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EteroTradimenti

Una suocera disponibile

La mia è una famiglia borghese come tante, serena, agiata, senza conflitti. Io ho 35 anni, mia moglie Giuliana 32, siamo sposati da 8 anni, abbiamo una figlia Silvia di 6 anni, io faccio il commercialista, mia moglie conduce con un collega un laboratorio di analisi cliniche. Il nostro mènage è senz’altro soddisfacente, Giuliana è una bella donna, fisicamente molto piacente e, quel che è più importante, a letto non si risparmia. Viviamo in una villetta bifamiliare alla periferia della città, nell’appartamento a fianco al nostro vivono i genitori di lei, Alfredo di 62 anni, titolare di una rinomata gioielleria in città, e Lucrezia, 58 anni, preside molto stimata di scuola media, vicina alla pensione ma ancora piena di energia.
I miei suoceri sono anch’essi una coppia normale, abbastanza affiatata: lui è un uomo distinto, conduce una vita ordinatissima e ripetitiva, anche per via dei suoi problemi cardiaci; lei una donna che non passa inosservata per il suo portamento sicuro ed altero, per la spiccata espressività del suo volto e del suo sguardo, ma anche per una bellezza un po’ giunonica che sfida il tempo. L’altro figlio, Francesco mio cognato, di 34 anni, fa il medico e vive in un’altra città, ma viene spesso a trovare i genitori ed anche lui sta sempre con noi.
Dividendo la stessa villetta, di fatto con i miei suoceri viviamo insieme la quotidianità, nel senso che pranziamo e ceniamo spesso insieme, facciamo vacanza insieme. Insomma, il clima dei nostri rapporti è quanto mai affettuoso e confidenziale.
Mia suocera Lucrezia passa da noi buona parte dei suoi pomeriggi, dedicandosi con amore alla nipotina e sostituendo in tutto noi genitori, che, salvo i fine settimana, stiamo sempre fuori casa per il nostro lavoro. Io la chiamo “mamma”, anche se le dò del “voi”, e la considero davvero una seconda mamma, tanto che l’affetto reverenziale verso di lei ha sempre avuto l’effetto di sublimare ogni attenzione e ogni pulsione di altro tipo.
Credo che un simile quadretto familiare, con quell’aria di serenità che ricorda la pubblicità del Mulino Bianco, non avrebbe fatto registrare alcun sommovimento se, del tutto occasionalmente, un pomeriggio non fossi rimasto in casa per via di un appuntamento di lavoro revocato all’ultimo minuto.

Era un mercoledì di novembre e proprio all’ora di pranzo ricevetti una telefonata da parte di un imprenditore mio cliente che mi pregava di rinviare a nuova data l’incontro presso la sua azienda, dato che aveva ricevuto in mattinata una visita imprevista dalla Guardia di Finanza e che in quelle ore era ancora sotto ispezione. Era un appuntamento che avevo preparato con cura ed era un cliente cui tenevo tantissimo. Mi uscì di bocca un’imprecazione volgare per me inusuale (“… e vaffanculo!”), tant’è che mia moglie e mia figlia mi guardarono con occhi straniti e preoccupati. Ma le rassicurai sorridendo e mia moglie subito aggiunse:
“Ma sì Marco… lascialo perdere il lavoro per una volta… un pomeriggio di relax non può che farti bene… ora porto Silvia al doposcuola ed io torno in laboratorio… tu intanto riposati una volta tanto!”.
Tutto sommato, pensai, mia moglie aveva ragione. Alle 15 ero solo in casa, mi misi in pigiama e mi stravaccai sul divano, guardando distrattamente la tv, poi mi appisolai. Fui ridestato, verso le 16, da una sensazione ammaliante, da un profumo di donna che sentivo vicinissimo. Socchiusi appena gli occhi ancora assonnati, intravidi l’ombra di mia suocera Lucrezia. Mia suocera era solita venire a casa nel primo pomeriggio, vuoi per assistere mia figlia nelle lezioni, vuoi per alleviare i lavori di casa di mia moglie. Non pensava minimamente di trovare me e, soprattutto, in quelle condizioni. Era di fronte a me a distanza di due metri e indugiava a guardarmi. Mi resi conto che il pigiama si era inavvertitamente aperto sul davanti e che il mio bastone inturgidito svettava fuori.
