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Triangolo

Vacanze in sicilia con esito inaspettato

Questa estate abbiamo fatto una prima parte di vacanze in barca con il datore di lavoro di mio marito, nostro bull fisso da qualche tempo e il suo socio e una seconda parte da soli a Palermo.
Dopo aver dedicato qualche giorno alla spiaggia di Mondello e a visitare la città, mio marito che è un appassionato di rapaci, saputo che lì in zona c’era una riserva naturalistica dove era possibile avvistare questo tipo di uccelli, ha organizzato una visita al parco.
Ci dissero che era un posto molto selvaggio con sentieri che fiancheggiavano il monte e con delle calette con spiagge bellissime dove poter fare il bagno, ci dissero anche che dovevamo attrezzarci con l’acqua perché non c’era alcuna possibilità all’interno di rifornirsi. Prese tutte le precauzioni del caso, la mattina seguente partimmo alla volta della riserva.
Per nostra fortuna era un giorno infrasettimanale e c’era poca affluenza, riuscimmo a parcheggiare quasi in prossimità dell’ingresso e già alle 9,30 eravamo dentro, ci avviammo per i sentieri e dopo un po’ che camminavamo cominciammo già a soffrire il caldo, così tolsi il top che indossavo sugli short, rimanendo solo con il reggiseno del costume.
Bevevamo in continuazione che, già a metà mattinata, avevamo finito una delle tre bottiglie di acqua da due litri che avevamo portato con noi.
Eravamo arrivati ad una casupola dove era allocata una sorta di esposizione degli strumenti usati dai contadini, che ci siamo fermati per visitare e per ristorarci.
A vigilare in questo sito c’era un uomo massiccio dai baffoni molto pronunciati e dall’aspetto molto vissuto con due mani enormi e callose che, non appena mi ha vista, ha cominciato a seguirmi mentre osservato gli oggetti esposti. Il suo sguardo era inquietante, sembrava un allupato, come se non avesse mai visto una donna in short. Aveva un atteggiamento spudorato nonostante la presenza di mio marito, il quale da gran porco che è, mi origliò che si era eccitato a vedere come mi guardava quel bestione. Detto questo, si mise a una certa distanza per vedere quell’energumeno cosa faceva, questi, incurante della presenza di mio marito, continuò a fissarmi il culo anche quando Carlo gli faceva domande sul tipo di rapaci presenti nella riserva.
Quando ci allontanammo lungo il sentiero, proseguendo nella nostra visita, Carlo tornò sull’argomento chiedendomi se mi ero accorta come era stato insistente l’atteggiamento di quel porco nei miei confronti e mi chiese anche se mi ero un po’ eccitata. Risposi che certamente mi faceva piacere essere guardata ma quell’uomo era veramente inquietante, al che lui aggiunse: ha un gran bel pesciolone.
A quelle parole, mi sono fermata e gli ho chiesto come faceva a sapere quelle cose e lui, prontamente: amore, quando mi sono allontanato da te, l’ho osservato e mentre ti guardava il culo si è accarezzato il gioiello da sopra i pantaloni ed era in evidente stato di eccitazione, lì dentro c’è veramente tanta roba e quel porco lo stringeva nella mano.
Capendo dove voleva andare a parare, carezzandogli la guancia, gli ho detto: ma amore, hai visto che sguardo inquietante che ha e che aspetto trasandato? Così rozzo; e lui: mmm… però l’hai guardato bene…; io: come non potevo, mi si è appiccicato dietro e mi seguiva come un’ombra.
Carlo sorridendo allungò la mano tra le mie cosce e infilando due dita dentro gli short, mi origliò: però ti ha fatta bagnare tutta, evidentemente non ti dispiace così tanto quel bestione; ricambiando il sorriso e avvicinandomi al suo orecchio, dopo averlo accarezzato nelle parti intime e aver notato la sua erezione, ho risposto: nemmeno a te, visto con quanta attenzione hai notato e descritto il suo pacco…
Dopo questo momento di intimità, abbiamo continuato nella nostra visita al parco fino a giungere a una caletta dove abbiamo sostato per prendere un po’ di sole, per un bagno ristoratore e anche per cercare di calmare un po’ i bollenti spiriti di mio marito che ogni tanto lanciava qualche frecciatina o faceva qualche battutina allusiva sul guardiano.
Erano passate le cinque del pomeriggio quando ci siamo resi conto che avevamo finito le riserva di acqua e visto che faceva ancora molto caldo, decidemmo di incamminarci sulla via del ritorno per non rischiare di rimanere disidratati, considerando anche che ci eravamo addentrati nella riserva per circa sei chilometri e che l’ora della chiusura era ormai prossima.
Arrivammo alla casina dove prima c’era il guardiano e vedemmo che la porta della stanza delle esposizioni era chiusa, facemmo il giro del piccolo fabbricato da dove proveniva della musica, si sentivano dei canti popolari, e notammo sul retro una porta aperta, ci affacciamo e dentro c’era quell’uomo di prima stravaccato a gambe aperte su di una sedia, la camicia completamente sbottonata che metteva in mostra il suo petto villosissimo, una bottiglia di vino bianco ghiacciata sul tavolo e nella mano sinistra teneva un grosso sigaro che stava fumando.
