Una sera in macchina

Come già vi ho raccontato, amavo andare a ballare, avevo diverse compagnie con cui alternavo le mie serate. Un amico divorziato o separato, mi chiese se uscivo con lui e due sue amiche, due brave ballerine, due ragazze simpatiche. Che domande?! Certo che si!
Iniziò così un periodo, in cui il giovedì sera si usciva assieme e si andava a ballare a circa 50km da casa nostra. Dopo qualche uscita, cominciammo su richiesta di Angelo ad andare separati, lui sulla sua macchina diciamo con Marta, la sorella maggiore (che usciva con un ragazzo di Genova e quindi si poteva liberare tranquillamente) ed io con Anna, la minore, (anche lei impegnata con un ragazzo con cui si vedeva ogni tanto, ma a noi sinceramente interessava poco!).
Evidentemente avevano dei discorsi che preferivano fare da soli; anche noi dopo tutto avevamo scoperto un filing, una complicità estrema che si completava in pista da ballo e in poco tempo anche fuori dalle piste.
Ballando la facevo sorridere e la corteggiavo, non approfittai mai dell’occasione per farle sentire le misure del mio arnese, ma più volte la baciai e la cosa piacque anche a lei. Nonostante avesse un ragazzo con cui si frequentava, non disdegnava di uscire con me, farsi corteggiare e baciare profondamente, più volte le presi la mano, facendole sentire l’esplosione d’eccitazione dentro i miei
pantaloni. Più volte in macchina la sua mano correva sul mio pene accarezzandolo e stringendolo, ma ancora nulla di fatto.
Una sera decisero di andare al cinema, con altre coppie ed amici. Eravamo un bel mucchio.
Entrando nel locale, Anna si tolse il largo soprabito e ci fece restare secchi in parecchi. Lei che usava sempre abiti morbidi e larghissimi, quella volta, indossava dei pantaloni ultra attillati ed una maglietta se possibile ancora più aderente dei pantaloni. Le sue tette, sempre poco visibili, riempirono gli occhi di tutti noi uomini. Angelo ed io ci guardammo sorpresi ed incantati di quella
incredibile abbondanza, così abilmente nascosta. Minimo era una quarta, secondo me, anche una
quinta… ero estasiato ed eccitato da quella novità. Gli amici mi presero in mezzo scherzosamente, ma poi le luci si spensero e ci sedemmo, naturalmente io accanto ad Anna, Angelo accanto a Marta.
Restai abbastanza preso dal film e dalle tette di Anna, ma cercai di essere impassibile e serioso.
Forse esagerai, perché all’uscita del cinema, Anna mi caricò come una molla. Era arrabbiata,
furente, non le avevo fatto nessun tipo di complimento, battute, ero stato abbastanza silenzioso. Cercai di giustificarmi, forse piano piano, un po’ capì e mi graziò, tornando a sorridermi ed a stringersi a me.
Le sere successive, sabato e domenica andammo a ballare e come sempre, io ed Anna
con la mia macchina, Angelo e Marta con quella di lui.
Credo che capitò una di quelle sere. Angelo e Marta vollero andare via prima, noi restammo ancora un po’, quindici, venti minuti e poi andammo via anche noi. Di solito andando via assieme, si andava in qualche pub a bere qualcosa, a cazzeggiare un po’, per poi tornare sulle nostre macchine, portando a casa le due sorelle. Quella volta fù diverso, almeno per noi. Ci appartammo, baciandoci dolcemente e profondamente, poi mentre la mia mano accarezzava delicatamente quelle splendide
tette, durissime, più che sode, stavano su senza reggiseno, la sua mano scese ad accarezzarmi soprai pantaloni. Il mio pene, duro, era sacrificato e costretto dentro gli slip, mi faceva male, non poteva allungarsi liberamente come voleva. Lei lo capì e mi slaccio la cintura ed i pantaloni, con una mano.
