Sposini in Sardegna

Io e Carla eravamo sposati da neanche due mesi quando abbiamo colto l’occasione che i lavori a casa nostra sarebbero durati ancora per diversi giorni, per prenderci una settimana di assoluto riposo in Costa Smeralda.
E’ agosto e l’Italia soffoca sotto una cappa di afa assoluta.
Non tira un filo di vento neanche in spiaggia, tanto che anche Carla, che abitualmente si ciba di raggi solari, ha difficoltà a stare per più di mezz’ora lontana dall’ombra refrigerante dell’ombrellone.
Per fortuna lei il sole lo ha già preso prima ed è già super abbronzata, dai capelli ai piedi, natiche comprese.
Carla, perché ve ne facciate un’idea, è una bella ragazza sarda doc, mora con riflessi tendenti al rosso, con gli occhi verdi e con due poppe da morirci in mezzo.
E’ alta quasi un metro e settanta ed è certo un gran bel pezzo di figliola, una di quelle che quando passa gli uomini si girano e magari ci fanno anche un pensierino.
Trovo eccitante (e così lei!) vedere le reazioni di chi le sta intorno, specie al mare quando il costume (o il topless) mette in evidenza il suo corpo. Notare gli sguardi dei guardoni sfigati di turno, magari spaparanzati sotto un ombrellone vicino al nostro con moglie grassa al seguito.
A volte aggiungiamo un po’ di malizia esponendo alla loro vista le sue mammelle o il suo culo.
Spesso, in acqua, mi stringo a lei e la scopo.
Ricordo che, la prima volta che la presi in acqua, lei rimase di sasso.
Non se l’aspettava, ma non si oppose. Allora cominciai a chiavarla.
Vedevo i suoi capezzoli indurirsi, così abbassai la testa fino ad immergermi in quel ben di Dio.
Mentre la scopavo, il mio dito non potè fare a meno di scivolare verso l’orifizio anale e carezzarlo a fondo.
Carla gradiva il trattamento, anche se ogni tanto accennava a lamentarsi, con scarsa convinzione:
“Ma dai, ci possono vedere!” Intanto, però, accompagnava il moto delle onde con spinte del bacino e mi baciava.
“Sei un maiale…”
“E tu una porca…”
“Mi piace essere porca”
“Quanto porca….”
“Tanto… voglio godere… mi piace come sai farmi impazzire..”
“Si, lo so.. come so che ti piace essere scopata e averlo anche in bocca..”
“Si..lo vorrei anche adesso..vorrei essere toccata dappertutto.. e avere i vostri cazzi da leccare..”
“Uhum..si potrebbe fare.. anche a me piace scoparti mentre hai un uccello in bocca.. magari stasera…
Lei mi bacia: “Vedremo… se capita e sarai bravo..”.
“Porca!”
Venimmo così, eccitandoci per la situazione e per la reciproca porcaggine.
Purtroppo quel “vedremo” non si concretizzò. Quella sera il tizio che ci faceva il filo con tanta spavalderia al free-drink e con cui avevamo un mezzo appuntamento, in realtà, era un inconcludente.
Quindi, ci ritrovammo il giorno successivo in spiaggia, si felici e beati, ma, con un pizzico di eccitazione non saziata .
Ho sempre pensato che la spiaggia sia la patria dell’ozio e del voyeurismo.
Ma i miei occhi sono solo per lei, per le sue curve, per le sue poppe immense e la sua pelle abbronzata.
Lei sta leggendo un libro che le ho regalato prima di partire per il mare.
Si tratta di una raccolta di racconti erotici più o meno spinti (alcuni tratti da storie vere e vissute, altri frutto della fantasia dei loro anonimi autori) che ho ricevuto in omaggio per una mia collaborazione.
Io l’ho già letto ed alcuni racconti mi sono piaciuti parecchio. Erano ben scritti e trasmettevano al lettore le emozioni provate da protagonisti. Anzi, in alcuni si riusciva a realizzare una sorta di immedesimazione tra lettore e protagonista.
Anche Carla sembrò gradire, dato che non si staccava facilmente da quelle pagine, che divora con avidità.
