Scambio di mail

Le mie mail a quel porco di Gianni

IERI – ore 10:15

Caro Gianni,
Ieri non ti ho scritto perchè non sono stata in ufficio, ma ti devo raccontare cosa mi sia successo.
Cose da non credere!
Ieri mattina, appena arrivata in ufficio, aperta l’agenda dei miei impegni ho realizzato di dover passare la giornata sotto la pioggia: due impegni mi avrebbero portato a girare Milano un po’ a piedi e un po’ in metropolitana.
Per fortuna ho una socia in affari eccezionale che ha preteso che fossi accompagnata da Anna, una nuova impiegata che lavora alle nostre dipendenze da poco più di un mese.
Appena Anna è stata informata della cosa mi ha lanciato uno sguardo un po’ particolare, un modo di guardarmi che avevo già notato più volte, ma a cui non avevo dato troppa importanza.
Questa volta però il suo guardarmi da sotto in su, con quelle pupille dilatate, con un sapiente strusciare delle sue ginocchia l’una contro l’altra a darsi piacere (lo sai che noi donne così possiamo provocarci un orgasmo in qualunque momento ed all’insaputa di tutti?) mi hanno piacevolmente stupito …ed il mio stupore è stato ben letto sul mio volto da quel musetto dolce ed impertinente.
Ci siamo così preparate e siamo uscite assieme con le nostre valigette 24ore per affrontare gli impegni della giornata.
Già sull’ascensore Anna si è messa in un angolo con lo sguardo basso, un po’ intimidita e forse impaurita dall’essersi spinta troppo oltre con quello sguardo così carico di voglia e di erotismo: forse aveva il timore di essersi permessa troppo con una delle sue datrici di lavoro.
Ad un certo punto l’ascensore si è fermato per accogliere altri passeggeri e lei è stata costretta ad appoggiarsi a me: sono riuscita a cogliere un lieve rossore sulle sue guance che comunque era già sparito all’arrivo al piano terra.
Siamo quindi uscite per strada, sotto la pioggia prendendoci sotto braccio per ripararci con l’ombrello: sinceramente quel gesto è stato così naturale che non ti saprei dire se sia stata io a porgerle il braccio o lei a prenderselo…
In pochi passi abbiamo raggiunto la stazione della metropolitana ed in men che non si dica ci siamo imbarcate su un vagone pieno di gente anonima.
Ci eravamo sistemate proprio in fondo al vagone, dalla parte della motrice dando così le spalle alla direzione di marcia.
Io ero appoggiata alla parete nell’angolo con accanto una grassa donna di colore. Anna invece mi stava davanti dandomi le spalle in quel vagone piuttosto affollato. Appena il treno è partito Anna stava cadendo in avanti ed ho fatto appena in tempo a trattenerla per la vita evitandole di cadere contro qualcuno: tra borsa, valigetta ed ombrello non le era facile aggrapparsi ai sostegni. Ma ad un certo punto il treno è arrivato alla fermata successiva e la brusca frenata ha costretto questa volta Anna ad appoggiarsi a me: il contatto è stato “rigido”, quasi impacciato, quasi non volesse, ma alla partenza si è lasciata cingere la vita dal mio braccio per non cadere in avanti e da quella posizione col suo corpo appoggiato al mio non si è più mossa. Ancora una volta il treno si è fermato bruscamente facendomela sentire appiccicata come un polipo e prima ancora che la spinta del suo corpo fosse finita la mia mano le stava già accarezzando le natiche.
Il treno partiva e si arrestava ad ogni fermata ed io le cingevo la vita alla partenza e le palpavo il culo all’arrivo. …fino a quando non mi sono decisa a farla girare verso me. Ha ubbidito immediatamente all’invito della mia mano e si è girata subito, tutta rossa in volto con lo sguardo basso, appena prima di una nuova e brusca frenata, appena prima di sentire la mia mano sulla gonna, sopra la figa!

