BDSM
BDSM
BDSMOrge e Gang Bang

S. la mia amante

Questo racconto in origine, lo ha scritto un amico, dedicandomi la parte della protagonista, con il suo consenso, ho pensato per renderlo più reale di correggere molti particolare quali: luoghi, situazioni abitudini, abbigliamento, inserendo persino alcuni di voi…

“S. la mia amante”
Ricordo quella sera quando stavo andando verso casa sua sapendo che suo marito era fuori per lavoro, avevo voglia di scoparmela, da anni ormai era la mia amante. Mentre salivo le scale verso il suo appartamento, poco sotto al suo piano, incontrai un uomo che stava scendendo, credo un idraulico, per via della tuta che indossava, mentre notai la porta di S.che si era appena richiusa. Pochi secondi e bussai, lei mi aprì e vidi in lei un certo imbarazzo, in effetti non mi aspettava e non ebbe il tempo di cancellare quelle evidenti tracce di sborra sul viso e sui capelli. Non feci scenate, dopotutto era libera di fare ciò che voleva, ma la cosa innegabilmente mi infastidiva, anche se sessualmente mi eccitava moltissimo, quella sera però trovai la scusa di un impegno e me ne andai a casa per sbollire la rabbia e non tornammo mai sull’argomento. Passarono circa tre settimane prima che ci rivedessimo ed avevo ancor più voglia di sbatterla, ma una piccola rivincita però la meritavo anch’io e mi ero ben organizzato; fu così che la mattina prima di andare al lavoro le telefonai dicendole: “preparati per stasera, si gioca!” lei sapeva a cosa mi riferivo e forse ne fu sollevata di quel ritorno alla normalità; per tutta la giornata non chiese, come faceva solitamente con decine di sms, cosa avevo in programma ed io giocavo proprio sul suo senso di colpa e sulla sua voglia di lasciarmi fare. La sera andai da lei e dopo una cenetta molto leggera, la feci truccare pesantemente e vestire da troia, già prima di uscire, tentò di proporre di cambiarsi una volta giunti nel luogo solito, ovvero una ex discoteca (ora chiusa) che usiamo sempre, ma io fui irremovibile. Un abitino nero con molte aperture orizzontali sul davanti, mentre dietro una scollatura più che generosa faticava a contenere il lato B, un micro perizoma nero, l’immancabile collare con borchie ed anello per la catena, come una brava schiava, calze a rete e tacco vertiginoso. Scendemmo in garage e lei si affrettò ad entrare in auto, ma sapeva bene che avrebbe dovuto seguire il mio programma senza opposizioni. Era una serata di fine ottobre, la temperatura era ottimale ed il mio piano perfettamente programmato, avevamo percorso una decina di chilometri in tangenziale, quando entro in una stazione di servizio per fare rifornimento al self-service, quelli che poi si va a pagare alla cassa. Lei è tranquillamente seduta, quando l’avviso che sarà lei ad andare a pagare, mi guarda con un sorriso tra l’incazzatura e lo stupore, sa che il “no” oggi non esiste, si fa forza e senza nascondere un certo disappunto prende i 50 euro in mano e troieggiando si avvia alla cassa del market. Quando torna le chiedo se le hanno detto qualcosa, mi sorride e poi dice: “Pensa che c’erano tanti camionisti, ma non ricordo esattamente tutte le paroline”. Rido dentro di me e riparto, notando che qualcuno è persino uscito seguendola quasi sino all’auto. Ancora poca strada ed arriviamo a destinazione, posteggio nel cortile interno, ora è più rilassata perché lontana da occhi indiscreti ed entra nel locale. Tempo di accendere le luci e nota subito che ho preparato il set come facciamo normalmente quando la fotografo, su un tavolo ci sono già pronte le manette, una mascherina nera senza apertura per gli occhi, delle catene, alcune corde di pelle, ecc. Al centro fissato al soffitto c’è una specie di sbarra che scende sino a mezza altezza, capisce che li sarà ammanettata, ma è abituata a queste cose e prima si iniziare vuole un drink che mi appresto a servirle e faccio partire una musica di sottofondo per creare meglio l’atmosfera. Do il via ai giochi, le metto una maschera tipo bandana di pelle nera, in modo che non possa vedere nulla, mentre le lego i polsi con le corde che fisso alla barra in modo da farla stare a braccia aperte, senza possibilità di levarsi la benda, poi le faccio indossare un gag ball, lei sente una cosa diversa e chiede di cosa si tratti, le spiego che è un cinturino di pelle con al centro una pallina rossa da mettere sulla bocca, ma che ci sono dei fori per facilitare la respirazione, lei accetta, sa che è un accessorio da schiava e le piace. Poi inizio a