Pocella con il percing

Samantha è sempre stata molto ambita. è una ragazza appariscente, porta lunghi capelli biondi, una dose di trucco non abbondante, ma ben studiato per esaltare le labbra carnose e gli occhi felini. Ha un ventre piatto su cui spicca un piercing all’ombelico, ha un sedere sodo, bello tondo, messo anche questo bene in risalto da indumenti, pantaloni o gonne che siano, sempre ben aderenti ad ogni curvatura del suo bacino e, più giù, delle belle gambe tornite, lunghe e invitanti, che fanno bella mostra nude, sbucando sfacciate da gonne sempre corte. Fu così che una sera, uscendo per una dose di tabacco, la trovo sola, appoggiata al muro del locale, intenta anche lei a fumare. Cosa alquanto strana il fatto che fosse sola, perchè è sempre attorniata da un sciame di maschi di ogni età in perenne tempesta ormonale pronti ad offrire sigarette, accendini, cocktail di ogni tipo. Lei mi si avvicina e mi saluta e mi dice che non le va nessuna compagnia questa sera, questa frase gela ogni mio entusiasmo. Non che sperassi in chissà che, ma quel suo modo di salutarmi mi aveva fatto pensare… non sono poi molto diverso da tutti gli altri. Un giro con Samantha me lo farei pure io, senza ombra di dubbio. Comunque riprende a parlare e mi racconta che quelli che sono con lei le stanno troppo addosso, vogliono solo una cosa e sono appiccicosi e noiosi. Mi racconta che su di lei girano voci: ora comincia a far caldo e temo di essermi infilato in un ginepraio. Continua dicendomi che è stata tutta colpa di quel del suo ex ragazzo: quando stavano assieme era molto carino e premuroso, ma quando l’ha lasciato, ha messo in giro voci di quanto fosse troia a letto. Ha anche messo su youtube un video che aveva girato di nascosto mentre gli succhiava il cazzo e mentre scopavano. Sicuramente più tardi sarei andato a cercare il video incriminato, mi stavo eccitando a pensare a lei che scopava e non mi sarei perso di certo l’occasione di farmi una bella sega in suo onore. Per confermare quello che mi stava raccontando mi piazza davanti un cellulare che sembra un computer della Nasa: lo schermo si illumina all’istante e presto appare una figura di donna, clamorosamente nuda, intenta a cavalcare a mo’ di amazzone infoiata un fortunato sdraiato su un divano. L’abile cavallerizza è Samantha e la prima cosa che penso è che le tette sono probabilmente rifatte: non si muovono quasi, nonostante il suo corpo sembri in preda al fuoco di S. Antonio. Rifatte, si, ma rifatte bene, cazzo: il video continua con qualità decisamente scarsa, ma sufficiente a far capire quanto assatanata fosse Samantha in quell’occasione e quanto fortunato il proprietario del cazzo che le si stava infilando dovunque. Purtroppo il filmato dura solo cinque o sei minuti che a me paiono cinque o sei secondi. Mi si spegne davanti agli occhi dopo un comando del suo pollice. Rialzando la testa verso di lei percepisco di essermi eccitato: ho il cazzo durissimo che mi dà fastidio nei pantaloni. Lei mi sorride, se ne è accorta e mi trascina all’interno di un androne. Dentro è buio, ma quando i miei occhi si abituano, poco dopo che il portone di legno si è chiuso, penso a come abbia fatto ad aprire la porta. Abita forse qui? Non riesco a rispondermi perché sento la sua lingua che si infila nelle mie labbra. Sono sbalordito, stupito e quasi la situazione e quell’ assalto che ho subito mi bloccano. Ma la parte maschile del mio cervello, quella che ragiona col testosterone mi fa agire. Non mi faccio pregare e la bacio anche io, nonostante il luogo insolito e il rischio che uscisse qualcuno dal palazzo. La sua lingua continua ad esplorare la mia bocca e le sue mani spingono il mio bacino verso il suo. Sono completamente eccitato, adesso, e le infilo una mano sotto la maglietta. Il reggiseno regge quello che non ha bisogno di essere retto: le sue tette sono talmente grandi e dure che fatico quasi a saziarmi di loro. Le sollevo il reggiseno e la maglietta e finalmente le vedo: due grandi tette belle, rotonde, davvero ben fatte. Ci infilo dentro la testa che lei mi tiene e le lecco tutto quello che c’è da leccare. Con una mano intanto mi do da fare alzandole la gonna e infilandola sotto le mutandine. Intuisco che indossa un tanga perchè il culo è subito alla mia portata. La sua pelle è fresca e la sua carne soda. Metto anche l’altra mano sull’altra natica spingendo il suo bacino contro il mio cazzo che sta scoppiando, ormai, nei jeans, cercando di non smettere di leccarle e succhiarle i capezzoli. Lei ha la testa rivolta indietro, con i capelli che cadono lisci e morbidi lungo la schiena. Sento chiaramente le sue mani sui miei jeans che trafficano con i bottoni e la cintura. Non ci mette molto a liberarmi il cazzo da pantaloni e boxer ma a me quel tempo appare eterno. La sua mano lo prende con dolcezza e lentamente tira giù la pelle. Adoro quel
