20 something council worker
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Etero

I fari nel buio

Una delle mie discoteche preferite si trova in un vecchio palazzo poco distante dal centro: subito fuori dalla porta di servizio c’è una vecchia fatiscente fontana. Lì scorre ancora acqua pulita di sorgente.
Faceva caldo dentro il club, così decisi di uscire dalla porta di servizio per prendere una boccata d’aria: fuori c’era fresco, e il vapore si sollevava dalla mia pelle accaldata per il ballo e la confusione della discoteca.
Mi sciacquai le mani alla fontana: il freddo dell’acqua mi fece rabbrividire.
Chinandomi, sentii la gonna corta salirmi lungo il sedere così scoprendo la base delle natiche nude all’aria fresca della notte.
La fontana stava di fronte ad un parcheggio semibuio: ad un certo punto mi sentii osservata. Girando la testa per caso mentre mi sciacquavo i polsi, vidi tre uomini seduti all’interno di una macchina parcheggiata proprio dietro di me. Ero imbarazzata. Il mio vestito blu non mi sta bene con le linee degli slip visibili, quindi lo indosso sempre con un perizoma piuttosto ridotto.

Diedi un’occhiata dietro e, contemporaneamente, tirai giù l’orlo della gonna: notai che i tre uomini dentro la macchina mi stavano osservando. Mi parve quasi che sogghignassero, compiaciuti della situazione. Riconobbi uno di loro: era un tipo che poco prima mi aveva chiesto di ballare, un uomo sulla trentina piuttosto attraente. Gli avevo risposto che non mi andava perché ero lì con il mio ragazzo.

Il buttafuori che di solito sta a guardia della porta di servizio in quel momento non c’era; i bassi della discoteca rimbombavano dalla porta di servizio aperta dietro l’angolo, ed io sapevo che tutto sommato se urlavo qualcuno dentro mi avrebbe sentita… Federico in linea d’aria era poco distante da me, seduto al bancone del club. Così mi sentivo sicura. Mi voltai di nuovo indietro, e accidentalmente incrociai lo sguardo con il tipo carino dietro al volante… ricordo di aver pensato che anche l’uomo seduto dal lato del passeggero sembrasse attraente come lui.

Poi, all’improvviso, un’accecante luce bianca. Dopo un po’ i miei occhi si adattarono alla luce, e capii che l’uomo carino aveva acceso i fanali dell’auto per prepararsi a partire. Mise in moto la macchina… ma non partì. Agitai le mani sopra la fontana per asciugarle, e guardai in giù per vedere se nel farlo avevo macchiato il vestito. Mi resi subito conto che contro il fascio luminoso dei fanali la mia gonna blu era diventata trasparente. Compresi che era proprio per questo motivo che i tre uomini avevano rinunciato a partire.

Ero in una situazione snervante: non mi sentivo in pericolo, perché c’era sempre la via di fuga della porta di servizio aperta, tuttavia ero come esposta, vulnerabile con quella luce abbagliante puntata contro di me. Ero nuda sotto i fari della macchina: il mio vestito era completamente trasparente. Sul muro dietro la fontana potevo vedere con chiarezza l’ombra dei contorni del pube dentro la più chiara trasparente ombreggiatura del vestito. La luce densa dei fanali si rifrangeva contro le particelle di umidità che si levavano dal mio corpo come vapore, dando l’illusione che il mio sottile e leggero vestito blu evaporasse via da me per l’imbarazzo di starmene li paralizzata ed esposta a sconosciuti…

Di colpo non mi sentii più imbarazzata: mi stavo eccitando…forse per i martini bevuti prima, forse perché volevo catturare l’energia che il mio corpo sprigionava, decisi di prendere il controllo della situazione.
Non riuscivo a vedere i tre uomini in macchina per via della forte luce dei fanali, ma ero certa che tutti e tre si sentivano attratti da me… forse, se avessi visto bene i loro volti non sarei stata capace di fare ciò che avrei fatto subito dopo…
Sapevo il motivo per cui non se ne erano andati via con la macchina… sapevo che erano inchiodati dalla situazione così come lo ero io… sapevo che cosa vogliono vedere uomini così perversi…

Così glielo mostrai.
Mi tirai su per le cosce la gonna del vestito, mettendo bene in mostra le mie natiche nude e bianche contro la luce… il perizoma nero scompariva nella fessura fra i glutei, la microfibra traslucida del suo tessuto doveva risplendere alla luce dei fanali e contrastare con l’accecante bagliore che irrorava le mia pelle accaldata.
Poi mi chinai giù verso la fontana, spingendo il culo in alto nella loro direzione: le gambe diritte, tese, divaricate.
Il mio corpo intorpidito dall’alcool avvampò di adrenalina. Con un movimento deciso spinsi ancora più in su la stringa del perizoma, afferrando il tessuto sui miei fianchi…non riuscii a soffocare un rumoroso gemito di sorpresa quando la stringa elastica del perizoma mi penetrò letteralmente tra le labbra della vulva…

Poggiando le mani alla base dei glutei, laddove incontrano il dietro delle cosce, li separai il più possibile, facendo notare ai tre nella macchina il forellino che la stringa assottigliata del perizoma non riusciva più a coprire del tutto…dopo un tempo che a me sembrò interminabile, feci scendere le dita in basso, lungo il solco della vagina le cui labbra segate dall’elastico si erano ingrossate visibilmente. Premendolo prima ancora di più contro la carne delicata in mezzo, poi fuori, risistemai il cavallo delle mutandine a coprire bene il monte di venere.

