Troietta con cetriolo

Era una caldissima giornata di luglio quando Michela, decise di buttarsi sotto la doccia per cercare di avere un po’ di freschezza. Ma prima di farlo aspettò di essere sola in casa. Non le piaceva essere disturbata in quei momenti. Solo per quelle occasioni voleva essere la regina della casa. Michela è la classica ragazzetta acqua e sapone, la ragazza della porta accanto. E la madre uscì. Era vestita in modo molto sexy. Portava mutandine quasi innocenti bianche con una magliettina rosa che le copriva quel corpo eccitante. Era lì nella sua stanza ed iniziò a procurarsi il necessario per andare al bagno. Prese l’accappatoio che da lì a poco avrebbe avvolto il suo corpo. Un intimo un po’ più malizioso e si diresse verso lo specchio. Prima di varcare la soglia della stanzetta si dette uno sguardo veloce. Si fece l’occhiolino ed uscì dalla sua stanza. Entrò in bagno e sistemò l’accappatoio sulla porta e iniziò a spogliarsi. Era bella e lo sapeva. Non era la prima volta che camminando per le strade della sua città riceveva guardate da ragazzi e uomini e anche le ragazze non riuscivano a non guardarla quando sfoggiava quelle minigonne o quei pantaloncini che mettevano in risalto le sue gambe. Ma non amava farsi notare più di tanto ed era anche questo che la rendeva più desiderabile agli occhi degli estranei. Iniziò quindi a spogliarsi. Si tolse la maglietta e rimase con il seno di fuori dato che il caldo non permetteva di indossare il reggiseno. Si diede un’occhiatina veloce allo specchio e i suoi seni non molto grandi ma sodi la fecero sentire donna. Fece un giro su se stessa sempre avendo lo sguardo puntato verso lo specchio. Si sfilò anche il pezzo di sotto e rimase completamente nuda. Era quasi pronta ad entrare nella doccia quando dalla finestra senti delle voci di ragazzi provenire dal cortile. Erano alcuni compagni di Michela che approfittando della bellissima giornata di sole avevano organizzato una partitella di pallone nel cortile del condominio e si lasciavano andare a grida ed a battute con un tono di voce molto elevato. Tra i ragazzi c’era anche suo fratello. Erano tutti lì e non si immaginavano minimamente che qualcuno potesse spiarli dall’alto. Restò ferma, nuda ed immobile per qualche minuto alla finestra a guardare quei ragazzi che sudavano e si toccavano per prendere il pallone. Non si rese conto che la sua mano era scesa sul suo pube e si stava toccando già da un p’. Tanto che la sua figa iniziava già a bagnarsi. Si chiese stupita di ciò che stava facendo. Questa volta non si voltò verso lo specchio per non arrossire e per non sentirsi sporca. Ma il desiderio era troppo forte. Chiuse gli occhi. Si mise con la schiena appoggiata al muro e divaricò le gambe quel tanto che bastava per permettere una carezza più dolce alla sua dolce fighetta. Ma la sua testa non era lì, ma nel cortile. Gli occhi chiusi le permettevano di concentrarsi meglio sulle voci dei ragazzi del cortile riuscendone a distinguere le voci e a riconoscerli per nome. E fu questo che provocò a Michela un impulso irrefrenabile. Voleva essere toccata da loro, desiderata da un gruppo di uomini. Lei era alle prime esperienze in ambito sessuale e certamente un’ammucchiata non era da lei, ma in quel momento desiderava essere sottomessa da quei ragazzi. Iniziò a giocare con la sua figa. Si soffermò sul clitoride compiendo prima rotazioni e poi movimenti sempre diversi che permettevano una stimolazione sempre maggiore dello stesso. Ma non le bastava. Si guardò intorno, ma non vide nulla che potesse fare al caso suo. Voleva sentirsi piena. Corse subito in cucina, apri la finestra per sentire meglio le voci di coloro che, in quella giornata afosa, la stavano rendendo così troia. Si guardò intorno ed iniziò a cercare, a frugare finchè non