Il comune

Il poliziotto del comune è un gran bel mestiere.
Se ti sai barcamenare, non rompi le palle con le contravvenzioni, non rompi le palle ai colleghi e agli amministratori, puoi fare quello che vuoi.
Nel piccolo comune dove lavoro sono da solo e bene o male mando avanti la baracca da una dozzina di anni.
Ho trentacinque anni e li porto proprio bene.
Sono nel pieno della forma.
Ogni tanto nel comune cambia il segretario e da circa un anno ne è arrivata una nuova.
ha 43 anni, è sposata ed ha due figlie.
Abita a una trentina di chilometri dal posto di lavoro ed è una bella donna.
Mi hanno insegnato nella vita che non bisogna sbavare dietro alle sottane, altrimenti chi le indossa prende il sopravvento e ti manda sempre in bianco.
Da noi i vari impiegati, sopratutto i porcelli oltre i cinquanta, fanno a gara per elogiare, sorridere, plaudire la nuova segretaria.
Poi quando capita che siamo tra noi raccontano che uno gli ha visto le mutande, l’altro le ha visto una tetta, uno racconta che gli hanno detto che è una troia e così via.
Ma lei sul lavoro è irreprensibile e secondo me non se ne fila nessuno.
Io qualche volta vengo chiamato nel suo ufficio e la tratto con distacco, come del resto fa anche lei.
A pensarci bene è proprio una bella donna, con due belle gambe ed un seno prosperoso.
Io non le ho mai fatto alcun apprezzamento, nemmeno quando si china e lascia intravedere il suo decoltè.
Ci snobbiamo a vicenda, ma il più duro sono io che rimango sempre sulle mie e non mi lascio ammorbidire salutandala con il cia che invece le rivolgono tutti gli altri dipendenti.
Il regolamento dice che il segretario comunale deve essere salutato con il saluto militare e questo io faccio.
La prima volta che la incontro nella giornata la saluto con il saluto militare, dicendole buongiorno.
Poi per il resto della giornata le do del lei e cerco di incontrarla e di disturbarla il meno possibile.
Sta di fatto che quando mi chiama vedo che migliora di giorno in giorno, almeno ai miei occhi.
E’ sempre elegante, ben curata nel vestire e nel truccarsi, camicetta sbottonata che lascia intravedere nei suoi movimenti, un reggiseno sempre ricamato che le sostiene un paio di tette non eccessivamente grandi, ma proprio rotonde al punto giusto.
Lei mi chiama per cognome o mi dice maresciallo.
Qualche volta, quando ci sono dei problemi mi chiama Comandante.
Fatto sta che siamo estranei l’uno all’altra.
Ma in me sta aumentando la voglia di trombarla perchè il suo modo di comportarsi estraneo e lontano, me la fa immaginare molto troia.
E vengono le piogge con le frane.
Purtroppo una frana ha interrotto una strada comunale che porta a 4 abitazioni che al momento sono isolate.
La Regione non ci da i soldi per completare i lavori di ripristino e noi abbiamo provveduto a rattoppare provvisoraimente la strada per permettere a coloro che abitano nella zona di svolgere le loro normali attività.
Bisogna però provvedere a risolvere la situazione.
La signora mi chiama nel suo ufficio e mi chiede di andare in archivio a prendere la cartografia della zona, visto che l’ufficio tecnico associato non ne dispone.
Si offre di accompagnarmi.
Prende le chiavi dall’armadietto e mi fa strada.
Arrivati due piani sotto il piano terra, accende tutte le luci, sblocca l’allarme antiuntrusione, l’allarme dell’antincendio ed entriamo.
All’interno un grande puzzo di chiuso, di muffo o altro; comunque passando vicino a Roberta, sento proprio un gradevolissimo odore di buon profumo.
Salgo sulla scaletta a 2 gradini che c’è nell’archivio e prendo lil primo foglio di mappa sopra all’armadio dove sono depositati.
Lo appoggio sul piccolo tavolo, ma non è quello.
Nell’accostarmi alla segretaria sento il suo profumo gradevole e mi sto eccitando.
Ne prendo un altro ed un altro ancora.
Dopo diversi tentativi arriva il foglio 6 che ci interessa.
Lo appoggio sul tavolo e roberta si china per guardare bene la situazione.
Nel frattempo io raccolgo i fogli che non servivano per riappoggiarli al loro posto sopra l’armadio.
Sono grandi, ingombranti e poco maneggevoli.
Per passare nello spazio dietro a lei che sta chinata sul tavolo a guardare il foglio, li inclino un po; cammino spostando il sedere all’indietro per non entrare in contatto con lei che tra l’altro sta in una posizione a pecora, molto sensuale con una gamba dritta ed una piegata, tanto che il suo bel sedere risulta eccitantissimo una parte più in alto ed una più in basso.
Qunado passo dietro di lei, lei cambia posizione, drizzando la gamba piegata e piegando l’altra.
Il movimento la fa indietreggiare quel tanto che basta a strusciarsi leggermente sul mio uccello, in tiro da un pò.
“Che fa maresciallo, ci prova!?”
“non mi permetterei mai! E’ stata lei che si è mossa.”
Appoggio i fogli al loro posto e lei cambia di nuovo posizione; raddrizza la gamba piegata e piega l’altra.
Il suo sedere sembrava parlare, tanto era provocante.
Dopo pochi attimi ricambia posizione, poi ancora, poi ancora quasi a sculettare vergognosamente.
“Venga a vedere maresciallo, potremmo risolvere in questo modo”
Mi avvicino e mi mostra sul foglio una vecchia strada poderale che passa nei paraggi della frana.
Quando mi abbasso però, lei si china ancora un pò, a lasciar vedere di più il suo bel seno.