Con lo sguardo basso, ancora più rossa, si lasciva accarezzare e con la scusa di aumentare la stabilità mi ha divaricato ancora un po’ le gambe per lasciarsi toccare meglio ed al mio approfittare della cosa ha finalmente alzato lo sguardo per offrire occhi dolcemente languidi ai miei che li bramavano. Senza accorgerci ci stavamo per baciare, ci stavamo per dare un bacio dolce e profondo, un bacio per scambiarci il desiderio l’una dell’altra, senza accorgerci di essere in mezzo ad un sacco di gente. Per fortuna una brusca frenata foriera di una nuova fermata, proprio la nostra, ci ha permesso di desistere da quel naturale intento che avrebbe scandalizzato tutta quella gente intorno a noi, compresa la donna di colore ancora accanto a me.
…e siamo scese dal treno senza guardarci in faccia.
Questa volta ero rossa in viso anch’io, non perchè stavo per baciare una donna, mi è capitato tante volte, ma perchè stava accadendo in modo così semplice e naturale come mai mi era successo: anche una troiona navigata come me ogni tanto si ritrova a reagire come una ragazzina.

…a dopo, Gianni

Miranda

IERI – ore 11:07

..scusami Gianni, ma ogni tanto devo anche lavorare…

Ritorniamo a ieri….

Ancora nella stazione della metropolitana camminavamo senza guardarci, rapidamente, quasi non ci conoscessimo. Siamo arrivate subito alle scale: Anna voleva servirsi della scala mobile, ma l’ho presa per un braccio costringendola ad usare le scale normali per poterle stare dietro ad ammirare quel culo che avevo appena palpato, quel culo che ancheggiava maliziosamente sotto la corta gonna.
Uscite all’aperto ci siamo accorte che la pioggia aveva concesso una tregua e ci siamo incamminate ancora senza guardarci, ancora senza una parola. Siamo così giunte ad un passaggio pedonale regolato da semaforo: naturalmente era rosso! Attendevamo in silenzio il momento di attraversare quando lei, sempre senza dire nulla, mi ha preso dolcemente per mano. Ancora non l’ho guardata, quindi non saprei dire se lo abbia fatto lei, ma immagino di no.
Al verde istintivamente le ho stretto la mano e me la sono quasi trascinata via. Camminavamo così su un altro marciapiede sempre senza guardarci, sempre muti, ma con la mano nella mano, con una luce nuova negli occhi, luce che non vedevo ma sapevo di entrambe.
Camminavamo su quel marciapiede privo di gente, ma intasato di auto parcheggiate che ci costringevano ad uno slalom birichino che portava i nostri corpi ad occasionali contatti per poter passare, sapienti e premeditate strusciate, fino a quando…
…fino a quando, giunte ad un portone aperto ci siamo infilate dentro di volata per poterci dare quel bacio che ci eravamo negate in metropolitana. L’ho spinta contro il muro e l’ho bloccata col mio corpo come aveva già fatto prima lei più volte ed ho appoggiato le mie labbra alle sue per scambiarci le lingue vogliose da una bocca all’altra mentre cercavo invano di entrarle nella camicetta. Contemporaneamente lei riusciva ad entrare nella mia, sempre un po’ sbottonata, per cercare capezzoli già turgidi di voglia.
Un lungo e profondo bacio che si è interrotto spontaneamente per il bisogno di guardarci negli occhi, bacio che subito dopo è ripreso ancora più intenso di prima sotto gli occhi esterrefatti di un vecchietto di cui non ci eravamo accorte. Alla fine del bacio, alla vista di tutto lo sbigottimento dell’anziano, siamo scoppiate in una fragorosa risata e, di nuovo per mano, ce ne siamo andate ancora ridendo per la nostra strada: lo abbiamo però sentito esclamare:<<...sa capis pu nagòt!>> traduzione: non si capisce più nulla!

Ehi! Gianni… Anna è appena entrata in ufficio. Sapessi com’è bella. E’ anche molto professionale: non lascia trapelare nulla di quanto accaduto ieri, mentre proprio adesso ha accavallato le gambe sedendosi per lasciarmi vedere le autoreggenti nere che indossa sotto una gonna sempre cortina.
…se sapesse che ti sto scrivendo di lei…

…a dopo Gianni. Se fino ad ora il cazzo ti è diventato duro, col prosieguo finirà per scoppiarti!

Miranda

IERI – ore 15:28

Scusami la latitanza, caro Gianni, ma i motivi della presenza di Anna nel mio studio hanno tenuto tutti impegnati fino ad ora: abbiamo persino mangiato uno squallido panino fatto portare dal bar vicino.

