Lesbo Honey 6
Lesbo Honey 6
Lesbo

Trasferta di lavoro

Ce l’avevo fatta. Avevo lavorato per due anni ma adesso potevo trasferirmi a Bologna per frequentare il DAMS e stare tranquilla almeno per i primi mesi senza lavoro.
Quella mattina salii sull’eurostar per Napoli emozionata e nervosa, stavo andando a vedere l’ennesimo appartamento che avrei condiviso con altre ragazze. Arrivata a Bologna raggiunsi rapidamente l’indirizzo che mi ero scribacchiata su un foglietto la sera prima: era a poche fermate di autobus.
Suonai il campanello e sentii una finestra che si apriva: alzando lo sguardo vidi una ragazza con i capelli biondissimi che mi sorrise e domandò:
“Sei tu Anita?”
“sì!” replicai io ricambiando il sorriso.
“Siamo al primo piano!”
Il ronzio sordo del portoncino che si apriva.
Quando mi chiusi la porta alle spalle respirai di sollievo. Nonostante fossimo appena in giugno a Bologna c’era caldo da impazzire e dentro il condominio si stava davvero bene. Salii le grige scale di pietra e arrivai al pianerottolo. Mandy mi stava aspettando, vestita con un top nero aderente ed un paio di shorts rosa. Mi strinse la mano energicamente.
“Piacere, io sono Amanda ma mi puoi chiamare Mandy. Entra pure.”
Mi fece vedere rapidamente la casa, era un vero appartamento, non un sottoscala con quattro mobili o una specie di ostello. Forse era la volta giusta.
“Allora che ne pensi?” mi chiese più tardi, sedute davanti ad un caffè ghiacciato.
“E’ bellissimo, davvero!”
Mandy sorrise. Era davvero bella, con due occhi verdi grandi che sembravano scrutarmi dentro.
“Allora benvenuta nella casa delle esaurite! L’altra ragazza, Stefania, è già tornata a casa sua, in Umbria. Se vuoi ti puoi trasferire anche il mese prossimo.”
Ma io la stavo ascoltando si e no, una sensazione del tutto inaspettata mi aveva travolto quando lei si era chinata verso il tavolo per allungare le mani e appoggiarle sulle mie. Una scossa elettrica, e non ero l’unica ad everla percepita.
“D’accordo.” dissi.

Il mese dopo mi venne a prendere in stazione e mia iutò a trasferirmi nella mia nuova casa. Avrei condiviso la camera con lei, mentre le altre due ragazze che il mese prima non avevo incontrato avrebbero dormito nella stanza in fondo al corridoio.
Clara e Chiara erano un po’ meno socievoli di Amanda. Erano due sorelle che frequentavano Lettere e filosofia sempre in statale. Mi salutarono a malapena e poi uscirono per andare in università.
“Non farci caso sono di una noia mortale, ma in compenso sono affidabili e precise per quello che riguarda l’affitto e le spese.” esclamò la bionda mentre mi aiutava a sistemare le mie cose. Inavvertitamente prendemmo in mano lo stesso libro e le notre mani si sfiorarono. Lei appoggiò il testo in uno scatolone e mi prese la mano, accarezzandola. di nuovo quel brivido.
“Hai delle belle mani, lo sai?”
“Grazie… anche le tue sono molto belle…” mormorai.
Lei sorrise ancora, maliziosa, e portò la mia mano sul suo seno, guidandola per massaggiarlo. Con l’altra strinse il mio capezzolo già indurito facendomi sussultare. Poi fu un attimo. mi attirò a sè baciandomi appassionatamente, le sue mani sotto la mia maglietta ad afferrare e torturare i miei seni. Senza rendermene conto anche io la stavo toccando ovunque, non capivo più nulla. mi fece appoggiare al muro e dopo avere chiuso la porta della camera mi sfilò in pochi movimenti i pantaloni, gli slip, e baciandomi iniziò a titillarmi il clitoride. Indossava una gonnellina con l’elastico in vita che scese facilmente, e ricambiai il suo massaggio, con un dito solo. Ansimò mentre mi baciava la spalla e scendeva sul seno.
“Oddio… non… smettere…” mi pregò.
Incoraggiata da i suoi gemiti giocai con il suo bottoncino, afferrandolo con le dita e tirandolo, mentre lei mi baciava, mi succhiava i seni mentre con le mani li strizzava. Infine venne quasi urlando, ed io la strinsi e me.
Respirando affannosamente lei mi guardò.
“Non so come hai fatto ma mi hai fatto godere in maniera impossibile…” mi baciò mettendo una mano sulla mia testa per attirarmi il più possibile a lei, quasi volesse fondersi con me. di nuovo la sua mano scese verso la mia passera oramai completamente bagnata.
Mi spinse verso la scrivania, facendomi sedere in modo che la mia schiena fosse contro il muro di nuovo e mi sfiorò i seni, baciandoli dolcemente e poi con più passione, accendendosi lentamente. scese lungo il solco fino all’ombelico e iniziò a leccarmela. Adesso era il mio turno di ansimare, ma quando lei affondò completamente la lingua dentro di me non potei fare a meno di urlare. continuò a leccare, mordicchiare fino a quando un vibrante, lunghissimo orgasmo non mi fece tremare dalla testa ai piedi. Dopo avermi bevuta fino all’ultima goccia mi baciò dolcemente sulle labbra.
“Benvenuta a Bologna…”

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