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EteroTradimenti

Amante alla porta

A volte le cose vengono naturali, senza sforzarle, sono le stesse circostanze che si uniscono per far succedere un evento. Questo è quello che mi è successo quella sera in cui un perfetto sconosciuto è diventato il migliore amante che una donna possa desiderare.

Quella sera non era una sera come tutte le altre: il vento sembrava voler sradicare le piante, la pioggia non smetteva di scendere incessante e le onde del mare erano alte e impetuose. Sembrava che ogni essere umano si fosse chiuso in casa a dormire o fosse sparito come inghiottito di colpo da una voragine apertasi nella terra fradicia, visto che non una luce rischiarava la notte oscura.

Pensando di essere l’unica donna rimasta sulla terra mi irrigidisco quando sento suonare il campanello e mi si gela il sangue nelle vene, con il cuore in gola e la fronte imperlata di sudore: mi sono sempre detta di smettere di guardare i film horror alla tv ma non sono mai riuscita a smettere, come una drogata di cioccolata o di sigarette e così mi immagino sempre una delle scene colme di suspense e mi spavento a morte per niente.

Camminando piano piano verso la finestra per sbirciare da dietro le tende chi poteva mai bussare alle 22 di una sera tanto piovosa come quella, sento il campanello suonare un’altra volta così mi metto a correre e vedo uno sconosciuto molto alto alla porta. Se ne stava lì tutto fradicio con i capelli un po’ troppo lunghi con qualche piccola striatura di grigio, la barba incolta di due o tre giorni che gli incorniciava il viso quadrato dai lineamenti molto marcati, non bello ma interessante e con quel certo non so ché che mi stava letteralmente facendo impazzire e che ancora adesso solo a pensarci mi si inturgidiscono i capezzoli e sento un certo languore nel basso ventre.

Cerco di dire: “Chi è?”, ma mi esce solo un gridolino strozzato, allora mi schiarisco la voce: “Chi è?”, chiedo ora ad alta voce e non mi crederete ma mi risponde la voce più calda e sensuale che abbia mai sentito: “Sono rimasto a piedi e ho il cellulare scarico, potrei usare il suo telefono, per favore?” Avete presente la voce di Luca Ward, il doppiatore dell’attore Russell Crowe nel film “Il Gladiatore”? Ecco, praticamente identica e forse un pizzico più roca.

Faccio per aprire ma mi rendo conto di essere praticamente nuda con il mio corpo già eccitato coperto solo da una camicia da notte trasparente, così corro in camera e mi infilo la vestaglia soffermandomi un attimo davanti allo specchio. Devo dire che madre natura è stata molto generosa con me e quella notte appena trentenne ero davvero un bocconcino molto appetibile: tette durissime all’insù, culetto tosto e belle gambe con cosce tornite e lunghe, il tutto condito da un visetto appena spruzzato di lentiggini con occhi grigi adombrati da ciglia lunghissime e lunghi capelli biondi arricciati sapientemente dalla mia parrucchiera preferita.

Corro all’ingresso e non appena apro la porta il vento mi solleva la vestaglia facendo intravedere le cosce e noto che lui guarda molto compiaciuto. “Mi scuso davvero tanto, ma non sapevo davvero a chi rivolgermi e la sua è l’unica casa nel giro di diversi chilometri”, mi dice guardandosi intorno e entrando in casa, “devo solo chiamare un taxi e tolgo subito il disturbo”. “Ma si figuri”, rispondo io con falso disinteresse, “si metta pure comodo che le faccio un tè per riscaldarla e si tolga pure il soprabito.”

Mi avvio verso la cucina ma una sua mano mi afferra il braccio e io mi trovo con la faccia puntata sul suo petto villoso, e non faccio in tempo a rendermi conto di cosa sta succedendo che la sua lingua curiosa e imperiosa è già dentro alla mia bocca e mi esplora e invita la mia ad imitarla in un lunghissimo bacio che mi lascia senza fiato.

Nel frattempo le mie mani, che agiscono indipendentemente dal mio cervello, cominciano a slacciargli i bottoni della camicia e si infilano dentro per accarezzarlo e toccarlo, e lui mi sta già succhiando i capezzoli durissimi strizzandomi dolcemente i seni. In un battibaleno monto sul suo grosso cazzo turgido e voglioso e lo cavalco dolcemente con la mia fica umida di piacere sempre continuando a baciarlo e ad accarezzarlo. Dopo l’esplosione di piacere che coglie entrambi impreparati lui continua a baciarmi ed ad un certo punto mi fa sdraiare sul tavolo del salone e comincia a leccarmi la passera rasata in un modo che non avevo mai provato prima, succhiandomi il clitoride e passando e ripassando con la lingua fino a farmi impazzire dal piacere.

Dopo una decina di minuti il cazzo gli ridiventa duro e allora mi penetra a fondo tenendomi stretta per le tette e mi pompa senza sosta tra le mie urla di piacere. Non so per quanto siamo andati avanti così, tra amplessi profondi, sesso orale, dolcissime carezze e baci appassionati, ma la mattina arrivò troppo presto e lui dopo un lunghissimo bacio appassionato, chiamò il taxi e se ne andò chiudendo per sempre quella porta dietro di sé.

Sono passati diversi anni e non sono più così bella come allora, ma il ricordo di quella notte è ancora vivissimo nella mia mente, anche perché non ho mai più incontrato un amante come lui

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