Vorrei tanto che lei adesso appoggiasse il libro, si girasse verso di me, e mi succhiasse l’uccello davanti a tutti e godere delle loro espressioni d’invidia e desiderio.
Invece, legge con la massima attenzione, così, anch’io apro il giornale e cerco di distrarmi con la lettura delle notizie del giorno, ma lo richiudo dopo poco distratto dalle conversazioni assurde dei nostri vicini d’ombrellone.
Ad un tratto, la mia attenzione è attirata come da un gemito che viene dalla parte di Carla, così mi volto verso di lei.
Carla è distesa con la pancia in alto e tiene il libro appoggiato sul ventre.
Lo sta ancora leggendo e noto che ha sollevato le ginocchia, le fa sbattere piano l’una contro l’altra o struscia una coscia con l’altra.
Poi, solleva il libro e lo posa sul pube tenendolo con una mano. Ha gli occhi chiusi.
L’altra mano è appoggiata sul costume in corrispondenza del pube.
Muove il bacino come se avesse leggeri fremiti.
La bocca è schiusa e sento nuovamente un gemito. Cazzo: si sta masturbando.
La scoperta mi infiamma e me lo fa diventare duro in un attimo.
Dopo pochissimo tempo ha un fremito più forte. Rimane con gli occhi chiusi.
Quando li riapre, guarda verso di me e sorride.
Contraccambio: “Cosa stavi leggendo?”
“Il racconto di quella coppia che aveva deciso di uscire con un compagno di allenamento del marito”.
“Uhum.. molto molto carino..anch’io l’ho trovato parecchio eccitante..”
Carla si alza e si siede affianco a me: “E tu con quale dei tuoi amici mi vorresti chiavare?”
Ci penso un attimo.
“Con Paolo”.
“Il tuo amico della palestra?”.
“Sì”.
“E.. perché proprio con lui? ” Sussurra mentre si abbassa su di me per baciarmi.
“Perché ha un bel fisico e mi da l’idea di essere un vero porco… come me”.
“Uhm… si.. hai ragione.. è proprio un bel ragazzo, non è molto alto, ma ha dei bei pettorali e gli addominali ben marcati..”
“Perché me lo chiedi?”
“Così… non si sa mai..”.
Poso la mano fra le sue cosce ed infilo il dito, cercando di non farmi vedere, sotto il suo costume.
Arrivo alla sua figa ed è gonfia e bagnata.
La mia troia ha una voglia pazzesca di essere chiavata, lo si capisce a prima vista.
Mi sfiora con i capezzoli turgidi, non respinge il mio dito, anzi.
“In questo momento vorrei fare di tutto”, mi dice.
“Peccato che questa sera non la penserai così”.
“Questo lo dici tu”.
Non posso lasciarmi sfuggire l’occasione.
Capisco che Carla ha davvero in testa strane idee e già assaporo la possibilità di dare sfogo a tutte le mie fantasie sessuali.
Lei mi bacia e mi dice:
“Questa sera farò tutto quello che mi chiederai”.
“Me lo prometti?”
“Sì. Chiedimi tutto quello che vuoi e lo farò”.
O la va o la spacca, penso.
La sera, in albergo, dopo una doccia refrigerante e una cenetta leggera, saliamo su in camera per prepararci ad uscire.
Carla non ha ancora smesso i panni della maiala ninfomane e sembra proprio volere andare fino in fondo questa volta.
“Cosa vuoi che mi metta per uscire?”
Apro l’armadio e scelgo quanto di più audace s’è portata da casa: un abitino di LUIJO con canotta traforata e gonna in lino indiano trasparente e, infine, i sandali alti con la zeppa.
“Non ti sei dimenticato qualche cosa?” mi fa lei.
“No, qui c’è tutto quello che ti occorre.. mica vorrai indossare reggiseno e perizoma?”.
Sorride. Lei è ancora nuda, si avvicina a me, mi abbraccia, sento la pressione delle sue tettone sul mio petto, le struscia e intanto ci baciamo.
Il mio cazzo sembra esplodere e lo tengo premuto contro la sua figa.
