Una amica premurosa

Tutto era iniziato quando Maura, la mia amica chiaccherona ed impicciona, ci aveva presentato e ci aveva lasciato poi soli nel bar a prendere un caffè. Maura ha sempre pensato che io avessi bisogno di un compagno, un uomo con cui uscire e qualcuno che potesse frequentare la nostra compagnia. Mah, non sapeva come era la mia vita, ma Sefan non era niente male, e questa sua iniziativa non mi dispiaceva per niente.
Ci vedevamo veramente di rado e sempre e solo per prendere qualcosa al bar nell’ora in cui le mie figlie si stavano lavando dopo una giornata di sci. Solo alcune volte eravamo andati a sciare per un’ora dalle nove alle dieci, appena avevo lasciato le mie figlie ai corsi e lui doveva ancora iniziare le sue lezioni. Al massimo ci eravamo dati dei bacini sulle guance prima e dopo dei nostri incontri. Ci scrivevamo parecchio con il telefonino, sembravamo dei ragazzini. Devo dire che ero un pò perplessa dal
fatto che non mi avesse mai inviatato a casa sua, considerato che viveva solo e solo da poco aveva interrotto un lunghissimo fidanzamento. Quando ci vedevamo si parlava del più e del meno, gli argomenti erano quasi sempre concentrati sullo sci, mentre, durante la sera o durante la settimana, ci mandavamo dei sms pieni di sottintesi e di sciocchezze. Flirtavamo solo durante
questi breve scritti, ma ci permettevano di iniziare senza quasi nessun coinvolgimento una relazione piena di aspettative. Io lo sognavo spesso ed anche durante gli ultimi incontri con i miei due amici amanti, mentre si scopava, io pensavo a Stefan. L’apice l’avevo raggiunto quella sera in montagna quando proprio dopo un incontro con lui al solito bar mi ero intrattenuta con Massimo e
Marisa in macchina perchè si erano offerti di accompagnarmi a casa. Avevamo poco tempo ed era tanto che non ci si vedeva, avevamo tutti molta voglia di sesso e tutti eravamo molto impegnati con le gare dei nostri figli. Era buio pesto, anche i lampioni delle strade erano spenti per un decreto del sindaco che prevedeva, in epoca di risparmio, un’ora all’imbrunire durante la quale la
corrente elettrica delle strade non veniva accesa. E noi tre sfruttammo al massimo questo buio. Massimo aveva fermato l’auto in un posto appartato e subito Marisa, che era rimasta con me nel sedile posteriore, mi abbracciò e mi baciò sulla bocca. Io ero ancora presa nei miei pensieri con Stefan e di tutto quello che ci eravamo detti al bar, ma l’stinto fu quello di aprire le labbra e
partecipare ad un bacio libidinoso incredibile; quella donna aveva il potere di farmi andare in visibillio ogni volta che si avvicinava. Poi era impetuosa, non le bastava essersi incollata alla mia bocca e mettere la sua lingua dentro la mia gola, ma con le mani mi toccava la pancia ed il seno e cercava di abbassarmi lo zip della giacca a vento per entrare meglio nelle mie intimità. Io l’adoravo e mi
eccitava tutto quello che faceva. Mi affrettai ad alzarmi il maglioncino per farmi toccare le tette e farmi succhiare i capezzoli irti dalle sue carnose labbra. Mi aveva anche infilato una mano dentro i pantaloni ed aveva raggiunto la mia passera già umida e vogliosa. Io mi ero abbandonata alle sue carezze pensando che fosse Stefan a farmele. Lo vedevo chino su di me e leccarmi il
seno e la passera. Caspita solo dopo pochi attimi ero già completamente nuda e disponibile a qualunque cosa e persa nei sogni erotici. Per fortuna che la macchina di Massimo era un van enorme, ti potevi muovere liberamente e le
poltrone erano comode ed ampie. Mi ritrovai stesa e nuda con Marisa attaccata ai miei seni e con due sue dita infilate nella fregna. Avevo gli occhi chiusi e pensavo a Stefan, mi immaginavo lui steso sopra di me che mi ciucciava i capezzoli e mi titillava il clitoride. Poi, sempre nei miei sogni lo vedevo sbottonarsi la patta, estrarre un bel cazzone e mettermelo vicino alla figa. Ed io
