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CuckoldTradimenti

Presa davanti al mio fidanzato

Ciao a tutti…sono Adele, ho 26 anni.
Una delle vacanze che ricordo con la lacrimuccia e in cui mi sono davvero divertita è stata quella di un anno fa, più o meno, anche se non cominciò proprio nel migliore dei modi. Ero in Puglia col mio ragazzo. Stiamo insieme oramai da 5 anni. Cercavamo un posto tranquillo dove rilassarci dopo mesi di studio matto e disperatissimo. Il villaggio era davvero carino, si presentava bene insomma. Gli animatori simpaticissimi, il bungalow delizioso. Due settimane tutte per noi. La prospettiva era davvero fantastica.
Il secondo giorno conoscemmo i nostri vicini d’ombrellone, due ragazzi di Napoli, tanto carini ma che all’inizio non mi diedero affatto quest’impressione. Se continuerete a leggere imparerete a conoscermi, sono una tipa aperta ma non troppo spigliata, non do subito confidenza. Mattia invece è il mio esatto opposto. E’ di un petulante unico. Sospetto anche che parli da solo certe volte.
Ricordo che ero sul lettino a prendere un po’ di sole. Ero a pancia in giù. Avevo semplicemente un tanga e il reggiseno slacciato per non lasciare il segno sulla schiena. Modestia a parte sono una bella ragazza. Un metro e 70, capelli castani lunghi e mossi, una terza abbondante di meloni e un culetto sodo da ballerina che d’estate adoro mettere in mostra, non posso proprio farci niente, è il mio pezzo forte!
Wohw! Mi piace essere così spigliata quando scrivo!! (scusate la piccola divagazione :P)
Comunque, tornando a noi, il mio ragazzo, come vi dicevo, era in acqua, di sicuro a parlare con i pesci. Un bel tipo, sulla trentina, abbronzato, fisico statuario si stava avvicinando al nostro ombrellone.
‘Signorina scusatemi, vi andrebbe di scambiare due tiri a beach volley?’ notai che aveva un forte accento partenopeo. Mi misi gli occhiali da sole, mi allacciai velocemente il reggiseno e mi voltai per guardarlo in faccia.
‘Mi dispiace, non so giocare, ma puoi chiedere al mio ragazzo’ gli feci indicandolo. Mattia stava uscendo dall’acqua.
‘Ah, sei fidanzata?’ passò dal ‘voi’ al ‘tu’ in una maniera che mi fece quasi sorridere. Poi mi sembrò che ci fosse rimasto male.
‘Già!’ gli dissi facendo spallucce. Mattia si stava avvicinando. Sarà stato ad una cinquantina di metri da noi. Mi sorrideva e mi salutava come un ebete e tra un sorriso e un saluto guardava incuriosito e preoccupato il mio interlocutore.
‘Peccato. Era una tattica per rimorchiarti. Te lo dico, ma acqua in bocca col tuo ragazzo. Ti avevo vista prima e ti volevo dire che mi fai veramente sangue.’ fece un gesto con la mano come se stesse palpando qualcosa. ‘Sei una bella guagliona insomma. Oh! Se ti dovessi stufare del tuo tipo io sono li.’ indicò il suo ombrellone ad una ventina di passi dal nostro. ‘Sto con un amico. Anche noi siamo del villaggio.’ non feci in tempo a replicare che Mattia era arrivato.
‘Ehi ciao piacere! Sono Giovanni.’ fece il tipo porgendo la mano al mio ragazzo.
‘Ciao!’ replicò Mattia.
‘Stavo chiedendo alla tua ragazza se vi sarebbe piaciuto fare un paio di scambi, a beach!?’ Fece roteare il pallone sul dito medio come un cestista.
‘Bé che dici amore? Ci va?’ mi chiese Mattia guardandomi.
‘A me non tanto. Volevo parlarti!’
‘Ok magari un’altra volta!’ fece lui girandosi verso Giovanni.
‘Certo, le occasioni non mancheranno di sicuro…sentite stasera mettiamo su una grigliata nel nostro bungalow. Abbiamo invitato un po’ di gente, siamo in tanti, se vi va di passare ci fa piacere.’
‘Certo, perché no! Io adoro le grigliate! Ci sarà anche da bere spero, alcol intendo!? Dobbiamo portare qualcosa!?’
‘Ecco bravo! Portatevi un paio di birre, al resto pensiamo noi…allora a stasera ragazzi, ciao!’
‘Ciao ciao!’ Mattia lo salutò con una pacca sulla spalla e si sdraiò accanto a me.
‘Simpatico no!?’ dalla sacca afferrò gli occhiali da presbite inforcandoli e cercando il mio sguardo arricciò il naso.