La immagino già aperta e calda ed in attesa di cazzi.
Lei si inginocchia, lo sfila dalla patta dei pantaloni e lo prende in bocca.
La sua bocca mi fa impazzire, ma così non vale, è troppo facile: la faccio alzare e la bacio.
“Forza, vestiti e andiamo”.
La sera è calda ma una leggera brezza che viene dal mare è sufficiente per farci respirare a pieni polmoni.
E’ ancora presto e ci aggiriamo per i negozi.
Di tanto in tanto le sfioro il culo e mi eccito nel percepirlo nudo sotto la mini.
Con estrema disinvoltura premo il medio fra le sue chiappe fino a trovare l’orifizio anale e lo massaggio.
Lei si ferma, m’abbraccia, mi bacia, ed è un’altra occasione per sentire le sue poppe addosso.
Verso mezzanotte mi chiede se ho deciso cosa fare per quella sera.
Decidiamo di andare in una qualche discoteca carina e ben frequentata. Cosa che di certo non manca in Costa.
Ho scelto il Ritual perchè è il locale più ben frequentato al momento. A lei sta bene.
Entriamo e di colpo ci investe la musica sparata a tutto volume. Mette voglia di ballare. Io mi fermo al bar ed ordino due drink ghiacciati, tanto per schiarirci la gola e la mente.
Li beviamo appoggiati al banco del bar.
La pista centrale è già affollata di giovani amazzoni e cacciatori di figa.
Mentre osservo la situazione continuo a massaggiare il bel culo di Carla e lei sembra gradire.
Muove il bacino seguendo la musica ma di tanto in tanto abbassa il baricentro per agevolare le operazioni di massaggio.
La gonna mi da noia e la sollevo e adesso le tocco direttamente il culo.
Lei si gira, mi bacia e mi chiede:
“E adesso cosa devo fare?”
“Vai in giro e fatti notare. “.
Lei mi fissa negli occhi, finge di essere risentita ma è chiaro che gode ed è eccitata.
Si allontana ed io resto al bar ad osservare la bella gente che mi passa davanti.
Dopo cinque minuti la vedo tornare. Si fa largo tra la gente e si dirige verso di me.
E’ impossibile non accorgersi che sotto è nuda: le tette le danzano liberamente e sotto le trasparenze della canotta si intravedono le auree dei bei capezzoli.
Si butta su di me e mi bacia. “Sono abbastanza porca così?”
Le prendo le tette fra le mani e le palpo senza paura d’essere visto. Sono in paradiso. Carla è qui davanti a me, in discoteca, praticamente nuda, e quel che è più importante, sta mantenendo la promessa fatta.
“Sei bellissima. Ti amo”.
La bacio e mi concedo un allungo sino alla figa: è bagnata e dilatata.
“Mi fai sborrare nei pantaloni”.
“Peccato, vorrei tanto che mi venissi in bocca..qui .. davanti a tutti..”
“Che maiala..e se anche gli altri volessero sborrarti in bocca?..”
Sorride: “E..allora.. che male ci sarebbe?” La mia troia ci ha veramente preso gusto.
Non si cura degli occhi delle altre persone, non si preoccupa che qualcuno le scorga le parti intime, non le importa se stiamo dando spettacolo.
Ci allontaniamo dal bar e facciamo un giro intorno alla pista centrale. Gli sguardi e i toccamenti “involontari” fioccano. Anche troppo. Decidiamo di uscire a prendere una boccata d’aria.
Raggiungiamo i giardini, dove, immerse nel verde della flora mediterranea, ci sono altre due piste, e corridoi circondati da siepi, panchine, gazebo, bar, e tanta altra bella gente.
“Ci mettiamo a sedere un attimo?” mi chiede lei.
“Certo. Lì c’è una panchina libera”.
Ci sediamo, l’uno attaccato all’altra.
Cominciamo a limonare e, intanto, la mia mano si posa sulle sue cosce.
Ha i capezzoli duri e mi sussurra all’orecchio:
“Sono così eccitata che mi farei infilare qualsiasi cosa mentre tu mi scopi”.