Mi aiutò a liberarlo dagli slip, abbassandoli. Lo prese in mano, regalandomi un massaggio,
distendendomi e stirandomi finalmente il pene. Lo guardò e lo rigirò. “Sei circonciso” disse
sorridendo “Che bello” ed aggiunse curiosa
“quando?!“. E mentre lo teneva in mano,
accarezzandolo e segandolo lentamente, rapidamente le raccontai. Ebbe un brivido quando le dissi che ero sveglio mentre mi tagliuzzavano e sorrise maliziosamente quando aggiunsi che il pene restò in erezione per parecchie ore in bella mostra, mentre ero in ospedale e che parecchie infermiere e qualche signora, entrarono più volte in camera a fare chissà che cosa.
Rise immaginando la situazione, poi baciandomi in bocca comincio a muoversi decisa sul mio
arnese ormai durissimo. Era veramente brava, evidentemente aveva esperienza, mi masturbò con
abilità, mentre le nostre lingue si aspiravano vicendevolmente. Le infilai la mano dentro le
mutandine e lei abilmente, fece scivolare la gonna ed anche le mutandine bianche, piccole e
morbide. Le feci un ditalino, entrando in quel morbido ed umido prato pelosissimo. Lei gradì,
aprendo di più a cosce, facendomi entrare meglio dentro la sua passerina. Giocai con le pareti della sua figa, torturai le piccole labbra e poi giocai con suo piccolo clitoride. Si bagnava gemendo, strusciandosi contro la mia mano, aspirando dentro di sé le mie dita.
Intanto, ruotava le dita sul mio cazzo umido, passandole sopra la cappella, tornando indietro, in un gioco eccitante e vizioso, mi torturava la pelle sotto la cappella, strizzandola e tirandola. Decise di baciarlo… e lo fece con passione e trasporto, come se stesse baciandomi in bocca. Si fermò con i denti su quella pelle, torturandomi, ci giocò con la lingua leccando lì e passando da una parte all’altra della cappella. Mi rosicchiò e mordicchiò. Poi scatenò la sua fame su tutto il mio cazzo.
Cercò di infilarselo tutto in bocca ed in gola, ma oltre il possibile, non potè andare. Mi morse l’asta e prese a mordermi anche le palle, la pelle delle palle. Si aiutava con la mano, stringendomi l’asta, quasi sino a farmi male, leccando e succhiando il gelato che le offrivo. Venne spruzzando ed urlando col cazzo dentro la bocca, gemendo come un “animale in calore”, la mia mano la sbatteva e frugava, furiosamente. Spalancò a dismisura le cosce e si lasciò andare, svuotandosi, liberandosi di tutta la tensione che era cresciuta dentro di lei. Mi strinse la mano, imprigionandola tra le sue belle
cosce e si avventò affamata sul mio cazzo. Mi finì, segandomi velocemente, stringendo ed
allentando la presa sull’asta. Con la bocca chiusa come una morsa sulla mia cappella, ricevette i colpi di sperma, gli schizzi bollenti, mugulando di piacere, accompagnando ogni schizzo, con un affondo di quella splendida bocca. Continuò per un tempo lunghissimo a succhiare, bere e leccare.
Liberandomi la mano, cercai il buco del suo culetto e lo trovai, umido e caldo. Lo profanai, prima con un dito roteandole dentro, spingendo per sprofondare dentro, poi un altro. Le piacque! Capì!
Si girò mettendosi in ginocchio sul sedile, con il culetto all’aria. Mi misi dietro di lei, appoggiai la cappella e spinsi delicatamente, ma deciso. Entrò! Spinsi deciso ed arrivai sino a dove potevo. Lei urlò di piacere “Mi piace prenderlo lì” disse “E tu hai un bel cazzo, grosso e lungo, mi piace da impazzire. Dai sbattimi, forte, fammi male, fammi godere”.
Come rifiutare un invito del genere?!
