Ricompensa inaspettata

Mi erano girate un bel po’ le scatole quando ho risposto alla tua telefonata. Ero appena arrivato a casa dal lavoro, ero stufo e demotivato, e tu mi chiedevi di correre subito a casa tua, il più presto possibile, per aiutarti a far ripartire il computer di casa, che non voleva più saperne di accendersi.
“E che diavolo!!” ho pensato, “è la mia serata libera, e mi tocca mollare tutto per andare a lavorare?!?!?!”
Però l’amicizia è sacra, e gli amici non si abbandonano mai, tanto meno quando hanno bisogno, e così, anche se a malincuore, sono risalito in macchina e mi sono messo alla guida per venire da te, il mio vecchio amico, compagno di mille avventure giovanili.

Quando sono arrivato, mi hai accolto con uno sguardo veramente dispiaciuto e preoccupato.
“Credimi, mi spiace tanto averti rotto le balle proprio stasera, ma ho veramente bisogno di quel dannato computer stasera…”
Sì, eri proprio sincero. Ti conoscevo da tanti anni, da quando eravamo ragazzi, ed eri veramente preoccupato.
“Che dici,” hai subito aggiunto, “prima di iniziare, ti andrebbe una birretta fresca fresca? Tra l’altro mi farebbe sentire un po’ meno in colpa…”
Non potevo non accettare. E così, con un bel sorriso e la birra in mano, mi hai accompagnato fino al pc, e, senza altri indugi, mi sono messo di buona lena per capire cosa avesse.

Dopo qualche istante, mi hai detto che dovevi assentarti un attimo per prenderti cura di un’altra faccenda, e di chiamarti pure se mi fosse servito qualcosa.
“E, in ogni caso,” hai aggiunto uscendo dalla stanza, “non ti preoccupare: farò di tutto per ricompensarti del tuo prezioso aiuto!”

Una volta solo, mi sono tuffato sul tuo pc, concentrandomi totalmente sul lavoro, e in men che non si dica avevo risolto il tutto: era nuovamente perfettamente funzionante, non aveva nulla di grave, semplice manutenzione. Con aria compiaciuta, sorseggiando la mia birra, mi sono rilassato sulla tua poltrona, soddisfatto.

E’ stato allora che ho sentito quei suoni, attutiti, che provenivano da qualche angolo della vostra casa. In un primo momento non riuscivo proprio a capire cosa fossero, però, concentrandomi, mi è sembrato di sentire qualcosa tra quei suoni, come una sorta di … lamenti???

A quel punto, tutta la mia attenzione si è concentrata sui quei suoni, e mi incuriosiscono a tal punto da farmi venir voglia di cercarne l’origine.
Ho chiamato il tuo nome, senza tanta convinzione a dire il vero, e per un istante non ho più sentito nulla. Ma subito dopo quei rumori sono tornati, senza alcuna risposta da parte tua.
Così mi sono alzato in piedi, facendo il più piano possibile, con le orecchie tese al massimo, per cogliere anche il più piccolo rumore proveniente dalla tua casa.
Sembravano proprio dei piccoli gemiti soffocati, e provenivano da qualche parte in fondo al tuo corridoio. Ormai ero troppo curioso, e visto che non si sentiva altro, mi sono diretto verso la sorgente di quei suoni, con passi felpati, trattenendo il respiro.

Seguendo la pista sonora, mi sono trovato di fronte ad una porta, leggermente socchiusa, una porta che non avevo mai esplorato prima (e dire che conoscevo la tua casa abbastanza bene, ormai, con tutte le volte che mi avevi invitato a cena, o semplicemente per passare un po’ di tempo assieme a te, tua moglie, e i nostri amici comuni!).
Ora li sentivo distintamente, attutiti dalla porta, certo, ma ormai inequivocabili. Erano dei piccoli lamenti, bisbiglii, fruscii, ogni tanto qualche rumore un po’ più secco, come di oggetto appoggiato su un tavolo. La mia mente contorta cominciò ad associarli ad una qualche attività sessuale…
“Non mi dire che mi hai lasciato lì da solo col tuo pc, e con la scusa di essere a casa da solo, ti stai trastullando magari guardandoti un porno… mentre io lavoro?!?!” pensavo tra me e me, col cuore che mi batteva sempre più veloce, martellandomi nelle orecchie.
Ho dato uno sguardo dietro di me. Nessuno. E nessun altro rumore dal resto della casa.