Il momento è quello giusto e le espongo quello ho pensato per quella sera.
Carla avrebbe dovuto girare sola per il locale e attendere che qualche ragazzo la abbordasse.
Io sarei rimasto discosto e avrei inizialmente osservato la scena senza intervenire. Poi, mi sarei aggiunto, ma senza far rilevare il nostro rapporto di conoscenza.
Carla doveva apparire “aperta”, disponibile e lasciarsi carezzare dallo sconosciuto.
Ovviamente, il luogo non consentiva di spingersi troppo in quel gioco.
Ma, come prima esperienza di aggancio in discoteca può bastare e, diciamoci la verità, dopo il primo momento di euforia, Carla non sembra molto convinta di concedersi in quel modo.
Le rammento la promessa e, cercando di non forzarla più di tanto, la invito ad alzarsi dalla panchina e gironzolare vicino alla pista. Io l’avrei seguita in ogni momento.
Carla fa dieci passi e già viene fermata da due ragazzi più giovani di lei e con il tasso alcolico superiore ai limiti di legge.
Carla mi guarda, è indecisa, poi li respinge con cortesia e decisione.
Si avvicina alla pista, la musica è assordante, l’ambiente è affollato, i corpi si strusciano, si sfiorano, si urtano in un intreccio di gonnelline sottili e magliette attillate contro pantaloni dei ragazzi tesi dall’eccitazione.
Carla si ferma in prossimità della pista e guarda la gente ballare. Io mi fermo a cinque metri da lei e aspetto.
Lei balla sul posto e chiude gli occhi come rapita dalla melodia.
Tutt’intorno è un turbinio di persone, colori, rumori, suoni, sguardi, sudore e calore.
Mi accorgo che un tizio sui quarant’anni s’è appostato alcuni metri dietro ad Carla e la fissa.
Si stacca dalla colonna contro la quale era appoggiato ed avanza verso mia moglie.
Lei non lo vede, è girata di spalle, lui le si appoggia dietro e le sussurra qualcosa all’orecchio.
Carla scoppia a ridere. Stanno così per alcuni istanti, la sua bocca a pochi centimetri da quella di Carla, le mani che le cingono i fianchi.
L’uomo appoggia il pacco contro il culo di Carla e ne accompagna i movimenti ritmici.
Carla gli sorride, lui poggia il viso al suo, ma Carla continua a stare ferma muovendo solo il bacino al ritmo della musica.
Lui non si scolla; ora col braccio le cinge il ventre e con l’altra mano le accarezza i capelli.
Continua a parlarle all’orecchio e lei ride. Carla si gira. Lo guarda negli occhi. Sorride.
Capisco dai cenni che lui la invita ad uscire. Lei accetta e si allontanano dalla pista verso il giardino.
Mentre camminano lui le posa la mano sul culo.
Lei non la scosta e lui, avvertendo che Carla è nuda, comincia a palparlo con insistenza.
Arrivano ad una panchina libera e si siedono. Lui parla e lei ride.
Lui ha posato la mano fra le cosce di lei. Non la vedo più: la sta masturbando.
Carla tiene gli occhi chiusi: sta godendo la troia! Muove le gambe ed è rossa in viso per l’eccitazione. Lui le bacia il collo e continua a masturbarla.
Lei lo ferma, gli prende la mano e si porta il dito alla bocca e lo succhia. Puttana!
Io ho il cazzo che mi fa male tanto è duro, vorrei andare da lei e schiaffarglielo in bocca e sborrargli sul viso, ma mi trattengo: voglio vedere fino a dove riesce ad arrivare.
Si alzano e si dirigono verso il labirinto di siepi. Li seguo.
Entrati fra gli arbusti faccio fatica a seguirli senza farmi scoprire, ma l’impresa mi riesce.
Evidentemente lui sa bene dove vuole arrivare. La porta con decisione in un vicolo chiuso.
Si fermano. Io mi nascondo dietro l’ultimo cespuglio.
Quando metto fuori la testa per vedere cosa stanno facendo li vedo abbracciati, le sue mani sui seni scoperti di Carla, lei con la testa rovesciata all’indietro, abbandonata nelle mani di quello sconosciuto.
