Pomeriggio all’outlet

Era stato facile seguendo le informazioni scambiate per mail raggiungere il luogo previsto per l’incontro. L’uscita dell’autostrada era proprio a pochi chilometri da quell’enorme centro commerciale Outlet che si estendeva a vista d’occhio con i suoi innumerevoli negozi colorati come un richiamo. Come si conviene a uno schiavo era arrivato con buon anticipo rispetto all’orario prefissato per il suo primo incontro con la Divina.

Lei porgeva il volto al sole di quella giornata ancora estiva, attraverso il finestrino dell’auto in movimento, mentre il suo uomo al volante conduceva veloce la vettura per quell’ultimo tratto di strada che li divideva ancora da un incontro cosi originale. Lui non riusciva a fare a meno di scrutare incuriosito l’espressione del volto dell’amata. Avevano condiviso sin ora diversi ed eccitanti incontri, con coppie e singoli, ma questa volta qualcosa di assolutamente singolare aveva spinto la sua compagna alla Sua prima volta da Padrona. Lui si convinse che l’espressione della sua donna aveva in quella occasione un non so che di curioso.

La curiosità cresciuta nei mesi chattando con un bizzarro ma educato adoratore e la sua insistenza nel professare la sua devozione in maniera convinta e l’avevano persuasa, non senza qualche perplessità ad accettare di disporre del suo schiavo, o meglio come lo stesso diceva “di concedere l’onore al suo schiavo di essere usato da Lei, la Divina Creatura”.

Sottomissione, la parola stessa sino ad allora gli aveva dato una sensazione sgradevole come un sussulto di ribellione, qualcosa di inconcepibile al suo spirito libero e sincero. Qualsiasi particolare gioco ove vi fosse minimamente presenza di violenza o sopruso l’avrebbe sdegnata. Il bdsm poi nelle sue forme anche più soft era rimasto sino ad allora qualcosa di sconosciuto e forse inconcepibile.

Inconcepibile, dall’inizio, che la sola visione di un paio di foto, in cui per dire il vero appariva nella sua piena magnificenza di donna, e che accompagnavano il loro profilo di coppia su un sito di annunci, dal quale per altro non traspariva la ben che minima ricerca di uno “schiavo”, categoria appositamente evitata dalla loro ricerca, avesse comunque spinto qualcuno a professarle con tanto convincimento e perseveranza la più umile e spontanea sottomissione in modo autentico da apparire quasi candido di ogni particolare perversione.

Il lungo dialogo tramite chat da prima divertente e poi sempre più coinvolgente l’aveva persuasa alla conoscenza dello schiavo, il suo schiavo, e adesso era quasi giunta l’ora di ascoltare dalla viva voce dello stesso una vera supplica.

Non ci fu bisogno di particolari presentazioni, appena arrivata l’auto della coppia, come in automatico a seguito di uno scambio di sguardi, lo schiavo si mosse disponendosi quasi sull’attenti al fianco dell’auto dal lato della Divina. “Slave?” domandò Lei dopo aver abbassato il finestrino. “Divina” rispose affascinato lo schiavo felice di avere di avere la conferma alle sue aspettative…una vera Divina Creatura alla quale sottomettersi. Un cenno e lo schiavo sali sul sedile posteriore, lo scambio di pochi convenevoli con cordialità e quindi quello per cui li erano. Lo schiavo non esitò a pronunciare da prima con titubanza poi con tono basso ma convinto la sua supplica. “La supplico Signora Padrona, la supplico Signor Padrone, Vi supplico Divina Coppia, di concedermi l’onore di essere provato come oggetto del Vostro divertimento e piacere, secondo il Vostro volere. Vi supplico di accettare la mia sottomissione e di volermi addestrare come Vostro schiavo concedendomi l’onore della Vostra disciplina dandomi la possibilità di servirVi, omaggiarVi, ed essere da Voi usato,abusato,umiliato, giustamente punito secondo quanto a Voi gradito.” La supplica fu accolta, lo schiavo doveva ritenersi in prova e sarebbe stato a loro disposizione per l’intero pomeriggio.Il Padrone e la Padrona, scambiandosi maliziosi sorrisi, dettarono vicendevolmente le prime disposizioni, a cui lo schiavo cercò di porre la massima attenzione, facendo tesoro di quanto gli veniva prescritto. Lo schiavo doveva seguire e servire la Coppia nel suo giro per gli acquisti come un cavalier servente, mantenendosi sempre ad alcuni passi di distanza ma sempre pronto a prestare obbedienza ad un solo cenno di uno dei due. Era suo compito portare le borse degli acquisti e avrebbe avuto l’onore di omaggiare la Divina di quanto da Lei stessa scelto come dono dello schiavo. Avrebbe avuto il compito di coadiuvarli durante le possibili prove degli capi d’abbigliamento o delle scarpe come un vero servetto. Lo schiavo aveva naturalmente l’obbligo di ubbidire a ogni ulteriore occasionale richiesta o capriccio dei Padroni senza porre obiezioni. Il giro tra i negozi incominciò, lo schiavo emozionato cercò da subito di attenersi scrupolosamente agli ordini impartiti, non voleva sbagliare, aveva finalmente una meravigliosa Coppia da servire, si veramente una meravigliosa Coppia, non poteva mancare, una splendida Padrona alla quale sottomettersi e dimostrare la sua sincera adorazione camminava davanti a lui, non riusciva a distinguere nel suo animo quale fosse la sensazione più forte tra l’emozione e la felicità, ma restava quella paura di non essere all’altezza, la paura di deludere irreparabilmente quella che avrebbe potuto divenire la sua Divina Padrona…Una divina Padrona alla quale donarsi in piena sottomissione, finalmente esisteva davvero ed era li a pochi passi.

