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Tradimenti

Incontri in auto

L’invito per il car sex capitava a fagiolo.

La voglia esplodeva a causa della lunga astinenza. Guardare ma non toccare, era stato l’avvertimento.

A volte va davvero così, altre invece è solo un meccanismo difensivo della coppia, con tutti i pazzi e maleducati che ci sono in giro. Personalmente ho sempre apprezzato anche solo guardare, per quanto non sia un voyer: mi piace ogni trasgressione.

Quindi accetto. Parcheggio, ora, indicazione dell’auto: una vecchia Alfa nera. Il parcheggio è tranquillo, arrivo qualche minuto prima di loro. L’indicazione è quella di aspettare il loro arrivo, e avvicinarsi solo dopo una tripla lampeggiata.

Tardano solo qualche minuto, e li vedo scivolarmi di fianco. Lei appena formosa, pare, capelli rossi, forse una parrucca. Non li ho visti bene.

Ma il triplo lampeggio arriva, e finalmente mi avvicino.

Mi metto di fianco al posto del passeggero, dove c’è lei. Finestrini chiusi, mi guardano e sorridono. Li guardo, appena defilato, sorrido con loro.

Lei inizia a sbottonargli i pantaloni, parlottano, si baciano, sembrano ignorarmi. Lo libera, è ancora barzotto, ma credo per poco. Lo tocca, schiacciandogli la cappella nella pelle del prepuzio, poi lo scopre completamente. Mi sembrano interpretare il gioco come lo faccio io. Assisto. Lei scende, inizia a leccarlo, scivola su un uccello sempre più grosso, dritto, eccitato. Lui mi guarda, mi fa un cenno. L’invito è chiaro: segati.

Mi libero dai pantaloni, non è ancora completamente duro. Non sono fatto per i giochi completamente a freddo, mi rendo conto. Ma ora lei si rialza un attimo, e segando il suo uomo sulla sinistra mi rivolge uno sguardo implorante, quasi, e divertito allo stesso tempo. Sì, è una parrucca, ma lei sa giocare.

E’ al suo sguardo che risponde il mio uccello, improvvisamente prende la completa erezione, mi scivola nella mano lento con la sua forma incurvata, con la cappella in evidenza.

Lei si lecca lentissima le labbra mentre continua a masturbare il suo uomo.

Il cazzo è grosso nella mia mano, le mostro come faccio colare saliva dalla bocca per bagnarlo e farla scivolare meglio. So essere discretamente porco.

La vista del cazzo bagnato, curvo, gonfio deve fare effetto, perché ad un certo punto lei smette di toccarlo, gli si china all’orecchio, e vedo il finestrino abbassarsi. L’emozione quasi mi fa sborrare, tanto che devo fermarmi.

“Già pronto a godere?” Dice lei con aria di sfida. Ma non si aspetta una risposta, mentre si sdraia con la schiena sul suo uomo e porge i piedi fuori dal finestrino.
“Lo vuoi, no?” E cerca il mio cazzo con le dita, glielo faccio trovare. Un gemito soddisfatto le percorre il corpo mentre fa scomparire il cazzo del suo complice nella bocca, girando semplicemente la testa.

Mi sta solo accarezzando la cappella con le dita, ma è brava, bravissima. Prima volta che un carsex mi eccita così tanto. Anche perché ora vedo meglio, si sta anche masturbando per la mia vista, e infila un dito dentro, proprio mentre mi afferra l’asta con le piante, e inizia a segarlo tirandomi dai coglioni dal glande.

Le tolgo il cazzo dai piedi, altrimenti godo. Inizio a leccarli, prendendoli in mano. Sanno di me, oltre al pulito. Profuma, questa donna con la parrucca.
Le faccio scivolare la lingua sulla pianta del piede, la bagno appena e poi inizio a succhiarle lentamente le dita una ad una, scivolando piano sulla pelle che li divide e li unisce. Lei geme succhiando il cazzo, poi lo prende in mano: “E’ bravo questo guardone”.

La guardo, le prendo i piedi e inizio a masturbarmi guidando i movimenti. “Non sono solo un guardone”.

Lei ritrae i piedi, e si mette letteralmente col culo sulla portiera, facendolo sporgere verso di me.
E’ bello, sodo, caldo. Lo accarezzo, e le tiro una sculacciata.

“Uno”

Mi sfida.

Ancora.

“Due”

Si gira, mi guarda, come a dire: solo questo sai fare?
Picchio.

“Tre, ahia, finalmente. Toccami”

Le appoggio le dita sulla figa, inarcandole. E’ fradicia. “Sì, mi piace farmi guardare da un porco”. Il suo uomo si sta semplicemente masturbando, ora l’attenzione di lei è tutta per me.

Si gira, mi afferra. “Vieni”. Scende dall’auto e mi fa accomodare sul sedile posteriore. “Amore, ce lo portiamo a casa” e mi inghiotte completamente, lascindolo in gola per una quantità di secondi che mi perdo cercando di contare.