“Che fa sbircia maresciallo!?”
“Non mi permetterei mai dottoressa!”
Si alza di scatto e mettendo il suo viso a due centimetri dal mio mi dice con aria decisa ed autoritaria.
“Ma faccio proprio schifo che lei non mi degna mai di uno sgurado?! Va bene i suoi 35 anni, ma non credo di essere ancora da buttare!”
“Non l’ho detto e non lo penso! Anzi proprio il contrario.”
Mi prende la testa tra le mani e comincia abaciarmi, slinguazzandomi ripetutamente.
Poi si stacca e se ne va con aria incazzatissima.
“che fare penso tra me e me?” la cosa è grave…
Chiudo l’archivio, riporto al loro posto le chiavi e mi chiudo nel mio Ufficio.
E adesso che si fa?!?!
Passano appena dieci minuti e Roberta si presenta sulla porta: ha la giacca su di un braccio e la borsa sull’altra mano, come quando parte per andarsene.
“Spicciati, metti il cartello”
La porta dell’ufficio da sul corridoio e quando il sottoscritto è fuori per sopralluoghi od altro, c’è un cartello che girato porta la scritta: “sono fuori per sopralluogo, chiamate il cell.”.
Spengo il cellulare e sono da lei che intanto ha appoggiato la giacca e la borsa.
“perchè fai sempre il cretino eh! perchè fai sempre finta di niente, ho voglia di scoparti da quando ti ho visto.”
Si slaccia la camicetta quel tanto che basta a lasciar intravedere il suo reggiseno che regge un gran bel seno.
Poi mi si avvicina e comincai a baciarmi; ricambiata con gran vigore.
Il mio uccello è diventato turgido e glielo appoggio sulla pancia, strofinandomi.
Lei sistringe di più per sentirlo ancora meglio.
Poi mi lascia dall’abbraccio con le due mani e si allontana quel tanto da poter mettere la mano nella patta.
Preme, strofina, palpeggia la patta e Walter diventa sempre più duro.
Prendo il coraggio a due mani e mi slaccio la cintura e la patta.
I pantaloni cadono in basso con un gran rumore di cintura che batte sul pavimento.
Lei si china e mi abbassa le mutande.
E’ m e r a v i g l i o s a. Ha una bocca caldissima, morbida, graaaande.
Inghiotte il mio uccello fino in fondo, poi agita la testa quasi per farlo entrare maggiormente, poi lo lascia uscire leggermente per ricacciarlo tutto in gola.
E’ stupenda.
Le tengo le mani sulla testa per spingerla contro di me ma non è necessario, sta avvinghiata da sola.
Palpeggia le mie palle e le schiaccia una volta l’una, una volta l’altra.
E’ asstanata; Comincia freneticamente a fare avanti e indietro con la sua bocca che sento la sborra salire; con una mano mi avvinghia il sedere e mi tira e mi lascia e mi tira e mi lascia; ha la bocca piena di saliva, calda, calda, calda come la mia sborra che esce copiosa.
Non sono riuscito a trattenermi oltre, era troppo eccitante.
La mia sborra cola dalla sua bocca che non demorde; continua a succhiare, ingoia, mugola, mi mordicchia la cappella.
Ho fatto una sborrata tremenda, ma l’uccello è ancora turgido.
Lei lo continua a succhiare; sento il caldo della sborra, la sua lingua che lecca, la sua saliva. Mugugna.
A stento lo estrae dalla bocca e mugugna “ancora”
“Alzati che te lo metto”.
Ubbidisce, non aspettava altro.
I pantaloni non si tolgono, devo calciar via le scarpe; non riesco a camminare.
Liberatomi dalla prigionia la spingo facendola arretrare, fino alla scrivania.
Ci sono carte sul tavolo e due seggiole per i clienti che vengono in ufficio.
La spingo fino a che il suo culo tocca la scrivania, la sdraio e le appoggio una gamba sulla seggiola.
L’equilibrio è precario, ma si tiene con le mani sulla scrivania.
E’ appoggiata sulla gonna che non si sfila, ma la sollevo nella parte anteriore; ha mutandine nere, umidicce.
Appoggio l’uccello sulla sua fica che è tutta bagnata.
E’ lei che lo succhia, lo attira, lo inguaia; non devo spingere affato.
L’uccello scivola magnificamente fino a che le palle sbattono sul suo culo.
E’ caldissima, pulsnte.
Comincio a spingere forte avanti ed indietro e lei continua a spingere il ventre verso di me; si tiene con le mani rovesciate sulla scrivania e si offre; spinge sobbalza, s’inarca.
La sua testa appoggia su un mucchio di carte; si agita sdimena la testa e tutte le carte cadono a terra.
“Toh, toh ti arrivo in gola ”
“Dai mmmmuh mmmuh dai più forte.
Il mio cazzo è durissomo, sento il suo canale che si stringe addosso al mio uccello; sgronda umori, ma io resisto e continuao a spingere.
La sua fica si stringe sempre di puù, è più bello entrare, è piu caldo, è più stretto.
Lascia con una mano la scrivania e si strizza un seno.
Sta venendo in continuazione.
Io Le tengo al gamba per non farla scivolare e spingo spingo.
Lei si agita ancora è enormente caldo.
Una sborrata tremenda esce dal mio uccello e la inonda.
“mmuh mmmuh” si mordicchia le labbra “ne valeva la pena, Leonardo!”
Pensando che forse qulcuno potesse sentirci, arretro lentamente sempre tenendola per non farla scivolare.
Lei si riaccosta le mutande e si solleva drizzandosi in piedi.
E’ tutta rossa sul volto.
“cazzo sei bravo! proprio come immaginavo. Lo avevi pieno l’arnese eh?!”
“roberta sei una gran troia!”

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