Ma torniamo alle vicende di ieri…

Ti stavo scrivendo di essere uscite ridendo da quel portone, divertite dalla faccia e dalle parole del vecchietto ed in breve abbiamo raggiunto il luogo del primo appuntamento di lavoro. Siamo entrate in questo negozio dove siamo state accolte dal proprietario in persona, un vecchio e laido figuro che mi ha sempre fatto una corte per nulla raffinata, smaccata, pesante, infarcita di doppi sensi che nemmeno in presenza di Anna ha voluto evitare. Naturalmente io ed Anna ci si guardava negli occhi fino al punto di scoppiare in una fragorosa risata (se appena avesse immaginato…), ma si doveva dissimulare l’ilarità perchè anche i soldi di un pirla sono buoni per la nostra ditta, un pirla che da noi compra parecchio materiale. A questo punto però era giunto il momento di provare il colpo grosso anche grazie alla presenza di Anna, presenza garanzia d’incolumità, e così propongo al cliente una fornitura da capogiro con uno sconto particolare accompagnando l’offerta con posizioni che gli permettevano di dare ampie occhiate nella mia scollatura.
Ad ogni occhiata sembrava sul punto di decidere, ma occorreva dargli una spinta decisiva.
Chiesto il permesso molto garbatamente mi sono recata in bagno a togliere le mutandine e a sistemare bene le autoreggenti che indosso sempre per poi tornare nell’ufficio del porco che nel frattempo si era già messo a fare lo stupido con Anna. Appena rientrata ha però preferito riprendere con me che avevo di nuovo proposto l’offerta di acquisto.
Questa volta mi ero seduta appoggiandomi allo schienale della sedia perchè lui mi potesse sbirciare sotto la gonna. Nel discutere ogni tanto gli permettevo di vedere sempre qualcosa in più, ma capiva anche che solo alla firma del contratto avrebbe saputo il colore delle mie mutandine, cosa che avvenne puntualmente appena ebbe posato la penna.
La faccia allibita di lui aveva talmente stupito Anna da farla voltare verso me con un’espressione interrogativa dipinta sul volto: aveva intuito dove andassero a parare le occhiate di lui tra le mie cosce, ma non capiva lo stupore muto ed a bocca spalancata del vecchio porco.
Rapidamente e senza tanti convenevoli ho ritirato la copia del contratto con la preziosa firma, abbiamo salutato l’ammutolito cliente e siamo uscite per strada. Eravamo di nuovo noi due sole, ma lei non riusciva a capire come avessi fatto a strappare la firma ad un cliente così poco convinto: dietro un furgone, dopo avere controllato che nessuno ci potesse vedere, ho sollevato la gonna perchè un’immagine vale più di cento parole, così come l’immagine della faccia di Anna era identica a quella del cliente al vedere la mia bella figa tutta depilata.
Anna non riusciva a staccare gli occhi dalla mia passera ed aveva cominciato a palpare la sua strusciandosi la mano sulla gonna.
Solo l’abbassare la mia, ovvero il nasconderle l’oggetto del desiderio le hanno permesso di rientrare in sé e di scoppiare a ridere con me, come due sceme, dietro un furgone in centro a Milano.
Era ormai ora di pranzo così abbiamo deciso di entrare in un bel ristorantino per gustare qualcosa di prelibato anche per festeggiare il pingue contratto appena stipulato. Anche tu Gianni, prima di mangiare ti laverai le mani, ed anche noi ci siamo recate al bagno per farlo. Ebbene: siamo entrate nel bagno chiudendoci la porta alle spalle ed io mi sono alzata completamente la gonna per fare la pipì …ed anche per farla vedere ad Anna. Lei aspettava proprio quello ed appena il mio effluvio dorato ha cominciato scorrere lei ci si è bagnata le mani ed ha cominciato a leccarle gemendo leggermente. Finito di fare la pipì lei mi ha voluto lavare la figa leccandola dolcemente, facendomi quasi arrivare all’orgasmo in pochi attimi, come un coniglio, ma mi sono dovuta sottrarre ad un simile piacere perchè quando godo non riesco a non urlare il mio piacere a tutto il mondo. Finito io ha cominciato lei. Indossando un body intero e senza apertura per fare pipì si è dovuta spogliare completamente mostrandosi a me in tutta la sua bellezza.
Volendo c’è un sistema per pisciare senza togliersi tutto, anche portando i collant sotto un body, ma lei voleva mostrarsi a me, proprio a me: dio mio che figa!