Ci sono meccanismi inconsci che scattano all’improvviso e senza alcuna apparente ragione. All’iniziale imbarazzo subentrò inopinatamente il gusto perverso della simulazione. Protetto dalla penombra feci finta di continuare a dormire, ma la curiosità morbosa di osservare le reazioni di mia suocera cominciò a suggerirmi gesti inauditi, impensabili sino a quel momento. Passai una mano sull’asta e sui coglioni e me li strizzai, emettendo gemiti di piacere in mezzo a farfugliamenti incomprensibili, come se stessi sognando una scena hard; ma, con mia sorpresa, vidi che mia suocera non andava via, anzi che si era avvicinata ancora di più e che tratteneva il respiro per non lasciarsi scoprire. Continuai a manipolarmi il cazzo e cominciai a tirarmelo oscenamente, poi resi più espliciti i miei gemiti:
“Aaah sì mamma sìì prendilo prendilo, è tuo, tutto tuo… aahh”.
E presi a menarmelo con più decisione, tirandomi un segone meraviglioso, con un crescendo di gemiti che sboccò in una sborrata liberatoria che mi finì addosso sul pigiama. A quel punto aprii gli occhi e mi guardai intorno, vidi le larghe macchie degli schizzi di sperma sulla giacca del mio pigiama, ma notai che mia suocera non c’era più nella stanza.
Ero intontito ancora ed avevo uno stato d’animo oscillante tra l’impudenza e la vergogna: come mi era passata per la testa la follia che avevo compiuto? e mia suocera aveva assistito fino alla fine? e come mi avrebbe giudicato?
Mi alzai piano piano e, in punta di piedi, mi diressi verso il bagno, dove mi sciacquai la faccia, mi rassettai alla meglio e misi la giacca del pigiama nel cesto della biancheria da lavare. Poi, con forzata disinvoltura, mi avviai verso la cucina dove sentivo l’acqua sciabordare.
“Ohilà mamma, siete qua? non me n’ero accorto!”.
“Ah, ciao Marco… ti sei alzato? Mi sono meravigliata di averti trovato in casa a quest’ora. Ma ho visto che riposavi sul divano e non ti ho disturbato. Vieni, vieni, ti preparò un caffè!”.
Mia suocera era cordiale e gioviale come sempre, non dava a vedere alcun segno di imbarazzo o di turbamento. Mi accomodai su una sedia della cucina e, mentre le spiegavo l’imprevisto che mi aveva trattenuto in casa, mi misi ad osservarla con un’attenzione non innocente che mai avevo avuto negli anni precedenti. Lucrezia era una donna ancora bella e desiderabile, che metteva abbastanza cura nel vestire e nel truccarsi; l’età l’aveva appesantita ed arrotondata sul petto e sui fianchi, ma la floridezza della carne delle braccia e delle cosce diventava più soda sulle mammelle, sulle natiche e sui polpacci.
Guardandola intensamente ed in un’ottica tutta nuova il rispetto reverenziale cominciò a sciogliersi e mi trovai a chiedermi come non avessi mai considerato oggetto di desiderio l’opportunità di cavalcare quei fianchi possenti, di stringerle e succhiarle i meloni pendenti del suo seno, di aprirmi un varco tra quelle cosce accoglienti. Ero preso da questi pensieri e dovetti apparirle un po’ assente perché ad un tratto mi sentii dire:
“Ma Marco, a che pensi? non vedi che il caffè si fredda…”.
“Ah sì, scusate mamma… è che forse ho ancora un po’ di sonno”.
Mi ridestai da quei pensieri, ma non dal dubbio di capire quel che aveva visto prima in salotto e come l’aveva presa. E allora, mentre lei mi dava le spalle intenta a sciacquare le tazzine del caffè, le passai dietro e le strusciai il mio membro, che era tornato in bella erezione, indugiando volutamente proprio al centro delle sue belle chiappe. La cosa sicuramente non le poteva passare inosservata, anzi ebbi la sensazione che, quasi meccanicamente, lei arretrasse un po’ proprio per farmi aderire meglio al suo culo.