La coppia proseguiva soffermandosi a visionare le vetrine dell’autlet, qualcuna con un semplice sguardo, qualcuna indugiando maggiormente, a volte commentando. Lo schiavo seguiva docilmente. Lo schiavo si avvicino alla Padrona appena percepita l’intenzione della Divina di entrare nel negozio di fronte. Dapprima lo schiavo ricevette uno sguardo serio come di rimprovero per aver mancato alla consegna di sostare ad una certa distanza, poi verificato che lo schiavo si era avvicinato solamente per aprire le porte del negozio facilitando l’ingresso, ci fu da parte della Padrona un cenno di approvazione e lo schiavo tirò un sospiro di sollievo. Anche il Padrone entrò e di seguito lo schiavo intrattenendosi nell’ingresso senza perdere d’occhio i Padroni ma restando discretamente in disparte. I Padroni non trovarono nulla di interessante e si diressero all’uscita che trovarono prontamente dischiusa dal solerte schiavetto. Alcuni negozi vennero visitati sempre con lo stesso copione, il leggero imbarazzo della coppia nell’essere seguita così puntualmente dallo schiavo sembrava scemato a poco a poco. La passeggiata si stava svolgendo con leggerezza e tranquillità, arrivarono finalmente ad un meraviglioso negozio di scarpe. Un interessata scorsa della vetrina da parte della Padrona e l’ingresso, questa volta lo schiavo non fece in tempo a portarsi alla porta per aprirla alla Sua Padrona, ma non sarebbe stato necessario, le porte erano automatiche e si schiusero senza un tocco. Incominciò un ‘attenta esamina da parte della Padrona di tutte quelle calzature eleganti poste in bella vista sui ripiani appositi. Lo schiavo fremeva cercando di individuare dagli sguardi della Padrona il suo interesse per questo o quel paio di scarpe. Erano vicini a un reparto di sole scarpe eleganti e femminili, la gioia per qualsiasi feticista, svettavano alti tacchi lucidi o colorati. La Padrona si soffermò a valutare un bel paio di scarpe nero lucido con tacco di alcuni centimetri e confidò al Padrone la volontà di provarle. Lo schiavo non resistette dall’avvicinarsi per rendersi utile, chinandosi automaticamente per la scelta del numero giusto per la prova, quel gesto non richiesto non stupì ne innervosì i Padroni, sembrava oramai naturale che quell’ombra si adoperasse istintivamente ma discretamente senza creare disturbo, l’opera solerte di uno schiavo rispettose delle consegne. Lo schiavo estrasse la scatola giusta sotto l’indicazione della Padrona e la segui nei pressi della poltroncina di prova. Venne naturale allo schiavo inchinarsi ai piedi della Padrona una volta seduta, aprire delicatamente la scatola, scegliere la scarpa, e porgerla per la prova. Lo schiavo non attendeva che un cenno di consenso per avere l’onore di poter collaborare nella prova, si sentiva al settimo cielo, finalmente ai Piedi della Divina. Ebbe il consenso, si occupò di sfilare la scarpa indossata dalla Divina e porgere a la nuova calzatura lucida e brillante calzandola con un gesto di venerazione e compiendo ogni cosa con delicatezza sotto gli occhi del Padrone che assisteva. Lo schiavo era come ipnotizzato in uno stato sognante e sospeso ad ogni minimo cenno della Padrona. La nuova scarpa sembrava a lui perfetta per quelle Divina estremità che aveva l’onore di servire. Piacquero anche alla Padrona, lo schiavo ebbe l’onore di calzare anche l’altra ed ammirare sempre fermo in ginocchio i passi di prova che la Padrona compì girandogli intorno. Lo schiavo percepiva di essere nel suo stato ideale di esistenza ai piedi di una vera meravigliosa Donna, era veramente felice di quel momento e non sapeva come esprimerlo. “Bene credo proprio che questo sia l’omaggio che farai alla tua Padrona, per cominciare, anche perché sono sicura piacciano anche a te queste scarpe, mio schiavetto”. Queste furono le parole che la Padrona pronuncio quasi sottovoce allo schiavo mentre si sedeva mandando nettamente in visibilio il sottomesso.