Te la descrivo nella prossima parte perchè mi stanno chiamando…

Un bacio

Miranda

IERI – ore 16:44

O.K. Gianni, sono tornata.

Adesso ti descrivo per sommi capi quella gran figa di Anna.
Ha 24 anni, alta 170cm per 55/60kg circa, un fisico asciutto, tonico, ben modellato con belle gambe dritte e lunghe, un culo da sballo e due tettine imperiali che svettano sfrontate tanto sono sode. I capelli rossi ramati naturali scendono ricci fin oltre le spalle sposandosi perfettamente con occhi verdi ed incarnato pallido, delicata raccolta di una miriade di efelidi. Uno splendore anche la fighetta, labbra bagnate di voglia da trovare in quel batuffolo di pelo rosso come i capelli.
Insomma: un gran pezzo di figa!

Questo splendore ieri era tutta per me, nuda, a gambe aperte sul wc, pronta a darsi ad un mio cenno, cenno a cui ha subito ubbidito cominciando a pisciare. Anch’io le ho accarezzato la fregnetta durante la minzione, ma poi le ho spalmato il liquido dorato sul ventre e sulle tette ed alla fine le ho fatto leccare le mie mani. Subito dopo ho cominciato a masturbarla sapientemente, portandola rapidamente all’orgasmo che sognava con me da chissà quanto tempo, orgasmo che ho dovuto soffocare ficcandole la mia lingua in gola per non lasciarla gridare. Gridava nella mia bocca il suo piacere mentre agitava tutto il corpo per offrire sempre di più la figa alla mia mano che le stava donando piacere.
Le sue unghie infilate nella mia schiena dallo spasmo del piacere sono riuscite a graffiarmi la pelle sotto i vestiti e la saliva sfuggita al nostro baciarci mi ha sporcato la camicetta.
Appena Anna si è accorta della macchia sul colletto si è subito ricomposta, ha cominciato ad agitarsi, a cercare di pulirmi scusandosi oltremodo per il danno causatomi, dandomi persino del lei: un comportamento apparentemente assurdo, comportamento che non potevo ancora comprendere.
Appena in ordine siamo uscite dal bagno e ci siamo accomodate a tavola per il gustoso pranzo reso ancora più buono dagli evidenti esiti dell’orgasmo dipinti sotto gli occhi di Anna. Solo il suo insistente scusarsi per la camicetta macchiata unico ed ancora incomprensibile neo del piacevole momento.
Finito il pranzo ho pagato il conto e siamo uscite per raggiungere il luogo dove ci avrebbe portato l’altro impegno di lavoro della giornata.

Camminavamo vicine, ma senza parlare, lei a testa bassa, col volto triste senza una spiegazione plausibile. Di nuovo in metropolitana, io seduta, lei in piedi sebbene il seggiolino accanto a me fosse libero.
Una situazione davvero strana: fino a poco prima Anna era calda, dolce, gioiosa ed allegra. Adesso, triste e taciturna, si aggrappava con gli occhi bassi al sostegno del vagone dondolando lievemente ad ogni scossone del treno. Non riuscivo a capire, non potevo capire.
Finalmente abbiamo raggiunto il secondo cliente, questa volta una persona con stile ed educazione, di buona cultura ed ancora buon cliente. Il problema, una contestazione per una fornitura in parte sbagliata, di facile soluzione quando si ammetta l’errore e l’interlocutore sia intelligente e non burino, si è risolto in pochi minuti chiudendo così nel primo pomeriggio i miei impegni lavorativi della giornata. A questo punto, comunicato alla mia socia incredula i risultati degli incontri, mi sono offerta di accompagnare Anna direttamente con un taxi al parcheggio di Lampugnano dove entrambe lasciamo l’automobile che ci porta a Milano. Quasi balbettando mi diceva di non meritare tante attenzioni, di non voler creare ulteriore disturbo, di avermi fatto già abbastanza danni per la giornata.
Non ne potevo più di quel comportamento esagerato per una camicetta macchiata ed ero ben decisa a capire cosa in realtà si nascondesse sotto tutto quell’ingiustificato rammarico. E la caricai di forza, strattonandola, parlandole in tono perentorio, sul taxi giunto nel frattempo.
La mia decisione sembrava averla calmata…

Giani, mio bel porcone, adesso mi faccio preparare da Anna una buona tisana. Hai sempre l’uccellone duro? Non sarai mica già venuto, vero?