Cominciai a muovermi sempre più velocemente, cambiando profondità e tipo di penetrazione. Le girai l’uccello dentro, come un mestolo, sbattendola selvaggiamente. Sentivo il rumore del mio cazzo che entrava ed usciva, il suo culo che umido rispondeva ai miei colpi, le sue tette che ondeggiando all’impazzata, sbattevano sullo schienale.
Lasciai i suoi fianchi afferrando quelle tette gigantesche, strizzandole i capezzoli. Venne ancora. Si lasciò andare incitandomi a romperle il culo. Glielo aprì con le mai, per sbatterla meglio e venne urlando. come impazzito le infilai un dito in culo, mentre il mio cazzo era ancora dentro, mugulò di piacere. Le restai dentro sino a quando tornò in sé muovendomi appena appena.
Mi guardò, girando la testa, accarezzandomi un fianco con la mano, mi sorrise ed era tutto un
programma, una promessa che mantenne. Però era ora di tornare a casa, non voleva che sua sorella
o sua madre fossero in pensiero per lei o che pensassero che ci fossimo imboscati. Con rammarico ed il cazzo ancora duro, acconsentì. Ci rivestimmo e partì. Lei era morbidamente rilassata, quasi addormentata, non volli disturbarla. Arrivammo prima di Angelo, oppure era già andato via. La convinsi a restare ancora qualche minuto. Scesi e mi sedetti dietro, lei invece, contorsionista,
scavalcò il sedile e mi raggiunse. Le parlai dolce, con voce calda e suadente, poi presi a baciarla di nuovo, mentre le mie mani corsero su quelle fantastiche tette. Le liberai ed iniziai nuovamente a baciarle e leccarle. Cercò di fermarmi, ma fù un attimo. Allungò al mano e slacciò la cintura, risbottonandomi i pantaloni. Le sorrisi dentro la bocca baciandola. Mi tirò fuori il cazzo, iniziando a masturbarlo. La sentì sorridere dentro la mia bocca. Il mio cazzo gradiva le sue attenzioni.
All’improvviso, si illuminarono, dietro di noi a pochi metri, le luci di una macchina: Angelo,
cazzo! Marta scese al volo ed ebbi pochi secondi per reagire, presi la giacca e me la buttai
addosso, come una coperta, per coprirmi e coprire il cazzo. Un secondo dopo, Marta apriva lo sportello sedendosi accanto a me, dall’altro lato sua sorella, che si era appena ricoperte le tette ed in mezzo il mio cazzo duro, appena nascosto alla vista, Tremai dalla tensione e dal freddo della sera.
Marta aveva lasciato la porta aperta, capì dal mio brivido che avevo freddo e chiuse la sportello, iniziando a parlare con noi, curiosa… vetri appannati eh?! Sia io che Anna eravamo un po’ tesi, speravamo che Marta, tornasse da Angelo o decidesse di andare su in casa a dormire, lasciandoci soli. Evidentemente Marta non era dello stesso avviso. Dopo qualche minuto, scese dicendo che sarebbe tornata subito, il tempo di salutare Angelo. Fù veramente veloce. Non ebbi il tempo di fare
nulla restai così, nudo, seminudo, col pene in erezione coperto dalla mia giacca e tutto aperto sotto.
Rientrando in macchina, Marta si mise a parlare come se fosse stato mattina, beh in effetti, quasi.
Erano circa le quattro di mattina. Cercammo di mandarla via con tatto e delicatezza, ma
evidentemente aveva capito qualcosa.
Tutte e due le sorelle erano carine e con un seno incredibile (studiai Marta in più occasioni, dopo la sorpresa di Anna) simpatiche ed effettivamente l’idea di provarci anche con Marta l’avevo avuta, ma adesso volevo concentrarmi su Anna.
Le sorelle si guardavano e si mandavano segnali, noti solo a loro due. Io intanto sotto la giacca
avevo preso e piegato verso di me il mio uccello, cercando di non creare impennamenti sospetti.