momento. Mi è sempre piaciuto quando la mia partner mi prende il cazzo in mano, appena fuori dai legami del tessuto e me lo scappella. E’ un primo piacere che sento, molto intenso, seppur breve. E’ un inizio, come un antipasto buonissimo che lascia preludere ad un pranzo luculliano. Per godermelo fino in fondo mi immobilizzo con le mai sul suo culo e la lingua sul suo capezzolo, durissimo anche lui. Samantha mi scappella lentamente. Il piacere che sento mi fa già venir voglia di venire, ma è troppo presto ed il movimento troppo breve. I movimenti riprendono e le mie mani lasciano le sue chiappe per spostarsi dove il tanga copre di più. La sua figa mi pare già umida e solleticarla con le dita mi da un piacere profondo. Lei adesso ansima e un grido strozzato le esce più dalla gola che dalla bocca quando le infilo un dito dentro. Lei ha sempre il mio cazzo in mano, ma ora la sua mano è ferma, gli occhi chiusi, le tette scoperte sono un invito ed il suo bacino si muove lentamente, fregandosi le grandi labbra, o forse il clitoride, sulla parte della mia mano che è ancora fuori dalla sua figa. Il suo movimento si fa più veloce, i suoi mugugni più frequenti, poi d’improvviso si allontana e mi dice di scopala. Non è una domanda. Non è un invito: è un comando. Si gira con la faccia contro il muro, offrendomi il suo culo tondo. Mi metto alle sue spalle e lei si inarca leggermente all’indietro per agevolare l’entrata, per offrirmi la figa. Non ho mai scopato in piedi. All’inizio è scomodo. Il cazzo non entra, sembra non trovare il buco giusto. Lei lo aiuta prendendolo con una mano e indirizzandolo verso la figa. La posizione delle mie gambe è faticosa, ma il contatto del cazzo con la fica di Samantha mi fa dimenticare il dolore che sento ed i quadricipiti che bruciano. La sto scopando da dietro. Sto scopando Samantha che geme e mugugna di piacere, con le sue tettone tra le mani. La scopo con violenza con colpi forti del bacino. Lei accompagna ogni movimento con uno spostarsi avanti e indietro col culo, con la figa. Scopare Samantha in quella posizione è una favola. Tutto l’eccitamento è amplificato all’ennesima potenza dal posto, dalla situazione, dalla clandestinità della cosa. Stringo le sue tette tra le mani, una per mano, ma sono talmente grosse e turgide che non riesco a tenerle come vorrei. Godo con violenza, non più di altre volte, ma in modo diverso. Godo per le sensazioni che il cazzo che sfrega sulla sua figa mi restituisce. Godo per la posizione nella quale vedo tutto il suo corpo perfetto. Godo per il fatto che ha le tette talmente grosse. Godo perchè la sento godere, godo perché sento la sua figa che sborodola umori caldi che mi colano sulle palle. Forse è proprio la percezione netta di quest’ultimo fatto che mi fa venire. Ho l’orgasmo che mi parte dalle palle che si contraggono, le sento e sento il piacere che mi monta dal basso quasi doloroso, quasi a voler scoppiare, come in effetti fa, un secondo dopo. Il ritmo del cazzo che entra ed esce ora è all’unisono con lo sperma che sale dalle palle e sento entrare in lei. Una prima spinta forte, poi una seconda, accompagnata dal movimento secco del mio bacino. Una terza, che sembra più lieve mentre lo tiro fuori appena appena, ma poi subito un quarto fiotto di sperma inaspettatamente mi spinge ancora a infilare dentro il cazzo forte. Poi tutto svanisce e la quinta volta che sento lo sperma uscire il piacere è quasi scemato del tutto ed il mio movimento è lento, senza più forza, ormai, quasi svuotato. Mi fermo quando tutto è ancora dentro. Lei si volta e con un movimento rotatorio si sfila il cazzo dalla figa. Mi sta sorridendo. Io sono stremato, non tanto per l’estrema attività fisica, ho quasi 40 anni, ma sono ancora discretamente in forma, quanto per il dolore alle gambe dovuto dalla posizione innaturale che avevo mantenuto. Le restituisco il sorriso: non so se sia venuta o meno e forse nemmeno mi importa. Si riassesta i vestiti in un attimo e quando è ricomposta mi sussurra che scopare con me era una voglia che voleva togliersi da tanto: non era stato granché, ma apprezzava l’impegno e se ne va. Mi lascia lì con la bocca aperta, i pantaloni alle caviglie e il cazzo che si sta rammollendo. La bocca aperta in una posa attonita, mista tra stupore, vergogna e imbarazzo.

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