Dal macellaio

Non mangio molta carne ma so apprezzarne la freschezza e la genuinità, sono queste le ragioni per cui preferisco andare da Luigi, il mio macellaio di fiducia che oltretutto ha la sua bottega a pochi metri da casa mia. Decido di andare da lui per il solito rifornimento di carne bianca e mentre aspetto il mio turno, lo osservo lavorare. E’ un uomo di poche parole, ascolta distrattamente le chiacchiere delle sue clienti mentre taglia con solerzia e minuzia i bei pezzi di carne messe in evidenza nel bancone ma non passa comunque inosservato perché Luigi è un omone. Alto, grosso quasi obeso, due braccia possenti, intimidisce un po’ poi ci si fa l’abitudine. Nonostante la sua mole, si muove con agilità, va da una parte all’altra del bancone, entra e esce dalla cella frigorifera senza mostrare segni di fatica. Finalmente è il mio turno, sono l’ultima.
“Un chilo di petto di pollo e un chilo di petto di tacchino tagliati in fettine e senza grasso”. Luigi ha anticipato la mia richiesta, ha l’abitudine. Contraccambio il suo sorriso che scopro molto seducente. Ha un bella bocca ben disegnata e due file di denti bianchi e regolari.
“Giusto” gli rispondo.
Mentre ricaccia indietro un piccolo ciuffo di capelli scuri, si accinge a tagliare i pezzi che gli ho richiesto.
“Abita da queste parti, signorina?”. La sua domanda mi coglie di sorpresa, non l’ho mai sentito pronunciare tante parole in così poco tempo.
“Sì, abito al palazzo Tecchi, qua vicino”
“Ho capito, bel posto”
Passano alcuni minuti, Luigi pesa la carne che gli ho ordinata, la impachetta e me la porge. Pago, lo saluto e vado via.
Dieci giorni dopo, torno da Luigi giusto in tempo prima che chiuda, per il solito acquisto. Sono quasi le otto di sera, ha già pulito i suoi attrezzi che troneggiano ben riposti nelle loro custodie.
“Chiedo scusa, Luigi, per il disturbo”
“Nessun disturbo, signorina, ho anticipato un po’ la chiusura”
“Le creo forse ritardo?”
“Assolutamente, no”
Mentre mi serve, continuiamo a chiacchierare. Scopro così che i suoi sono macellai da diverse generazioni e che non ha mai pensato di fare altro nella sua vita. Le rivelo che faccio la giornalista e che della mia famiglia sono la prima ad esercitare questa professione. Lui sorride.
“In casa, ho una collezione di antichi coltelli da macellai, potrebbe interessarle vederla? Abito proprio qui sopra. Finito qua, possiamo salire un minuto da me e gliela faccio vedere”. Luigi non smette di stupirmi. Anche se la sua proposta suona un po’ inquietante (di solito si parla di farfalle), accetto la sua offerta. Ho quasi l’impressione che mi abbia letto nel pensiero perché vedo le sue labbra incresparsi in un sorriso malizioso.
Siamo nel suo appartamento, proprio sopra al negozio. E’ molto ampio, luminoso e arredato con gusto. Questo Luigi è tutto da scoprire! Mi accompagna in un piccolo studio e su un tavolo, una teca molto grande e bassa ospita numerosi attrezzi da macellai, alcuni sono visibilmente molto antichi. La sua voce è carezzevole mentre mi spiega l’uso di ognuno di loro e l’epoca alla quale risalgono. Rimaniamo uno accanto all’altra ad ammirare ogni pezzo e malgrado il mio metro e settanta, mi sento molto piccola accanto a quell’omone.
“Posso offrirle qualcosa da bere, signorina?”
“Sì, volentieri ma mi chiami Dafne per favore, dopotutto io la chiamo per nome!”
“Va bene, Dafne. Gradisce un aperitivo: Crodino o Martini bianco?”
“Il Martini andrà benissimo”
Lo seguo in cucina. E’ un bel ambiente, mobili bianco avorio, elettrodomestici di acciaio lucido, è tutto pulito e in perfetto ordine. Poggia due bicchieri sulla penisola di marmo e li riempie di un liquido color ambra, me ne porge uno che prendo tra le mani, lo sorseggio con gusto, è fresco al punto giusto, lui mi imita. Rimaniamo in silenzio mentre svuotiamo i nostri calici e si crea un’atmosfera carica di sensualità. I nostri sguardi s’incollano e quando lui mi solleva per poggiarmi sulla penisola, non protesto. Le nostre bocche si sfiorano, lui mi sbottona la camicetta, tira giù le coppe del reggiseno e imprigiona le mie tette nelle sue grosse mani.
“Come sei bella!” sussurra. Scende il capo verso il mio petto e imprigiona uno dei capezzoli tra le sue labbra, lo succhia con gentilezza fino a farlo diventare turgido quindi riserva lo stesso trattamento all’altro. Gemo di piacere, allargo le gambe in attesa di altro. Lui coglie il gesto, mi rialza la gonna fino alla vita, mi sfila le mutande e mi aiuta ad allungarmi sulla penisola. Mi divarica per bene la gambe e comincia a lavorarmi la fica con la lingua. Ondate di piacere risalgono tutto il mio corpo mentre lecca le grandi e piccole labbra e picchietta il mio clitoride. Premo la sua testa più forte contro la mia passera, lo sento grugnire di soddisfazione. Solleva il mio culo per aderire meglio alla mia fica e comincia a scoparmi con la lingua. Giungo quasi all’acme del piacere quando lui si ferma. Mi sento disorientata, mi alzo a metà sui gomiti e lo guardo mentre libera il suo cazzo dalla patta dei pantaloni. Non è molto lungo ma la sua cappella ha dimensioni mai viste finora, è enorme, larghissima e lucida. Quando lui si avvicina a me con quel grosso uccello in mano, mi sposto istintivamente indietro, lui mi tira una gamba quindi prende l’altra, le poggia sulle sue spalle e mi penetra lentamente. Spalanco gli occhi mentre mi allarga sempre più la vagina, ne sento le pareti tese allo spasimo, lui comincia a pomparmi piano all’inizio quindi sempre più vigorosamente. Il piacere prende il sopravento sul dolore, inarco la schiena invitandolo a spingere ancora e ancora. Lui s’impossessa delle mie tette, le massaggia con vigore, trapana la mia fica ben lubrificata dai suoi assalti. L’orgasmo arriva all’improvviso mentre effluvi di umore fuoriescono dalla mia passera, lui gode subito dopo e sborra sui peli del mio pube. Si accascia sopra di me, rimaniamo così per alcuni minuti. Luigi si alza, si ricompone, prende un foglio di scottex e rimuove il suo seme dalla mia pancia. Bacia la mia passera dolorante ma appagata prima di aiutarmi a scendere dalla penisola. Mi rivesto.
Sappiamo tutti e due che non ripeteremo l’esperienza. Sospetto che questo faccia parte di un suo rituale, adesca le donne, le fa sue una volta sola poi le rimanda alla loro routine quotidiana. Ho intuito dal suo atteggiamento nel negozio che è un lupo solitario ed è proprio questo il suo fascino: un grosso lupo affamato di amplessi consumati sempre con donne diverse

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