le vennero in mente alcuni video visti qualche giorno prima in internet dove, una ragazza, si masturbava con oggetti di uso quotidiano. Aprì dunque il frigorifero e un ghigno le si posò sul viso quando vide che erano presenti frutta e verdura a volontà. Lasciò il frigo aperto e ancora nuda si sedette alla sua base. La finestra era di fronte a lei e da lì insistentemente continuavano ad entrare le voci di quei ragazzi. Chiuse gli occhi come per darsi più coraggio, allungò la mano nel frigo senza guardare e prese la prima cosa che le capitò tra le mani. Una banana. Era fredda bella non troppo lunga ma doppia e curva. Se la portò alla bocca ed iniziò a simulare un pompino. In quel momento immaginò che era il membro di uno dei ragazzi giù che le stava entrando in bocca. La sua bocca era calda, tanto da far riscaldare la banana in pochi minuti. Si sentiva troia ed oggi le piaceva. Con un gesto si portò i capelli dietro le orecchie, perché non dovevano intromettersi durante l’atto. Continuò a spompinare il frutto mentre l’altra mano era sulla sua figa che giocava col clitoride. Diede uno sputo sulla punta della banana. La sua saliva era sulla punta e se la infilò pian piano centimetro dopo centimetro nella sua figa. Si sedette più comodamente divaricando le gambe ancora di più in modo da facilitare l’entrata del frutto. Dentro e fuori, dentro e fuori e poi di nuovo dentro e poi di nuovo fuori sempre più veloce. Sempre più insistentemente con una mano controllava la banana e con l’altra si massaggiava i dolci seni che erano diventati ancora più sodi. Ma quella banana non le bastava più, desiderava essere penetrata da qualche cosa di più lungo e duro. Diede un’occhiata veloce al frigo senza mai staccare la mano col frutto dalla sua figa. E sullo scaffale più in alto vide un cetriolo. Un battito più veloce al cuore le diede un sussulto eccitante. Prese l’ortaggio, lasciando cadere la banana e senza nemmeno lubrificarlo se lo introdusse tutto dentro. Lo posizionò dritto a terra e lei si mise sopra a cavalcioni. Si fece scopare dal cetriolo così. Come se uno di quei ragazzi fosse per terra e col suo membro in erezione la scopava. Non doveva preoccuparsi di farlo venire doveva solo completare il suo amplesso senza preoccuparsi di nessun altro. Intanto i ragazzi continuavano a gridare e le voci si accavallavano. Michela era sempre più eccitata e mentre si alzava e si sedeva sul cetriolo ormai fradicio riprese la banana da terra e se la portò alla bocca come se ora quei ragazzi fossero 2 tutti per lei. Mentre uno la penetrava, lei si dedicava a spompinare l’altro. Era una sensazione bellissima .Si sentiva un fuoco dentro che la bruciava ed era pronta per esplodere. Il cetriolo ormai, data l’estrema lubrificazione, riusciva a penetrare completamente nella vagina di Michela per tutta la sua lunghezza facendo provare delle scosse di erotismo uniche. Finalmente venne inondando il pavimento. La sua vagina emise uno schizzo tanto intenso da bagnare il pavimento sul quale era seduta. Era priva di forze. Si alzò con ancora il cetriolo infilato dentro la figa. Se lo tirò fuori perché ora le faceva male e pulì subito ciò che aveva combinato e poi corse subito alla finestra e la chiuse: ora si sentiva sporca e strana. Corse in bagno e chiudendo anche questa finestra si buttò sotto la doccia. Il tempo di regolare l’acqua e la porta di ingresso si aprì: era la mamma. E una risata si confuse con la fuoriuscita di acqua. Sì perchè Michela immaginava cosa avrebbe detto la mamma se l’avesse vista in azione 5 minuti prima quando era intenta a levarsi il cetriolone infilato nella sua figa in cucina. Cosa avrebbe detto della sua bimba che si masturbava pensando di farsi scopare dai ragazzi del condominio?

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