Lesbo

Due donne mi sorprendono

Luglio. A Milano fa un caldo terribile, asfissiante. Lungo la nuca e tre le cosce esili ma tornite scendono gocce di sudore, le mutandine sono umide. Sto preparando il mio ultimo esame quando sento squillare il telefono. È Gloria, una mia compagna. “Perché non studi qui? Ho l’aria condizionata”, dice.
Non me lo faccio ripetere due volte, mi manca l’aria. Prendo tre mezzi e vado da lei, con le guance arrossate e le labbra gonfie per il caldo. Non faccio in tempo a suonare alla porta che mi tira dentro prendendomi per il polso. Mi sbatte al muro accanto all’uscio, mi ficca la lingua in bocca e afferra con la mano la mia vagina.
Tutto nell’arco di pochi secondi. Non faccio in tempo a realizzare – sono etero – che già impazzisco di piacere.
È incredibile, sa esattamente dove toccare. Mi lecca il lobo sinistro e poi il collo fino al capezzolo, che prima lecca e poi mordicchia. Gemo come mai prima.
Riesce a sollevarmi con la schiena al muro e le gambe divaricate e per pochi secondi passa la sua lingua sul mio clitoride attraverso le mutandine fradicie. Le danno fastidio, me le strappa con i denti. Non ho mai provato niente di simile, se continua così potrei squirtare.
Le mie gambe scivolano a terra lungo la parete e ci spingiamo verso la sua stanza. Sul letto, nuda e bellissima, pronta come se mi stesse aspettando, trovo un’altra ragazza, una dea.
Ha il seno più florido e sodo che abbia mai visto, gliele voglio strizzare subito, leccare e prendere tutte in bocca, staccargliele se solo potessi. Non mi riconosco più. Mi avvento sul letto e la dea mi sbottona piano la camicetta bianca di lino.
Gloria non si sente né vede più. Ah no, ora la sento, anche fin troppo bene. Mi sta leccando il culo e sembra inondarmi, non capisco se sia saliva o qualcosa tipo un lubrificante. Indossa un vibratore e me lo infila dentro, è gigante, prima mi fa malissimo, poi mi si annebbia la vista. La dea mi sta leccando da qualche minuto la vagina mentre io le pizzico i capezzoli con violenza e vedo la sua bocca perfetta aprirsi, le sue labbra gonfiarsi, la sua lingua uscire e chiamare la mia. Sono tutta riempita, dietro con forza, davanti con maestria.
Gloria affonda sempre più finché, con l’ultima spinta, non urlo fortissimo, un urlo infinito. La mia vagina zampilla senza sosta e la dea se ne lascia inebriare, lasciandosi sporcare la faccia. “Oddio”, urlo, “ancoraaaaa!”

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