L’estate dei miei 18 anni

Mi chiamo Carlos e non potrò mai dimenticare l’estate dei miei 18 anni. All’epoca andavo, con la mia famiglia, in villeggiatura a Palinuro. La cosa in verità cominciava ad annoiarmi; sempre i soliti amici, il solito lido e gli stessi vicini di ombrellone da sempre. Non potevo immaginare che da lì a qualche giorno quella sarebbe diventata un’estate indimenticabile. Il motivo si chiamava Daniela, la titolare 35 enne di un negozio di abbigliamento che si trovava nella zona dello shopping di Palinuro centro, che dovevo attraversare se volevo andare al mare o incontrare qualche amico. Il negozio era gestito da Daniela e da suo marito, Giuseppe detto Peppe, un 40 enne che aveva fama di essere un dongiovanni. Conoscevo la coppia ed il loro negozio in quanto mia madre acquistava da loro l’occorrente per il mare da quando andavamo a Palinuro. Quell’anno cominciai a guardare Daniela con occhi diversi. Non potevo fare a meno di guardare la sua scollatura che evidenziava, con ogni abito che indossava, due tette da favola. Ben presto i miei sguardi si fecero più audaci ed ogni giorno, con una scusa diversa, passavo da loro per ammirarla. Un pomeriggio, subito dopo il pranzo, decisi di passare davanti al negozio approfittando del fatto che più di una volta, a quell’ora, Daniela era sempre sola al negozio.
– Buongiorno -mi disse appena entrato- non riposi a quest’ora? –
Indossava un abito aderente che lasciava trasparire un completo intimo, reggiseno a balconcino e perizoma blu elettrico, da togliere il fiato.
– Non ho questa abitudine -risposi- e poi volevo approfittare per acquistare un costume nuovo.
– Hai già visto qualcosa che ti piace?
– Si, ho adocchiato un paio di costumi in vetrina.
– Mostrameli ed accomodati in camerino così ti spogli e li provi.
L’idea di spogliarmi ad un metro da lei e con la sola separazione di una tenda mi faceva eccitare, al punto che cominciai a temere di fare una brutta figura se si fosse accorta della mia erezione, così mi precipitai in camerino chiudendo la tenda. Dopo qualche minuto scostò la tenda da un lato e mi porse i costumi da misurare. Tolsi il costume che indossavo e mi accinsi a misurare il primo dei due ma, mentre compivo l’operazione, con qualche difficoltà a causa del mio cazzo duro che non voleva saperne di abbassare la testa, Daniela si affacciò all’interno con la scusa di vedere se la misura era giusta. Mi colse impreparato e goffamente mi girai, per coprire la mia erezione, offrendo alla sua vista il mio culetto.
– Un attimo -dissi- non sono ancora pronto.
– Pronto lo sei eccome -rispose- e che
bel culetto sodo che hai. Hai vergogna di me?
– No è che non ho indossato ancora il costume.
– Fammi vedere – spalanca la tenda e mi guarda.
– Non preoccuparti, ho appeso il cartello “torno subito” da qui nessuno può vedere che siamo all’interno -.
Detto questo, dopo aver rivolto lo sguardo al bozzo formato dal mio cazzo durissimo, mi abbassò il costume facendo balzare fuori il mio cazzo.
– Da quanto tempo desideravo accarezzarti così – mi disse iniziando una lenta masturbazione – non crederai che non mi ero accorta dei tuoi sguardi carichi di desiderio.
Io non riuscivo a parlare per l’emozione e la cosa peggiorò quando Daniela si inginocchiò e me lo prese in bocca: sentivo una leggera scossa iniziare dalle palle ed arrivare alla punta della cappella che era tesa al massimo, come se dovesse scoppiare da un momento all’altro. Durante il pompino, iniziò ad accarezzare il mio culo stringendo le chiappe e cominciando a giocare col mio buchino con le dita. Volevo dirle di fermarsi ma lei, accortasi del mio iniziale imbarazzo, mi disse di fidarmi e di lasciarla fare perchè mi sarebbe piaciuto di più. La assecondai e iniziai a sentire un piacevole calore provenire dal mio culo quando lei mi penetrò con la punta di un dito. Il mio cazzo divenne di ferro e lei cominciò a mugolare. Quando si accorse che stavo per venire, affondò fino alla radice il suo dito nel mio culetto e accolse la mia sborra nella sua bocca continuando a succhiare fino all’ultima goccia. Che buon sapore, leccando le labbra disse Daniela, domani toccherà a te leccare; preparati, ti aspetto. La notte riuscii a malapena a chiudere occhio, aspettando l’indomani e ripensando alle sue parole. Più o meno alla stessa ora mi presentai al negozio. Appena mi vide mi fece segno di entrare e di andare nel camerino. Chiuse la porta e mi raggiunse. Mi abbracciò e mi baciò succhiando la mia lingua e facendo roteare la sua nella mia bocca. Già non capivo niente. Mi chiese di spogliarmi completamente e lei iniziò a fare la stessa cosa: sfilò la maglietta e comparvero due magnifiche tette con i capezzoli all’insù e subito dopo aver tolto la mini di jeans, mi accorsi che non indossava mutande ed era completamente depilata. Si sedette sullo sgabello ed allargò le gambe: – vieni a leccarla -mi chiese- mangiala è tutta tua.