Con tutto il mio inebriante coraggio, mi voltai verso la macchina: raramente mi ero sentita così sexy… Volevo dare un’altra occhiata ai tre uomini in auto. Feci alcuni passi verso il paraurti della macchina e vi poggiai sopra un piede.
Inclinai la testa in avanti, al di là del fascio di luce dei fanali, e guardai attentamente ciascuno di loro: il terzo che stava dietro mi sembrava il più grosso dei tre, e anche il meno carino… capelli lunghi, barba scura, teneva le mani in grembo, come per reggere qualcosa.
I due davanti mi guardavano negli occhi: solo lui mi osservava insistentemente in mezzo alle gambe.

Sempre tenendo il alto un ginocchio, infilai un dito sotto la stoffa elasticizzata del perizoma: lo feci sbucare dall’altra parte dell’orlo, e, annodandogli intorno il tessuto, lo scostai dal pube…con l’indice e il medio dell’altra mano divaricai le grandi labbra, esponendo allo sguardo degli uomini e ai crudeli fasci di luce la parte soffice e rosa dentro di me…
Dunque, poggiai il piede per terra, spinsi l’orlo della gonna in basso e mi allontanai velocemente.

Arrivata a circa metà strada dalla porta di servizio, mi sentii chiamare indietro: mi voltai verso la macchina e dal finestrino posteriore vidi sporgere un braccio… tornai sui miei passi quel tanto che bastava per distinguere la mano del passeggero che si agitava nella mia direzione: stringeva fra le dita un pezzo di carta.
Una banconota.

Con la mano fece cenno di avvicinarmi ancora: come in trance le mie gambe mi portarono verso il finestrino posteriore. Vidi che erano centomila lire. Feci per prenderle, ma la mano si ritirò dentro l’abitacolo. Quando mi feci sotto ulteriormente, la mano si sporse di nuovo ma, anziché incontrare la mia tesa, mi circondò i fianchi dirigendosi contro la coscia, da dietro, sembrava volermi abbracciare il sedere… fui catturata dal suo sguardo…

Istintivamente divaricai un po’ le gambe, permettendo alla mano di passarmi intorno alla coscia e di infilarsi da dietro sotto la corta gonna del vestito: lui la fece strofinare contro il solco delle natiche, lungo la striscia del perizoma che poco prima avevo “torturato”, le dita sulla banconota un poco aperte che mi solcavano la pelle… poi di colpo entrò sotto le mutandine… chiusi gli occhi…

le dita e la carta ruvida della banconota passarono e ripassarono tra la soffice peluria del pube come in cerca di qualcosa, mentre il pollice della mano saliva quasi per caso a sfiorarmi con delicate ma insistenti carezze l’apertura dell’ano… realizzai finalmente ciò che stava per accadere, ed ad un tratto ebbi per le prima volta paura… spalancai gli occhi spaventata un attimo prima di ritrarmi…
questa volta sentii bene il dito disteso e rigido che prima di depositare la banconota nel punto più delicato dell’inguine, mi si infilava rudemente dentro, fra le labbra…fino in fondo…

Mi staccai da lui troppo tardi, ormai doveva essersi accorto di quanto fossi bagnata sotto… il bastardo sorrideva… corsi via prima di realizzare quanto fosse accaduto nel parcheggio, e mi infilai immediatamente dentro la porta di servizio… caldo insopportabile, odore di corpi sudati… con lo sguardo cercai subito Fede, lo vidi bere una birra con gente del nostro gruppo e mi precipitai da lui… lo bacia con forza, a lungo, percependo con chiarezza tutto il suo imbarazzo…

Restammo ancora un po’ nel club, ma non avevo più la forza di ballare, così rimasi a bere un alexander seduta da sola allo sgabello del bar… sentivo ancora il corpo estraneo e ruvido infilato nel cavallo delle mutandine, premermi sotto come carta vetrata.
Prima di lasciare il locale, ad un cenno del mio ragazzo vicino all’uscita, mentre posavo il bicchiere vuoto sul bancone, un perfetto sconosciuto mi sibilò all’orecchio “ti prudeva, ehh?? puttana.”

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