La gira, tenendo il pacco ben premuto contro il suo culo e le infila entrambe le mani sotto la gonna.
In breve, la solleva e vedo le sue dita dentro il sesso di mia moglie. Lei geme di piacere.
Ha la canotta sopra le tette e la figa scoperta, è nuda con uno sconosciuto e sta godendo come una vacca.
Lui le sussurra qualcosa all’orecchio, lei si china, gli sbottona la patta dei pantaloni, gli estrae l’uccello e glielo prende in bocca.
La vedo spompinare quell’uomo ed io quasi vengo nei pantaloni tanto sono eccitato.
Carla è brava a fare i pompini e prova ne è che dopo qualche secondo l’uomo è già venuto.
Lei gli pulisce per bene la cappella e la risistema nei pantaloni. Mi faccio avanti con l’uccello duro già fuori dai pantaloni. Il tizio ha un sobbalzo: “E tu..che cazzo vuoi?” Sorrido: “Bè..quello che vuoi tu.. ma forse è il caso di chiederlo alla tua vacca.. se gradisce..” Carla sorride: “Dai.. su.. non fare il geloso.. non ci darà fastidio .. e così potremo giocare anche con lui.. “. Il tizio si volta verso Carla: “Cazzo ..quanto sei troia… ok ..se va bene a te ..per me è ok..”. Così mi avvicino e poggio l’uccello sul viso di Carla e in un secondo sono dentro la sua bocca, mentre il tizio le carezza con foga le tette. Siamo tutti eccitatissimi, ma io non riesco a venire, così propongo di spostarci da un’altra parte, più riservata e comoda.
Si alza e lui le da un bacio sulla fronte: “Cosa ne pensi?”
Carla mi guarda, poi, si volta: “Va bene.. mi sembrate tutti e due persone a posto..”
Cazzo! Mi scappa da ridere: che faccia da puttana! Tiene il gioco alla grande. Altro che titubante: ormai ogni limite, ogni dubbio è superato. Propongo di trovarci in un novenario, nella pineta a pochi chilometri di distanza. E’ un posto che stiamo ristrutturando, ma con alcune stanze già arredate. Carla è d’accordo: “Si.. ho capito dov’è il posto.. mi sembra un posto carino”.
Lei sale in auto con il tizio e partono, la nostra auto è più lontana e ci metto qualche minuto a raggiungerla.
Li trovo all’uscita del paese, quando ancora non sono iniziate le colline, e mi metto dietro a loro.
La strada è ancora trafficata e lui non sembra accorgersi di me.
Li seguo a circa dieci metri e distinguo chiaramente Carla e l’uomo che discutono.
Poi, nel fulgore dei fari, la testa di lei scompare dalla mia vista. Si è abbassata su di lui.
Che porca: sicuramente glielo starà succhiando. Infatti, come volevasi dimostrare, l’auto riduce la velocità.
Per non insospettire l’uomo ed esser io a far strada sono costretto a sorpassare la loro auto.
Affiancandola getto un’occhiata nel loro abitacolo e scorgo la chioma di Carla tra le gambe dell’uomo. Vorrei essere al posto del tizio.
Credo di non avere mai amato e desiderato Carla come in questo momento.
Mi sembra la donna più bella e più mignotta del mondo.
Li precedo al pub nella pineta e li aspetto ad un tavolo del bar con una birra davanti.
E’ fresca ed è servita a spegnermi un poco i bollenti spiriti. Ma loro non arrivano.
L’attesa mi innervosisce. Sento che non sono più padrone della situazione.
Cosa staranno facendo? Non vorrei proprio che Carla fosse in pericolo.
Fino a quando c’ero io problemi non ce n’erano. Ma adesso.
Scruto lungo la strada che porta alla collina ma non vedo nessuna macchina arrivare.
Guardo l’orologio.
Avrebbero dovuto essere qui in 5 minuti.
Il pub è ancora pieno. Mi agito sulla sedia. Finisco la birra e mi alzo.
Sto per uscire quando arriva l’auto con Carla a bordo. Mi nascondo dietro una colonna.