Anna ad un certo punto, stanca di aspettare disse seccamente alla sorella che aveva interrotto una conversazione interessante, lei per tutta risposta, sorridendo disse “bene proseguite pure, non disturbo, resto ad ascoltare, mi piace ascoltare Alex (io) quando parla, ha una bella voce e poi è sempre piacevole sentire cosa dice “ Nulla di fatto!
Anna stava sclerando. Io ormai mi ero rassegnato, non credevo e non vedevo i presupposti per un qualche risvolto sessuale. Anna andò decisa. “Eravamo impegnati a limonare” disse.
Marta maliziosa aggiunse “E non solo… c’è odore di sperma, qui“ e divertita mi tirò via la
giacca, lasciandomi con i pantaloni aperti e spalancati, cazzo e palle seminascosti dalle mie mani.
Anna le urlò di andarsene e di non rompere, buttandosi sopra di me cercando di coprirmi, Marta arrapata, invece le rispose che voleva restare qui con noi. “Angelo non mi ha soddisfatta completamente, oggi. Dai, solo un pochino, fatemi guardare, me ne resto buona, prometto”.
Io ero disponibile a farmele tutte e due, ma non potevo certo dirlo e prendere l’iniziativa, toccava ad
Anna decidere se accontentare sua sorella o no! Mi rimproverò “Non dici niente, tu?!”
Le risposi che io ero interessato a lei “Senza offesa Marta, lasciaci, vai a dormire, per favore“.
Lei dicendo “Ah si, sicuro?!“ mi tirò via le mani dal cazzo, mettendo in evidenza l’eccitazione e la consistenza di quel povero cazzo che nulla voleva se non sfogarsi ancora un po’. Lo prese, sorprendendoci tutte e due e mi divenne di fuoco. Lo strinse decisa, muovendo la mano su e giù decisa, con piccoli movimenti. Anna vide la mia faccia stravolta dal piacere, si incazzò e scese
sbattendo la portiera . Girò e rigirò come una tigre in gabbia. Quella stronza di sua sorella ci stava rovinando la serata, pensava sicuramente -“Bene, vuole solo guardare, che guardi pure” – Dovette essere quello lo spirito guerriero e battagliero con cui rientrò in macchina.
“Bene” disse “Vuoi solo guardare ed allora guarda!“. Prese la mano della sorella e guardandola secca, le disse “ Molla!”.
Iniziò una lotta per il cazzo, che sinceramente mi fece ridere. Le due sorelle si guardarono e
vedendo che ridevo di gusto, guardandole contendersi il mio bel cazzo, si misero a ridere anche loro. Sempre con le mani sul mio cazzo.
Anna rivendicò un diritto di precedenza e sollevandosi la gonna sin quasi la vita, mi salì a cavalcioni e mentre Marta teneva fermo il mio cazzo duro, Lei si impalò sul mio cazzo e sulla mano di sua sorella. Marta schiacciò completamente la mano sul mio corpo, tenendo stretta la parte bassa del mio pene, stringendo decisa anche le palle, ma senza farmi male. Cavolo che eccitante. Mi stavo scopando la figa di sua sorella mentre lei mi teneva e masturbava il cazzo. La cosa dovette piacere anche ad Anna, perché iniziò a sbattere più velocemente, dondolandosi e schiacciandosi più forte
su di me; sentiva le dita della sorella che mi stringevano e in contemporanea le facevano una sorta di ditalino. Marta eccitata, intanto si era infilata una mano dentro le mutandine, facendosi un vistoso quanto rabbioso ditalino. Anche Anna cominciò a lasciarsi andare. Si liberò delle mie mani e della mia lingua sulle sue tette e si girò offrendomi la schiena, tenendo il cazzo si abbassò facendolo
entrare nuovamente dentro quella passera umidissima, poi iniziò a muoversi oscillando e
dondolando in ogni direzione, poi come presa da follia sessuale, iniziò a sbattersi dentro e fuori, godendo e gemendo. Marta, conoscendo la sorella, approfittando del momento giusto, mi prese il cazzo e lo puntò sul buchetto della sorella, che si impalò involontariamente da sola. Restò un attimo sorpresa, un po’ indolenzita, poi girandosi verso sua sorella, la ringraziò con un sorriso, facendole
capire che gradiva il cambio posizione. Stantufava dentro e fuori di me, come se lo prendesse davanti, piuttosto che dietro. Le presi quelle belle tette grosse e le torturai, pizzicai e stropicciai, strizzandole i capezzoli. Venne in un lago di piacere, mi sentì lavare anche le gambe dal suo orgasmo. Si fece sbattere sin dopo che i tremori del suo corpo si allentarono, andando a scemare pian piano.
