Altro che andare a scuola

Per andare a scuola prendo il treno, quella mattina a malincuore mi recai in stazione, avevo un’interrogazione, ma non ero preparata, comunque pur volendo far sega salii sul treno.
Scendo a Latina, da li prendo il bus che transita vicino la scuola che frequento, salgo in treno abbastanza pieno, posti a sedere nessuno, alla stazione successiva altra gente, a causa della rottura della motrice del precedente treno sono saliti tutti su questo, i vagoni stracolmi, dietro di me un signore ben vestito giacca e cravatta, io, con il mio solito jeans elasticizzato, ho la 46 di taglia, ma compero sempre una 44.

Durante il viaggio, capita spesso di sentirmi addosso, il peso di quella persona, le prime volte per me era normale, pieno come era, ma, notai che la cosa si ripeteva troppo frequentemente, mi accorsi che ogni scusa era buona per poggiare le sue parti intime sul mio sederino, la cosa iniziò a stuzzicarmi, mi guardai in giro per vedere se qualcuno potesse notare la cosa, tutto normale, allora iniziai un lento ancheggiando del bacino, lui sorpreso infila la mano dentro il pantalone per aggiustarsi il membro, mettendolo diritto, in quel modo veniva a trovarsi proprio in mezzo alle mie chiappe, mi stavo eccitando, con una scusa banale, portai la mano dietro, come se cercassi qualcosa nella tasca posteriore del mio pantalone, ma in realtà, cercai di palpare quel bel pacco.

Purtroppo ero arrivata a destinazione, stavo gustandomi quel palpeggiamento, sorpresa, scende anche luì, mi seguiva a debita distanza, entrai al bar come mio solito per fare colazione e lui dietro di me, mentre mi accingevo nel fare lo scontrino, lui si offre nel pagarmi alla colazione, un comportamento molto galante, incurante di ciò che era accaduto sul treno, accetto, quei tre euro stanno benissimo in tasca, cornetto e cappuccio ci sediamo, iniziamo a parlare prassi normale le presentazioni, scopro che lui è un prof. Insegna in una scuola media di un paesino lì vicino, tutte le mattine scende dal treno, ha l’auto lì che lo porta su al paese.
Stiamo quasi mezzora a parlare, usciamo e mi dice: scusami mi sbaglio, ma oggi non hai voglia di andare a scuola, senta, sei anche psicologo, cosa te lo fa dedurre rispondo? Una che deve andare a scuola, non sta tranquilla parlare e poi, si legge sul tuo bellissimo viso, accenno ad una risatina e le faccio la linguaccia, senti visto che io dovrei entrare alle 10.00 ti andrebbe di fare un giro per i castelli romani, ti mostro un paesaggio inverosimile, tentennai un po’, pensai dentro di me, ma chi se ne frega, è un estraneo, però è pur sempre un prof. Quindi accettai l’invito.