Pochi secondi soltanto, ma abbastanza per scambiarci un messaggio senza parole. Non trovavo la maniera di andare avanti, ma non volevo desistere del tutto. Perciò decisi di restare in pigiama e t-shirt e tornai in salotto a guardare la tv. Pochi minuti dopo la vidi arrivare dal bagno tenendo in alto con le dita la giaccia del mio pigiama:
“Che faccio, Marco, la lascio nel cesto o la metto in lavatrice? … È tutta macchiata…”.
Ero preso un po’ alla sprovvista, arrossii e, con qualche imbarazzo, le risposi confuso:
“Beh mamma non so… sì, certo … non so come dev’essere lavata“.
E allora lei, con un sorriso protettivo ed allusivo insieme, mi disse: “Questa è meglio che la lavo io, non credi?”.
E, visto che il mio imbarazzo perdurava, aggiunse:
“Marco, su, non fare quella faccia… sono cose che capitano… e non solo ai ragazzini”.
Fece una pausa, incerta se continuare, ma poi aggiunse:
“Cosa vuoi, certi sogni sono troppo … travolgenti, eh?”.
E, così dicendo, si era avvicinata a me e, per sciogliere il mio imbarazzo, mi diede un buffetto sulla guancia:
“Mi sono trovata per caso … ti ho visto … sembravi un invasato!“.
Cercai di uscire dall’angolo:
“Oddio mamma, che vergogna! Vi chiedo scusa se mi sono lasciato andare…”.
“Ma perchè ti scusi? mica siamo responsabili dei nostri sogni… e poi …”.
“E poi?”.
“Beh… e poi non era un brutto spettacolo, anzi!”.
“Scusatemi, mamma…. Sono mortificato di avervi messa a disagio”.
Mia suocera fece un lungo sospiro, appoggiò la giacca del pigiama sulla spalliera di una sedia e si accomodò sul divano proprio di fronte a me:
“Ma no, non esagerare, ora. Sono entrata in casa, come faccio ogni giorno a quest’ora, pensavo non ci fosse nessuno e sono rimasta molto sorpresa nel trovarti disteso a dormire sul divano qui in salotto. La stanza era semibuia e mi sono avvicinata di più per vedere appunto se dormivi. E in effetti stavi dormendo. Solo che eri particolarmente agitato, avevi tirato fuori il tuo… bell’uccellone e te lo stavi tirando con vigore. Io ti posso essere madre … Ma ti confesso che a quella vista non ho potuto fare a meno di pensare: ‘E’ fortunata mia figlia ad avere un marito così’. Poi, quando ti ho sentito gemere, ho preferito allontanarmi”.
Mentre mia suocera raccontava io la guardavo con una voglia crescente, sbirciando nello squarcio di cosce che si apriva dinanzi ai miei occhi e, quasi meccanicamente, avevo ripreso ad accarezzarmi il pacco.
“Oddio mamma, avete assistito alla mia masturbazione? e che dicevo in sogno?”.
Mia suocera aveva cominciato ad osservare i miei movimenti di mano e non distoglieva lo sguardo dal mio pigiama:
“Deliravi, Marco … ma ad un certo punto ho ascoltato che ti rivolgevi alla mamma… e ne sono rimasta un po’ turbata …. perchè la cosa mi ha ricordato un episodio analogo capitatomi con Francesco, quando aveva 18 anni …”.
Presi la palla al balzo per accrescere la confidenzialità più intima:
“Francesco? e come andò la cosa?”
