Gay e Bisex

Piume e…

Una storia vera che mi è venuta in mente oggi.
Anche oggi io e R. ci stiamo divertendo fra noi, cazzi, bocche e culo, il mio, due fidanzatine (vabbè, più “fidanzatina” io di lui come sempre).
Non è da molto che T. mi ha rotto il culo, ma è già bello spanato.
Più o meno nello stesso periodo hanno sverginato anche R. ed abbiamo iniziato la nostra carriera da puttanelle, che sta avendo una rapida evoluzione.
E’ un giorno di gennaio, come adesso che scrivo, in giro c’è poca gente, ho recuperato la chiave e siamo sgattaiolati nella vecchia, grande casa dei miei nonni, è proprio nel centro del paese, di fronte alla chiesa. Ormai è disabitata, in attesa di essere in qualche modo riutilizzata.
Abbiamo esplorato le numerose stanze, guardando anche dentro ai mobili. Siamo arrivati in una delle camere delle mie zie, nell’armadio ci sono ancora dei vecchi abiti e frugando nei cassetti del comò è venuta fuori della biancheria intima vintage, non molta però di tutti i generi, qualche mutanda, sottovesti, reggiseni, completini, addirittura calze di nylon. Nel comodino ci sono un paio di consunte scarpe décolleté con il tacco, in definitiva non manca nulla.
R. li ha stesi accuratamente sul letto, come per un’esposizione. Sono cose vecchie, però tenute bene, fuori moda, ma comunque piuttosto belle e di qualità, hanno un certo fascino, conservate dalla naftalina che era stata messa nei cassetti. Mia zia non vive più lì da molto tempo, probabilmente ha lasciato quei capi lì quando si è sposata, magari per tornare a riprenderli, poi non l’ha più fatto.
Gli occhi di R. si sono illuminati, ha in mente qualcosa che però non si può fare in quella stanzetta, c’è poca visibilità ed è rischioso accendere la luce, ci sono le persiane e si vedrebbe dalla strada. Sono le cinque e fa già buio.
Prendiamo tutta quella roba e la portiamo nel salone principale. Questo dà sulla piazza, però le finestre sono protette da ampi scuri, quando sono chiusi non fanno trapelare il minimo raggio di luce.
Comunque accendiamo solamente l’abatjour che è sulla credenza, la luce non è moltissima ma ampiamente sufficiente per quello che dobbiamo fare.
“Dai Polly, spogliati, fammi vedere come ti sta questa roba”. Mi chiede R..
Mi spoglio completamente, anche se la casa è vuota non fa particolarmente freddo, le mura sono spesse, ogni tanto i termosifoni vengono accesi, per far girare l’impianto e la giovane età e gli ormoni a mille ci permettono di non fare caso alla temperatura.
Ora sono nudo, inizio la vestizione con l’infilarmi i collant, sono di quelli che vogliono il reggicalze che fortunatamente c’è, R, mi chiede di mettermi le mutande, so che gli farà piacere vedermele togliere. Scelgo un paio di mutandine di pizzo (non ci sono perizomi o cose del genere, gli slippini che indosso normalmente sono molto più piccoli). Poi il reggiseno, tutto nero, fighissima.
Faccio un figurone, sto benissimo, sembro in un film di Tinto Brass. Il fatto che non ho ancora molti peli sul corpo e quei pochi li depilo di nascosto, con la lametta di mia madre, è determinante, peccato che può vedermi solo R..
Una vestaglietta ricamata che metto sopra rende tutto ancora più sexy, soprattutto il culo che spunta fuori appena coperto dall’elegante pizzo degli slippini.
Mi sta precisa, come tutto il resto, mia zia è minuta, anche la taglia del reggiseno non stona, lei ha le tette piccole.
R. si è accomodato sopra una poltrona, si spogliato anche lui e si accarezza il cazzo mentre io mi sistemo.
“Mhhh… Polly, che fighetta che sei, una bella troietta in calore! Hai un culetto che farebbe resuscitare i morti”.
E’ una recita consueta ma le sue parole mi lusingano, mi metto anche le scarpe col tacco, inizio a sfilare davanti a lui, ammiccante.
Non esistevano ancora i telefoni con la fotocamera, altrimenti sai che scatti!