che, spingendo le anche in avanti, mi penetravo con quell’asta di acciaio. Mi accorsi che stavo sognando di amare Stefan ma un cazzo vero lo stavo davvero prendendo dentro alla mia passera: Massimo mi aveva infilzato senza dire una parola e stava stantuffando come un maiale. Poi Marisa, lo allontanò e si impossessò del mio sesso leccandomi dove mi piace tanto. Io le accarezzavo la testa e pensavo di tenere stretta la nuca di Stefan, sognavo di essere baciata da lui, sentivo la sua lingua dentro le mie viscere. La mia amante si accorse che io ero assente e non partecipavo a dovere quando mi chiese cosa avessi, se avevo dei problemi o se non mi sentissi a mio agio. Mi accorsi di non partecipare come al solito e, pensando che quella sarebbe stata forse una delle ultime volte, le accarezzai il viso e la baciai con voluttà mettendole tutta la mia lingua in bocca. Lei mi fece mettere alla pecorina e si mise sotto di me succhiandomi fra le gambe: era una posizione già provata altre volte che permetteva a Massimo di prendermi da dietro mentre lei ci succhiava a vicenda e poteva poi bere il succo del marito nel momento del suo svuotamento. Mi
piaceva quella pratica anche se preferivo che almeno una razione di sborra mi permettessero di sentirla dentro di me: mi è sempre piaciuto provare quel senso di caldo e sentire i fiotti violenti invadermi la vagina. Ma in realtà Massimo quel giorno non mi prese davanti ma piantò piano piano il suo cazzetto con la sua immensa cappella dentro lo sfintere. Ed anche lì immaginai che fosse Stefan a
prendermi il sedere, pensai a quell’atletico uomo piantarmi il suo bigolo dentro il mio culo e sbatacchiarmi come una puttana. Mi dimenai violentemente, volevo godere come non mai, sentivo la cappella violarmi l’ano e Marisa che, impossessatasi del mio clitoride mi faceva provare un’estasi da favola. Ero alla loro mercè, ero a loro disposizione e mi stavano trattando con una libidine
bestiale. Se qualcuno fosse passato di lì ed avesse sbirciato dentro la macchina, cosa avrebbe visto? Che spettacolo! Tre distinti signori che se ne stavano facendo di tutti i colori. Io, poi, ero la peggiore, presa da entrambi e godere senza freni. Venni e rivenni fino a sentirmi male, poi bevvi Massimo che si svuotò nella mia gola proprio nel momento che stavo immaginando sua
moglie mettermermi la sua passera vicino alla bocca e chiedermi di sorbirla tutto. Quando Massimo si staccò da me per riprendersi, io mi dedicai a Marisa, avevo voglia di prenderla e di sentire i suoi odori ed i suoi sapori. Già in precedenza ci eravamo dette quanto ci piacevano i nostri umori e quanto ne godessimo. Infatti i miei stavano riempendo tutta l’auto, non si sentiva altro; era
stata una giornata lunga sui campi da sci, ero andata in bagno diverse volte e non avevo, naturalmente, mai avuto modo di lavarmi. Altri avrebbero detto che puzzavo, l’odore acro era persistente ed acuto, ma i miei due amanti e, soprattutto Marisa, adoravano questi miei afrori, Massimo, addirittura aveva leccato per un tempo interminabile il mio buco nero, che emetteva un odore
intensissimo. Quando ebbi Marisa nuda fra le braccia, anche lei emanava il fetore di un maialino, olezzava, ma mi eccitava da morire. La leccai dovunque, sia davanti che dietro e la succhiai fino a sentire il sapore dei suoi odori. La feci venire diverse volte, sia con la bocca che con le mani e, credo, di averla baciata intensamente senza soluzione di continuità. Mi feci richiavare da Massimo un altro paio di volte ma fu solo per accontentarlo, pur godendo una volta con molta intensità, perchè in quel momento avrei voluto solo scopare con un altro uomo e quindi mi dovevo dedicare alla sua mogliettina, che di rivali non ne aveva alcuna. Finimmo con io e Marisa, una sopra all’altra, che strofinandoci a vicenda, lisciandoci, toccando le nostre nudità, assaporando la morbidezza delle nostre fattezze e baciandoci voluttuosamente venimmo una fra le braccia dell’altra. Mentre ci rivestivamo, stavo pensando che non avrei perso altro
