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Tradimenti

Quando le corna fanno bene

Sono titolare con mio marito di un’azienda di export-import con una trentina di dipendenti. Prevalentemente donne, ma anche qualche uomo che si dedica al controllo delle merci e lui, Carlo, con il quale ebbi la mia storia di sesso. Un siciliano alto, moro e molto bello. Quando lo assumemmo, mi fu subito antipatico per quell’aria di supponenza e superiorità, ma mio marito Luigi, decise di assumerlo perché aveva un ottimo curriculum. In azienda ci davamo tutti del tu e così anche con Carlo, che nonostante i sorrisi ed i complimenti che mi faceva, trattavo sempre con freddezza. Sono una bella bionda naturale di 40 anni con due figli grandi che sono all’università e la vita sessuale con mio marito va bene, anche se non ho mai avuto modo di fare confronti con altri maschi. La corte per la verità me l’hanno fatta in tanti e qualcuno è riuscito anche a “mettermi le mani addosso”. Ricordo quella volta che Medardo, il padre di un amichetto di mio figlio riuscì a strapparmi un invito a cena. Dopo la cena ci fermammo in un parcheggio a parlare; lui grosso com’era riuscì ad immobilizzarmi e a mettermi la lingua in bocca. Dovetti aprire e rispondere per non soffocare e debbo dire che mi piacque molto. Fu come ritornare agli anni della scuola e delle prime pomiciate. Poi lui si sbottonò la patta e fece uscire un serpente di notevoli dimensioni. Lungo e grosso, molto lungo e grosso rispetto a quello di Luigi. Mi prese la mano, si avvicino alle labbra, mi baciò e si portò la mia mano sull’uccello. Scattai, ma lo impugnai decisamente. Non capivo niente. Tra il vino e l’emozione presi a fargli una spugnetta, ma dopo un po’ fummo illuminati dai fari di un’auto. Medardo si ricompose ed io lo pregai di riportarmi a casa. Lo fece di malavoglia tentando altri approcci, ma mi negai decisamente. Ormai ero tornata la Sandra di sempre. Quella notte con mio marito feci faville e ricordo che per la prima volta lo montai io facendomi un ditalino per venire. Ma poi tutto tornò nella normalità ed ebbi solo l’occasione di sentire altri uccelli quando andavamo a ballare. Qualche bacio e richieste, ma nulla di più. Ero contenta così, pensavo di non essere fatta per il sesso spinto come alcune mie amiche che, al mare, mi raccontavano avventure che pensavo inventate.
Un giorno beccai Carlo, il nostro direttore vendite con il pisello in bocca a una delle impiegate, aprii la porta e restai sbigottita. La Lisa non aveva mai mostrato avere grilli per la testa, era insospettabile e poi perché il Cazzo di Carlo era davvero grosso, molto più grosso di quello maritale.
Per un momento li guardai e Carlo mi vide e mi guardò fisso negli occhi, ma continuò a lasciare che Lisa, ignara della mia presenza, continuasse il pompino. Mi arrabbiai moltissimo e corsi a parlarne a Luigi che per tutta risposta si mise a sghignazzare. Gli dissi che doveva riprenderlo, ma Luigi si rifiutò e allora risposi che ci avrei pensato io. Passarono alcuni giorni ed io ero sempre più agitata ed incazzata perché non trovavo il coraggio di affrontare Carlo per fargli una lavata di capo.
Un giorno che Luigi non era in azienda chiamai Carlo in ufficio per chiarire la faccenta. Alla fine della ramanzina che non riuscivo a finire per l’emozione, Carlo mi disse: “Si, Sandra, so benissimo cosa hai visto, qualsiasi cosa tu voglia decidere per me va bene, ma non fare nulla a Lisa, è sposata con dei figli e ha bisogno di lavorare, è tutta colpa mia”. Mi sentivo imbarazzata, Carlo mi guardava e sorrideva, ma non in maniera strafottente. Poi si alzò, si mise di fronte a me e disse che non sarebbe accaduto mai più. Mi guardava come se stesse spogliandomi e