Mi tuffai letteralmente tra le sue gambe e, inebriato dal profumo che emanava la sua fica, iniziai a leccare le labbra fin dentro la vagina, apprezzando il suo sapore. Voleva che le succhiassi il clitoride e me lo chiese dicendo di succhiarlo come se fosse un piccolo cazzetto, disse proprio così, e che dopo avrebbe provato ad incularmi con il suo clitoride. Mi resi conto che stava raggiungendo l’orgasmo dalle vibrazioni del suo bassoventre e dai gemiti che non riusciva più a controllare. Mi tenne incollato alla sua fica perchè bevessi tutti i suoi umori e nel mentre mi pregustavo una scopata sentii la voce di suo marito. Ebbi la tentazione di coprirmi e fuggire ma Daniela mi trattenne dicendo di tranquillizzarmi.
– E bravo il nostro Carlos, mentre io riposo lui si diverte con mia moglie… –
Io ero più che imbarazzato ma, poco dopo, Peppe disse che per ripagarlo di quello che avevo fatto avrei dovuto essere un po’ gentile con lui. Detto questo si sbottonò i pantaloni e calate le mutande mi apparve un cazzo che anche da moscio faceva paura, tanto da sembrare quello di un asino. Daniela si avvicinò al mio orecchio e mi disse di fare a lui quello che lei aveva fatto a me il giorno prima, un pompino. Sembravo un automa, mi inginocchiai e iniziai a prendere in bocca la cappella. Aveva un buon sapore ed era morbida e vellutata. Iniziò a diventare sempre più grosso tanto da costringermi ad allargare la bocca per contenerlo. Quando il cazzo diventò duro come il marmo ed enorme di lunghezza, almeno il doppio del mio, Daniela mi disse che era arrivato il momento di farsi scopare da due uomini e, tirandomi verso di lei mi guidò dentro la sua fica. Lei era semisdraiata sullo sgabello imbottito del camerino e questo mi costringeva a sporgere il culo per penetrarla. Avvertii le dita di Peppe accarezzarmi il buco e, memore del godimento del giorno prima quando Daniela mi aveva penetrato, lasciai fare cercando di concentrarmi sulle sensazioni che mi procurava la scopata. Ad un certo punto sentii che mi spalmava una crema fredda sul buco. Lo guardai e cercai di ritrarmi ma, ancora una volta mi rassicurarono dicendomi che si trattava di una crema lubrificante che avrebbe reso le cose più semplici. Cercai di concentrarmi sulla scopata con Daniela riprendendo a pomparla con foga ma Peppe mi chiese di fermarmi un attimo. Appena lo feci sentii la sua cappella appoggiarsi al buco tra le mie chiappe e dopo pochi secondi avvertii un dolore tremendo e cacciai un urlo perchè, con una spinta decisa, mi aveva inculato con almeno metà del suo enorme cazzone. Credetti di svenire e mi accasciai su Daniela la quale continuava ad accarezzarmi e mi sussurrava di stare calmo perchè il dolore sarebbe presto passato. Incurante dei miei lamenti Peppe mi inculò completamente con altre due spinte del suo cazzone. Sentii il suo bacino aderire alle mie chiappe. Mi sentivo violato completamente e quando cominciò a scoparmi veramente il mio cazzo riprese un po’ di vigore e Daniela si dedicò al pompino più fantastico che abbia mai ricevuto. Peppe dopo qualche minuto accelerò il ritmo delle spinte e quando cominciò a scaricare dentro di me tutta la sborra calda venni anch’io nella bocca della moglie. Una scopata fantastica che mi ha iniziato ai piaceri bisex.

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