Era la prima volta che la Padrona si rivolgeva a lui con quel titolo che riteneva un onore da conquistare, certo era solo un inizio, ma la sua speranza di essere accettato crebbe. Lo schiavo compì le operazioni di cambio e riconfezione delle belle scarpe con la massima attenzione e cura.

Uscirono dal negozio e finalmente lo schiavo portava in un elegante sacchetto il suo primo omaggio alla Divina Padrona, con fierezza ed orgoglio. In realtà rimuginava dentro di se un pensiero insistente che non riusciva ad evitare, si immaginava strisciante ai piedi della padrona con la possibilità di leccare accuratamente e devotamente quei tacchi splendidi e luccicanti, un bellissimo sogno per ora. Non voleva però che questo sogno lo distraesse dalle sue disposizioni.

Vennero visitati altri due negozi questa volta di abbigliamento sportivo senza nessun nuovo acquisto. Poi fu la volta di un negozio di biancheria intima, c’erano delle lingerie da mozzare il fiato, anche se fossero state indossate da un attaccapanni, da capogiro se immaginate indosso ad una bellissima donna, lo schiavo non potè fare a meno di immaginare la Divina Padrona con indosso un intrigante due pezzi di pizzo nero che gli stava di fronte. Si accorse che l’attenzione della Padrona era rivolta proprio al completo che lui stava osservando. Il Padrone sembrava condividere, questa volta lo schiavo non si permise di intromettersi assistendo poco lontano al concretizzarsi dell’acquisto. Scelta perfetta si limitò a pensare, il suo pensiero doveva essere ad alta voce quando lo sguardo della Padrona incontrò maliziosamente il suo, come se la Padrona volesse indagare nella mente del suo sottomesso. Stranamente la coppia si soffermò poi ad ammirare uno stranissimo tanga femminile con triangolino leopardato, stranamente secondo il pensiero dello schiavo. Il Padrone bisbiglio qualcosa alle orecchie della Divina che trattenne a stento il riso. Doveva essere stato convincente perché il tanga fini sulla confezione del completo nero mentre la coppia si avvio verso l’uscita. Lo schiavo che si era tenuto in disparte fino a quel momento si avvicinò e si permise di supplicare la possibilità di avere l’onore di fare dono delle nuove scelte fatte, in realtà non fu una vera supplica, basto un “mi permetta se può”, per la felicità dello schiavo fu concesso. La passeggiata riprese con la visita ad un nuovo negozio di casalinghi. Nulla. La coppia usci seguita diligentemente dallo schiavo e si diresse verso il bar. I Padroni si sedettero ad un tavolo sull’esterno del locale, lo schiavo si avvicino. Un te freddo per la padrona e una coca per me disse il Padrone prendi qualcosa anche tu e poi vieni a sederti. Lo schiavo si affretto a ordinare poi chiese il permesso di sedersi accanto ai Padroni, le bevande furono servite. I Padroni sorseggiavano e discutevano tra loro di come proseguire la giornata, sembravano soddisfatti e appagati. La Padrona chiese allo schiavo un parere sulle scarpe. Lo schiavo si limitò a confermare che per lui si trattava di un’ottima scelta…avrebbe voluto dire che sarebbe strisciato volentieri ai piedi della Padrona, si limitò a ringraziare di avergli permesso di aiutarla nella prova, e sopra tutto di avergli concesso di offrire come omaggio quelle bellissime calzature. Ad un tratto il Padrone si rivolse allo schiavo “quel tanga leopardato che è nella borsa, la Padrona vuole che lo indossi adesso, prendilo, vai nei servizi, indossalo e torna, non farci aspettare troppo, vogliamo visitare ancora qualche negozio prima di salutarti”. Adesso era chiarissimo allo schiavo il perché di quell’acquisto, inadatto alla Divina, ma adatto per uno schiavo. Capì subito che aveva ricevuto un ordine, il loro primo vero ordine da soddisfare, doveva e voleva assolverlo con il massimo impegno, con la massima solerzia, la mente si affollo di pensieri, la mano scese nella borsa afferro il tanga che si stropiccio nella tasca dei gins dello schiavo. Chiese congedo e si diresse verso il bagno, eseguì imbarazzato quanto comandato senza pensarci molto, diede solo un’occhiata al risultato prima di indossare nuovamente i pantaloni. Uscì e da subito gli sembro di camminare stranamente, si avvicino ai Padroni che appena lo videro si scambiarono un sorriso di approvazione. “Fatto” fu l’unica parola che riuscì a pronunciare lo schiavo. Ricominciò la passeggiata. Lo schiavo si muoveva adesso imbarazzato in mezzo alla gente, gli pareva tutti l’osservassero, si sentiva nudo alla vista di tutti, ma nel contempo era pienamente soddisfatto di questa disagevole condizione, perché voluta dalla Padrona, stava camminando con indosso un capo intimo femminile per desiderio della Divina, questo era tutto ciò che importava, il soddisfacimento di un desiderio della Divina, sapeva di essere usato per il Suo divertimento, e Lei sembrava effettivamente divertita di quella situazione, solo questo era importante. Entrarono in nuovo negozio di abiti sportivi, dopo poco lo schiavo ricevette un gesto di richiamo dalla