tempo con Stefan, lo volevo e l’avrei avuto. Li salutai con il solito bacino affettuoso sulla guancia, mi avvicinai al portone di casa, estrassi il mio cellulare e, mentre mi approssimavo ad entrare nell’androne, scrissi un messaggio a Stefan dicendogli che lo stavo pensando tanto e che mi sentivo un pò lasciva nei suoi riguardi e che sicuramente quella sera, sotto le coperte e nella mia
intimità avrei fatto finta di giocare con lui; avevo lasciato tanti puntini alla fine della frase aggiugendo solo ciao ed un bacino sulle labbra. Poi, come al solito quando sento che sto per terminare una parentesi della mia vita, sentii che dovevo saturarmi la voglia di quei due amanti che avevo appena lasciato e,
tornando alla macchina di Massimo, chiesi a bruciapelo se potevo passare la
notte con uno solo di loro due, l’altro si sarebbe occupato dei figli, sia miei che
loro. Naturalmente fu Marisa a parlare e dire che, certo, anche lei ne aveva
voglia di passare una nottata intera con me ma forse era meglio che iniziasse
Massimo e, quindi, avrebbe organizzato tutto in una oretta e sarebbe ritornata a
prendere le mie figlie e lui sarebbe rimasto da me. Arrivai in casa e prima di
occuparmi delle mie figlie andai in bagno e feci la doccia: Dio mio che odore e
quanta sperma mi usciva dai miei sessi, che bello, che troia, ma cosa stavo
facendo? Ma quanto tempo avevo perso? Ma era giusto? Stavo buttando la mia
vita o la stavo riprendendo? Mah. Ma non volevo rinunciare proprio a nulla: era
troppo tutto bello ed il fatto che fosse tutto così scabroso e da tenere noscosto
lo rendeva ancora più affascinante e nulla al mondo mi avrebbe obbligato a
tenermene fuori. Puntualmente dopo un’ora le mie figlie mi abbracciarono
contente di passare la notte dai loro amichetti, andarono con Marisa in
macchina e Massimo tornò su da me. Cenammo come marito e moglie parlando
del più e del meno e preparandoci una cenetta sfiziosa. Mi disse anche che si
era preso una pilloletta perchè aveva molta voglia di me ma già nel pomeriggio
lo avevo spremuto parecchio. Era bello ed interessante, non credevo di esserne
innamorata, chissà, ma mi affascinava parecchio, poi quell’affare che aveva in
mezzo alle gambe era speciale, difficile trovarne un altro uguale: piccolo stretto
ma con una cappella gigantesca, uno scherzo della natura che rendeva tutto più
eccitante. Mangiammo in mutande e maglietta e quando mi avvicinavo a lui per
porgergli del vino o del formaggio mi infilava un dito nella fragna e mi
masturbava velocemente; io mi piegavo verso di lui, lo scappellavo, lo mettevo
in bocca, gli facevo una sega e mi riallontanavo come se niente fosse. Quando
finimmo di cenare eravamo un pò brilli entrambi e così ci sedemmo sul sofà a
guardare la televisione. Dopo pochi minuti lui era già addormentato ed io gli
estrassi il cazzetto e lo ciucciai sonoramente. Non so se dormiva davvero, sta di
fatto che si erse e divenne duro, veramente duro. Mi misi sopra di lui e mi infilzai
quella maestosa cappella dentro la fregna bagnata: ero davvero una maiala,
sborravo dalla figa al solo pensiero che avevo vicino un uomo che non era mio
ma che mi desiderava da matti e di cui, io, ne ero veramente attratta. Lui
sempre con gli occhi chiusi si fece chiavare finchè io non sospirai e venni con
dei sussulti irrefrenabili. E lui nulla. Allora lo presi per mano e lo portai a letto.
