I miei primi 18 anni

Mi chiamo Maria, ho 29 anni. Ho i capelli lisci biondi, occhi verdi, lentigginosa. In questo mio primo racconto vi racconterò come mi hanno organizzato la festa per i miei 18 anni.

Da sempre ho avuto una naturale predisposizione ad essere al centro dell’attenzione e al sesso. Uscivo spesso con mini e senza intimo, perchè mi spogliavano con gli occhi e non solo i miei coetanei.Giocavo con le gambe apposta per farla vedere e per non farmi mancare nulla, alla prima occasione, non mancavo di simulare cadute che mi “costringevano” a tenere le gambe divaricate. Quanti rigonfiamenti ho visto nei pantaloni degli altri. Ma a parte questo non avevo mai fatto nulla, neanche un pompino.Il mio mondo era molto differente da quello delle mie coetanee. Loro potevano avere le loro esperienze con i loro amichetti, io non potevo perchè il mio mondo era di grandi.

Mia madre è morta dandomi alla luce e mio padre è un operaio. Spesso finiva in cassa integrazione, a volte neanke quello, e così, finita la scuola dell’obbligo, ho subito cominciato a lavorare. la mattina mi svegliavo alle 5 e lavoravo tutta la mattina al bar di mio zio, più che un bar, una bettola di ubriaconi, però mi permetteva di farmi qualke soldino. Il pomeriggio facevo i servizi a casa. Un giorno sentìì per caso i miei zii discutere sul fatto che una bella ragazza che abbia da mostrare, attira più clienti. non avevo granchè seno da mettere in mostra, così di li al passo di togliermi gli slip è stato brevissimo. Fu un successone. I clienti guardavano eccome e tornavano spesso per vedere la mia passerina. spesso portando amici. Molti clienti mi hanno spudoratamente detto che se fossi stata più grande….be avete capito no?.

Comunque piacevo. Questa sensazione mi eccitava da matti e tornata a casa mi toccavo pensando a loro. Da li la confidenza è aumentata sempre di più. Ormai erano i miei amici, in particolare 10: l’inserviente Cristian, il rappresentante Roberto, il muratore Francesco, il commesso Alfredo, il cuoco Onofrio, lo spazzino Sandro, il falegname Ugo, il caposala Marino, il farmacista Oronzo, il tassista Leandro, Tutte persone semplici che sono diventati un po la mia famiglia. Con loro mi sfogavo, anche esprimendo le mie paure sessuali, che avevo necessità di fare esperienza ma che essendo brutta e vivendo in un mondo di grandi nessuno mi avrebbe mai toccata. Sono sincera, spesso lo dicevo per provocare, ma loro non hanno mai abboccato. sono stati sempre ad ascoltarmi come dei buoni amici. non avrei mai immaginato cosa mi stessero per riservare.

In prossimità dei miei 18 anni invitai tutti i clienti a festeggiare al bar nel giorno di chiusura. Mio zio aveva la varicella e mia zia preferì darmi le chiavi e stare con lui. Ero felice che i miei zii non potessero essere presenti. Finalmente potevo parlare con i miei amici senza dover misurare le parole. Quella sera festeggiammo alla grande, torta mimosa, rosticceria varia e birra a volontà.

Finito di mangiare, Roberto, si avvicina e mi dice: “sai che ti abbiamo fatto un bel regalo tutti insieme?” . io credevo fosse la solita cretinata e ho detto: “Grazie ragazzi non dovevate”. Rimango di sasso quando vedo che tutti si tirano fuori il pisello. Un pisello, non ero mai riuscita a vederne uno in vita mia. non potevo certo chiederlo a mio padre o ai miei zii e di certo non potevo chiederlo ai clienti. ora invece avevo 10 uccelli davanti a me. “Avevi paura che non ti toccasse nessuno, che tu fossi brutta no?” – disse Cristian, – “be siamo qui a dimostrarti il contrario”.