La sua auto non era un granché, un fiat punto abbastanza vecchiotta, spesso nel cambiare la marcia, sfiorava la mia coscia, cercai di ritrarmi, a dopo pensai voglio stare al gioco, allargai leggermente le gambe in modo da poter toccarmi meglio, arrivati in mezzo ad un castagneto, fermò l’auto apri i finestrini e disse, senti che pace qua su, io ci vengo spesso, quando mi sento giù di morale passo le ore intere a respirare quest’aria, e dicendo questo sdraiò entrambi i sedili, sorpresa mi lasciai stendere, dopo un po’ mi disse, scusami per stamattina sul treno ma sai non ho resistito, hai un bel fondo schiena oltre a tutto il resto del corpo, grazie risposi, e lui ancora, sai solo ripensandoci qualcuno sta tornando di nuovo all’attacco, io sorrido e nel voltarmi verso di lui i nostri volti vengono quasi a contatto, tentennai un po’, lui mi passò una mano dietro la nuca accarezzandomi i capelli si avvicinò baciandomi in bocca, avevo baciato mille volte altri ragazzi ma lui era diverso, sapeva come muoversi dentro la mia bocca, timorosa di non assecondare le sue doti, mi lasciai andare, in cinque minuti la mia felpa era alzata e il mio seno era in bocca a lui, eccitazione saliva dentro di me, un calore parte dai piedi e mi arriva al cervello. Qualcuno ma scritto dicendo come può una ragazza non ancora quindicenne in questo racconto assecondare certe cose, non essere puritana, devo confessarvi una cosa, spesso da bambina dormendo con i miei genitori, ignara di quello che succedeva ho assistito spesso alle loro scopate credendomi addormentata, invece con un occhiolino mezzo aperto vedevo tutto, e poi ho sempre avuto un debole per le persone più grandi di me, tornando al racconto.)
Il prof ci sapeva fare, in un baleno mi trovai pantalone e perizoma abbassati fino alle ginocchia e, chinata la testa iniziò a leccarmi lì, la sua lingua sapeva perfettamente come toccarmi, in un baleno raggiunsi il primo orgasmo, dopo un po’ mi disse ora mostrami cosa sai fare con questo, e aprendosi il pantalone tirò fuori il cazzo, misura del tutto normale come lì altri che avevo toccato in precedenza, lo prendo in mano e inizio a segarlo, tiro indietro alla pelle scappellandolo man mano che scorrevo la mano notavo che si ingrossava sempre di più, il suo glande divento viola, si era ingrossato a dismisura, accostai la bocca e iniziai a succhiarlo, dovetti aprire il massimo la bocca, lui mi incitava dicendomi ci sai fare brava, continui cosi, leccami anche le palle, ingoialo tutto fattelo arrivare alla gola, mentre eseguivo lui mi palpava le tette e on l’altra mano me la posò sul mio culetto, cercando il mio forellino che fu presto penetrato con un dito, i complimenti si sprecavano, iniziò a chiamarmi troietta, questa cosa mi mandò in subbuglio, stavo superando alla grande la prova, dopo un po’ mi disse senti non vorrei venire con la bocca, io lo anticipai dicendogli qui, indicando la fica sono vergine e tale voglio restare, e lui allora proviamo nel tuo culetto ho visto che si adatta subito, ho infilato 2 dita e me le ha prese subito bene, titubante acconsentii a patto che se accusavo dolore lui si fermava, promessomi mi sfilai del tutto i pantaloni e il perizoma, alzai le gambe e lui posizionato davanti a me in ginocchio puntò il suo cazzo al mio forellino, prima però me lo insalivò parecchio infilandoci sempre 2 dita, purtroppo ero tesa, avevo paura, lui si rese conto che era impossibile farlo in quella posizione, provammo alla pecorina ma l’abitacolo non ci permetteva certe acrobazie, allora disse mettiti a pecorina sul sedile ma girata con il sedere verso la portiera io da fuori, in piedi, ti farò sentire tanto piacere nel tuo culetto, dove ci eravamo appartati era impossibile vederci nuda con solo la felpa alzata e seguii le indicazioni che lui mi dava, mi disse rilassati vedrai che ci riusciremo e tu sentirai solo piacere e pochissimo dolore, in quella posizione si inginocchiò, con le mani mi allargo le chiappe, infilando la lingua e iniziò a leccarmi fica e culo, infilandomi spesso la lingua nel culetto, ogni qualvolta sentivo la lingua farsi strada nel mio posteriore partiva un brivido che percorreva tutta la schiena, resosi conto che ero abbastanza rilassata, mise della saliva sulla punta del suo pene e lo diresse al mio posteriore, quando sentii appoggiarmelo, ebbi come una scossa, iniziò a spingere lo sentii entrare pur sentendo dolore la cosa mi piaceva, mi disse fai conto di essere al bagno e fare quella cosa quindi spingi in fuori, eseguivo come una scolaretta, infatti, in quel modo il dolore svaniva un pochino, aggiunse, ci siamo quasi, la metà e dentro di te diete un altro paio di spinte e in suo corpo venne a contatto con il mio fondo schiena, ero riuscita a prendermi nel culetto tutto quel cazzo altro che il manico della spazzola, questo era un cazzo vero, pulsava dentro di me, mi chiese se era tutto apposto, risposi, insomma, mi hai infilzata come allo spiedo il dolore era quasi svanito un po’ di bruciore ma null’altro, iniziò muoversi, prese le mie chiappe tra le sue mani e con un lento avanti e indietro diede inizio alle danze, la cosa iniziò a piacermi, mi disse di provare a toccarmi la fica con una mano avrei avuto più piacere, cosi tenendomi poggiata su una sola mano l’altra la portai al mio clitoride, iniziandomi a masturbare, il piacere iniziò a fasi strada dentro di me, purtroppo la posizione non era un gran che, iniziava dare dei problemi, decidemmo di cambiarla, lui sdraiato me salii sopra, con la mano guidò verro il mio forellino il suo cazzo, con un po’ di pazienza riuscì ad entrarmi del tutto, quando il mio culetto si adattò all’invadente pene, iniziai a prendere ritmo, salivo e scendevo aiutato dalle sue mani, in quella posizione lui teneva tutto il mio corpo a disposizione, alternava toccandomi fica e seno, prese a succhiarmi i capezzoli, iniziai a sentire l’orgasmo scoppiare dentro di me, in un baleno venni fu bellissimo avevo raggiunto l’orgasmo inculandomi, anche lui stava per esplodere, avrei voluto che mi venisse dentro, ma avevo paura, mi sfilai il suo bel cazzone iniziai a segarlo, mi chiese se volevo farlo con le tette, non capivo cosa intendeva, ma subito mi spiegò come fare, presi tra le mani le mie tette e inizia a segarlo fu bellissimo, era la prima volta che facevo una cosiddetta spagnola, orgogliosa e eccitata abbi di sorpresa una spruzzata in pieno viso, continuai a segarlo impiastricciando tutto il mio seno, urlava come un forsennato, fantastica, bravissima, sapevo che eri una troietta non mi sbagliavo, dentro di me sentivo che stavo per venire di nuovo, restando in quella posizione mi toccai la fica, lui vedendo il tutto mi disse voglio che sia io a farti godere, e fattami sdraiare sul sedile allargai le gambe e iniziò a sditalinarmi, quando raggiunsi l’apice del piacere, tremavo tutta, avevo raggiunto degli orgasmi fenomenali. Ricevetti i suoi complimenti per tutto il lavoro svolto, prese dei fazzolettini imbevuti che aveva nel cruscotto, e dopo avermi ripulita di tutto il suo sperma, mi rivestii, con le gambe tremanti presi a fare un giro tra gli alberi, lui mi raggiunse preoccupandosi, ma dopo averlo rassicurato che era tutto a posto mi diede un bacio fantastico, mi disse, Marzia sei stata fantastica, una ragazza come te, non ho mai avuta prima d’ora ci prendemmo per mano e tornammo in macchina.

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