Lucrezia sospirò, il ricordo di quell’episodio le ispirò un sorriso materno, nel suo racconto si leggeva una certa qual tenerezza:
“Devi sapere che i miei figli li ho sempre seguiti da vicino cercando sempre di essere comprensiva e disponibile. Tua moglie te lo può testimoniare. Francesco era un po’ mammone, ed io inutilmente lo spronavo a riservare più attenzione alle sue coetanee. Sapevo bene che si sfogava masturbandosi spesso, ma cominciai a preoccuparmi che la cosa diventasse un’ossessione e cercai di scuoterlo. Un pomeriggio feci irruzione nella sua stanza proprio mentre se lo stava tirando; lui si bloccò di scatto, ma io sorridendo mi sedetti sul suo letto invitandolo a continuare, anzi offrendomi di aiutarlo. Resistette per un po’, poi mi lasciò fare e si lasciò andare. Lo accarezzai per qualche minuto e …. plaff! …. eiaculò nelle mie mani. Godette tanto che mi chiese di poterlo rifare. Gli dissi che ero a sua disposizione, ma che avrebbe goduto molto di più se avesse cominciato a far sesso sul serio con qualcuna delle sue amiche. Dopo qualche settimana mi annunciò tutto contento che aveva trovato la ragazza giusta, Roberta, tanto giusta che poi se l’è sposata….”
Mia suocera, da grande donna qual era, con la reminiscenza di Giorgio era riuscita a tirarmi fuori dal mio stato di disagio ed aveva squadernato con chiarezza la questione spianando la strada ad una nostra chiarificazione. Le espressi subito la mia ammirazione:
“Mamma, siete veramente un tesoro! …. Non solo siete capace di comprendermi e di liberarmi da ogni imbarazzo, ma mi avete anche gratificato con queste confessioni riservate …. Avevo davvero temuto di avervi involontariamente mancato di rispetto. Ma, dopo quello che mi avete detto, non ho nessuna difficoltà a confessarvi che non è la prima volta che vi sogno … evidentemente non riesco a trattenere un desiderio inconscio… scusatemi, ma è così ….“.
E, mentre le dicevo queste cose, avevo ripreso a massaggiarmi freneticamente il cazzo eretto, tant’è che lei sorridendo mi aveva interrotto per dirmi:
“Attento, chè se continui così il sogno si ripete da sveglio”.
Intanto si era alzata dalla sua poltrona, era venuta a sedersi accanto a me, mi aveva sollevato la testa e se l’era sistemata sulle sue gambe:
“Sei troppo agitato, Marco …. su, distenditi, lascia fare a me. Dimmi, cosa vuoi dalla tua mamma? non mi dirai che una bella donna come Giuliana non ti basta. Cosa cerchi? Dobbiamo credere alla psicoanalisi? Hai forse nostalgia del seno materno?”.
E, dicendo ciò, aveva premuto il suo petto rigoglioso contro la mia faccia, facendomene apprezzare l’opulenza. Ero in estasi, immerso nelle carni generose di mia suocera, ad annusare da vicino il suo odore di donna ed a lasciare campo libero alle sue dita che avevano cominciato ad arruffarmi i capelli, a perlustrare il mio petto villoso ed a vellicare maliziosamente i miei capezzoli.
La mia erezione cresceva a vista d’occhio forzando lo spacco del pigiama. Con un gesto lesto quanto elegante mia suocera allungò la sua mano e la infilò dentro il pigiama, cominciando ad accarezzare l’asta eretta e i coglioni surriscaldati per dar vita subito dopo ad una masturbazione lenta e dolce. E mentre io cominciavo a genere di piacere, lei mi sussurrò sorridendo:
“Tutto potevo immaginare meno che mi sarebbe ricapitato l’episodio di Francesco. Solo che mio figlio allora aveva la metà degli anni tuoi. E non aveva neppure una bella ragazza come Luciana”
Io avevo chiuso gli occhi e mi stavo abbandonando al piacere indicibile di quella dolcissima manipolazione, sillabando in trance:
“Ooohhh sììì belloo mamma …… aaahhh”.
Ma l’uccello doveva avere raggiunto dimensioni ragguardevoli perché ad un tratto sentii mia suocera esclamare:
“Ehi, ma questo non si contenta di una sega! Povero il mio Marco, chissà quanto ti fa male così imbizzarrito!”
A questo punto mia suocera visibilmente accaldata si è alzata, si è tirata su la gonna, si è sfilata la mutanda e si è messa a cavallo in mezzo alle mie gambe infilandosi con le mani il mio cazzo scalpitante dentro la sua ficona calda e umida:
“Dimmi Marco, è questa che vuoi, è vero …. è la fessa della tua mamma … Dimmi, tesoro mio. Vuoi riempirla della tua sborra? Vuoi ingravidarmi? Non aver paura di confidarti con la mamma”.