‘Si certo! Sei un idiota. Mi ha detto chiaramente che ci voleva provare con me.’ lo avvisai stizzita.
‘Cosa? Quando scusa!?’
‘Prima che tu arrivassi!’
‘Stai scherzando!?’ mi guardò come se venissi da un altro pianeta.
‘No. Direi di no!’
‘Ma…scusa…tu hai fatto qualcosa magari? Lo hai provocato forse!’
‘Provocato!? Ma che cazzo dici!? Sei stupido o cosa!? Ci ha provato e basta. Ha chiesto a me di giocare. Non gliene fregava nulla che giocassi anche tu. Svegliati.’
‘Strano però. Sembra così simpatico. Pare un tipo tranquillo.’
‘Hai intenzione di fare qualcosa? Ha detto che gli faccio sangue.’
‘No figurati. Non voglio farti scenate. E’ tutto sistemato!’
‘Scenate a me!? Tutto sistemato?! Tu ora vai li e gliene dici quattro capito carino?’
‘Dai su, piantala!’
In quel momento lo odiai con tutta me stessa. Non aveva intenzione di alzare un dito e me lo aveva fatto capire chiaramente sfogliando una stupida rivista da parrucchiera che qualcuno prima di noi aveva abbandonato sul lettino affianco al nostro.
Vero le 5 tornammo al bungalow. Lui si buttò a letto, io decisi di farmi una doccia. Sotto l’acqua calda cominciai a pensare a quello che era successo poco prima, a quel ragazzo e a Mattia che non aveva mosso ciglio. Presi a fantasticare, a toccarmi. Immaginai quel Giovanni, così spavaldo, così affascinante. Sembrava il classico tipo che con poca difficoltà riusciva a portarsi a letto tutte quelle che voleva. Mi infilai due dita di una mano in fica e con l’altra presi a stuzzicarmi il clitoride. Chiusi gli occhi e immaginai che fossero le sue di mani. Mi vergognai ma cominciava a piacermi. Ero scombussolata, non ci stavo capendo più niente. Un attimo prima lo detestavo, adesso mi stava venendo voglia di saltargli addosso. Siamo davvero strane noi donne comunque (altra divagazione, sorry :P)
Non mi erano mai mancati gli ammiratori e tutt’oggi non mi mancano ma una situazione del genere era del tutto nuova da quando stavo con Mattia.
In generale adoro farmi corteggiare ma se c’è il mio tipo nei paraggi pretendo come minimo che si faccia sentire, che ribadisca la sua priorità. In genere così mi sento donna. Ho bisogno di sentirmi parte di qualcuno, credo non ci sia nulla si più eccitante per una femmina.
In quel momento però stranamente per me, c’era qualcosa di più eccitante. Giovanni mi aveva messo un certo appetito. Il mio ragazzo è carino, mi ha conquistata con la dolcezza ma Giovanni, Giovanni era sesso allo stato puro, testosterone. Quello stronzo sfrontato mi aveva fatta arrapare.
Stavo quasi per venire quando sentii bussare.
‘Che c’è?’ feci.
‘C’è il tuo amico alla porta?’ Chiusi l’acqua e uscii dalla doccia coprendomi con un asciugamano risicatissimo che mi allacciai sotto le ascelle. Quando fui fuori dal bagno notai che la porta d’ingresso del bungalow era accostata. Mattia era sul divano e stava parlando al telefonino con qualcuno.
‘Dice che deve parlarti, è qui fuori?’ fece degnandomi appena di uno sguardo.
‘Che vuole?’ gli chiesi. Non riuscivo proprio ad immaginare che diamine fosse venuto a fare, o forse si ma speravo non facesse nulla di strano.
‘Non lo so! Vai e chiediglielo amore, sto al telefono con mamma.’ furono le uniche parole di Mattia che tornò alla sua conversazione.
L’asciugamano mi copriva a malapena le gambe. Mi avvicinai alla porta. Giovanni era li dietro. Lo vidi, gli sorrisi tenendomi l’asciugamano attaccato al corpo per evitare che mi cadesse. Ora ce lo avevo davanti, quasi mi vergognavo per quello che stavo facendo sotto la doccia.
‘Ehi!’ mi fece.
‘Ehi!’ replicai io.
‘Tre parole: VIENI CON ME!’
‘Cosa? Che vuol dire?’ Gettai per un attimo lo sguardo dentro casa. Mattia pareva uno zombie buttato com’era sul divano a parlare con sua madre, senza il minimo accenno ad una espressione che lo facesse apparire vivo.
‘Siamo io e il mio amico di la!…Pensa alle cose che potremmo fare. Saluta il tuo ragazzo qua e vieni con me. Dai.’ Parlava sottovoce. Mi allungò una mano come per afferrare la mia.
