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Triangolo

Culo in prestito

L’accordo era preciso: lei doveva mandare delle sue foto nuda col cellulare a 3 persone a caso della sua rubrica. Io in cambio l’avrei scopata tutti i giorni di quel mese…

Capitarono un suo conoscente perso di vista da qualche anno, una sua amica non troppo intima ed un nostro amico in comune.
Il primo rispose subito interessato a vedere quello spettacolo dal vivo, ma lei lo schivò scrivendo imbarazzata d’aver sbagliato numero.
Dall’amica nessuna risposta, ma sapemmo in seguito che la cosa non rimase segreta. La pettegola si divertì un sacco nel mostrare ad amici quel messaggio inaspettato.
L’amico in comune, Michele, inizialmente non rispose covando pensieri eccitati e timorosi. Successivamente si complimentò con la mia lei per lo stupendo culo che madre natura le aveva dato.
Quando orgogliosa mi mostrò il messaggio con un sorriso lusingato e porcello a me bollì il sangue.
“Ti è piaciuto troietta farti ammirare?”
“Devo dire che un certo gusto l’ho provato…”
La convinsi così a mandarne un’altra, una che mettesse ancor di più in evidenza il suo fondoschiena. Tutto ciò senza nessuna parola, nessun cenno e nessuna allusione.
Appoggiata al muro e piegata a novanta si lasciò immortalare con le lunghe gambe spalancate mentre il mio cazzo diventava di marmo.
Dopo diversi minuti di silenzio e trepidazione da parte nostra, arrivò la risposta:”Se lo sapesse Giacomo che mandi queste foto cosa direbbe?”
Apprezzai questa strana forma di lealtà e risposi personalmente al messaggio dal mio telefono:
“Non ti preoccupare, anzi se sarai bravo quel culetto posso anche prestartelo”.
Questa mia risposta eccitò da morire la mia compagna. Considerare il suo culo come un oggetto di mia proprietà la fece sentire una zoccola quanto mai devota e cominciò a scaldarsi.
Così la presi e cominciai a scoparla, dapprima alla missionaria e poi a novanta nella posizione della foto. Quando senza proferir parola lo infilai tra le sue natiche letteralmente impazzì.
Le mie parole divennero così sempre più audaci:
“Questo culo è mio e ne farò l’uso che reputo migliore. Hai capito troia?”.
I suoi mugolii crescevano sempre più d’intensità, inframezzati da sussurrate risposte affermative che alimentavano la mia perversione:
“Adesso mando a Michele un altro messaggio. Gli scrivo che per questo mese io avrò la tua figa e lui potrà disporre in via eccezionale del tuo culo, visto che gli piace tanto”.
“Si Si…” rispondeva lei sempre più arrapata.
Mentre la pompavo presi il cellulare e scrissi al nostro amico la nostra proposta, aggiungendo di non voler più parlare della questione.
Al suono del messaggio inviato sentii la sua eccitazione crescere a dismisura fino all’orgasmo che di poco precedette il mio.
Uscii da lei nel silenzio, una quiete imbarazzata rotta solo dal suono vibrante dell’ennesimo messaggio, l’implacabile realtà che bussava alle porte della nostra lussuria: “Ok”.
Lei era imbarazzatissima e mi supplicò di ritrattare. Io le risposi che poteva farlo lei.
Passarono i giorni e nulla successe. La mia donna non fece nessuna mossa, forse terrorizzata dall’ipotesi di affrontare quel discorso; il mio amico nemmeno, forse timoroso di passare dalle parole ai fatti.
Io osservavo divertito le reazioni e gli atteggiamenti di entrambi fino ad una sera di fine estate, poco prima della fine di quel mese stipulato.
Eravamo una compagnia di una dozzina di persone che, dopo aver cenato insieme per festeggiare un compleanno, decise di proseguire la festa in un locale più affollato. Il tempo scremò la compagnia e nel clou della serata rimanemmo soltanto io, la mia lei, un’altra coppia e Michele. L’alcol a quel punto cominciava a prendere il sopravvento e noi a sparpagliarci.
La mia donna quella sera indossava un top nero ed una gonnellina dello stesso colore, che si appoggiava morbida ai suoi fianchi. Ai piedi aveva delle scarpe aperte con dei tacchi a spilli che esaltavano le sue lunghe gambe. Michele le si avvicinò tra la bolgia del locale e le mise una mano sul culo. Lei si girò infastidita, ma quando vide di chi era quella mano dapprima lo guardò stupita, poi accennò un sorriso imbarazzato.