Si adagiò su di me, seduta sopra con il pene ancora dentro e duro e si lasciò baciare ed accarezzare. Marta intanto era già venuta almeno un paio di volte, tra i ditalini che si fece e le
carezze che le feci io. Anna si lasciò scivolare accanto a me, era proprio distrutta, ma non voleva lasciarmi lì con cazzo duro e pieno di eccitazione, portò la sua mano sul mio arnese. Marta approfittò del momento e si impalò lei sul mio cazzo, schiacciando la mano della sorella sotto al sua figa umida e bollente. Si impalò in un unico movimento, guardando la sorella, quasi sfidandola. Anna forse voleva dire o fare
qualcosa, ma la guardai e nei miei occhi vide la voglia e ci lasciò fare.
Marta era più grande di Anna di diversi anni, ma anche lei aveva le tette dure e sode che apprezzai subito, leccandole e mordendole, mentre lei si faceva il mio cazzo. venne urlando di piacere, anche lei mi lavò le gambe con i suoi umori, ma non si fermò. Sollevandosi con leggerezza ed abilità, si sfilò il pene dalla figa e lo spostò verso il buchetto del culo, si lasciò scivolare spingendosi in giù e
mi regalò il suo culo, mentre i miei occhi e le mie mani si riempivano delle sue tettone, con
capezzoli piccoli e duri, la figa umida gocciolava, mentre lei si infilava su e giù sul mio cazzo, che chiedeva solo di godere. Mentre le infilavo un dito in quella figa bollente, per torturarla ancora un po’, il mio cazzo decise che era ora di scaraventare tutto la sperma che bolliva dentro i coglioni, dentro quel culo. la presi per la vita ed i fianchi sbattendola più forte sù e giù, urlando di piacere,
sia io che lei. Anna incantata ed eccitata, mi incitava a sborrare dentro al culo di sua sorella “Dai svuota le palle dentro al culo di questa puttana – Rompila tutta, ‘sta troia!”
“Si riempimi tutta “ urlò Marta agitandosi e sbattendosi tutta. Continuò per un tempo indefinito a scendere e salire dal mio cazzo, prima di calmarsi e lasciarsi andare.
Restammo così per qualche minuto, riprendendo fiato, sfiancati e distrutti. Marta sopra di me a
gambe aperte, le mie dita dentro alla sua figa che andava ad asciugarsi, le tette lì davanti ai miei occhi, io col cazzo ancora dentro al suo culo, che gocciolava sulla mano di Anna.
Mi piegai a baciarla, ringraziandola silenziosamente della sua “generosità”. Anna non volle essere da meno, si infilò baciandomi. Marta si alzò sfilandosi il mio cazzo dal culo, che iniziò a gocciolare
copiosamente, Anna generosamente raccolse è pulì con dei fazzolettini, giocando ancora con il mio
cazzo ancora abbastanza in tiro. Marta aiutando la sorella mi stirò il cazzo, per togliere dei
pezzettini di carta rimasti attaccati, quel gioco, mi fece inturgidire nuovamente l’arnese, che si stirò crescendo e pulsando. Le sorelline, si guardarono, guardando “lui” e poi me. Decisero
contemporaneamente di fare un lavoro di pulizia, leccando con la lingua, mi tolsero la carta rimasta.