‘Sei impazzito!’ gli dissi. ‘Sei fuori di testa!?’ un conto era la fantasia, un’altra cosa la realtà. Chiamai Mattia. Chiuse il telefono e si alzò finalmente. Fece per avvicinarsi alla porta quando mi sentii prendere per un polso e strattonare fuori da Giovanni. Lanciai un urlo. Con l’altra mano mi tenevo l’asciugamano che stava cascando lasciandomi scoperta la schiena e il culo. Mattia mi raggiunse con uno scatto urlando contro Giovanni.
‘Ehi! Lasciala. Che cazzo fai?’
‘Si si, certo. Se mai parliamo dopo io e te!’
Ero impietrita non riuscivo più neanche a gridare tanto era il terrore.
‘Amore aiutami!’ gli chiesi, ma Mattia saltava da una parte all’altra intorno a noi e non faceva nient’altro. Neanche provava a fermarlo. Sembrava una di quelle scimmiette impaurite che si vedono nei film. Si metteva le mani nei capelli ma nulla di più che qualche timida intimazione di lasciarmi andare. Giovanni neanche lo sentiva. Tirava dritto trascinandomi con se.
‘Aiutami cazzo!’ Continuavo a chiedere al mio ragazzo. ‘Fa qualcosa, dagli un calcio cazzo, un pugno, fa qualcosa!’ ma niente. Arrivammo al bungalow di Giovanni, ad una cinquantina di metri dal nostro. Bussò e qualcuno aprì. Con la coda dell’occhio prima che la porta si richiudesse vidi Mattia. Sembrava volesse contenere la rabbia. Stringeva i pugni.
‘Ok…io ripasso tra un po’, va bene!?’ fece con un ultimo impeto d’orgoglio. Nessuno li dentro gli rispose. Giovanni mi lasciò il polso. Io potei sistemarmi l’asciugamano. Il suo amico si era messo davanti l’entrata impedendomi di fuggire.
‘Oh! Bella mia, ma ti scopa quello? Si o no?’ Mi fece Giovanni. Non gli risposi. Vedevo Mattia dalla finestra. Era fermo davanti al giardino e cercava di guardare dentro dalla finestra.
‘Che volete? Io posso denunciarti per quello che hai fatto bastardo.’ gli feci incazzata trovando il coraggio di urlargli finalmente in faccia.
‘Scommetti che non mi denunci?’ Giovanni fece un cenno con la testa al suo compagno che si levò dalla porta lasciando libero il passaggio, quindi mi fissò con quello sguardo intenso, con quegli occhi neri come la notte.
‘Se vuoi puoi andartene, anche subito. Io non costringo nessuno. Non avrei proprio saputo come farti venire qui e non ce la facevo ad aspettare stasera, per questo ti ho trascinata con la forza.’
Potevo andarmene quindi. Potevo scappare, andare da Mattia, denunciare quel pazzo ma non lo feci. Allora non sapevo cosa mi stava spingendo a restare. Avevo paura, è vero, ma ero tremendamente eccitata. Non volevo riconoscerlo. Respingevo l’idea di essere eccitata da quella situazione.
‘Ti chiedo scusa.’ Mi fece asciugandomi una lacrima con la sua mano. In quel momento mi sembrò la persona più dolce del mondo. ‘Sei così bella!’ mi disse.
‘Grazie!’ Replicai io a mezza bocca. Sembrava capirmi adesso. Sembrava capirmi solo guardandomi negli occhi. Ero a un passo dalla porta. Avevo già la mano sulla maniglia. La abbassai. La porta si apri. Il suo amico se ne andò sparendo nel piccolo corridoio come a dire ‘non sarò io a fermarti’. Eravamo solo io e lui adesso. Mattia era dall’atra parte. Sporgendomi riuscivo a vederlo dallo spiraglio. Sembrava preoccupato ma poteva anche non esserlo. Nella testa mi passarono una miriade di pensieri. Volevo andarmene ma non volevo andarmene. Ero incantata dai suoi occhi, da quel cambio di rotta, prima così violento ed ora così caldo da farmi sciogliere. Lasciai cadere a terra l’asciugamano.

Circa dieci minuti dopo ero a pecora su un letto matrimoniale. Il suo amico, al quale non avevo rivolto neanche una parola, mi stava lavorando la fica con la lingua. Era bravissimo. Si teneva il mio clitoride tra le labbra come stesse succhiando una caramella e intanto mi fotteva con le dita. Io ero incollata al cazzo di Giovanni. Era seduto, appoggiato alla spalliera. Ogni fibra dei suoi muscoli era tesa e dura. Con una mano scivolavo sul suo petto definito e scolpito come quello di una statua, con l’altra gli tenevo l’asta e con la lingua gliela lucidavo. Dovevo essere morta ed essere arrivata in paradiso senza essermene accorta. Ogni centimetro del mio corpo era in fibrillazione. Mi sentivo vibrare e contrarre tutta. Avvertivo come un’energia che mi attraversava dalla testa ai piedi e che mi riempiva di tranquillità. Ne avevo fatte di porcate nella mia vita, ma non c’era limite al peggio in quell’istante.
