L’attimo della seduzione

Camminavo per le vie del centro, quando quasi per caso, alzai lo sguardo e vidi un volto famigliare.
“Ma quello è …” non ebbi neanche modo di finire la frase che mio marito mi trascinò dentro un negozio di articoli sportivi.

Continuai a guardare fuori dalla vetrina per cercare di individuare quella persona, non potevo credere che fosse davvero lui.
Dissi a mio marito che lo avrei aspettato fuori perché dovevo ricevere una chiamata da un’amica. In realtà mi precipitai dall’altra parte della strada per cercare Gianluca.

Gianluca era un mio vecchio compagno di liceo con il quale avevo condiviso sogni e speranze alimentati da una spensierata adolescenza.
Era stato un mio caro amico e forse sarebbe potuto nascere qualcosa in più se solo non avessi intrapreso una seria relazione con il figlio dei migliori amici dei miei genitori. Stavo insieme a mio marito da ormai una ventina d’anni: eravamo cresciuti insieme, diventati adulti insieme e ci apprestavamo ad invecchiare insieme.
Oddio. Invecchiare. Più o meno. Io non ero neanche ancora quarantenne, mio marito invece aveva già compiuto i 45 anni. E si vedeva. Li sentiva pesantemente sulle spalle. Era diventato come quegli adulti che vedi da giovani e giuri che mai sarai così. Noioso, stanco della vita, forse, serio e pignolo quasi patologico. Tutto doveva essere preciso, programmato e senza sorprese per lui.

Io invece, sono sempre stata una tipa che prende un po’ tutto all’avventura, che non si crea troppi problemi, che cavalca l’onda e si gode il momento. Devo dire che la mia natura ribelle era molto calata col passare degli anni. Forse la presenza di Andrea, il devoto marito, mi aveva spento un po’ di entusiasmo con il passare del tempo.
Certo non è facile sentirsi rispondere sempre “dai, poi vediamo” ad ogni idea proposta.
“Andiamo in crociera?”, chiedevo speranzosa.
“Dai poi vediamo”, mi rispondeva lui.
“Facciamo una grigliata con gli amici questo week-end?”, proponevo sempre entusiasta.
“Dai poi vediamo”, mi sentivo controbattere.

Una noia estrema, insomma.
Ma ormai, non potevo lasciarlo così. Su due piedi. A 40 anni. Mi sarei ritrovata da sola. Dicono che a volte è meglio soli, piuttosto che mal accompagnati. Forse, non ci credevo nemmeno io nella nostra storia, ma l’abitudine è una brutta bestia. Ero innamorata di lui o dell’abitudine di star con lui?

“Ero forse sempre stata attratta da lui?”
Stavo fantasticando su come fosse ora Gianluca, quando un braccio mi avvolse stretta.
“Non ci credo” urlò quel mio simpatico complice di scorribande liceali.
Rimasi bloccata. Un po’ perché era difficile muoversi dalla sua morsa, un po’ perché il corpo fu pervaso da una strana eccitazione che mi fece rimanere di stucco.

Decidemmo di andare a bere un caffè vista la strana coincidenza. Mi dimenticai del marito al negozio a fianco. Mi dimenticai di essere sposata. Addirittura, notai, che alla sua domanda su come procedeva la mia vita, inizia a raccontare i miei ultimi anni facendo inconsciamente attenzione ad usare sempre il singolare. IO ho visitato questo, IO ho mangiato in quel posto. Mai NOI.
Cosa mi succedeva?
Tra l’altro aveva uno strano modo di comportarsi che quasi mi metteva a disagio. Una sottomessa soggezione che non avevo mai provato prima.

Fu proprio parlando degli ultimi mesi che Gianluca mi raccontò il suo recente divorzio e la sua voglia di sentirsi libero. Mi chiese finalmente se frequentassi qualcuno e in quel momento, titubante e quasi colpevole, ammisi di essere sposata. Infelicemente sposata, aggiunsi.

Capii subito che il mascalzone innato in lui, non era mai andato via. Mi raccontò delle vicende un po’ torbide che visse insieme alla ex-moglie. Mi parlava di stanze segrete all’interno della Villa di famiglia dove viveva. Mi disse che adorava un tipo di sessualità diversa, intrigante ed appagante.

Ero irrequieta su quella sedia in quel bar dell’angolo. Non ci vedevamo da molto, moltissimo tempo e di colpo in meno di mezz’ora, mi raccontava particolari così intimi?
Cercavo di scacciare il pensiero di me e lui intenti in pratiche non proprio ortodosse, non so neanche io perché mi colpì così tanto la sua presenza quel giorno. Ero forse sempre stata attratta da lui? Era una voglia di fuga da un matrimonio che mi soffocava?

Quando tornai a casa la sera, smisi di dare troppo peso alla cosa e cestinai il suo numero per evitare ogni tentazione.
Fu quando mio marito si accorse che il televisore emetteva uno strano suono che mi destai di colpo da quella sensazione ovattata.
Ero stata così tanto tempo in bagno a prepararmi. Un completo intimo così seducente e un trucco delicato e provocante non erano bastati per attirare l’attenzione di quel pigro e distratto consorte che sul più bello si alzò per prendere il libretto delle istruzioni della TV.

Andai in cucina. Sospirando mi accesi una sigaretta. Aspettai qualche secondo, poi di colpo frugai tra i rifiuti e mi nascosi in bagno.

“Dimmi quello che vuoi che faccia, sono completamente tua“.
Il telefono squillò subito dopo. Il gioco era iniziato.

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