“Ti piaccio, amore? Guardami, oggi sono proprio femmina… ho voglia di scopare… del tuo cazzo…” ancora recito qualche battuta così, mentre gli dimeno il culo davanti e mi passo le mani sulle cosce inguainate e sul reggiseno.
R. ride e dice che sono proprio una zoccola e che se mi vedessero i Maschi del paese mi spaccherebbero veramente il culo. Come se non lo facessero già abbastanza!
Nel frattempo si è alzato, si è avvicinato e mi ha messo una mano sul culo mentre mi slingua le orecchie, si china e me lo prende in bocca per qualche istante, dopo averlo fatto scivolare fuori in parte dalle mutandine di pizzo. Appena si tira su io gli afferro il cazzo (ha la mia età ma ce l’ha il doppio del mio) lui allora mi infila ancora mano nella mutande e me lo accarezza.
Ora sono proprio una ragazza col suo fidanzato, mi sento tale, siamo eccitatissimi, ci tocchiamo ansimando.
Mi accovaccio sui tacchi e glielo prendo in bocca, lo succhio avidamente, lo lecco, lo spingo in gola, vorrei mangiarglielo.
R. mi fa sempre questo effetto ma questa sera, così agghindata, di più. Sono tutta un fremito, lo stomaco accartocciato ed il culo che mi pulsa, si bagna, manco fosse una figa.
Ora lo sto leccando attorno al cazzo, la pancia l’inguine, le cosce, dappertutto.
E’ in piedi e gli tremano le gambe, ora mi fa rialzare, poi: “Dai Polly appoggiati al tavolo, col petto, così…” mi metto come vuole lui, piegato a novanta, prima mi sono sfilato la vestaglia, mi intralciava.
Cosi, a sua disposizione, respiro forte, in attesa, R. sa benissimo che può fare tutto quello che vuole, ma proprio tutto.
Sono la sua amorosa schiavetta da sempre.
Torna poco dopo, mi mostra un coso che ha trovato, è un piumino, uno di qui scopini fatti con le piume, che usavano una volta per togliere la polvere: “Guarda che bello, Polly”.
So già cosa ha in mente: “Va bene R., però fai piano” ho visto che la punta del manico di legno non è proprio liscia e potrebbe combinare guai.
Mi abbassa le mutande, fa colare un po’ di saliva sul mio buco del culo, ci infila due dita e fa su e giù per qualche istante, per preparare la strada, le allarga a forbice, ci mette in mezzo il manico del piumino, toglie le dita poi lo spinge dentro.
Il manico è fine però è ruvido, fa un po’ male, gemo debolmente, lui continua a mandarlo giù.
Trova un ostacolo e si ferma, penso la curva del retto, il dolore aumenta e io: “Ahhh… okay, R., dai, basta così, mi arrivi allo stomaco!”.
Lui ride, poi me lo lascia lì, profondamente incastrato.
Devo dire che gioca in questo modo col mio culo da quando ci conosciamo, da solo o in compagnia ci ha messo dentro veramente di tutto.
Ora cammino avanti e indietro ancheggiando prepotentemente, il piumino ballonzola, una coda impiumata, come un pavone.
Ho fatto scivolare via le mutande, il reggicalze in evidenza.
Ci divertiamo come matti, continuo a muovere il piumino davanti a lui ma siamo anche eccitati.
R. si stende sul grande sofà, con le gambe larghe, il cazzo dritto come una lancia.
Mi inginocchio fra le sue gambe, poi abbasso la testa e riprendo a succhiarlo, il culo in alto, sempre con quel coso infilato dentro, in bella mostra.
“Su, dai, gallinella… succhiami… ahh… brava Polly… così… cavolo, se ti vedessero così sistemata… che me lo succhi col culettino impiumato”.
Vado a avanti a godermi l’attrezzo nel culo ed il suo cazzo in bocca per parecchi minuti.
Adesso è ora di scopare, faccio uscire lentamente, con cautela, il piumino, cercando di non graffiarmi.
Faccio stringere le gambe a R., sono sempre in ginocchio ma ora lui è nel mezzo, sono divaricata, appoggio il buchetto umido alla punta del suo cazzo, mi abbasso, in modo da farmi penetrare.
E’ bellissimo, molto meglio dello scopino anche se meno scenografico.
Brucia in po’, di sicuro qualche segno dentro quell’affare l’ha lasciato, ma non importa.
