La mia prosperosa vicina

Si avvicinava il giorno del mio 25° compleanno e mi era passata per la mente l’idea di organizzare una bella festa con amici nella mia casa di campagna. L’unico ostacolo consisteva nel disordine totale dell’appartamento e soprattutto della necessità di fargli una bella pulizia da cima a fondo. Non avendo tempo a causa del lavoro mi venne in mente di chiedere il favore alla mia vicina di casa che da sempre si occupa di pulizie per privati, la signora Teresa. Era una donna molto in gamba, sempre attiva e con grande volontà. Inoltre mi voleva tanto bene e non esitò ad accettare la mia proposta. Due giornidopo, dopo esserci messi d’accordo, la aspettai giù nel cortile per poi accompagnarla verso la mia casa in campagna. Le chiesi se le serviva il mio aiuto o se avrei dovuto aspettare che lei mi chiamasse per poi tornare a prenderla e riportarla a casa. Lei mi rispose che si sarebbe fatta viva non appena avrebbe terminato l’opera. Teresa era una bella donna quarantacinquenne, un po’ in sovrappeso e con un gran culone, ma in compenso aveva un enorme seno sul quale mi ero spesso soffermato con lo sguardo e sul quale ho fantasticato per tutta la mia adolescenza. Appena arrivammo aprii la porta di casa rendendomi immediatamente conto che c’era tanto da fare, dal lavare tutto allo spolverare i mobili pieni di polvere. Teresa mi disse che aveva con se un cambio e dunque entrò in camera da letto per cambiarsi. La mia curiosità era tanta da spingermi, furtivamente, ad avvicinarmi alla porta socchiusa. La vidi lentamente sfilarsi gli indumenti per riporli sul letto e dunque indossare un paio di pantaloni sportivi ed un grembiule che lentamente abbottonò. Mentre infilava i bottoni negli appositi buchi si potevano ammirare i suoi enormi senì muoversi sinuosamente seguendo la forma che il grembiule stava assumento chiudendosi. Non aveva il regiseno ed uno spacco eccitantissimo fuoriusciva da quell’indumento. Mi allontanai quando vidi che si dirigeva veloce verso la porta. Entrata nel salone la salutai dicendole che ci saremmo sentiti telefonicamente per farmi sapere quando aveva finito. Entrai in macchina e mi diressi verso casa. Ero davvero stanco e decisi di fare un pisolino. Dopo essermi steso sul letto chiusi gli occhi e sprofondai in un profondo sonno. Sognai che avevo avuto problemi con l’auto e che fuoi costretto, per precauzione, a tornare verso la mia casa in campagna. Entrai in casa e mi offrii di aiutare Teresa, dunque iniziammo a spostare i mobili per poter poi lavare per terra. Ogni volta che lei si chinava in avanti il mio sguardo cadeva sulle tette che libere si muovevano sotto il grembiule… e cosi ogni scusa divenne buona per farla abbassare. Lei sembrò rendersi conto di ciò e così mi provocava chinandosi verso di me o facendo complimenti al mio fisico, finquando con la scusa del caldo, si sbottonò un bottone del grembiule rendendo il suo voluminoso seno era ancor più visibile ai miei occhi. Ancor meglio era quando la potevo osservare di spalle mentre si chinava mostrando il grosso culone fasciato dalle mutande. Continuando con la pulizia dei mobili, lei continuava con non curanza a porsi in posizioni intriganti costringendo il mio pene ad erigersi vertiginosamente. Inziai a toccarmelo mettendo una mano all’interno della tasca dei pantaloni, ma lei giratasi di scatto mi scoprì. Sorridendo posò la pezza sul tavolo e mi invitò a sedermi sul divano vicino a lei. In quell’istante mi sentii un po’ imbarazzato, ma seppur impacciato mi avvicinai. Teresa era una bella donna e fin da sempre avevo trovato in lei quel qualcosa di eccitante. Quando mi sedetti affianco a lei, i suoi occhi mi penetrarono… per qualche secondo rimanemmo in silenzio, poi lei accarezzandosi i seni sotto la vestaglia mi chiese: “che hai Luigi?” Nel dire ciò mi accarezzò dolcemente il viso e la cosa mi eccitò ancor di più. Ormai allo stremo, pensai che dopotutto se avessi tentato delle avances non avrei rischiato più di un ceffone, e fu così che fattomi coraggio allungai lentamente una mano verso il suo seno per accarezzarlo dal grembiule. Il mio sguardo cercò il suo per un cenno qualunque, lei mi sorrise e mi lasciò fare chiedendomi addirittura se mi piaceva. Ovviamente le risposi di si, provocando in lei un brivido di eccitazione che la stimolò ad allargare le cosce quasi ad invitarmi. Con dolcezza mi avvicinai e la baciai. Fu un lungo bacio e nel mentre le sbottonavo la vestaglia cercando di toccare il seno. Anche lei era eccitata, me ne accorsi quando scendendo con le mani le toccai la passera pelosa e notai i peli completamente bagnati. Iniziai fin da subito a ficcargli le dita nel ventre e contemporaneamente le baciavo i seni facendola impazzire al punto che non ci vide più dall’eccitazione e, spingendomi all’indietro, si lanciò sui miei pantaloni per sbottonarlo con foga e tirar fuori il mio membro. Nel vederlo si eccitò a tal punto che iniziò a prenderlo in bocca fino in gola. Continuò cosi’ per un bel po’ fino a quando non riuscii a trattenermi e le esplosi dentro. Non lasciò cadere neanche una goccia di sperma, con il mio pene ancora in bocca, guardandomi deglutì. Ero ancora eccitatissimo, la feci girare e iniziai a ficcare il mio pisello lungo ma ora meno duro nella sua bagnatissima patata facendola godere ed urlare di piacere mentre le strizzavo le tettone. Ad un certo punto tanta era la sua eccitazione che inizio’ a sbrodolare dalla passera come se stesse urinando e la cosa mi eccitò parecchio. La costrinsi a stendersi sul pavimento ed iniziai a stuzzicarle il sedere col mio pene per un po’ fino a venire ricoprendo quegli enormi glutei del mio sperma. Eravamo sudatissimi, andai a prendere una bottiglia d’acqua fresca e ne bevemmo dal collo. Mentre ci dissetavamo mi venne l’idea di farle scivolare sulle tette un po’ d’acqua, poi iniziai poi a leccarle seguendo con la lingua il flusso dell’acqua che scorreva sino alla sua figa per disperdersi nel suo bosco profumato. Subito dopo anche lei dopo avermi bagnato tutto l’arnese lo succhiò fino a farmi venire sulle sue enormi tettone per la terza volta. Sentivo quel poco di sperma che mi era rimasto salire nel pene sino a raggiungere la cappella per poi schizzare su quei seni enormi… fino a quando sentii un rumore assordante. Ci misi un po’ per rendermi conto che era il telefono, che mi trovavo in camera mia e che mi ero svegliato ormai. Teresa mi avvisò di aver terminato il suo lavoro e che potevo tornare a prenderla. Mi ritrovai eccitatissimo con un bestione nei boxer, ma soprattutto completamente umido forse perchè ero venuto durante il sogno. Mi diedi una sciacquata e mi diressi all’auto per tornare dalla mia musa ispiratrice. Chissà cosa mi avrebbe aspettato una volta lì…

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