La mia proff. di educazione fisica

Ho sempre avuto un debole per la mia prof di educazione fisica: una donna di circa quarant’anni, non bellissima ma col suo fascino, bionda, con due tette belle grosse e con quel paio di chili nei punti giusti. All’inizio dell’anno aveva attirato la mia attenzione il fatto che ogni lezione indossasse dei collant, e ne mostrava la parte superiore quando si fletteva per farci vedere come eseguire gli esercizi. Ogni volta che lo faceva, vedevo il suo bel culetto e mi veniva duro. Una volta se ne accorse e rise, alla fine della lezione mi disse: “Ti vedo rigido nel fare gli esercizi…” e da quel giorno fece apposta a mettersi in modo che io potessi vederle il culo e si girava per vedere la mia “reazione”.

Capitò un giorno che durante una partita di pallavolo mi feci male, prendendo una botta “lì”. Rientrai così nello spogliatoio e mentre mi guardavo la parte interessata entrò la prof che subito disse: “Oh scusa, non volevo”, però non uscì anzi, mi si avvicinò e mi chiese come stavo. Io gli mostrai la parte e lei disse che sperava che fosse tutto a posto perché sarebbe stato davvero un peccato che un arnese del genere non potesse essere più usato. Io le dissi di non preoccuparsi, che quello era una roccia e difficilmente le rocce si scalfiscono. Lei mi disse: “Esagerato!”, offendendo la mia virilità, così che subito le risposi che se avesse voluto glielo avrei mostrato molto volentieri.
La prof (sorprendendomi) mi disse che avrebbe voluto che glielo dimostrassi sabato sera.
Così ci demmo appuntamento per sabato sera, fuori dal cinema. Lei era bellissima: capelli sciolti, una giacchetta aperta abbastanza per lasciar intravedere la maglietta scollata sotto, che a fatica conteneva i suoi seni generosi. Sotto indossava una gonna che arrivava un po’ sopra il ginocchio, delle calze a rete e un paio di scarpe nere coi tacchi a spillo!
La salutai ed entrammo nel cinema a vedere un film scelto da lei: parlava dell’amore tra persone di età differenti. Noi eravamo in penultima fila, solo noi (la sala era quasi vuota) e dietro non c’era nessuno. Dopo una mezz’oretta dall’inizio del film sentii una mano accarezzarmi la gamba, poi l’interno coscia per finire a massaggiarmi il pacco. Provò a slacciarmi i pantaloni e io l’aiutai, estrasse il mio uccello tutto in tiro e iniziò a farmi una bella sega. Erano mani delicate ed esperte, che si muovevano con ritmo alternato, su e giù. Io mi voltai verso la prof e vidi che lei guardava tranquilla il film, anche se la mano era la sua.: mi stava facendo un capolavoro di sega senza neanche guardare!! Dopo poco che ci dava dentro raggiunsi l’erezione completa e lei si voltò felicemente sorpresa verso di me, dicendo che avevo ragione a definirlo una roccia, e anche bella grossa!
Non mi fece venire, quando sentì che stavo per farlo si fermò e si ricompose. A me restò in tiro tutto il film e non mi stava neanche nei pantaloni.
Finito il cinema, andammo a bere qualcosa in un locale soft lì vicino e approfondimmo la conoscenza.
Usciti, la riaccompagnai a casa, non molto distante da quel luogo. Abitava in un condominio e la accompagnai fino alla porta dell’appartamento dove ci fermammo. C’era un po’ di imbarazzo, ci dicemmo a vicenda che la serata era stata fantastica, che ci eravamo trovati bene ecc. Ma quando ci trovammo per baciarci, non ci furono i soliti due bacini sulle guance, ma uno solo, passionale, sulla bocca. Io mentre la baciavo la misi con le spalle contro la porta e le feci sentire che il mio cazzo era ancora duro. Così lei mi chiese di entrare…
Entrammo baciandoci e appena fummo dentro chiuse la porta alle sue spalle e mi guardò con lo sguardo di chi non aspetta altro se non di arrivare al dunque. Subito allora la ripresi a baciare mentre con le mani esploravo il suo corpo. Le sfilai la giacchetta, mentre io mi ero già disfatto della mia, poi con delicatezza,presi a baciarle il collo e intanto le sfilai la maglietta, scoprendo che era senza reggiseno e liberando le sue tettone dalla stretta della maglietta: aveva due capezzoli grossi e chiari, tutti turgidi. Io presi a leccarglieli, mordicchiarli e sentivo che le piaceva.
Mi scostai un po’ e le sfilai la gonna, che nascondeva un perizoma di pizzo nero. A quella vista la mia eccitazione aumentò, lei se ne accorse mi tolse la maglietta e prese a slacciarmi i pantaloni, mentre io mi sfilavo le scarpe e quando tolsi i pantaloni dalle caviglie ne approfittai e tolsi anche le calze.
