Autostoppista di colore

Era una fresca sera di primavera e nell’aria si spandeva il profumo della zagara. Una di quelle sere che ti invitano ad uscire di casa, per fare quattro passi in centro oppure anche soltanto per fare un giro in macchina. Così, pur se era già molto tardi, decidemmo di uscire. Sveva indossò un elegante abito nero con uno spacco mozzafiato che faceva intravedere la balza in fine pizzo le velatissime calze sorrette dalla clips su un reggicalze pure nero. Pensai che volesse far arrapare tutti i maschi che avremmo incontrato, magari sedendosi su una panchina e accavallando le gambe, per poi avere maggiori stimoli sessuali per quando fossimo rientrati a casa, commentando gli sguardi eccitati dei focosi maschi siculi. Salimmo in macchina e ci avviammo verso la città. Incosciamente, mentre percorrevamo il breve tratto di strada che porta al centro, la mia mano scivolò, attraverso lo spacco, in mezzo alle sue gambe. Sentì l’umido della sua figa bagnarmi le mani e mentre lei allargava le gambe per farsi frugare meglio mi accorsi che non aveva indossato le mutande. Il mio cazzo si indurì e lei lo massaggio senza aprire la cerniera dei pantaloni. giungemmo ad una rotatoria illuminata e da lontano scorgemmo un ragazzo nero, alto, che faceva segno di autostop. Fu un attimo, sarei passato dritto, ma incrociai per un secondo lo sguardo di Sveva e, ancora incosciamente, azionai la freccia e rallentai per accostare. Colsi il sorriso di approvazione e di sottile complicità di Sveva mentre mi fermavo, anche se lei faceva di tutto per non farsene accorgere. Il nero salutò e chiese se fossimo diretti in città, quindi, avuta la nostra disponibilità, salì dallo sportello posteriore. Dopo i soliti convenevoli, riprendemmo la marcia. Ci furono alcuni minuti di silenzio. La mia mano era scivolata, intanto, ancora tra le gambe di Sveva, che si fece sfuggire un leggero mugolio di piacere, mentre cominciava a bagnarsi nuovamente. Con un gesto rapido ed impercettibile lei apri la cerniera ed infilò la sua mano nei miei pantaloni, tirandomi fuori il cazzo ormai duro, sperando che quel gesto passasse inosservato al nero nella oscurità della notte, e inizio a masturbarmi andando su e giù con la mano. Ma nei pressi della città alcuni lampioni illuminarono la scena. Passammo davanti al bivio che porta al centro, ma senza svoltare proseguimmo per la campagna. Il nero non disse nulla, ed iniziò a menarsi il cazzo con le mani, come avevo modo di notare attraverso lo specchietto che avevo posizionato in modo da poter cogliere eventuali sue reazioni a quanto stavamo facendo. Sveva mi chiese di accostare. Senza un perchè lo feci. Lei scese dalla macchina e salì nel sedile posteriore. Io guidavo la macchina e mentre mi allontanavo dai sobborghi della città per andare verso la campagna solitaria, percepivo rumori e mugolii, ma l’oscurità mi impediva di vedere chiaramente ciò che stava accadendo. Quando fui abbastanza lontano dal centro, imboccai una stradina sterrata, in aperta campagna, e accesi le luci interne per gustarmi lo spettacolo che si stava consumando dietro di me. Vidi Sveva, che frattanto aveva tolto l’elegante abito nero ed indossava una succinta guepiere in elegante pizzo nero, con il grosso cazzo colore ebano del nero tra le labbra che succhiava avidamente. Era la prima volta che la vedevo con un simile attrezzo in bocca e ne provai subito un piacere che fece indurire ancora di più il mio cazzo. Raggiunsi uno spazio e mi fermai, per godermi la fellazione orale di Sveva col cazzone dello sconosciuto. Pochi attimi e, in un grido animale, il nero iniziò a fiottare schizzi di sborra bianca e calda che inondarono la bocca di Sveva ed il suo seno, mentre lei