Così ho deciso che volevo farti un bello scherzetto, cogliendoti di sorpresa con le mani nel sacco… (o sul pacco… hehe)

Ho appoggiato una mano sulla porta, scostandola appena, lentissimamente per non far rumore e … sono rimasto di stucco!!

Dallo spiraglio si vedeva un letto matrimoniale con la testiera in ferro battuto, poggiato al muro, e su di esso una donna, supina, praticamente nuda se non fosse per un top arrotolato sopra il seno e una benda sugli occhi. E’ legata mani e braccia, a croce, con le gambe aperte, completamente esposta dal mio punto di vista. La sua testa è girata, non riesco a vederla in viso. E’ girata verso di te. E tu sei in ginocchio accanto a lei, completamente nudo, che strofini il cazzo duro sulle labbra della sua bocca aperta!

Non riuscivo a muovermi, ero paralizzato dalla sorpresa, totalmente ipnotizzato da quello spettacolo inaspettato.

Una voce dentro di me mi stava dicendo di girarmi e andarmene, subito, di tornare al pc. Stavo violando la tua, la vostra intimità … ma il mio corpo non rispondeva. I miei occhi erano incollati a quella scena…
E poi, in un lampo, ho capito che quella era… tua moglie?!?!?!

Oh mio Dio, è davvero lei… ti sta succhiando il cazzo, legata, alla tua mercé, le gambe aperte…

Devo andarmene. Subito.

Ma per quanto lotto, per quanto la ragione mi stia dicendo di sparire, non riesco… vedo quella pelle, leggermente sudata, i suoi muscoli che si contraggono, la peluria del pube… posso addirittura vedere le labbra della sua passera, sono leggermente scostate, già umide di piacere. C’è anche un fallo finto tra le sue gambe, a pochi centimetri dal suo corpo, e il modo in cui la sua superficie brilla mi fa capire che poco prima è stato dentro di lei.

Stai sussurrando qualcosa.

Non me ne sono reso conto, ma ho già una mano sul rigonfiamento che sta arrogantemente tendendo i miei pantaloni, che faticano a contenere la mia prepotente erezione.
Giro un po’ la testa per cercare di capire quel che dici.

“Sì … bene … mi ci … potrebbe …”

Mi stavo perdendo troppe parole per capire la conversazione.
E sono così eccitato che ormai ho perso ogni traccia di decenza. Così spingo ancora un poco la porta, la apro un po’ di più, fino a che il tuo sussurro diventa intelleggibile.

“Oooh, sì dai, succhia… come sei brava… oh sì, mi piace… ti eccita vero essere legata, essere completamente al mio servizio?”
La vedo annuire con la testa, senza lasciarsi però sfuggire il tuo membro dalla bocca.
Con una mano le stai massaggiando il monte di venere, provocandole brividi di piacere. La vedo contrarre le chiappe, spingendo i fianchi ritmicamente verso l’alto, alla ricerca di un maggior contatto con le tue dita.
“E come ti senti”, aggiungi, “sapendo che lui è in casa nostra, in questo momento?”

Cosa?!? Stai parlando di me?

Lei apre le labbra, mollando il tuo sesso che, come una molla, salta verso l’alto, rimbalzano sul tuo basso ventre. E con un morbido gemito, sensuale e vogliosa, ti sussurra:
“Sei proprio un bastardo, un porco… sono sicura che la cosa eccita più te che me…”
“Mmmmm, potrebbe essere” le rispondi tu, accarezzandoti l’asta, lascivo, spingendo in basso la tua cappella fino a strofinala sulla sua guancia.
“Conosco la tua mente contorta”, aggiunge lei, “sei talmente porco che vorresti fosse qua a guardare, non è vero?”, chiede.
“E tu, lo lasceresti guardare?” le rispondi.
“Oh cazzo … mettimi dentro qualcosa, dammi le tue dita…” ti supplica con un gemito.
“Rispondimi … e potrei anche farlo …” la stuzzichi
“Maledetto bastardo…” e intanto spinge i fianchi, si muove lasciva, strofinandosi sulle lenzuola, cercando il tuo contatto, ma la tua mano resta fuori portata.
“Dai, lo sai … mi conosci … cazzo! toccami … ”
“Voglio sentirtelo dire…” insisti, “voglio sentirtelo ammettere…”
“Io … mmmm … oh, cazzo… sarebbe… al diavolo, lo sai che mi eccita… lo sai che mi bagno subito all’idea di essere guardata, sì, mi piacerebbe!”
E la tua mano, finalmente, va ad appoggiarsi sulla sua passera. Con un dito scivoli tra le sue labbra, e la penetri.