Quando si rialza è raggiante, cosparsa di bava e sapore di cazzo viene a baciarmi, appassionata, guardando il marito dallo specchietto retrovisore mentre ingrana la marcia.
Poi apre le gambe, ne mette una nuda sopra di me, scavalcando l’uccello che esce dai pantaloni, e poi afferrandolo. “Leccami il piede, mi ha fatto bagnare, prima”. Eseguo, è così bollente che non so come faccio a resistere. Ha il seno pieno, nudo, coi capezzoli ritti. Lecco il piede piccolo, mentre mi masturba piano e si tocca, con la stessa velocità. Lenta. Mi sta facendo impazzire e il marito guarda più noi della strada.

“Hai visto il guardone, amore? Che bel cazzo che ha, lo hai scelto bene” Lui guida a cazzo nudo, eretto, si tocca e lei continua, insiste. “Lo sapete? Sono proprio fradicia. Vieni, tocca.” Non me lo faccio ripetere. Ma ora guido io.

Metto la mano ferma, sulla figa. Bolle. Scotta. Apro lentissimo le labbra con le dita, lei scivola con la gambe dietro alla mia schiena. Praticamente la immobilizzo sul sedile, mentre la guardo, a dita immobili, così fradicia.

“Conta”

E inizio a masturbarla molto molto veloce e leggero sulla clitoride.

“Conta”.

Geme: “Come?”
“Conta i secondi”

Esegue, ad ogni numero è più bagnata, più eccitata, si sente più esibita per il marito che quasi va fuori strada. Al venti sta impazzendo, mi fermo, immobile, con la mano sulla figa che arde letteralmente.

“Come sta l’esibizionista?”

“Stronzo” ansima. In tutta risposta le infilo due dita dentro di colpo.

“Ahhhhh, fottimi con le dita”. Niente, le lascio dentro, spingo con i polpestrelli, mi cola sull’avambraccio. Mi sta stritolando il cazzo.

“Ahia” mi lamento, indicando l’uccello. Sfila la mano dalla figa e inizia a leccarmi le dita, sfiorando appena con il palmo il glande sensibilissimo.

“Povero cucciolo” fa le moine “ci penso io al tuo uccello” e dopo avermi lasciato la mano fradicia inizia a succhiare, lo avvolge, lo lecca dentro alla bocca calda, lo adora in senso stretto, congiungendo le mani alla base, avvolgendo i coglioni, facendolo sentire come l’unica cosa che conta.

Parla lambendo la cappella con labbra e lingua: “Siamo a casa, voglio scoparti”.

Non mi ero accorto che eravamo entrati in un garage. Per fortuna è tutto interno, voliamo letteralmente in camera loro, trascinato da lei, praticamente per l’uccello più volte sull’orlo di straripare.

Mi infila il preservativo velocemente e si mette a pecora davanti a me, sul letto. Con una mano si allarga il culo, con l’altra fa cenno al marito di andarle davanti. Lo prende in bocca, mentre inizio a sculacciarla forte e le lascio gustare lento il cazzo, ondeggio, lei vuole che acceleri, me lo fa sentire, ma comando io il ritmo, mi ringrazierà.

Una sculacciata più forte delle altre e grida tenendo il cazzo del marito in mano: lui non ne può più e schizza gridando “Ti amo troia”. Rido, perché lei è presa di sopresa dalla schizzata, la cerca, la insegue, lecca, è distratta e arrapata, non resisto.

La inculo.

Così, di colpo. Era spalancata davanti a me. La mia parte animale ha preso il sopravvento.

“Stronzoooo. Fottimi” Iniziato come un insulto, come a volte accade si trasforma in incitamento: ora non ne posso più nemmeno io, mi si offusca la vista, il culo è stretto accogliente perfetto caldo, fotto spingo, trema cola, la prendo per i capelli e la strappo dal cazzo del marito, che succhia ancora come una ossessa, inculata dal guardone: “Allora, ti piace il cazzo del guardone?” “Mettimelo in figa e sentilo” Risponde. Perfetta. Lo faccio e non faccio in tempo a dare tre colpi che mi schizza addosso, gridando con le gambe che le cedono. La prendo con il braccio per la pancia, continuando a fotterle la figa che canta di sborra femminile, insieme al suo magnifico orgasmo gridato e agli occhi del marito che brillano.

La scopo ancora, ma si riprende. “Ora basta. Godi e mio marito ti riporta al parcheggio” Si gira, sfila il condom e inizia a leccare frenetica la base del frenulo. Dio, lo sa la troia che mi farà godere. Insiste, mi guarda, mi parla: “Godi, guardone, godimi in bocca. Pensa che poteva essere il finestrino dell’auto, invece… guarda” e me lo prende in bocca “puoi sborrarmi” e lecca il frenulo furiosa “nella mia” lo ingoia ancora “boccuccia” lecca “calda”. Esplodo, le va quasi di traverso ma ne ingoia gran parte, un piccolo colpo di tosse e la sua lingua è già all’opera a pulirmi la cappella da ogni grammo di sperma bollente.

Mi ha svuotato. Mente, cazzo e coglioni.

Penso a questo mentre nel silenzio il marito mi accompagna. La scoperà, credo, al ritorno. E’ ancora eccitato.

Ma spesso sono tristi, i rientri da serate esaltanti. Vorrei vederla ancora, ma credo non accadrà.

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