Moralista timida

Sono un avvocato di 44 anni e mi occupo di diritto di famiglia (separazioni, divorzi etc.).
Qualche giorno fa due coniugi hanno preso un appuntamento, insistendo per farselo fissare alla sera, alle 20.00.
Giunto il giorno dell’appuntamento, hanno suonato al citofono ed io li ho ricevuti personalmente, perché la segretaria e tutti i miei collaboratori erano già usciti.
Ero quindi solo in studio.
Lei era una bella signora, di 35 anni e lui un uomo belloccio, di 45 anni.
Lei elegante, truccata leggermente e ben vestita con un tailleur grigio, capelli lunghi e sciolti; lui sportivo, brizzolato, con un paio di jeans, camicia e golf di marca.
Mi parvero una bella coppia.
Fatti accomodare nella mia stanza, chiesi subito qual’era il problema che li aveva condotti da me.
Cominciò lei a parlare, dicendomi che era intenzione del separarsi dal marito ma che lei non voleva, perché l’amava ancora.
Naturalmente le chiesi il motivo per il quale lui fosse determinato a separarsi e lei arrossì, irrigidendosi, mentre il marito taceva.
La tranquillizzai, dicendo che, in fin dei conti, l’avvocato è come un confessore.
Dopo qualche incertezza, mi disse che il marito, da qualche tempo, insisteva per avere un rapporto sessuale a tre, con un altro uomo e che lei invece assolutamente non voleva, perché era bloccata da un’educazione moralmente molto rigida che aveva avuto impartita dai suoi genitori.
Mi disse che il marito aveva cercato anche di prenderla di sorpresa, avendo concordato con un altro uomo un incontro, senza successo e che lei per questo si arrabbiò moltissimo.
Fui preso alla sprovvista, perché non mi era mai capitato un caso del genere, anche se di problemi sessuali delle coppie ne avevo sentiti molti, di vario genere.
Lei disse che questo desiderio del marito era diventata un ossessione e che il marito, per il continuo rifiuto della moglie, addirittura voleva separarsi a tutti i costi.
Capii che dovevo interrogare il marito, che era sempre in silenzio.
Chiesi quindi a lui se questo “problema” fosse veramente decisivo per lui e se, per caso, potesse rinunciarvi, visto che la moglie era comunque carina e molto fine: una bella moglie, insomma.
Lui a questo punto aprì bocca e sbottò: “avvocato, io sono stufo di scopare con mia moglie solo alla missionaria; lei non ha fantasia ed è fredda come un pezzo di ghiaccio; io sono fermanente convinto che un rapporto sessuale a tre la sbloccherebbe; pensi che non sono mai riuscito a farmi fare un pompino, perché lei dice che è contro natura!”.
Guardai lei, che arrossì ancora violentemente, abbassando lo sguardo.
Ero imbarazzato, perché sentivo il mio cazzo che cominciava a lievitare.
Non potei esimermi dal dire a lei, con una frase in latino, che in materia sessuale “omnia licet” e nulla può essere considerato contro natura, soprattutto tra marito e moglie, a letto.
Gettai lo sguardo su di lei e la vidi incuriosita dalle mie parole; capii che mi ascoltava, attenta alle mie parole. Le chiesi se ne avessero parlato con amici ed entrambi mi dissero che non avevano amici ai quali poter confidare la cosa.
Capii anche che io ero l’unica persona alla quale ne avevano mai parlato.
Cominciai ad eccitarmi e volutamente entrai nei particolari.
Rivolta a lui, chiesi la frequenza dei rapporti sessuali e lui mi rispose che lo facevano due volte alla settimana, sempre “alla missionaria”, perché lei godeva solo così.
Forzai la mano e dissi diretto a lei: “signora, guardi che è normale che un marito chieda alla moglie un po’ di fantasia; io, tanto per fare un esempio, ogni tanto chiedo a mia moglie un rapporto anale”.
Lei arrossì ancora ma non abbassò più lo sguardo ed abbi l’impressione che cominciava a cedere.
A questo punto lui disse: “avvocato, faccia le carte che io voglio separarmi; non m’importa se mi ama; l’unica cosa che mi potrebbe convincere a rimanere con lei è che si faccia scopare da un altro uomo, anche qui, adesso”.
Le sue parole ebbero un impatto diretto sul mio cazzo, che a questo punto era durissimo; immaginavo già di poterne approfittare, perché quel “qui adesso” sottintendeva che io dovessi partecipare anch’io.
La reazione di lei alle parole del marito fu inaspettata: cominciò a piangere, con copiose lacrime che le scendevano sulle guance, rovinandole il trucco, singhiozzando: “non mi lasciare, ti scongiuro; lo so che sono un’incapace a letto ma devi capirmi; ti amo troppo per lasciarti andare”.
Si gettò su di lui come una forsennata, baciandolo con lascivia e dicendogli, in lacrime: “vuoi che te lo prenda in bocca adesso; così sia!”.
Si inginocchiò davanti al marito e gli aprì la cerniera-lampo dei jeans, tirandogli fuori il cazzo.
Io rimasi di sasso, perché non me l’aspettavo, sempre però con il cazzo gonfio.
Vidi la verga del marito e capii le titubanze della moglie nei rapporti contro natura: era un cazzo che continuava a gonfiarsi, diventando enorme e duro, con una cappella che aveva le dimensioni di un pugno di un bambino.