Nessuno dei due parlò, memori del piccante antefatto. Lui le offrì l’ennesimo cocktail e lei si sciolse ancor di più: ora che il ghiaccio era rotto l’eccitazione cominciava ad avvampare parallela agli effetti dell’alcol. Quasi mi venne un colpo quando la vidi lanciarsi sulla pista ballando e dimenando il sedere in modo osceno e provocante; Michele la raggiunse e, ormai stregato dall’inedita situazione, si pose dietro di lei accompagnando i suoi movimenti col bacino. Sentire il suo cazzo appoggiarsi tra le sue natiche spronò la mia donna a danzare sempre più in maniera provocante; ciò tra davanti agli occhi increduli dell’altra coppia, che lanciava sguardi maliziosi divisi fra me e l’inaspettato show.
Il viaggio di ritorno si svolse all’insegna d’allegre battute e sottili provocazioni. Gli ignari spettatori facevano allusioni impertinenti smorzate dalle nostre risposte piccanti. Io ero alla guida di fianco a Mario, il fidanzato di Angela. Dietro Michele era seduto tra le nostre due ragazze, ormai certamente più che brillo. Dallo specchietto notai la sua mano scivolare dietro la schiena del mio amore, lei stessa mi avrebbe detto poi che fine avessero fatto le sue dita.
Accompagnai a casa Mario ed Angela e feci salire Michele davanti. Misi in moto la macchina e dissi al nostro amico “ Dove la portiamo questa troietta?”. Lui rispose sorridendo che potevamo portarla dove volevo mentre il silenzio di lei suonava alle mie orecchie come un grido di calda eccitazione.
“Togliti le mutande e gettale via” dissi.
Lo fece senza fiatare.
“Ora solleva la gonna e mettiti a pecora guardando dietro di noi”
Stessa silenziosa ubbidienza.
“Michele ora è tutto tuo! Meglio che in foto vero?”
“Certamente!” rispose infilando il suo dito medio tra le chiappe scoperte.
I suoi mugolii mi eccitarono come non mai, tanto più che diverse macchine ci sfilavano accanto.
Portammo Michele a casa nostra e bevemmo ancora del vino, dopodiché le levammo i vestiti e ci facemmo spompinare entrambi. Aveva ancora il cazzo del nostro ospite in bocca quando iniziai a scoparla da dietro schiaffeggiando il suo culetto violato. Rimasi sbalordito come mai in vita mia quando lei a fatica liberò la sua bocca dal grosso cazzo di Michele per rimproverarmi: “Lasciami stare il sedere, non è roba tua oggi!”.
Smisi così di menare le mani ed invitai il nostro amico a farsi avanti dunque, perchè “La troia vuole così..”.
La presi e la posizionai sopra di me, continuando a scoparla mentre con le mani le aprivo le chiappe. Michele arrivò subito dopo mettendole il cazzo nel culo da dietro: il suo viso ed il suo grido mi comunicarono l’attimo esatto prima che il mio uccello cominciasse a percepire l’”altra presenza.
La sentii godere come una pazza mentre il suo bacino ondeggiava spinto da entrambi i buchi. Sentii rimbombare in tutta la stanza gli schiaffi del nostro amico sulle natiche congestionate della mia donna, ormai anestetizzata dal piacere.
Al limite della goduria uscii da lei, le presi la faccia dal mento e la guardai negli occhi:
“Ti piace nel culo troietta?”
“SI SI…”
Le sborrai in bocca mentre ancora Michele la sodomizzava: inghiottì tutto con foga mentre il suo sedere, ormai dilatato, cominciò a muoversi in maniera circolare. Poco dopo fu il suo culo ad essere riempito, un culo ormai rosso fuoco.
Dopo esserci rivestiti la nostra troietta sparì in bagno, terrorizzata al pensiero di un qualsiasi sguardo… è sempre stata timida.
Accompagnai Michele alla porta ed un occhiata complice bastò a garantirmi la sua discrezione. Ci vedemmo altre volte in giro noi 3, ma niente successe più. Io però so cosa c’è dietro lo sguardo imbarazzato del mio amore che abbassa la testa di fronte al nostro amico… e la cosa mi fa diventare il cazzo di marmo

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