vorrò. Altrimenti ti faccio licenziare dicendo che mi sei saltato addosso”. Il tutto era avvenuto al massimo in cinque minuti. Tornò a tavola prima lei e dopo qualche minuto io. Nessuno notò niente e lei fu la prima a chiedermi ad alta voce quando mi sedetti: “Chi era al telefono. Mica è successo qualcosa di grave a casa?”.

“Mia sorella ha avuto un malore – dissi ma è tutto sotto controllo”. Da allora ci siamo incontrati almeno una trentina di volte, facendo le cose più inaudite nei posti più strani. Oggi, ho cambiato lavoro……per la disperazione.

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