Una volta sotto le coperte mi avvicinai a Massimo e lo abbracciai forte, gli cinsi
le gambe intorno alla sua vita e gli misi la lingua in bocca. Partecipò al bacio con
bramosia, mi prese per i fianchi e, girandomi di lato, mi penetrò fino in fondo.
Facemmo veramente all’amore per molto tempo, mi statuffava piano e
dolcemente e mi lisciava tutto il corpo. Le bocche non si staccavano e le lingue
saettavano velocemente nelle nostre rispettive bocche. Mi disse diverse volte
che mi amava ed anch’io in quei momenti sentivo le stesse emozioni ed anch’io,
più di una volta gli dissi che provavo un sentimento di vero affetto e di chiara
attrazione. Ci accarezzammo molto e venimmo insieme. Per tante volte durante
la notte ci svegliammo e ci unimmo teneramente davanti e bestialmente dietro.
Alcune volte non venimmo ma fu molto bello ed appagante ugualmente. Mi
svegliai prima di lui e lo rimontai di nuovo, non fu difficile mettermi dentro il suo
uccello perchè ero molto aperta e molto bagnata e lui era gonfio grazie alla
pillolina. Non mi venne dentro la vagina, ma lo feci esplodere nella bocca dopo
una lentissima sega ed un succulento bocchino. Chissà come avrebbe sciato
quella mattina. Io mi sarei astenuta, mi sentivo tutta dolorante e rotta, avevo il
sedere talmente aperto che facevo aria continuamente, me lo aveva infilato lì
non so quante volte e mi usciva di continuo tutto il seme che mi aveva inoculato.
L’attrazione era veramente esagerata e quella intimità nata quella notte stava
sconbussolando i reciproci rapporti. Anche in bagno, mentre lui si stava facendo
la barba ed io ero seduta sul water, tutto d’un tratto si staccò dal lavabo per
avvicinarsi a me e baciarmi sulla bocca. Era veramente bello. Mi mise una mano
sulla passerina e la strusciò fra le grandi labbra. Ero tutta bagnata della mia pipì,
ma lui non se ne curò. Addirittura mi voleva massaggiare il sedere che avevo
paura fosse sporco e glielo impedii. Mi aveva travasato sulle mie guancie la
schiuma da barba e continuava a baciarmi. Mi alzò e mi prese in piedi,
sembrava non ne avesse mai abbastanza. Quando si calmò un attimo gli chiesi
di lavarsi la faccia, io mi nettai nelle parti intime e ci incaminammo di nuovo
verso la camera da letto. Ci scopammo con una veemenza inaudita, sembrava
fosse la prima volta, io gli urlai sconcerie e venni ininterrottamente finchè mi
voltò, mi puntò la sua enorme cappella nel buco del culo e spinse: sentirla
entrare era di una sensazione bestiale, l’ano doveva allargarsi smisuratamente
per poi richiudersi sull’asta molto più piccola e mi sconquassò il sedere fino a
farmi sentire male e tutto si placò quando lui mi sborrò nell’intestino: sentivo i
suoi flutti riempirmi mentre mi leccava il collo. Quando ci lasciammo mi baciò
con ardore e mi disse che mi preferiva alla moglie, che ero veramente una troia
ed ero una donna di cui non fidarsi, mi piaceva troppo fare sesso e che ero
fantastica. Aveva cominciato ad amarmi da qualche giorno e non se lo poteva
permettere, forse, era il caso di diradare i nostri incontri perchè tutto era meglio
quando il rapporto era più distaccato. Sapeva anche che sarebbe stato arduo
obbligare Marisa a staccarsi da me ma avrebbe insistito, io avrei potuto rovinare
il loro matrimonio. Sapeva anche che la moglie lo avrebbe supplicato a regalarle
una sera tutta per noi, ma che lui voleva allontanarsi un pò. Mi baciò di nuovo
sulle labbra e se ne andò in fretta. Infatti due giorni dopo fu la volta della moglie
a passare una notte di fuoco nella mia alcova. Caspita, in quella occasione tutte
le mie certezze caddero, e non riuscii a capire se quello che provavo era
maggiore per Massimo o per Marisa. Certo li adoravo entrambi e li bramavo con