Padrona. “Provati questo paio di pantaloni mi sembrano perfetti per te”. Lo schiavo ubbidì prendendo i pantaloni con la gruccia che gli venivano proposti, capì che non si trattava di una prova, i Padroni volevano verificare la sua ubbidienza e condividere la vista dello schiavo con il suo nuovo intimo femminile leopardato. Lo schiavo entrò in una cabina di prova richiudibile con una lunga tenda e si abbasso i pantaloni, mentre i Padroni sbirciavano. La tenda si scostò leggermente e la Padrona disse compiaciuta “belli credo proprio ti stiano alla perfezione”. Lo schiavo non riuscì a non arrossire. Il Padrone si affacciò dal lato opposto della tenda “si direi perfetti, cosa ti dicevo”. “Girati” disse la Padrona con tono soddisfatto, lo schiavo ubbidì goffamente come poteva con i pantaloni al ginocchio. “proprio bello, si una bella scelta, adesso rivestiti”. Uscirono dal negozio e lo schiavo li seguì come al solito, si fermarono richiamandolo a loro per informarlo che era giunta l’ora del congedo. Si diressero con calma verso le auto in sosta e lo schiavo ricevette soltanto l’ordine di seguirli verso l’ingresso dell’autostrada, li si sarebbero salutati. Lo schiavo rimase con l’animo sospeso, non conosceva l’esito della prova, non sapeva se era stato accettato o se qualche cosa che aveva fatto o detto aveva indisposto i Padroni verso di lui. L’auto della bellissima coppia partì e lo schiavo li seguiva. In vista dell’ingresso dell’autostrada l’auto si diresse verso una radura laterale e si fermo poco più avanti nascosta all’ombra di una grossa pianta. Lo schiavo si fermo subito dietro, scese al primo cenno di richiamo, mentre la portiera della Padrona si aprì completamente. La Padrona girandosi come per scendere appoggio il piede destro a terra, mantenendo il piede sinistro sul bordo della macchina, il movimento scoprì le gambe ben oltre il ginocchio. Lo schiavo notò subito che la Padrona indossava le scarpe appena prima acquistate, non riuscendo a staccare lo sguardo da quella magnifica visione. “volevamo dirti che per la prima volta ti sei comportato bene e diciamo che la tua supplica viene accettata, se continuerai così avrai la possibilità di continuare a servirci ed essere usato, sappi che ti spetteranno altre prove naturalmente, adesso siccome sei stato bravo ti concedo l’onore di adorarmi e di leccare l’omaggio che hai fatto alla tua Padrona, come vedi sappiamo premiare chi si comporta da bravo schiavetto”. Lo schiavo non ci penso due volte, il cuore gli pulsava come non mai, si gettò quasi a terra davanti alla Padrona, si blocco solo un attimo, lì prostrato ai piedi della Divina, dove aveva sognato di stare dal primo momento in cui l’aveva vista. Il tempo di ringraziare, ringraziare e dire o meglio balbettare il suo onore per potersi considerare loro schiavo, per poi procedere con la massima accuratezza e dolcezza possibile a leccare quel tacco destro, sfavillante ed appoggiato a terra cercando di non perderne nemmeno un millimetro, muovendo la lingua e la testa per seguirne il contorno appieno. La testa si scosto appena per raggiungere il tacco dell’altra scarpa appoggiato sul bordo dell’auto, la lingua proseguì cosi il suo adorato compito e si spinse più in basso seguita dal l’intero corpo dello schiavo che pareva così giacere interamente ai Divini piedi, per proseguire a spalmarsi sulla suola sporgente della lucente calzatura. Un gesto di totale sottomissione che piacque alla Padrona che anzi sollevò il piede, cosi meravigliosamente avvolto, come per facilitare il compito del suo schiavo adibito a lecca suole. Fu un attimo meraviglioso per lo schiavo che si adoperò con tutta la devozione e la dedizione possibile come a voler dimostrare la piena adorazione e gratitudine nei confronti della sua Padrona. Lo schiavo fu lasciato a soddisfarsi del suo compito per alcuni minuti. Lo schiavo ebbe la percezione che furono attimi di divertito compiacimento anche per la Divina e il Padrone. Il Padrone, nel frattempo sceso dall’auto, si era posizionato per ammirare l’adorazione dello schiavo. Lo schiavo fu fatto rialzare con un cenno della Padrona, gli fu ordinato di restare a disposizione e relazionare sull’incontro tramite mail, al prossimo appuntamento avrebbe dovuto presentarsi direttamente indossando l’intimo che gli era stato imposto quel giorno. Lo schiavo rispose affermativamente e ringraziò, rimase come stregato immobile e felice guardando l’auto dei Padroni allontanarsi fino a scomparire prima di riprendersi e risalire in macchina. Lo schiavo si sentiva veramente appagato di quel pomeriggio e sperava dentro di se che la stessa felice condizione fosse condivisa da quelli che erano da quel momento i suoi Padroni. Non si capacitava ancora pienamente del fatto di avere la possibilità da quel momento di essere schiavo di una coppia, di una vera meravigliosa coppia, eppure era vero, era veramente accaduto a lui di adorare una Divina Creatura, di avere una Divina Creatura come Padrona e di poterla venerare e servire.