Ero eccitata e paurosa al tempo stesso, le mie gambe tremavano, ma mi avvicinai lo stesso al pene di Cristian. Avevo visto molti film porno presi in prestito dai miei amici e quindi cominciai a provare a fare lo stesso. cominciai a segare Francesco e Oronzo mentre leccavo le palle a Cristian. Piano piano salivo con la lingua l’asta e poi scendevo giù, poi lo prendevo in bocca una rapida ciucciatina per poi avvicinare gli altri due che stavo segando e assaggiarli un po per uno per poi riprendere. Nel frattempo Sandro e Roberto si contendevano la mia fica a colpi di lingua. Alfredo invece mi leccava il sedere. Godevo come una pazza, avevo nelle narici l’odore dei loro piselli, mentre sotto mi stavo bagnando sempre di più. Cristian fu il primo a venire. ingoiai avidamente e lo leccai fino all’ultima goccia. Era ufficiale: lo sperma mi piaceva. Alfredo lo sostituì. Fui sorpresa. il suo pisello non sapeva di piscio come gli altri, aveva un buon sapore. così mi affrettai a ricoprirlo con la mia bocca. ma non fui accontentata. mi strapparono dalla bocca il pene di Alfredo e mi sollevarono a mezz’aria con le gambe aperte. “E’ ora di passare al piatto forte” – disse Onofrio. Mentre gli altri mi tenevano, Onofrio, cominciò a farsi strada nella mia vagina. Ad un certo punto lui si fermò, mi stavo giusto chiedendo come mai non sentissi nulla, quando sentì una fitta di dolore percuotermi tutto il corpo. Onofrio non era più gentile, pensai. Onofrio colpiva senza pietà e il dolore era lancinante. non riuscìì neanche a gridare. rimasi con la bocca aperta dal dolore, mentre sentivo che Leandro mi cospargeva di crema il sedere. Piano piano il dolore svanì e cominciai a sentirmi diversa. Il cuore batteva forte e cominciai ad ansimare. Il pene di Onofrio era ormai completamente dentro di me, entrando e uscendo con violenza. Il respiro diventò sempre più affannoso e ad un certo punto il mio corpo si mosse da solo, eruttando quello che capìì subito essere il mio primo orgasmo. “Ti piace vedo” disse Onofrio “Be spero per te che hai l’abitudine di prendere la pillola perchè ora ti vengo dentro”. Non ebbi il tempo di dire nulla perchè Oronzo mi riempì letteralmente di sperma la vagina, da cui fuoriusciva non potendo contenerla tutta. In quel momento realizzai che Leandro ormai era riuscito a infilare nel mio sedere ben 4 dita. Capìì subito quel che stava per accadere. Leandro si sdraiò nudo col pene all’insù mentre gli altri mi abbassavano piano piano per permettergli di incularmi.Chiusi gli occhi, preparandomi all’inevitabile. l’uccello di Leandro entrò dentro piano piano ma inesorabilmente. Ero seduta su di lui. Provai così dolore che mi venne una fitta al petto. Per un attimo pensai di morire ma poi via via il dolore cessò e il pene di Leandro si muoveva liberamente su e giù dentro di me. sentivo un rumore curioso ma soprattutto mi preoccupava lo stimolo che sentivo di andare in bagno. Gli altri non persero tempo. Francesco me lo mise in bocca, alternandosi a Roberto, mentre Alfredo mi leccava la vagina incurante del fatto che fosse ancora ripena di sperma. Ora non ero più vergine, ero una donna. Leandro mi venne nel sedere, imitato da Sandro, mentre la mia bocca fu letteralmente seppellita dallo sperma degli altri. che fatica mandare tutto giu. Finita la scorpacciata, con me seduta in ginocchio esausta e gli altri in piedi attorno a me, Alfredo e Marino mi si avvicinarono dicendo: “E ora gran finale”. Non riuscivo proprio a capire cosa intendessero. ormai erano venuti tutti, ma gli altri avevano capito perchè presero il loro coso in mano e cominciarono a pisciarmi addosso a turno. “Apri la bocca, non ti fare pregare” disse Alfredo. Lo assecondai, bevvi il suo piscio e quello di Marino. Avendo paura di malattie, chiesi loro di continuare addosso ma non in bocca. Così fecero e mi trovai piena di piscio dalla testa ai piedi. Da allora esco regolarmente con i ragazzi ma uno alla volta, perchè insieme è stato troppo stancante. A presto

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