la stessa intensità. Ci amammo veramente e non dormimmo proprio mai,
neanche un minuto. Quella sera provai tanti di quegli orgasmi che nessun uomo
è mai stato capace di regalarmi. Alle otto ci fu il solito travaso di figli, le mie due
ragazze furono di nuovo felici di trascorrere una notte insieme ai loro amici e
Massimo con la sua auto piena se ne ritornò a casa lasciandomi sola con
Marisa. Ci mettemmo a preparare la cena parlando del più e del meno finchè
Marisa mi disse che Massimo le aveva raccontato tutto quello che avevamo
fatto. Si rendeva conto anche lei che il marito si era invaghito di me ma
d’altronde lei stessa mi confidò di essere talmente attratta da me che quando lui
le aveva raccontato della notte trascorsa insieme, lei si era eccitata moltissimo
pensando a quello che io e lei avremmo potuto fare insieme e mai si era sentita
gelosa del rapporto fra me e Massimo. Ed infatti dopo il racconto lei non aveva
cercato di fare all’amore con suo marito ma era andata in bagno a masturbarsi
violentemente. Mi venne vicino e mi accarezzò il viso, mi toccò con un dito le
labbra e mi baciò sul naso. Mi slacciò un bottone della camicietta e mi toccò il
seno, poi mi baciò sulla bocca. La sua lingua era fantastica, riusciva a invadere
la mia gola e ad imprimere un ritmo che mi faceva andare in visibillio. Passava
dalle labbra alle guance, dal collo al seno e con le mani mi stringeva prima la
nuca poi mi lisciava la schiena, finché non mi sollevò la gonna ed aprì di lato le
mie mutandine per arrivare nella mia intimità. Sapeva toccarmi il clitoride con
una delicatezza e capacità che nessun uomo poteva eguagliarla, per me era
dovuto al fatto che masturbandosi sapeva benissimo quali corde toccare.
Insomma, fra le sue braccia, con la sua bocca attaccata alla mia, con un suo
dito che mi perlustrava la caverna che avevo in mezzo alle gambe, proruppi in
un orgasmo galattico, riempiendole le mani di calda e vischiosa sperma. Poi mi
adagiò sul divano, mi tolse le mutande e si attaccò al mio ventre, leccandolo e
baciandolo. Mi succhiava anche la passera, beveva il mio nettare e con le dita
mi perforava sia la fregna che il sedere. Godeva nel dilungarsi a baciarmi la
passerina, le piaceva allargare le grandi labbra ed insinuare la lingua fra le
piccole labbra e strusciare sul clitoride. Muoveva la punta della lingua prima
velocemente poi lentamente sia dentro la vulva che sulle labbra e sul clitoride,
mi masturbava con un dito nella vagina e, delle volte anche con uno nel sedere,
cambiava il ritmo ma sempre in sintonia con quanto avrei voluto, mi portava
all’estasi sapientemente, con libidine e con amore. Poi sapeva rimanere a
baciarmi anche dopo che ero venuta, era una donna e sentiva quello che io
provavo. Anche lei come me adorava essere presa da dietro, lo sentiva come
un completamento necessario e fondamentale nel fare all’amore. La sua
masturbazione fu dolcissima e lenta e quando sentii che non potevo più
aspettare le chiesi di succhiare più forte che le sarei venuta in bocca. Bevve
avidamente come solo una puttana e lesbica sa fare, l’amai talmente tanto che
mi sollevai e la baciai in bocca trasmettendole tutta la saliva che avevo in gola.
Marisa mi fece sdraiare di nuovo e mi venne sopra la testa con le gambe aperte.
Si era tolta tutti gli abiti in un baleno ed era nuda e fantastica. Avevo all’altezza
della mia bocca sia la vagina che l’ano e mi misi a baciarli e leccarli entrambi.
Marisa odorava intensamente ed io le chiesi se si fosse lavata. Mi rispose di si,
sapeva che mi sarebbe piaciuto assaporare i suoi odori ma questo lo avremmo
fatto la mattina seguente piene dei nostri umori. Ora, era così odorosa perchè
mi aveva sentito venire ed anche lei si era bagnata eiaculando come facevo io.