Ti bacio la cappella

Miranda

IERI – ore 17:37

Pronto a leggere il resto, Gianni?
Hai già le mani nelle mutande, bel porcello?
Ma le mie mail le fai leggere anche alla tua dolce mogliettina?

Torniamo un’altra volta alla giornata di ieri.
Il taxi ci ha condotto rapidamente al parcheggio: una volta tanto il conducente non ha voluto fare il furbo allungando artificiosamente il percorso.

Scusami Gianni: ogni tanto divago.

Al parcheggio abbiamo pagato la sosta alla cassa automatica e siamo salite al piano superiore per ritirare l’auto. Siamo arrivate prima alla sua ed Anna ha subito tentato, dopo l’ennesima scusa, di rifugiarsi in auto. Non convinta di tutta la situazione, ancor prima che potesse bloccare le portiere, sono salita anch’io a bordo urlandole un sacco d’improperi, pretendendo spiegazioni per l’assurdo comportamento ed esigendo l’orgasmo che non avevo avuto. Anna mi ha ascoltata in silenzio, senza battere ciglio, e senza parlare mi guardava al termine della mia fragorosa sfuriata. Non ne potevo proprio più e quindi le ho ordinato:<>. Ha ubbidito prontamente e siamo salite con l’auto sul terrazzo e su mia indicazione ha parcheggiato dietro la parte esterna della tromba dell’ascensore. Continuava a guardarmi imperterrita senza parlare fino a quando, con un ceffone ben assestato, le ho urlato:<< brutta troia, leccami la figa! Non voglio rinunciare al mio piacere solo perchè sei un pezzo di merda!>> Lei mi ha subito sorriso, raggiante, splendida in quel suo essere ritornata la gran figa ventiquattrenne che aveva goduto nella mia mano e dopo aver detto:<> ha infilato la faccia tra le mie cosce aperte.
.ed io ho capito tutto.

Anna aveva deciso di appartenere a me, anima e corpo, in qualità di SCHIAVA.

Mi ha dato una gran bella leccata, anche al culo e questa volta, così chiuse in auto, ho potuto gridare il mio piacere a gran voce, come una scrofa in calore, come la più lasciva delle troie. Dopo l’orgasmo ho pisciato di fianco alla macchina e mi sono fatta ancora leccare la figa da Anna. Di nuovo in auto ho pensato di sistemare Anna gratificandola con una sonora sculacciata tale da mandarla poi a casa col culetto tutto rosso. Se ne è andata sulla sua utilitaria raggiante, contenta di essere stata capita, salutandomi con queste parole:<>.
L’ho guardata andarsene restando ammutolita e sola sul terrazzo del parcheggio multipiano. Solo il desiderio di raccontare tutto al mio compagno mi ha smosso con l’intento di correre a casa. Giunta a casa non ho voluto nemmeno aspettare l’ascensore per non perdere tempo ed ho fatto i gradini due a due per irrompere in casa e raccontare tutto a lui. Affannata parlavo e mi toglievo i vestiti di dosso mentre lui ha tirato fuori un cazzo che coi miei racconti e due manate è diventato un cannone di bronzo. A quel punto ero nuda e quasi alla fine della storia, lui aveva già capito l’epilogo, così mi ha girata e mi ha infilato il cazzone nel culo per farmi gridare ancora di piacere. Mentre mi pompava come un forsennato mi ha chiesto di raccontare a te Gianni la storia di Anna e di quanto bene mi sappia inculare il mio uomo.
Ed è per questo che ti scrivo.

Ancora una cosa.
Ti ho scritto che poco fa mi sono fatta preparare una tisana da Anna: guai se non l’avessi fatto. Questa mattina in ufficio ho distribuito equamente gli incarichi alle impiegate ed ho visto sul suo volto l’espressione triste di ieri. Ho capito subito e per ridarle buon umore mi è bastato prendere tutti i fascicoli da sbrigare dai tavoli di altre due impiegate e metterli sul suo: un sorriso ed un <> appena sussurrato sono stati positiva conferma.
Ecco: è tutto…

Porcone, sei venuto?
Ti sei sporcato i pantaloni? Adesso spiegalo alla tua mogliettina!

Ancora un bacio sulla cappella

Miranda

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