Non posso credere alle mie orecchie. Non posso credere ai miei occhi! E non posso credere di essere ancora qui!!!!
Maledizione, state davvero parlando di me…

Sono talmente sopraffatto dalla situazione, totalmente inaspettata, totalmente perversa, assolutamente lasciva.
E sono troppo eccitato per andarmene adesso, troppo incredulo per fare qualsiasi mossa. Sono ipnotizzato, immobile. Fatta eccezione per il mio cazzo che pulsa nei pantaloni, duro come una roccia.

Poi ho incrociato il tuo sguardo. Ti sei girato verso la porta. Hai notato lo spiraglio ben più largo di quanto l’avessi lasciato tu. E hai sorriso, facendo un cenno prima con il capo, poi, visto che non reagivo, più esplicito, con la mano.

Prima mi hai fatto cenno di fare silenzio, poi mi invitato ad entrare.

Sapevo che non avrei dovuto farlo, ma… ho aperto la porta, in perfetto silenzio, senza fare alcun rumore, e sono entrato in quella stanza.

Senza perdere il contatto visivo con me, le dici, appoggiandole nuovamente la cappella turgida sulle labbra:
“Mmmm, e allora dai, immagina che stia venendo qui, immagina la sua faccia vedendoti così… immagina che potrebbe entrare in questa stanza …”
Lei gemeva, col tuo cazzo in bocca, e le tue dita che le torturavano la passera.
“Che dici, si ecciterebbe vero, gli piacerebbe vedere la tua fica così aperta?” e con l’indice e l’anulare gliela allarghi tutta, offrendola ai miei sguardi.
“Mmmmfff” lei annuisce, muovendo la testa più velocemente, pompando la tua asta con maggiore convinzione.
“Oooh… davvero?”
E hai guardato il mio pacco, gonfio, teso allo spasimo.

Mi fai cenno di calarmi le braghe.

Io scuoto la testa, incredulo. Non posso… no, sarebbe troppo.

“Beh, a me piacerebbe vedere quanto si eccita trovandosi davanti la tua fica allargata, bagnata e gonfia di voglia, sarebbe travolto nel vedere come ti muovi, come mi succhi bene il cazzo…”

Continui incessantemente a stuzzicarla:
“Secondo me non riuscirebbe a trattenersi, vorrebbe menarselo, non riuscirebbe proprio a farne a meno… ”

Le tue dita continuano ad aprirsi e chiudersi, allargando e chiudendo ritmicamente le labbra della sua fica, e lei è talmente eccitata e bagnata che vedo una goccia bianca che le scivola sul perineo, scendendo lenta verso il basso.

“Oh mio Dio … vuoi farmi impazzire!”
Lei ha liberato il tuo sesso dalla presa della sua bocca, inarca la schiena, poi si contrae, il viso e il collo rossi di lussuria.

“Voglio solo darti ciò che desideri… farti godere… al massimo… ” aggiungi tu con tono profondo e voglioso.

Con la mano la masturbi apertamente, ora. Scivoli, entri con un dito, poi due, poi esci.
“Dai, visto che lo faresti guardare, dovresti anche lasciarlo sfogare, toccandosi…” la inciti

“Sì…” risponde lei a denti stretti.
Tu rallenti il ritmo, alleggerisci il contatto. Lei digrigna i denti, spinge il bacino, poi dice con foga.
“Sì, vorrei che si toccasse, vorrei che si tirasse fuori il suo bel cazzone… sì… ce l’avrebbe duro come il marmo, gonfio, pulsante… eh, che ne dici? ti piace sentirmelo dire? ti ecciti a sentirmi nominare il cazzo del tuo amico… ma guarda che eccita anche me, bastardo, maiale…”

A questo punto non resisto. Sbottono i pantaloni, e sfilo dalle mutande il mio membro, duro, con il glande già bagnato, e inizio a menarmelo, stringendolo con forza, con movimenti lenti ma assai potenti, quasi al rallentatore, per paura che tutta questa situazione mi faccia impazzire e venire troppo in fretta. Ho le pulsazioni a mille.