Le infilai anche la lingua nel sedere e la ciucciai sonoramente. Aveva un ventre
piatto e due tettine meravigliose. I capezzoli non erano come i miei ma erano
pur sempre belli e dritti: prenderli in bocca era speciale. Poi, come al solito
venimmo abbracciate, mentre ci facevamo vicendevolmente un ditalino ed
avevamo le bocche incollate. Ci spostammo a tavola senza andarci a lavare.
Puzzavamo come due maialine. Non indossavamo nulla, neppure le mutande.
Ogni tanto mi avvicinavo a lei e la baciavo da qualche parte, sul collo, sui
capezzoli, sulle labbra o direttamente mi piegavo per leccarle il clitoride. La
sedia era sempre immancabilmente con una pozzetta di sborra dove era a
contatto con la passera. Marisa, mentre stavamo mangiando il pinzimonio,
prese una carota e se la infilzò nel suo sesso, poi la estrasse e mi chiese se la
volevo. Io la presi, me la infilai anch’io nella mia fregna bagnata poi ci diedi un
morso gustandomi il sapore acro dei nostri umori. La stessa cosa la facemmo
infilandoci una strettissima melanzana nel sedere. Marisa l’aveva presa e ci si
era seduta sopra, aveva faticato un pò ad introdursela, finché io aiutandola ad
allargarsi le natiche ed umettandole l’ano con la saliva, gliela avevo infilata fino
in fondo. Poi l’avevo estratta , l’avevo succhiata e l’avevo resa di nuovo a
Marisa che mi aveva alzato le gambe e, dal davanti, era riuscita ad infilarmela
direttamente nel culo. Io l’avevo sempre aperto e pronto. La mia amante amava
prendermi dietro e metterci qualcosa, l’aveva fatto anche la prima volta che ci
eravamo incontrate e da allora, sempre, amava incularmi selvaggiamente. Mi
sbatacchiò con vemenza mentre si era di nuovo abbassata per leccarmi la figa.
Con una mano muoveva la verdura nel mio sedere, con l’altra mi accarezzava il
ventre ed i fianchi, e con la bocca mi succhiava la figa. Esplosi tenendole la
nuca fra le mani e gridando che l’amavo veramente, che l’adoravo e avrei fatto
tutto per lei. Marisa a quel punto aspettò che mi rilassassi un pò poi mi chiese di
seguirla in bagno, mi chiese di andare dentro la vasca con lei, si adagiò sotto di
me e mi chiese di farle la pipì sulla pancia. Ed io lo feci: urinai sul ventre della
mia amante, fu bellissimo ed eccitantissimo. Quando finii, Marta mi andò di nuovo a leccare la figa sbrodolante facendomi provare l’ennesimo orgasmo. Lei d’altronde era venuta mentre le pisciavo addosso.
Poi venne il momento di andare a letto e di cose scabrose non ne facemmo più.
Ci amammo teneramente con baci e carezze, ci prendevamo per i fianchi e ci tenevamo strette, ci toccavamo a vicenda nei nostri sessi e ci sborravamo nelle mani. Non staccammo quasi più le nostre bocche una dall’altra, ci amammo teneramente e con passione per tutta la notte. E al mattino? Marisa era una grande, sapeva che eravamo piene come delle otri, che avevamo sborrato per l’intera notta e le nostre passere era belle gonfie, aperte e piene di succoso nettare. Si mise a capo in giù, mettendo la sua bocca all’altezza della mia vagina, ponendomi la sua sulle mie labbra. Ci succhiammo per un’ora intera bevendo ed assaporando i nostri umori, poi, come sempre ci unimmo e abbracciandoci e baciandoci venimmo per l’ennesima volta. Al momento del commiato, guardandomi negli occhi, accarezzandomi il viso e le tettine, anche Marisa mi fece un discorso analogo a quello fatto da suo marito solo due giorni prima. Avevo capito che stava per finire o era già finita. Forse era meglio così, il coinvolgimento reciproco stava diventando troppo evidente e sarebbe divenuto un sicuro problema. Era meglio cominciare a pensare e a dirigere le proprie attenzioni nella direzione di Stefan, verso uno che sembrava normale, fatta salva la sua probabile timidezza.

[Total: 0    Average: 0/5]

Ora sei Offline, Navigazione Limitata