sentì caldo alle guance e un po’ di sudore tra le gambe. Mi sembrava che la testa mi girasse. Mi alzai dalla sedia e lui mi si avvicinò e mi tenne stretta. Era vicino, troppo vicino. Alzai il volto per guardarlo e lui mi baciò sfiorandomi le labbra. Risposi al bacio allora lui insinuò audacemente la lingua tra le labbra. Spinsi anch’io la lingua contro la sua e cominciammo a limonare come due ragazzini. Mi baciava con una passione che mi stupiva e mi stupivo di me stessa per come stessi rispondendo quasi involontariamente al quel bacio. Poi cercai di allontanarlo, ma ero poco convinta e lui mi cinse i polsi portandoli dietro la mia schiena. Sperai che entrasse Luigi a farla finita, ma non entrò. “Ma cosa fai?” dissi. “Sandra, mi sei sempre piaciuta – disse –, non potevo resistere, sei una donna splendida, bellissima. Mi sono innamorato di te fin da subito, ma non ho mai avuto il coraggio di dirtelo”. Mi strinse la vita e mi baciò nuovamente penetrandomi la bocca con la lingua e giocando con la mia. Mi sentivo ribollire, i seni mi dolevano i capezzoli erano gonfi e duri e sentivo la passerotta, ormai bagnata fare strani rumori che speravo di sentire solo io. Avrei voluto ribellarmi, ma mi piaceva troppo, incominciò ad accarezzarmi il volto me la schiena e io mi bagnai ancora di più. Gli misi le braccia al collo e strinsi cercando la sua bocca come un’affamata. Ma lui si chinò, mi abbassò il collant e le mutande gettandoli nel cestino della carta, mi sollevò e mi portò sul divano, si sbottonò la cintura, fece scendere i pantaloni e mi penetrò. Sentì subito quanto era grosso, non ero abituata a queste dimensioni, ma la mia figa si era abbondantemente lubrificata, non sentii male e mi piaceva. Mi sbatteva con una foga incredibile, mi entrava fino in fondo e ogni tanto si fermava, tenendomi inchiodata col suo cannone, per baciarmi e slinguarmi per alcuni minuti e poi riprendeva a chiavare infilandomelo dentro e facendomelo sentire tutto. Poi usciva e me lo sfregava sulle grandi labbra manovrandolo con la mano per poi rientrare e riscaricarlo dentro, in un su e giù che sembrava non avere mai fine. Incominciai a godere selvaggiamente e ad emettere rumori con la passera per la fuoriuscita di aria quando lui spingeva dentro la bananona,. Ad un certo punto ebbi un orgasmo, ma non come quelli che provavo con Luigi. Alzai completamente le ginocchia e mi allargai il più possibile mentre Carlo mi trombava senza pietà facendomi sobbalzare pancia e seno, ancora stretto nel reggipetto. Cominciai a guaire trattenendomi il più possibile, allora lui, continuando a trombare, mi chiuse la bocca con la lingua. Credetti di svenire mentre raggiungevo il paradiso, poi piano, piano mi calmai mentre lui diminuì il suo “monotono” su e giù continuando a baciarmi. Dopo un po’ Il mio amante mi tolse top reggiseno e cominciò a mordicchiarmi le tette e allora venni ancora, meno intensamente, ma non da impedirmi urletti i piacere, mentre lui mi sussurrava dolci parole, facendomi i complimenti e magnificando le parti del mio corpo. Avevo il suo cazzo in mano, duro e prepotente e la sua lingua su di un capezzolone quando di là, in ufficio sentimmo ridere forte. Allora ci ricomponemmo in fretta. Non trovavo collant e mutande, ma proprio mentre Luigi entrava, vidi Carlo infilarseli nella tasca della giacca, mentre con la mano libera la stava staccando dall’attaccapanni. “Che aria di chiuso – esclamò Luigi entrando – apriamo le finestre!” Povero Luigi non sapeva che quella era l’aria delle sue corna. Pensai tutta la notte a cosa era successo e mi ripromisi di chiarire tutto con Calo. Era stato solo un attimo di debolezza che non si doveva più ripetere.

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