Guasto alla caldaia

Mio marito non combina più niente dentro casa. Era un angelo quando l’ho sposato: dolce, tuttofare, e un diavolo sotto le coperte. Ora sono passati dieci anni, abbiamo da poco superato la quarantina. E lascia che pensi io all’idraulico. Roba da non credere. Credo che se avessi il coraggio di scoparmelo farebbe una festa perché non mi concepisce più come una donna e io non vedo il suo uccello se non quando indossa le mutande. Potrei farmi prendere dall’idraulico per il mio sollazzo, se non fosse uno sgorbio.
Suona il campanello. Sto mangiando un dolce tipico sardo, la regione dalla quale provengo. Me l’ha portato mia madre il giorno del mio compleanno. Vado ad aprire al maledetto che deve controllare la caldaia. Mi ritrovo davanti un giovane alto e piazzato. Ha la stessa borsa del nostro idraulico ma è un tantino differente. Il ragazzo si presenta:
“Sono Marco, il figlio di Paolo”.
“Vieni pure. Dov’è tuo padre?”
“Ha la febbre. Non si preoccupi: sono più bravo di lui.”
Più bravo e soprattutto bello. Mi impressiona vederlo girare per casa. Un gigante splendido, con un culetto sodo come i ballerini della TV.
Gli mostro la caldaia mentre faccio pensieri sconci. Non mi capitava da una vita. Da questo di idraulico mi farei pure ingravidare.
Marco si mette al lavoro e io, dopo un po’, provo a fargli capire che vorrei ammirare il suo manganello. Il tipo non si distrae più di tanto: sicuramente è abituato a passere in grande forma. Ma lui non sa che ho un’arma segreta: ho vent’anni più di lui e le sue coetanee possono solo sognarsi di essere maiale quanto so esserlo io.
Decido di usare le maniere forti: indosso una minigonna con perizoma e autoreggenti e mi metto a pulire il pavimento a fianco a lui. Sono girata verso la parete ma sento chiaramente che ha smesso di lavorare. Non fa nemmeno un fiato ed ecco che mi strofina l’indice sulla fica. Sono bagnata come quando ero giovane.
Marco è un porcellino arrapato. Il mascalzone strappa il perizoma come un foglio di carta e mi infila un dito nel culo. Sobbalzo, sbattendo quasi la testa contro il muro: che razza di animali sono i giovani d’oggi?
Io fingo che non stia accadendo nulla di particolare, ma quando mi mette la bocca sulla passera e inizia a succhiare il clitoride impazzisco di piacere. Le sensazioni sono triplicate e il giovincello ci sa fare: deve averne avute di donne! Comincio a gridare come una pazza e arriva un forte orgasmo.
Marco è parecchio in tiro e quando mi sente godere in quel modo tira fuori l’uccello e in men che non si dica me lo poggia sull’ano; passa un altro attimo ed è tutto dentro. E’ un selvaggio, non me l’aspettavo così appassionato: la sua penetrazione è serrata, veloce, profonda. E’ un massacro per il mio povero culo, ma il piacere è intenso e ho grande soddisfazione a essere apprezzata a tal punto. Mi lascio di nuovo andare e vengo per la seconda volta, grondando secrezione a terra, ansimando come una cagna.
La bestia eccitata lo tira fuori senza cura, facendomi male, me lo schiaffa in bocca e mi scopa il viso strillando. Sborra forte, dritto in gola.
La caldaia? Non la sa aggiustare. Ma la mia autostima l’ha messa a posto.

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