massaggiarla con un olio apposito e sento che comincia ad ansimare, l’abitino è salito scoprendole il perizoma, mi ci struscio a lungo sentendo il suo calore di fica in calore, poi inizio a sfiorarle i capezzoli, so che così lei si bagna e si eccita moltissimo in pochi secondi, mugola, la bacio avidamente ovunque mentre continuo a palparla, poi ad un tratto smetto, lei mi prega di continuare ma non la ascolto perché il mio piano sta per entrare nel vivo, infatti sto andando ad aprire la porta agli amici che ho invitato, sono alcuni suoi fans del sito, quelli che commentano sempre le sue foto e che hanno chiesto più volte di poterla incontrare, di età varia, credo tra i 30 ei i 50 anni. Avevo accuratamente organizzato la cosa, viaggio compreso, dato che giungevano da sette regioni diverse, non dirò i loro nomi per la Privacy (Piemonte, Trentino, Emilia, Lazio, Valle d’Aosta, Lombardia e persino Campania) Era emozionante sapere che erano disposti a fare tanta strada per scopare S. , li avevo ospitati presso un Hotel, tutto a mie spese, per essere sicuro di non avere defezioni all’ultimo momento e con loro mi ero già incontrato nel pomeriggio, ma torniamo al presente. La musica le impedisce di capire ciò che sta accadendo, loro entrano nella sala e dato che avevo già anticipato a tutti il programma, i sette uomini arrivano silenziosamente dinnanzi a lei. Faccio loro un cenno, sanno che possono iniziare a toccarla, senza parlare qualcuno comincia ad allungare le mani, a toccarle le tette, le cosce e presto lei si rende conto che le mani non sono solo due e mi chiede a fatica, dato che ha sempre il gag ball, cosa sta succedendo. Io le sussurro all’orecchio di stare tranquilla, che sono amici fidatissimi, tenta di cercare di farmi cambiare idea mugolando, ma un po’ per la situazione anomala che si è creta, un po’ perché ormai l’eccitazione ha preso il sopravvento, ansima sempre di più, molte mani la toccano intimamente. Ora può ascoltare anche vari commenti che arrivano da direzioni diverse, la sua fica è fradicia di umori e preda di masturbazione continua, un giovane molto prestante le alza letteralmente le gambe mettendosele sulle proprie spalle e inizia a leccarle la fica, tutti ormai sono completamente nudi e con il cazzo in tiro e devo ammettere che ce ne sono più della metà di grosso calibro, specie quello del tipo palestrato ricoperto di tatuaggi, io rimango l’unico vestito, anche perché oggi devo dirigere come un vero regista. Le lingue la esplorano avidamente mentre lei si contorce, con la voce distorta dal godimento e dall’attrezzo riesce a farmi capire che vuole vederli, così le chiedo se vuole essere slegata, lei annuisce, è molto emozionata, trema anche, mentre la libero sia dalla pallina rossa che dalla maschera, mi prende per un braccio e mi dice che vorrebbe indossare almeno una mascherina normale, acconsento e gliela metto io stesso. Ora è in piedi e può vedere davanti a lei i magnifici sette che la osservano, qualcuno si sta toccando e la cosa la eccita parecchio, ma prima li vuole riconoscere in base ai loro nick name, alcuni con il nome vero e prova ad indovinare ……….. rimane quasi bloccata dall’emozione, non si cura più di me, poi li invita verso un grande divano in pelle nera che è posto sulla pedana centrale del locale con sopra alcune luci colorate che creano un’atmosfera molto hard. Io intanto ho già preso la fotocamera per documentare il festino che sta per entrare nel vivo, due dei presenti indossano una mascherina per la privacy, gli altri se ne fregano. S. chiede agli amici di mettersi tutti affiancati e come presentazione si inginocchia davanti ad ognuno prendendo i loro cazzi in bocca, dando prova di essere una gran pompinara, poi si sdraia sul divano allargando oscenamente le gambe, quante volte avranno visto la sua fica, si certo, ma oggi potranno anche sbatterla. In maniera ordinata inizia il rapporto vero e proprio, subito il primo che la scopa, mentre un altro glielo mette in bocca e lei con le mani ne cerca altri da masturbare. Le mani sopra di lei sembrano mille, ormai S. è in preda ad orgasmi multipli, perde ogni controllo e si fa penetrare assumendo le posizioni più impossibili, mentre io eccitato scatto immagini a raffica. Le guidano la testa sui loro sessi, le offrono le palle da leccare, la schiaffeggiano con i cazzi, c’è chi la sorregge per farla meglio penetrare dagli altri, la girano e la rigirano come una bambola di pezza. Ora è sopra all’uomo che la sta scopando, mentre non smette di