Rimasi così nudo, mostrando il mio uccello in tiro. Mi avvicinai alla prof e glielo feci sentire bene strusciandomi contro di lei. Le sfilai le mutandine, che erano tutte bagnate (la lasciai solo con le scarpe e le autoreggenti). Infatti la sua figa era fradicia e non aspettava altro che il rapporto. Tra l’altro aveva una bella fighetta pelosa, perché mi spiegò che non si radeva spesso, le piaceva naturale. Mi disse: “Con quel coso puoi farmi quel che vuoi”. Io non me lo feci ripetere due volte e le dissi di iniziare a scappare, perché quando l’avrei presa sarebbero stati guai. Complici i tacchi e la sua voglia, la fuga non durò molto e terminò dietro a una poltrona. Io la presi,la feci chinare a 90° poggiandole l’addome sulla parte superiore dello schienale, ed eccitato dalla vista del suo culetto, impreziosito dalle calze e dai tacchi, mi venne ancora più duro, come neanch’io avevo mai visto.
Con decisione la penetrai, afferrandola per i seni. Lei nonostante fosse abituata e fosse fradicia sentì dolore ma questo mi eccitò ancora di più e iniziai a darci dentro. Presto il dolore si trasformò in piacere e mugolava come una maiala, chiedendomi di spingere, fino a rompergliela. Io sempre più eccitato dalla sue parole iniziai a penetrarla a ritmo serrato e dopo poco venni, subito dopo lei, inondandole la figa di sborra calda, così tanta che ne uscì un bel po’.
Sfilai il mio uccello dalla sua stretta e mi sedetti sulla poltrona, dicendole che era sporco e che quindi doveva pulirmelo; lei senza batter ciglio si inginocchiò davanti a me e iniziò a farmi il più bel pompino della mia vita. Con le prime tre leccate mi pulì di tutta la sborra rimasta e poi iniziò a segarlo, a leccare il frenulo, il glande, alternare mano e lingua. Dopo un po’ che continuava sentivo il mio cazzo diventare ancora più turgido, tanto che quasi mi faceva male. Lei però era avida e non lo lasciò un secondo. Passato il periodo refrattario, sotto un colpo di lingua venni ancora, stavolta inondandole la bocca di sperma, che subito lei deglutì con piacere.
A quel punto, per darmi il tempo di riprendermi, si scostò e messasi sulla poltrona di fronte, iniziò a masturbarsi infilandosi più dita nella figa. A quella vista rimasi eccitatissimo e in breve tempo recuperai le forze. Le dissi così di mostrarmi la camera da letto. Andammo là e la feci sdraiare sulle coperte, poi le aprii le gambe e le dissi che rimaneva ancora un buco dove non ero venuto.
Lei capì e tentò subito di chiudere le gambe ma io gliele tenni aperte con la forza. Lei provò a sottrarsi dicendo che non l’aveva mai fatto nel culo e non voleva farlo stasera. Io le ricordai la sua frase (“Con quel coso puoi farmi quel che vuoi) mentre mi accingevo a penetrarla. Lei oppose una strenua resistenza, che però cadde subito. Con delicatezza, afferrato in mano l’uccello, lo diressi verso l’ano e sempre con dolcezza, piano la penetrai, fermandomi dopo ogni spinta per dare modo al suo sfintere di adattarsi alla forma del mio cazzo, Il problema però stava nel fatto che lei era vergine analmente e il mio cazzo non era affatto piccolo, quindi pur con tutta la delicatezza del caso, la prof sentì un male abbastanza forte. Quando, una volta infilato tutto, iniziai il rapporto, le uscirono addirittura le lacrime! Ma io non mi fermai e continuai, imperterrito. Si sentivano da parte sua delle grida di piacere e di dolore, che diventarono più di piacere dopo che il suo ano s
i adattò perfettamente alla situazione. Mentre la penetravo lei si masturbava il clitoride e venne più volte. Alla terza volta che veniva, inebriato dai sui sospiri e dai suoi mugolii le riempii anche il culo di sborra! E anche qui, come con la figa, ne uscì un bel po’.
La prof era stanca, più che altro per il rapporto anale. Mi disse che andava a farsi la doccia, per ripulirsi anche della sborra che aveva sul corpo, soprattutto vicino al perineo.