Il silenzio sarebbe totale, se non si udisse in lontananza il flebile rumore della strada, sovrastato, però dai nostri gemiti di piacere.
Con quelle cose addosso, col mio cazzo preferito tutto dentro lo sfintere, mi dimeno felice, Polly è appagata.
R. adesso mi masturba, mentre io faccio su e giù, facendomelo scorrere fino quasi ad uscire per poi rispingermi giù. Stringo i muscoli anali, così ci “sentiamo” meglio.
Veniamo praticamente assieme, ansimando, io con un rivoletto che gli bagna la pancia, lui profondamente nel mio intestino.
Ora mi posso spostare, mi sdraio accanto a lui, c’è ancora voglia, gli lecco via la mia sborra dalla pancia, poi lo lavo per benino, gli ripulisco il cazzo e tutto attorno.
Ci incastriamo sul fianco, lui si è girato in modo da fare un bel sessantanove, gli appoggio le mani sulle chiappe, gli lecco il cazzo, il culo, lui fa lo stesso con me, agganciato al reggicalze.
Andiamo avanti per un po’, poi lui mi dice: “Mettiti alla pecorina”.
Me lo vuol mettere di nuovo nel culo, non solo per scoparmi, ultimamente ho cominciato anche a farmi fare un’altra cosa.
Mi afferra per i fianchi, me lo infila, da qualche colpo poi si lascia andare, mi piscia dentro.
Sento il liquido caldo che mi riempie la pancia.
Lui è stato il primo a sperimentare questo, il primo a farmela in bocca è stato M. ma R. mi ha orinato nell’intestino per primo. Qualche mese fa, ce l’avevo dentro, mentre mi scopava sdraiato sopra di me ha detto che gli scappava ed io: “Okay. R., se ti scappa falla” ma io intendevo che si togliesse ed andasse in bagno, magari me la faceva in faccia e in bocca come gli aveva insegnato, per l’appunto, M., invece l’ha mollata lì nel mio intestino. Ho protestato flebilmente ma tutto sommato mi è piaciuto, bella calda, si sente parecchio perché la quantità è tanta, al contrario dei pochi millilitri delle sborrate. Così ogni tanto lo rifacciamo, lo fanno anche altri che mi inculano, alcuni si sono veramente eccitati quando gli è stato raccontato che oltre che in faccia e in bocca mi faccio anche pisciare nel culo, non “sul” ma proprio dentro.
Quando M. l’ha saputo, ovviamente gliel’ho detto, gli dico tutto, è impazzito, ha voluto farlo subito, quel giorno al capannone mi ha riempito ed ha immediatamente sparso la voce, lo sapete, è fatto così.
Figuriamoci quando sapranno che l’ho fatto in lingerie!
R. va avanti a sbattermi, facciamo così, piscia e poi mi scopa pieno di orina, gli piace anche di più perché devo stringere parecchio i muscoli anali per non farla uscire, sono spanata e morbida ed anche se li stringo il cazzo riesce a scorrere lo stesso.
Schizza di nuovo, la sua sborra ora si mescola al piscio che ho dentro, si sfila piano piano, per non farmi bagnare in giro.
Corro in bagno tenendo il pertugio stretto stretto, gocciola ma per fortuna sono vicino, poi mi libero, orina, sborra, annessi e connessi.
Decidiamo che basta così.
Mi dispiace togliermi le cosine che ho addosso, ma non posso fare diversamente, vorrei tenerle sotto, piacerebbe anche a R., ma non sarebbe prudente.
Porto con me soltanto le mutande, che mi piacciono tanto e che voglio mettere con M., che vedrò domani all’oratorio, assieme ad un altro paio di Maschi.
Di sicuro quando le vedono mi aprono come una cozza
Sono tornato in quella casa a scopare con R. altre volte, solo con lui, non ci ho portato nessun altro.
E’ il nostro posto, qui stiamo tranquilli.
Sborra e piscio, una goduria. Mi ha infilato dentro di nuovo l’affare con le piume e numerosi altri oggetti che sono lì, ha fantasia.
Bei tempi. Ho indossato molte delle cose che abbiamo trovato, alcune me le sono portate via, anche lo scopino di piume, è ancora in casa di mia madre.
So che da molto tempo nella vecchia casa è stato tutto gettato, durante la ristrutturazione, se l’è presa uno zio che l’ha rimessa a nuovo.
Che peccato.

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