avere sempre un cazzo in bocca, mi accorgo che un terzo si appresta verso il suo culo ed allora io stesso spalmo per bene il gel sul buchino di S. , lei mi vede e mi sorride, pochi secondi e ha venti centimetri piantati decisamente nel culo, si sentono distintamente le palle sbattere sulle natiche e lei urla come una matta, tanto da dover andare di corsa ad alzare il volume della musica. La monta prosegue senza un attimo di sosta, non c’è mai un buco libero, anche quando è in piedi c’è chi la scopa e chi le alza una gamba per poterla inculare, pure io ho dovuto tirare fuori il cazzo dai pantaloni perché lo sento scoppiare, ormai mi sembra che sia stravolta, ma continua a godere e a succhiare, uno dei sette mi fa notare come le hanno allargato il buco del culo e mi invita a fare un bel primo piano mentre glielo tiene ben dilatato, tempo di scattare due foto ed è nuovamente riempito e usato energicamente. Non so quanto tempo sia passato, quante volte si siano alternati i cazzi dentro di lei, ma capisco che è tempo di farla riposare e dare sfogo agli orgasmi maschili, chiedo a tutti di trattenersi e di fare a turno per documentare fotograficamente, ognuno può scegliere dove sborrare, mentre io immortalerò ogni venuta, il primo vuole il viso, ma lei lo vuole ancora pompare e con le sue stesse mani lo farà schizzare sul proprio viso, sulla maschera e sui capelli. Il secondo vuole assolutamente la fica, lo struscia sulle grandi labbra che sono rosse per l’eccessivo utilizzo, sino a sborrare sopra e lo infila dentro per darle le ultime gocce. Il terzo vuole ricoprirle il seno e come lo prende in mano zampilla già, mentre il quarto eccitato dalla vista fa appena in tempo ad avvertirmi che le inonda il viso con un quantitativo pazzesco di crema calda. Il quinto vuole ancora un rapporto anale, la alza quel tanto che basta per penetrarla sino in fondo stantuffarla un po’ e riempirla di seme. Il sesto e il settimo decidono di schizzarla in viso insieme, pompino doppio alternato e poi sono loro a dirigere i getti su di lei. Vederla così farcita è uno spettacolo unico, gli uomini anch’essi stanchi ora le sono seduti accanto, provati ma appagati, mentre io ancora fotografo S. che è esausta e tutta gocciolante, mi sego su di lei per l’ottava sborrata che è immediata, poi le dico che può alzarsi, lentamente l’aiuto a rimettersi in piedi, mentre rivoli di sperma le gocciolano giù dal viso, dal seno, giù sulle gambe ed i magnifici sette spontaneamente le tributano un applauso di ringraziamento, lei stordita ed appagata riesce a dire: “Ragazzi, siete stati davvero magnifici, mi avete distrutta” e mentre invito loro a rifocillarsi con il buffet che avevo predisposto, accompagno lei a farsi una doccia. Stranamente non mi dice nulla, forse sarà la stanchezza, ma non sembra certo le sia dispiaciuto il programma, mentre è sotto la doccia, le preparo un vestitino in pizzo verde molto corto e trasparente, perizoma verde, autoreggenti, scarpe ed una mascherina rossa con brillantini, in modo da potersi ripresentare dinnanzi ai sette. La lascio fare e torno dagli invitati, sono soddisfatti ed anch’io sono felice che sia andato tutto secondo i piani, si mangiano salatini, pasticcini, si beve un po’ e si chiacchiera liberamente, qualcuno vorrebbe già programmare un nuovo appuntamento, ma io resto sul vago relegando a S. l’opportunità di farlo. Trascorre almeno mezz’ora prima che lei faccia il suo rientro nella sala e devo dire che anche questo nuovo abitino riscuote un gran successo, un altro applauso, con lei che fa la timida e dice di non esagerare, ma sono molti ancora arrapati per le trasparenze e mentre lei assaggia qualche salatino e sorseggia un buon calice, c’è qualche mano che cerca ancora la palpatina nonostante la recente galoppata. Mi trattengo ancora con i nuovi amici che mi ringraziano per essere stati invitati, mentre prometto di inviar loro molte foto della serata, pregandoli di mantenere la massima riservatezza. S. prima di vederli andar via li vuole ancora salutare uno per uno, baci, bacetti ed ancora toccatine furtive ed un arrivederci. Uno di loro ha chiesto ed ottenuto come ricordino il suo perizomino nero. Quando la porta si chiude e rimaniamo soli, c’è un attimo di imbarazzo, si leva la mascherina, mi guarda negli occhi e mi dice: “Sei stato davvero un porco schifoso”, ma poi aggiunge sorridendo: “Ma io sono stata proprio una vera troia” e ci baciamo appassionatamente

Vota questo racconto

You may also like

Comments are closed.