Io la lasciai andare, ma dopo un paio di minuti la seguii. Entrai in bagno, trovando la porta aperta, vidi per terra le scarpe e le calze e la poi la sagoma della prof, da cui si evidenziavano bene le due tettone, dietro la vetrata del box doccia. A quella visione, mi tornò duro e così entrai nella doccia con lei, che mi disse:”Ti aspettavo, mi sono masturbata fino adesso”. Io, anche per guadagnare tempo e riprendermi, continuai l’opera, chinandomi e iniziando a leccarle il clitoride, aggiungendo poi due dita nella figa. Lei non sapeva più come contenere la sua goduria, mi prese la nuca e me la spinse contro la passera, accompagnando con la mano i movimenti della mia testa. In brevissimo tempo, grazie alla mia lingua esperta, ebbe l’ennesimo orgasmo. Così dissi che ora era il mio turno e tenendolo in mano, le presi la testa e la spinsi verso il basso. Lei non si fece pregare e iniziò a pomparlo, lasciando anche che il getto della doccia calda colpisse l’asta, per un godimento
ulteriore. Proprio quando stavo per venire però si interruppe, si alzò,aprì una gamba, lo prese in mano e se lo infilò dentro…al culo! Le era proprio piaciuto, e adesso voleva rifarlo. Io per punirla del pompino incompleto la possedetti con decisione, tant’è vero che notai ancora qualche sua smorfia di dolore. Lei ancora iniziò a masturbarsi il clitoride, così io le dissi che volevo che venisse per merito mio e sfilato l’uccello dal culo glielo infilai prontamente nella figa. Io ero già eccitato per le penetrazioni prima, lei per la stimolazione del clitoride: questo rapporto non durò molto, ma si concluse con due orgasmi e ancora le riempii la figa, anche se stavolta la sborra uscente veniva lavata via dall’acqua. Mi disse di lasciarla fare la doccia sul serio e di aspettarla di là in sala. Andai così in sala e guardai tra i film, per far passare più velocemente il tempo senza di lei: tutti porno! Non ce n’era uno che non lo fosse! Ne misi uno a caso, ma la scelta fu for
tunata, perché era molto bello. E stavo sul divano tutto nudo, col cazzo in tiro. Lei, evidentemente terminata la doccia, arrivò alle mie spalle e disse che mi ero proprio messo comodo e mi chiese se ritenessi la sua videoteca ben fornita e io non potei far altro che annuire. Si mise di fianco a me sul divano e notai che si era rivestita , o meglio…aveva cambiato autoreggenti e scarpe: rosse entrambe. Io per ridere le chiesi come mai il rosso, se era quello che voleva vedere per smettere di volerlo fare. Lei rispose di sì.
Vedemmo tutto il film, abbracciati, senza fare nulla di che; ogni tanto lei mi faceva una mezza sega, io le accarezzavo i seni, tutto qui. Finito il film mi chiese se volevo guardarne un altro o mettere in pratica. Io subito risposi che volevo la prima…e la seconda. E così mettemmo su un altro film, ci sdraiammo sul divano e lì lo facemmo ancora. Lei mi chiese di metterglielo nel culo. Io non ero entusiasta, però per farle piacere lo feci ma stavolta, per farle passare la voglia, la scopai con quanta veemenza mi fu possibile: entrai subito deciso,gli infilai tutto il cazzo fino alle palle, e quando lo tiravo fuori lasciavo dentro solo la cappella, in modo da metterglielo dentro tutto ogni volta. Dopo poche penetrazioni lei sentiva un male allucinante e mi chiese di smettere, ma io, preso dalla foga, le dissi che l’aveva voluto e adesso se lo teneva. La scopai con goduria, venni, anche se stavolta non uscì niente, ormai ero venuto così tante volte che la quantità le aveva riem
pito il culo, ma non così tanto da uscire. La prof se ne accorse e rimase un po’ spiaciuta, dicendomi che le piaceva vedere la sborra che le usciva dalla figa, e adesso, anche dal culo. Vedendomi un po’ in affanno, mi venne incontro e mi chiese un altro dito, che io non rifiutai. La sua figa le aveva dato tanti orgasmi stasera.
Era costantemente fradicia. Le feci il dito e quando venne mi fermai. Stavo dirigendomi verso i miei vestiti, con l’intenzione di andare ma lei mi richiamò e mi disse dove diavolo stessi andando. Io le spiegai che ero esausto e volevo tornare a casa. Lei mi disse che potevo anche essere esausto, ma che lei non lo era ancora e che comunque il mio cazzo tirava ancora, come potevo ben vedere se abbassavo lo sguardo. Io le dissi che ero stanchissimo e che se anche quello funzionava alla perfezione, il resto era andato.
Lei per convincermi aprì le gambe, mostrandomi la sua bella fighetta pelosa, al che il mio cazzo tornò turgidissimo. Come potevo dire di no a una figa pelosa? Anziché prendere la porta di casa, entrai in camera da letto e sdraiatomi, l’aspettai. Lei si fece attendere per qualche minuto, poi capii perché: era andata in bagno e se l’era un po’ depilata, lasciando solo un simpatico ciuffetto sul monte di venere. Le dissi che la preferivo prima, ma che il buco è sempre quello e immediatamente la presi, la misi sopra di me e iniziai a scoparmela con le ultime forze residue, diedi tutto il possibile, e devo dire che ci riuscii proprio perché lei venne due volte, con dei mugolii indescrivibili. Venni anch’io ed esausti entrambi, rimanemmo così come eravamo, finché ci addormentammo, mentre ancora avevo il cazzo in tiro nella sua figa.
Penso che durante la notte mi venne in tiro ancora perché la mattina, quando lo sfilai, la sentii ancora tutta bagnata.
Si svegliò anche lei e mentre me ne stavo andando mi ringraziò per averle fatto scoprire il sesso anale.
Eh, se tutte le prof fossero così si andrebbe più volentieri a scuola!

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