Quel gioco mi piacque e loro naturalmente vollero vedere se potevo ancora regalare della “panna”.
Si scatenarono, leccandomi in “stereo” il cazzo, quando una era sulla cappella, l’altra era sull’asta e viceversa, quando una non riusciva più a masturbarmi continuava l’altra. Vollì ringraziarle anch’io.
Infilai ad ognuna le dita dentro la figa e dentro il buchetto del culo. Si scatenarono ancora di più! Volevano vedermi venire. Vedere il mio sperma schizzare e saltare. Si raddrizzarono, impedendomi di continuare a giocare con il loro buchi, masturbandomi a due mani, stringendolo e tirandolo come
impazzite, mi fecero venire urlando a pieni polmoni, il cazzo scaraventò sperma sul mio petto, mi colpì in faccia, alcune gocce mi passarono sopra la testa, altre caddero sulle tette di Anna e di Marta, ma non mollarono la presa. Il cazzo era loro. Continuarono ancora, schiacciandosi tutte e due sulle mie braccia per immobilizzarmi, quasi come se volessero violentarmi. Si piegarono a
turno sul mio cazzo stremato a leccarlo e cucciare le gocce sparse attorno a lui e cadute sulle palle.
Dopo un po’ anche loro si calmarono, io ero stremato, soddisfatto e contento, chi non lo sarebbe stato?! Restammo un po’ così, più o meno abbracciati ed avvinghiati, loro con le mani sul mio cazzo che perdeva pian pianino consistenza, stuzzicandolo ogni tanto con qualche striratina o
scrollatina. Mi scappava di pisciare e glielo dissi, volevo scendere dalla macchina e pisciare vicino a qualche albero. Me lo impedirono. Qualcuno poteva vedermi, nulla da fare. Anna ebbe l’idea!
Prese la bottiglia d’acqua che si portava in borsa, che per fortuna era quasi vuota, sapete quelle bottiglie in plastica con l’apertura grossa, forse di un litro o circa ? Bene, quelle, quell ! Tolse il tappo, bevve l’acqua restata dentro e sotto gli occhi sorpresi di Marta, mi disse “Pisciaci dentro dai!”.
La cosa era arrapante, stimolante. Le sorelle mi aiutarono, posizionando la bocca della bottiglia
sulla cappella, in modo da centrare il mio buchetto, poi tenendomi l’uccello, mi incitarono a pisciare. ”Piscia dai!”. Le accontentai. Mi rilassai e diedi libero sfogo all’impulso. Mi guardarono eccitate e divertite, incitandomi “Ma quanta ne hai?” “Ma non finisci più di pisciare?!“.
Ragazzi che soddisfazione. Pisciare col cazzo imbrigliato nelle mani di due dolci puttanelle come quelle sorelle! “E’ bollente” dissero quasi in coro. “Volete assaggiarla ?!” suggerì.
Prima una poi l’altra, mi leccarono la cappella e tutt’attorno assaggiando il sapore della mia urina.
Poi per evitare che chissà come e perché, finisse sulla mochette della macchina, presi e chiusi la bottiglia. Erano soddisfatte e contente, non ricordarono di essere state
“nemiche” qualche ora prima, adesso ancora con il mio cazzo in mano, si scambiavano sguardi di complicità e chissà cosa iniziarono a complottare.
Con mio sommo dispiacere, però dovevo andare a dormire, ero a pezzi… ed anche loro. Lo dissi. Mi baciarono e dopo un ultima occhiata al cazzo ancora fuori dei pantaloni, andarono via, a dormire.
Ci rivedemmo parecchie volte e parecchie volte ancora, Marta dopo aver salutato Angelo, veniva a
“giocare con noi” in macchina. Finimmo più volte in Hotel assieme, noi tre. Più volte Anna propose
di coinvolgere anche Angelo, ma Marta non volle mai. Chissà perché!
Una volta salì anche a casa loro passando parecchie ore godendo, ma anche questa è un’altra storia..

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