Lui esce dall’auto, mentre Carla è ancora seduta sul sedile. Allunga il collo per guardarsi allo specchio retrovisore e si passa un kleenex sulla faccia.
Che maiala! A furia di succhiargli l’uccello si è disfatta il trucco. Ha i capelli scompigliati, ma non mi è mai sembrata così bella e sexy come questa sera.
Vado loro incontro. “Tutto bene… ero quasi preoccupato..”
Sorridono: “No, no.. tutto bene..ma, dove è il posto?” Glielo indico: è a circa 200 metri dal pub, alla fine di un breve sentiero. Mi accorgo che nell’eccitazione ho dimenticato di prendere le chiavi dal giardiniere che bada alla nostra casa quando noi siamo assenti. Lo dico a Carla e al tizio: “Vabbè tanto è un attimo, voi andate avanti, tanto è facile arrivarci, e in due minuti vi raggiungo. Poi, è meglio non muoverci tutti e tre assieme perché potremo attirare l’attenzione di qualcuno: qui non è frequentato che da coppie e durante la novena”.
Per tutto il tempo lui le tiene la mano fra le cosce.
Lei è rossa in viso come non l’ho mai vista. Chiunque la vedesse ora si accorgerebbe che Carla sta godendo ed è sovreccitata. Si appoggia spesso a quell’uomo e gli preme le sue tettone. Così, come concordato, si dirigono a piedi verso l’interno della pineta.
Ora è lei che sa bene dove andare: ci siamo venuti due sere fa qui e abbiamo scoperto un posto incredibile tra il fogliame dove si può scopare senza essere visti: una radura, fra alberi e arbusti, a strapiombo sul mare.
In lontananza si vedono le luci del paese ed i riflessi azzurri del mare.
Carla si ricorda bene del posto, tant’è che, dopo una corsetta li ho quasi raggiunti e vedo che, invece che seguire il sentiero lascia velocemente il sentiero e si trascina dietro l’uomo.
Io li seguo poco distante.
Cercando di fare il meno rumore possibile arrivo alla radura.
A cinque metri da me li trovo uniti in un abbraccio, mentre le loro bocche sono unite, i sessi premono l’uno contro l’altro, le mani frugano il corpo l’uno dell’altra.
Lei lo allontana e con malizia si toglie la canotta mentre lo fissa negli occhi.
Quindi, si sfila la gonna, i sandali e rimane completamente nuda. Lui si abbassa la patta dei pantaloni e sfila l’uccello già ben duro: non è niente di particolare. Forse un poco più corto del mio ma un po’ più grosso. Carla s’inginocchia e ricomincia a succhiarlo.
Si gira verso il sentiero e mi vede.
Aumenta il movimento della testa e della lingua e lo spompina come una dannata.
“E ora chiavami”, gli dice in modo che anch’io possa sentire.
Lui la gira a pecorina e punta il suo cazzo in direzione della figa di Carla e la penetra prima con movimenti lenti, poi con colpi secchi e potenti la scuote, la fotte.
La sento gemere e la vedo portarsi la mano del tizio alla bocca.
La morde in preda a spasimi di eccitazione.
Ha gli occhi chiusi ed il viso infiammato.
Lui, continuando a stantuffare, si inumidisce un dito con la saliva e glielo infila nel buco del culo.
Poi, estrae il membro dalla figa e la incula senza molti preamboli, la preliminare ispezione fatta con le dita gli ha rivelato che la mia troia è un’autentica “rotta in culo”.
Infatti, Carla non urla né dimostra di non gradire anzi, continua a gemere, accompagnando col bacino i colpi bruschi dell’uomo.
“Ti sfondo il culo …troia!” lo sento sussurrare.
“Si”, porco fottimi, sbattimi forte…”.
Esco dal cespuglio con il cazzo fuori dai pantaloni. Lui sulle prime rimane come bloccato, non sa come comportarsi. Poi, ad un mio segno d’intesa continua a scoparla con foga
Mi metto davanti alla sua faccia e lei inghiotte il mio uccello con avidità.