La sua serenità olimpica si era dissolta, la passione e la voglia avevano preso il sopravvento anche in lei, che intanto cavalcava quasi al galoppo, agitando le sue larghe natiche e inghiottendo completamente la mia asta dentro la sua grotta ardente. Non ci capivo niente, lei mi avvinghiava a sé, aveva aperto la camicetta e liberate le sue zinnone nelle quali faceva annegare la mia testa; io intanto la pistonavo con grande foga tenendola per le chiappe e raccogliendo i suoi spasimi e i suoi gemiti di goduria:
“Sì sì, Marco dài continua così, sì ….. chè la fai godere la tua vecchia mamma. Aaahh, a questa età questi piaceri non capitano più… che vuoi, il tuo povero suocero ha il cuore malato ed io non lo forzo più di tanto. Dài Marco, sìììì….. scopami forte aaahhh… guarda che ho la mia età ma so essere ancora una donna… e, se vuoi, so essere anche puttana”.
Ormai anche mia suocera era “partita” e si era liberata di ogni remora di stile, la vedevo letteralmente scatenata, vogliosa di approfittare di una situazione assolutamente inattesa e forse irripetibile.
A quel punto superai ogni residua riverenza e adottai un linguaggio disinvolto, anzi volgare, passando decisamente al “tu”:
“Ah, vuoi fare la puttana, eh? E allora tieni, prenditi questo bel bestione scatenato ….. tieni, porcona. Te lo faccio arrivare fino in gola ……. sì mamma, sei una fica favolosa … sìì. Voglio prenderti, voglio possederti tutta ….. voglio sfondarti tutti i buchi”
Lungi dal reagire a questo repentino cambio di tono, mia suocera si accalorò ancor di più:
“Oh Marco… Hai un cazzo che è stantuffo, una trivella … sì, dai, sfondami, non ti basta la fessa? vuoi anche il buco di dietro? guarda che non l’ho dato a nessuno!”.
“Tanto meglio, ti voglio tutta … voglio la tua ultima verginità!”
Si rimise in piedi, si girò e si mise carponi per terra offrendomi il suo culone bianco e allargandosi le chiappe con le mani per dilatare al massimo il buco nero del suo ano:
“Dài Marco, so che mi farà male, ma lo voglio dài, incula la mamma, falle sentire come la tua bestia si incunea dentro l’intestino. Aahh … sìì …. Lo voglio in culo,voglio sentirmi spaccata in due dal tuo bestione”.
Mia suocera era irriconoscibile, una vera giumenta in calore, che rendeva la mia voglia sempre più bestiale. Superai ogni incertezza e, senza badare troppo ai preliminari, glielo infilai dentro il canale stretto lacerandole i tessuti e facendole sicuramente un gran male. Emise un grido acuto, ma la voglia di sentirsi inculata era tanta che continuò a incitarmi:
“Sì, porco di Marco, sì, così … rompimi il culo, fammi tua… prenditi la mia seconda verginità”.
Non resistetti a lungo e, dopo averla stantuffata per bene, le scaricai due-tre fiotti di sborra che il suo culo accolse come lubrificante e come balsamo. Poi giacemmo esausti, fianco a fianco sul divano, e vi restammo per una decina di minuti.
Si rialzò lei per prima, nonostante avesse il culo ancora dolorante, si ricompose, si chinò per darmi un bacio e mi sussurrò:
“L’hai sfogata la voglia di scoparti tua suocera, eh? Io credo di aver fatto del mio meglio ma ti ringrazio tanto anche del piacere che mi hai dato… chissà quando e se mi ricapiterà …”.
Le risposi anch’io sussurrando:
“Mamma, sei stata grande, mi sei piaciuta tanto, ma non sono ancora soddisfatto. Ti voglio ancora. Promettimi che …..”.
“No Marco, niente promesse. Ti vedo troppo preso. Ho paura che ti allontani da Giuliana. Se ricapiterà, quando ricapiterà, vedremo. Ma, mi raccomando, viene prima mia figlia, tua moglie”.
Ciò detto, si è dileguata ed è tornata a casa sua, lasciando dietro di sé l’acre profumo dei suoi umori inguinali.

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