“Oh sì bambina…” le dici, guardando verso di me, “gli piacerebbe eccome vederti… eccome che se lo menerebbe quel suo cazzo caldo, guardandoti, desiderandoti…”

“Oh sì … continua a toccarmi … più veloce …” ti chiede.

“E farebbe qualsiasi cosa tu gli volessi chiedere…”

“Ah sì? E cosa dovrei chiedergli, eh? Cosa vorrebbe la tua mente malata?”
Ora lei sta digrignando i denti, le labbra tirate, è bendata ma posso immaginarmi lo sguardo feroce, completamente perso nella lussuria, pieno di sfida nei tuoi confronti, stravolta dall’eccitazione.
Ti incita, il suo è quasi un rantolo, un rauco insultarti.
“Dai, bastardo, abbi coraggio, dimmelo tu quello che vorresti che gli chiedessi… eh? oppure devo proprio dirtelo io?”

Ora sei tu quello paonazzo, ti stai menando la verga con forza, la bocca semiaperta, lo sguardo che continua a spostarsi tra me e il corpo di tua moglie.

“Gli chiederei di leccarti, gli chiederei di farti godere con le sue labbra e la sua lingua, mentre me lo succhi fino a farmi venire… e mi godrei lo spettacolo” confessi, con voce rotta dalla voglia.

Lei si muove con oscena lentezza, il suo bacino si alza lascivo, quasi ad incitarmi a fare una qualche mossa.

“Dai, chiediglielo tu… non posso più aspettare.. voglio godere… tanto, sporco, e subito”.

Le parole di tua moglie sono un sibilo, un colpo di frusta che spezza la tensione accumulatasi fino a quell’istante. Da quel momento tutto accade in fretta….

Mi sposto rapidamente verso il letto, lasciando pantaloni e mutande sul pavimento, col mio cazzo saldamente in pugno. Lei contrae tutti i suoi muscoli, colta di sorpresa nel sentire il peso aggiuntivo sul letto, lasciandosi scappare un gridolino. Tu mi fissi mentre mi chino e avvicino la bocca alla fica di tua moglie, quella fica bagnata, gonfia, pulsante, e non togli le tue dita quando la mia lingua la lecca dal perineo fino al clitoride. A lei stavolta scappa un urlo di piacere, “Sìììììì!!!!!!!”. Urla e si dimena, scomposta, strofina il suo sesso con forza sul mio mento, sulla mia bocca. Tu le ficchi il cazzo tra le labbra, e inizi a spingere, scopandola in bocca. Lei si contorce a tal punto da liberarsi dai legami, allunga una mano per prendere la mia testa e premerla con forza tra le sue gambe, mentre l’altra la mette sulle tue palle, stringendotele.
Ad un mio colpo di lingua sul clitoride lei si inarca, sento che inizia a contrarre i muscoli pelvici, così, menandomelo a più non posso, le infilo la lingua nella fica, spingendo più a fondo che posso.

“CAZZO, SI ‘… VENGO … VENNN …. GOOOOO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!” e mentre lei urla il suo orgasmo, stringendo la mia lingua dentro di se, io accelero impazzito il ritmo sul mio cazzo, me lo tiro senza ritegno, con forza, violenza… pochi secondi ed esplodo in lunghi potenti getti di bollente sperma che va ad imbrattare le vostre lenzuola. Il mio è un orgasmo travolgente, mi gira la testa, non capisco più nulla. Quasi non mi accorgo che anche tu ti stai menando all’impazzata, fino a quando riempi il seno di tua moglie, il suo collo e le sue labbra con densi getti del tuo piacere, negli spasmi del tuo orgasmo.

Sono completamente stravolto da quell’incredibile piacere. Una cosa mai provata. Sporca. Potente. Lasciva. Incredibile.
Mi lascio cadere tra le gambe di lei, mentre con la coda dell’occhio intravvedo la tua figura che si sdraia al suo fianco, e vi baciate con tenerezza. In pochi secondi mi sono addormentato, sprofondato in un sonno buio, senza sogni

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