Doci effusioni

Conobbi la mia attuale ragazza all’università, anni fa. Fresco diplomato avevo tutte le intenzioni di far stragi di ragazze e spassarmela un po’, e lei rientrava tra i miei obbiettivi. Lei è una ragazza della mia stessa età, bionda, occhi verdi, alta 1,60 circa, una seconda di seno, taglia 40/42 ed un sedere molto sodo e rialzato… insomma una ragazza di bell’aspetto che, seppur non balza all’occhio, è davvero un bel bocconcino. Ci conoscemmo ai corsi ed iniziammo a diventare pian piano sempre più intimi. C’era del tenero in lei, ma le mie intenzioni erano di divertirmi. Come comportarmi?
Fortunatamente ben presto ci pensò lei a togliermi ogni senso di colpa dalla mente, dimostrandosi molto meno timida di quanto sembrasse.
Una sera, al pc, parlavamo del più e del meno quando all’improvviso lei iniziò a farmi domande particolari riguardo il suo aspetto e gli effetti che mi provocava. Fui molto carino e le feci capire che era una bella ragazza e che non disprezzavo affatto. Ma lei insistì facendomi capire che mi comportavo troppo da bravo ragazzo e facendomi promettere che al nostro prossimo incontro sarei stato più azzardato.
Il caso volle che avevamo un solo corso quella mattina e, dopo aver salutato gli altri compagni, rimanemmo nel complesso all’aperto un po’ appartati. Stavamo lì a goderci il sole di fine estate quando lei iniziò a provocarmi. Eravamo seduti su un bassissimo muretto che recintava un’aiuola quando lei schizzò in piedi, mi rubò il tappo della bic e, tenendolo chiuso in un pugno, non intendeva restituirmelo. Provai per gioco ad aprirle la mano con un po’ di forza, e quando ci ero quasi riuscito lei mi fece fermare fingendo di sentir dolore alla mano e di scattò nascose nel suo regiseno il tappo.
“Prova a prenderlo adesso se sei capace” mi disse con aria di sfida.
Sinceramente provai un po’ di imbarazzo, ma poi mi tornarono in mente le sue parole dette in chat e senza pensarci una volta di troppo su infilai una mano sotto la sua t-shirt. Mentre il mio palmo saliva sfioravo la sua pelle morbida e vellutata… prima la pancia, poi finalmente il seno. Scostai il regiseno spostandolo più su e, cercando da sotto di recuperare il mio oggetto rubato, mi ritrovai il suo seno in mano. Benchè non eccessivamente grosso esso riempiva il mio palmo e palmparlo era eccitantissimo. Iniziai a massaggiarlo ignorando completamente il tappo, e a lei sembrava piacere vista la sua espressione sorridente. Nonostante l’imbarazzo iniziale proseguivo in quell’energico massaggio in senso rotatorio muovendole il seno a mio piacimento e sentendo a tratti sotto il pollice l’eccitatissimo capezzolo.
Fummo interrotti da un vocio di persone che stava avvicinandosi alla nostra posizione. Ridacchiando ci spostammo, ma non trovammo altro luogo sicuro… quindi, come se nulla fosse accaduto, tornammo a parlare normalmente delle nostre situazioni e delle nostre giornate, giusto per conoscerci un po’ meglio, quindi pranzammo insieme mangiando un panino. Durante il pranzo iniziammo a parlare di un esame che era alle porte e mi parve evidente che lei si trovasse in difficoltà nel prepararlo. Essendo bravino in matematica le proposi di vederci qualche volta all’università per studiare insieme, ma lei colse immediatamente la palla al balzo chiedendomi se quel pomeriggio stesso sarei stato disposto ad andare a casa sua per un ripasso. Indeciso se credere o meno a quella versione dei fatti, accettai. Avvisai a casa e mi diressi con lei verso la sua abitazione che distava un’oretta dal complesso universitario.
Giunti lì mi aspettavo che fossimo soli, ma invece erano presenti anche i genitori. Rimasi sorpreso e capii finalmente che aveva realmente intenzione di studiare, dunque mi misi l’anima in pace.
Studiammo seduti l’uno affianco all’altra per circa due ore, alternate da piccoli break per andare in bagno o mangiare qualcosina. Il pomeriggio scorreva tranquillo fino a quando, mentre le spiegavo un passaggio di un esercizio, sentii la sua mano andare dritta tra le mie gambe e palparmi l’uccello. Sopreso la guardai e l’unica cosa che riuscì a dirmi fu: “continua”. Mi sforzai di continuare, anche perchè più parlavo e più lei dimenava la sua mano sui miei pantaloni. Ancora una volta però fummo interrotti bruscamente, stavolta dalla madre che aprì la porta per offrirci dei biscotti. Lei in tempo ritirò di scatto la mano ed io imbarazzato accavallai le gambe per nascondere la mia evidente reazione. Proseguimmo a studiare per un altra mezz’oretta durante la quale lei si divertiva di tanto in tanto a toccarmelo.
Sfortunatamente si fece una certa ora e dovetti avviarmi alla porta. Lei mi volle accompagnare alla metro e così, dopo aver salutato e ringraziato i suoi per l’ospitalità, ci accingemmo a passeggiare sino a destinazione. Giunti alla stazione, lei mi chiese di restare un altro po’ perchè voleva baciarmi. Vittima in suo totale potere non le negai questo desiderio e mi feci portare in una stradina adiacente alla metro dove c’era un muretto delle stesse dimensioni di quello galeotto del mattino. Lì seduti ci baciammo… un bacio normalissimo, anzi troppo casto per i miei gusti. Poggiò le sue labbra sulle mie e quando cercai di aprir bocca si allontanò facendomi capire che non se la sentiva. Rimasi deluso perchè non riuscivo a capire le motivazioni considerato che poco prima stava strusciando la sua mano sul mio pacco. Fortunatamente lei sapeva come far andar via un ragazzo soddisfatto e, forse notando la mia delusione, mi diede un altro bacio simile per poi mettersi alzata davanti a me e coprendosi col corpo iniziò a massaggiarmi nuovamente tra le gambe. Il mio pene era già rigido e lei ne sembrava entusiasta, lo smanettava con destrezza e con un energia di chi desiderava farci molto altro. Sentivo la sua mano aperta andare giù, strusciando lungo tutto il membro e scappellandolo quasi, sino ai testicoli per poi risalire e riportare dentro la cappella. Il tutto però avveniva con ritmi molto elevati. Nel contesto che vi era, in un luogo pubblico e con lei che conoscevo appena, raggiunsi l’orgasmo dopo pochissimi minuti. Una sensazione di goduria mi pervase spirito e corpo. Lasciò la mano aperta e ferma facendo pressione sul mio pene che pulsava durante l’eiaculazione. Sentivo lo sperma salire e raggiungere la cappella, per poi sgorgare da essa pian piano e sporcarla tutta insieme ai boxer. Piano piano che godevo sentivo alcune gocce scorrere lungo il tronco del mio pene e raggiungere i testicoli. Lei assistette al tutto senza staccare la sua mano da me e fissandomi in viso. Poi soddisfatta mi sorrise…ed io ricambiai.
Ci salutammo con un altro bacio e quindi mi incamminai verso il mio treno.
Da quel giorno iniziò la nostra strana relazione pre-fidanzamento.

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