Appena mi vide, nel suo forte accento siculo, mi chiese come poteva aiutarci. Gli dissi che avevamo finito l’acqua e se era così gentile di offrircene un po’.
Ci fece cenno di bere il suo vino fresco, perché non aveva altro. Mio marito gli chiese un bicchiere ma lui rispose che se voleva dissetarsi doveva attaccarsi alla bottiglia perché lì non c’erano bicchieri.
Carlo non se lo fece ripetere e bevve sottolineando che, anche se non reggevamo molto il vino, era sempre meglio brilli che morti di sete.
Dopo essersi dissetato, Carlo cedette di nuovo la bottiglia all’uomo che me la girò per farmi bere a mia volta e mentre lo facevo mi fece sedere al tavolo vicino a lui, tirò fuori del pane cunzato, dicendomi che mangiando un po’ di quello sarebbe sceso meglio il vinello, nel frattempo Carlo si era seduto sulla panca dal lato opposto a dove stavo io e aveva cominciato a parlare, a fare le presentazioni, a chiedere informazioni sulla riserva alle quali Tano, così aveva detto di chiamarsi, rispose con garbo.
Mangiavamo e bevevamo mentre ascoltavamo qui canti popolari. Dopo aver sorseggiato diverse volte dalla bottiglia, mi misi sull’allegro e come mi succede ogni volta che bevo alcolici, cominciai a ridere e a ballare, mentre il porco continuava ad accostarmi la bottiglia alle labbra per farmi bere ancora. Intanto Carlo si era alzato e barcollando ora ballava con me.
Dopo aver dato un’altra sorsata di vino e essersi asciugato i baffoni e le labbra con il dorso della mano, Tano si è alzato, è venuto verso di noi e dopo aver scansato mio marito si è attaccato dietro di me, dicendo: ora balla con me, mi ha messo una mano sulla pancia e mi ha spinta contro di lui, ho emesso un gridolino quando ho sentito la sua erezione contro le mie natiche, le su mani callose, una ha cominciato ad accarezzarmi la pancia mentre l’altra si è insinuata sotto il reggiseno e mi ha palpato forte il seno prima di prendere tra le dita il capezzolo turgido e strizzarlo con decisione facendomi quasi svenire dal dolore.
Poi ha continuato dicendomi nell’orecchio che ero una puttana e mi ha toccata con sempre più decisione, mi ha morso, leccato e succhiato il lobo dell’orecchio mentre mi slacciava il reggiseno, lasciando il mio seno nudo.
Ho provato anche a ribellarmi, a dirgli di smettere, ma lui, incurante, ha sbottonato gli short e li ha lasciati scivolare sul pavimento. Carlo che osservava la scena davanti a me, mi ha slacciato i fiocchetti degli slip lasciandomi completamente nuda, alla mercé del vecchio maiale.
Il guardiano ha fatto un sorriso a Carlo e gli ha detto: bravo cornuto, così mi piaci; è stato allora che Carlo ha allungato le mani dietro di me e ha slacciato i pantaloni al porco liberandogli il grosso cazzo duro dalla costrizione della stoffa. Ho avvertito un brivido lungo la schiena mentre Carlo mi strusciava sul culo quel cazzone voglioso di possedermi e che sentivo sempre più duro.
Il porco poi si è scansato, ci ha spinti in ginocchio davanti a lui e ha cominciato a sbatterci il suo cazzone sulla faccia e sulle labbra prima di ficcarmelo tutto in bocca e mentre me lo spingeva tutto in gola ha detto a Carlo: suga le palle, suga minchia!!! Rantolava e gemeva come un porco mentre ci dava il suo cazzone e il suo grosso scroto da soddisfare.
Quando è stato sazio delle nostre bocche, mi ha fatta alzare, mi ha stesa sul lungo tavolone di legno dove prima avevamo bivaccato, mi ha aperto le cosce e mentre carezzava la mia passerina, già umida di eccitazione, con quelle sue grosse mani raspose, ha ordinato a Carlo di succhiargli il cazzo e mentre il mio maritino obbediente lo soddisfaceva, si è tuffato con la sua bocca tra le mie cosce e ha cominciato a leccarmi la fica.
Non so quanti orgasmi mi ha fatto avere quel porco prima di liberarmi dalla sua lingua e ordinare a mio marito di prendergli il suo grosso cazzo e ficcarmelo in fica.
Con le mie gambe sui suoi avambracci ha cominciato a sbattermi come un ossesso, ho urlato ad ogni affondo fino a quando Carlo non si è avvicinato a me e presami per mano ha cominciato a baciarmi in bocca trasmettendomi il sapore del cazzo di quel maschio che mi stava possedendo in maniera così selvaggia.