Lui non mi conosce, potrei essere chiunque, un villeggiante, un custode, un criminale.
Ma a lui non pare interessare, continua a sfondarle il culo con il viso rosso per l’eccitazione.
“Guarda: le sto rompendo il culo e lei geme come una vacca! Questa troia ci farà impazzire…”
Lei volta lo sguardo verso di me, sorride e mi bacia. “Ti piaccio così vacca?”
“E tu ti piaci?”
“Tanto…uhm… ho voglia di sentire il tuo cazzo e di bere la tua sborra..”
L’altro è al limite dell’eccitazione: “Ma senti come parla? E’ proprio una porca!”
Sta per urlare di piacere e sfila l’uccello dal buco del culo: “Dai… troia.. fammi vedere come ti carezzi le tette!”
Carla si volta e prende a carezzarsi le tette proprio mentre l’uomo inizia a sborrare.
Poi, si massaggia il caldo liquido dell’uomo che le scivola sul ventre.
Si porta le mani alla bocca e le lecca.
A quella visione esplodo e le sborro sulla sua faccia.
L’uomo in piedi dietro di noi si riveste: “Ehi..gente…si è fatto tardi..io devo andare.. comunque, io ogni venerdi e sabato, dalla mezzanotte in poi, sono al “Ritual”..
Vedendo che ci stiamo baciando e non facciamo caso a lui si volta e se ne va.
Io ed Carla rimaniamo un poco nella radura.
Lei è ancora nuda e sento sulla sua pelle e sulle sue labbra l’odore forte di sborra.
La bacio e le nostre lingue si toccano e uniscono vorticosamente.
Mi spinge a terra e mi salta sopra. Si infila il mio cazzo nella vagina e comincia a cavalcarmi.
“Uhum..mi è piaciuto fare la troia! Avevi ragione..è stato veramente eccitante..”
Stringo forte tra le mani le sue tette mentre lei si sbatte forte sul mio cazzo: “Si.. eri fantastica ..sembravi una vera pornostar .. quando ti ha sfondato il culo non hai battuto ciglio, anzi.. te lo sei goduto alla grande…”
“Si.. mi piaceva sentirmi inculare da un estraneo, mi faceva sentire ancora più troia… e.. poi.. non mi ha fatto male.. ormai me lo hai proprio sfondato …”
La fotto sempre più forte, sempre più forte, fino a che viene, scossa come da un brivido di piacere, anch’io riesco a venire assieme a lei, così, dopo qualche istante si sfila il mio uccello e si distende al mio fianco, esausta.
Rimaniamo distesi ancora qualche minuto guardando il cielo limpido, senza parlare.
Ognuno di noi ripensa alle gesta di quella notte pazzesca.
Alla fine ci alziamo, ci vestiamo e ci avviamo all’auto.
Per tutto il tragitto, verso l’albergo, né io né Carla apriamo bocca.
Saliamo in camera. Carla si sveste.
“Vado a fare una doccia”, mi dice.
”OK, poi vado io..”
Quando la raggiungo a letto lei è sveglia ma tiene gli occhi chiusi: ci diamo la buona notte con un bacio. Ma è difficile dormire dopo una notte come quella passata.
Io, in particolare, sono ancora scosso ed eccitato. Vorrei ancora scoparla mentre il tizio le sfonda il culo. Ma il tizio non c’è e, forse, è ancora presto per ripetere un’esperienza del genere.
La sento respirare e sento di amarla come mai l’ho amata, la sento ancor più mia: è una sensazione difficile da spiegare con le parole.
Comunque, l’importante è che abbiamo vissuto assieme una esperienza importante e che questa non ci ha separato (come molti temono), semmai ha rafforzato il nostro rapporto.
La mattina dopo non abbiamo parlato della nostra pazzia. Eravamo euforici e felici. Carla è stata molto affettuosa e anch’io mi sentivo di volerle ancor più bene, di essere ancor più legato a lei.
Quando mi ha svegliato con una bacio accompagnato dal profumo del caffè appena fatto, la prima cosa che mi ha detto è stata: “Ti amo, ti amo, ti amo da impazzire…grazie di essere il mio uomo

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