Rimasi in silenzio, così come il marito.

Lei prese il cazzo del marito con due mani e le fece scorrere su e giù quando, improvvisamente, chiuse gli occhi e ingurgitò la cappella.

Il marito, mentre lei lo spompinava, mi guardava, facendomi cenno di intervenire.
Un po’ titubante, mi alzai dalla mia poltrona e mi sbottonai la patta, facendo uscire il mio uccello che, seppur più piccolo di quello del marito, faceva la sua figura.
La moglie, intanto, continuava a spompinare il marito, sempre piangendo.
All’improvviso mi accostai a lei e mi vide, con il cazzo turgido in mano ma continuava a tenere il cazzo del marito tra le labbra.
Il marito, a questo punto, disse alla moglie: “se vuoi che non mi separo devi farti scopare dall’avvocato”.
Lei non disse nulla, continuando ad andare su e giù sulla verga del marito, che cominciava ad ansimare. Aveva però smesso di piangere.
Io presi l’iniziativa ed andai dietro di lei inginocchiata, tirandogli su la gonna.
Lei inarcò la schiena, facendomi capire che non aveva niente in contrario ed io le sfilai le mutande: un paio di mutande “della nonna”, contrarie ad ogni tentazione.
Pensai, tra me e me, che dovevo infilarglielo nel culo e non nella figa, perché il rapporto anale è sempre stata la mia passione.
Cominciai allora a leccarle l’ano, facendole passare la lingua su e giù, mentre le infilavo due dita nella vulva; lei ebbe un sussulto ed emise un mugolio, mentre il marito, ansimando, mi diceva: “avvocato, glielo infili dove vuole, ma faccia presto”.
Mi inginocchiai quindi dietro di lei, cominciando ad infilarle prima un dito e poi due nel culo; lei, per tutta risposta, aumentò il ritmo del pompino mentre il marito le prendeva la testa e l’aiutava nel movimento.
Appoggiai quindi la cappella sull’ano, strofinandola più volte; poi sputai un paio di volte sul suo sedere; presi la saliva con le dita e la spalmai sul buco, che cominciava ad essere più elastico perché lavorato con le dita.
Le appoggiai nuovamente la cappella sul buchetto e, con un movimento deciso ma non brusco, spinsi con forza, tenendo aperto il culo con le mani.
Lei emise un grido e, a questo punto, mi urlò: “avvocato mi sfondi tutta; mi piace; ancora più forte”.
Glielo infilai fino alla radice e cominciai a pompare, prima lentamente e poi sempre più velocemente.
Lei inarcava sempre di più la schiena, come per farlo entrare di più.
Dopo un paio di minuti dissi: “sto per venire” e lei mi rispose: “sborrami nel culo”.
Era passata al “tu” confidenziale.
Le schizzai tutto nel culo.
Contemporaneamente anche il marito, con un gemito, le venne in bocca e lei nessuna goccia di sperma fece uscire, leccando la cappella del marito per pulirla.
Quando si alzò, lo sperma che le avevo versato nel culo uscì in rivoli sulle gambe ed il marito ebbe il pensiero di leccarle tutte le cosce per pulirla del mio sperma, mentre io guardavo soddisfatto.
A questo punto lei mi guardò e mi disse: “grazie avvocato; quant’è la sua parcella?”.
Io, sornione, risposi: “la preparerò; intanto vi fisso un altro appuntamento per pagare”, pensando alla volta successiva.

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