Ero sfinita da quegli affondi quando il porco è uscito da me ansimante e mi ha indicato di andare su di un giaciglio di foglie, usate per gli intrecci delle ceste, che erano sistemate in un angolo della stanza.
Ci stavo mettendo un po’ ad arrivare, faticavo a riprendermi quando ho avvertito uno schiaffo a mano piena sul culo così forte da emettere un sibilo come una scoccata di frusta e subito dopo un dolore lancinante che mi ha raggelata lungo tutta la schiena togliendomi il respiro e, nello stesso istante, gli ho sentito dire, in siculo: sbrigati bottana che te lo devo ficcare n’do culu.
Ha preso poi dalla credenza un vasetto dove era conservato del lardo di maiale e ha ordinato a Carlo di prepararmi per la monta.
Mio marito, obbediente e servizievole come sempre, davanti a un maschio dominante come quello, ha preso del lardo sulle dita e ha cominciato a prepararmi l’orifizio anale per permettere la penetrazione a quel vecchio porco che assisteva vigile e che gli inveiva contro con continue vessazioni, ha voluto anche che Carlo lubrificasse il suo cazzone dicendo che così non mi avrebbe fatta male, non mi avrebbe rotto il culo.
A quel punto fece segno a mio marito di prendergli il cazzo e di ficcarmelo dentro, ho avvertito le sue forti mani prendermi per i fianchi in maniera decisa, il calore della sua grossa cappella che cominciava a forzare il mio ano sotto la guida del mio amato maritino che cercava di introdurlo piano per far in modo che il mio culetto si dilatasse e si abituasse alle grosse dimensioni di quel cazzo. Ma, improvvisamente, il maiale ha introdotto, tutto d’un colpo, la metà del cazzo che ancora era fuori, ho urlato a causa del dolore lancinante, mentre il porco rantolava e roteava il grosso cazzo dentro di me per farmi abituare alle dimensioni e mi vessava dicendomi che ero una vacca rotta in culo.
Il dolore era tanto, ad ogni affondo, ma mi stava producendo orgasmi incontrollati, la cosa divenne ancora più evidente quando il guardiano fece stendere mio marito sotto di me per farsi e farmi leccare mentre mi penetrava. Carlo era talmente eccitato, poteva leccare il mio succo e nel contempo lo stallone che mi stava penetrando. Dal canto suo, il porco, poteva godere del mio ano e della calda bocca del mio maritino che gli leccava le grosse palle e ciucciava il cazzo quando, ogni tanto, per liberarsi della pressione del mio culetto, lo sfilava e glielo ficcava in bocca per poi rimettermelo dentro e continuare nella sua monta fino a quando non è esploso con quattro potentissimi getti di sperma nel mio intestino.
Ho avvertito tutto il calore del suo seme che mi riempiva, dandomi la sensazione di un clistere, prima che si sfilasse da me e lasciasse che tutto quel succo di stallone colasse dal mio ano dilatato direttamente nella bocca avida di mio marito, mentre lui affidava alle mie labbra il compito ripulirgli il cazzone che ora andava perdendo di consistenza.
Abbandonatosi ora esausto con la schiena al muro osservava come io e il mio maritino amoreggiavamo godendoci il suo nettare. Infatti, Carlo aveva tenuto in bocca un bel po’ di sperma raccolta dal mio orifizio e ora baciandoci la condividevamo con passione.
Dopo di ciò cademmo tutti e tre in un sonno profondo. Non so quanto tempo fosse passato, ero distasa a pancia sotto e stavo rannicchiata accanto al petto di Carlo quando ho avvertito alle mie spalle una mano che mi accarezzava le cosce e il mio fondoschiena, il pelo villoso di quell’uomo sulla mia schiena e i suoi baffoni che mi solleticavano sul collo mentre mi baciava e mi origliava che aveva ancora voglia di me. Avevo sonno, ero ancora stanchissima e ancora dolente del rapporto che avevamo avuto prima, l’ho anche supplicato di lasciarmi stare, ma lui ha insistito, mi voleva ancora.
M montò sopra, immobilizzata dal peso del suo corpo, mi ha penetrata nuovamente nella fica e mentre lo faceva aumentando sempre di più il ritmo mi diceva: vacca, hai visto come sei bagnata e larga? Mugolava e spingeva tutto dentro di me fino a che, nel giro di una decina di minuti mi ha inondato la fica con un’altra copiosa sborrata.
Mi lasciò lì ansimante, accanto a mio marito che ancora dormiva, mentre lui si era rivestito ed era uscito dalla piccola stanza.
Fece ritorno di lì a poco per svegliarci, in maniera brusca e imprecando, ci disse che era tardissimo e ce ne dovevamo andare di lì al più presto perché stavano per arrivare i visitatori.
Ancora intontiti, raccogliemmo le nostre cose, ci vestimmo in fretta e furia e uscimmo dalla stanza. Una volta fuori il porco, dandomi una pacca sul culo e guardandoci entrambe, disse: tornate quando volete, suga minchia che non siete altro, che vi faccio di nuovo la festa e con una fragorosa risata si congedò da noi.

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