continuava a leccare ingoiando tutto quello che usciva senza lasciarne perdere neanche una goccia, mentre il cazzo del nero rimaneva ancora duro come il marmo. Io con il mio bel cazzone in mano avrei avuto voglia di sborrare addosso a Sveva, ma trattenni volutamente il piacere che mi pervadeva tutto il corpo. Lei fece sedere il nero al centro del sedile e si sedette sopra il cazzo che rimaneva duro e svettante come un’asta di bandiera, iniziando un flessuoso su e giù lungo l’asta del nero e dirigendo lei sola la partita, mentre il nero da sotto, si limitava a pronunciare frasi incomprensibili ed a dire “puttana” troia”, dando segno di conoscere la parte più lubrica della lingua italiana. Intanto il mio cazzo duro era tra le labbra di Sveva che volgeva a me il suo volto mentre ondeggiava sul cazzone del nero e con una mano teneva il cazzo e con l’altra aiutava i suoi movimenti sussultori tenendosi dalla spalliera del sedile anteriore. Sveva, in preda ad un piacere mai provato, ondeggiava sul cazzo in fiamme dello stallone nero ed il suo corpo era percorso da una serie di orgasmi consecutivi che si confondevano in urla di piacere animale interrotte dalle pompate in bocca fino a che io non riuscivo a trattenere il piacere e schizzavo in bocca a Sveva la mia sborra calda che lei, pur limitata nei movimenti dall’asta su cui era infilzata, non disdegnava di bere fino all’ultima goccia fino a che il mio cazzo non le si smosciava tra la labbra. Non paga, si stendeva sul sedile posteriore, allargando le gambe e facendomi vedere la figa arrossata dai colpi del nero, e questo la montava da sopra dandole colpi poderosi che la inchiodavano al sedile, impedendole di muoversi e facendole, sconnessamente, urlare “spaccami tutta”, “rompimi la figa” “sborrami ancora”. Il nero urlava di piacere e di colpo si ritraeva, impugnava il cazzo tra le mani e fiottava sulla elegante guepiere in pizzo nero di Sveva altra sborra bianca e calda. Poi si puliva il cazzo con un lembo della guepiere che scostava dal ventre di Sveva. Il mio cazzo era di nuovo in tiro a questa scena. Glielo mettevo davanti agli occhi e lei lo prendeva in bocca succhiandolo avidamente. Il nero guardava ed il suo giovane cazzo cominciava a dare nuovi segni di ripresa. Stendevamo tutti i sedili della macchina per farne un unica alcova. Mi stendevo sotto, con il cazzo ormai arrapato e Sveva si metteva sul cazzo a spegnimoccolo, andando su e giù, senza disdegnare il cazzone del nero che ogni tanto leccava per fare indurire meglio. Mentre la chiavavo da sotto, vidi il nero inarcarsi dietro Sveva, con il cazzo teso in mano, e divaricarle le natiche. Lei tentò di opporre resistenza, conscia della enormità di quel cazzo nel suo culo stretto. Ma il nero, senza fare una piega, puntò la cappella contro il buchetto del culo e le diede un colpo secco, cui seguì un urlo di dolore misto a piacere ed un “nooooooo, mi rompi tutta”. Il nero proseguì nei colpi di cazzo spingendoglielo sempre più dentro al culo, e mentre io sentivo la figa stringersi attorno al mio cazzo quanto più l’altro entrava nel culo, il “nooooo” si trasformo in un “siiiiiiiiiiiiii, in fondo, più in fondo”. Sveva era in mezzo a due cazzi enormi duri che le riempivano ogni buco e continuava a godere come una invasata fino a che tutti e due all’unisono sborrammo nel culo e nella figa di Sveva, che si abbandonò ad un ultimo orgasmo animale. Le luci della macchina erano rimaste tutto il tempo accese. Dopo circa mezzora riuscimmo a rivestirci e ad accompagnare il nero in città. Non scendemmo dalla macchina. Non lo abbiamo più rivisto. A volte è meglio non andare in centro e preferire le campagne.

[Total: 0    Average: 0/5]

Ora sei Offline, Navigazione Limitata