‘Come va li dietro?’ Fece Giovanni al suo amico.
‘Mm…qui tutto ok! Si staccò per un attimo e in quel momento mi sentii vuota. ‘Non so se c’è più saliva o roba sua!’ gli fece. Mi girai guardandolo. Semplicemente guardandolo, senza dirgli niente gli feci capire di continuare. Agitai il culo davanti la sua faccia. Fu Giovanni a chiederglielo.
‘Continua…non vedi che le piace!’ intimò al compagno. Si riattaccò ed io tornai in paradiso. Ripresi a succhiare Giovanni, a tenermelo tutto in bocca. Continuammo così per non so quanto. Persi il senso del tempo. Dopo un po’ alzai gli occhi e vidi i suoi, bellissimi. Erano li che mi fissavano mentre me lo stavo lavorando.
‘Basta così, non vorrei venire subito. Ti prendo da dietro, ti va?’
‘Oh si, ti prego.’ L’amico prese il suo posto. Vidi Giovanni andare ai piedi del letto e mi assicurai che non uscisse dalla stanza. Lo volevo troppo. L’altro mi afferrò per i capelli girandomi verso di lui.
‘Tranquilla, non se ne va.’ mi fece. ‘Comunque piacere, Filippo!’ anziché darmi la mano si afferrò l’uccello e me lo fece ballonzolare davanti la faccia. Io sorrisi e glielo afferrai tra le dita.
‘Piacere Adele!’ poi mi voltai. Giovanni era accucciato dietro di me. Mi teneva per le natiche e aveva cominciato a leccarmi tutta. Sentivo la sua lingua ovunque. Dall’ombelico all’ano ero un bagno di umori e saliva. In quel momento pensai di svenire.
‘Oh si!’ gli feci.
‘Lo vuoi!?’
‘Si ti prego!’ Non sapevo cos’altro dirgli. Lo vidi mettersi in ginocchio e poi finalmente cominciare a spingermi l’uccello nella passera. Lo sentii affondare tra le labbra morbide come plastilina.
‘Eccotelo…ti piace vero?’ Era qualcosa di caldo e pulsante. Non sembrava un cazzo. Non era come fare l’amore con Mattia. Era meglio, dieci volte meglio, cento volte meglio. Mi riempiva tutta, arrivava ovunque. Riuscivo quasi a sentirmelo nella bocca dello stomaco quasi che avessi un’altro punto g anche da quelle parti. Mi sembrava di godere da per tutto. Mi venne voglia di prendere in bocca l’asta di Filippo e così fu. Stava diventando una sfida con me stessa. Più Giovanni pompava, più avevo voglia di spingermi il cazzo di Filippo giù in gola, oltre l’ugola. Non mi sarei stupita se i due si fossero incontrati a metà strada dentro di me. La sensazione fu quella.
Il mio ragazzo era fuori, forse ancora al telefono con sua madre ed io li a godere di ogni singolo movimento dei nostri corpi.
‘Ehi guarda!’ fece Giovanni mentre mi pompava come un toro. Sentii Filippo tirarmi su la faccia e ruotarmela in direzione della finestra. Fuori si vedeva Mattia, proprio come immaginavo. Camminava avanti e indietro sul prato del bungalow. Non credo potesse vederci. Ma in quel momento anche se avessi avuto la certezza che ci stava guardando non mi sarei fermata. Saperlo li, inerme e impotente mi eccitò ancora di più.
‘Urla! Faglielo sentire come ci stiamo divertendo.’ mi chiese Giovanni. Sentivo che stava per venire. Fu stupendo. Sentii un flusso impetuoso inondarmi completamente. Venni anch’io guardando fuori della finestra quel coglione del mio tipo. Venni come mai ero venuta prima. Urlavo e ansimavo e mentre ansimavo come una cagna in calore Filippo giocava con la mia bocca entrando e uscendo col suo bastone. Quasi rischiai di strozzarmi quando venne anche lui. Giovanni uscì buttandosi sul letto al mio fianco e abbracciandomi. Io ero ancora con la faccia intrisa di sperma tra le gambe del suo amico, distrutta. Non avevo più la forza di muovermi. Mi faceva male la bocca e mi faceva malissimo la passera. Rimanemmo così per un bel po’. Nella mia testa immaginavo Mattia. Non sapevo se odiare più lui per non aver fatto nulla o me per essere caduta in quella trappola sublime e fantastica.

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