L’auto della coppia percorreva ormai l’autostrada e Lei osservava il tramonto pensando che in fondo quel pomeriggio era stata una meravigliosa scoperta, si in fondo non era proprio per niente male sentirsi Divina e adorata, almeno ogni tanto, non era per niente male avere a disposizione uno schiavetto, certo non era un gran bell’uomo, ma era educato, cortese, divertente e nello stesso tempo trasgressivo. Non c’era nulla di male nel fare la felicità di uno schiavo che non chiedeva altro che di soddisfare i desideri di una Padrona come Lei. Nel prossimo incontro, pensò, potrei finalmente provare quel fallo con i lacci da indossare, ancora nuovo. Era una sua fantasia ricorrente ma che aveva dovuto accantonare per il netto rifiuto del suo adorato compagno che non ne voleva proprio sapere. Lo schiavo, continuò soddisfatta a pensare, per fortuna non si deve convincere, lo schiavo è semplicemente a disposizione per soddisfare i desideri della Padrona, ed il mio schiavo sarà sicuramente felice di soddisfare questo mio desiderio.

Quella notte la Padrona tornata moglie ed amante indossò il nuovo completo intimo nero per il suo uomo. Fecero l’amore appassionatamente fino ad abbandonarsi in un abbraccio quieto e rilassante di pieno benessere. Il Padrone, tornato marito ed amatore, guardando il sorriso ad occhi chiusi della sua compagna, tornò con il pensiero al pomeriggio, ed anche lui aveva dipanato i suoi timori ed era finalmente tranquillo di non dover temere nulla dal loro schiavo. Nulla che potesse in qualche modo turbare il loro meraviglioso rapporto, per nessun motivo, anzi, gli pareva che quella trasgressione senza spiacevoli ripercussioni potesse in qualche modo risvegliare positivamente la donna amata.

Pensò ancora una volta a quanto fosse fortunato ad avere accanto una creatura così e che non c’era nulla di male nel concederle uno schiavo, era più che giusto che lei potesse togliersi lo sfizio di realizzare qualche suo sogno o fantasia. Poi in fondo anche lui era diventato Padrone e lo schiavo poteva solo ubbidire, doveva ubbidire anche a lui e a ai suoi desideri, per la sua felicità di schiavo, per la loro felicità di Coppia per la prima volta Padrona.

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