Vacanze in tre

Mi chiamo Marta e assieme alla mia amica del cuore Gloria avevamo programmato per bene ogni cosa: mèta Taormina, biglietti aerei, bed and brekfast e data. I primi di luglio perchè al 30 giugno scadeva il nostro contratto a tempo determinato.
La settimana precedente la partenza quello stronzo del mio ragazzo, anzi ex, me la dà buca e dice di non sentirsi pronto per una vacanza di due settimane. “Ma come, gli dico incazzatissima, eri daccordo anche tu per questa vacanza di due settimane con Gloria e il suo ragazzo”.
Risponde con delle scuse molto vaghe e generiche; alle mie insistenze cede e ammette di frequentare da qualche giorno un’altra. Intuisco chi poteva essere anche se lui nega; lo allontano con parole di disprezzo e di odio.
Piango e mi dispero, mi sfogo con Gloria a cui confesso che non partirò più con lei; ma lei prima mi conforta, poi mi anticipa che verrà a trovarmi per discuterne e trovare una soluzione. Viene e mi dice dei biglietti aerei ormai pagati, dell’anticipo già consegnato al bed and brekfast.
Io le rispondo che non posso venire delusa, cornuta e incazzata. Gloria mi dice di non buttarmi a terra e che col mio fisico non avrei fatto fatica a trovare compagnia a Taormina e, in ogni caso mi confessa, io e Giorgio (il suo ragazzo) non ti lascermo mai sola, tranne che non lo voglia tu.
Alla fine cedo, più per non darla vinta a quello stronzo del mio ex, che per effettiva convinzione.
L’ultimo giorno di lavoro salutiamo il nostro datore di lavoro e direttore; un distinto imprenditore, più vicino ai 70 che ai 60 anni, vedovo da 10 anni, che venuto a conoscenza dell’abbandono da parte del mio ex, mi consola, mi abbraccia e mi dice: “si vede che di ragazze ne capisce poco ! come si fa a lasciare libera un bocconcino così bello, anzi un sederino d’oro come il tuo !”
Il linguaggio non mi meravigliò affatto; spesso amava scherzare con me e Gloria, non gli dispiaceva qualche piccola carezza e quando doveva farci un complimento per un lavoro eseguito bene e preciso, ci diceva “bravo il sederino d’oro, oppure belle tette” rivolte rispettivamente a me o a Gloria. Non si era mai spinto oltre e in fondo lo tolleravamo ridendoci su e con un pò di pietà per la sua situazione di vedovo, senza figli nè altra compagna.
Infine partimmo; ovviamente non ero molto felice, ma meditavo, su consiglio di Gloria, che dovevo muovermi per riacquistare fiducia.
In spiaggia indossai uno striminzito bikini, di una misura più piccola di quelli che portavo abitualmente e, vedendo in spiaggia molte ragazze in topless, lo tolsi anch’io, anche se le mie tettine sono di una seconda appena, ma appuntite e con due grossi capezzoli difficili da nascondere.
Colsi qualche sguardo di ragazzi, ma niente di particolare; Gloria e il suo ragazzo invece intrattennero una chiacchierata con il bagnino del lido che coinvolse Giorgio in un torneo di tennis che sarebbe iniziato nel pomeriggio successivo e sarebbe durato fino a sera tarda.
Al ritorno per il ristorante ricevetti sul cellulare una chiamata dal direttore che mi chiedeva del mio umore; confessai che andava così così, mi rincuorò e mi annunciò che aveva prenotato per un albergo di lusso di Taormina dove sarebbe arrivato l’indomani verso l’ora di pranzo e che avrebbe voluto tanto vederci per comunicarci buone notizie, anzi ottime, aggiunse tenendoci però sulla corda.
Ne parlai con Gloria di nascosto di Giorgio e lei, da grande amica, mi disse: “hai fatto bene, domani Giorgio andrà alle quindici al troneo di tennis che, tra sorteggi, eliminatorie, ottavi, quarti, semifinale e finale lo terrà impegnato sino a tarda sera e noi avremo il tempo di goderci il nostro paparino, ci potremmo giocare per benino..”
Eccitate provammo ad immaginare quali fossero le novità così belle; “forse ti vuole sposare ? “, disse provocatoriamente Gloria, ridemmo di cuore anche se capivamo che avrebbe pagato chissà che per vederci nude; ma era troppo signore ! concludemmo.
La sera non dormii niente; Giorgio e Gloria scoparono violentemente denro la doccia provocandomi un’invidia e un’eccitazione che faticai a controllare. Non mi masturbai solo perchè non mi andava di ammettere la mia disperazione. Rientrarono in camera seminudi e sul letto ripresero a carezzarsi, mi girai nervosamente dall’altra parte e Gloria, conoscendomi, sconsigliò Giorgio dal continuare con le carezze.
Al mare l’indomani l’attenzione dei ragazzi sul mio corpo, le mie tettine e il mio sederino era notevolmente accresciuta: questo mi riempì di una strana sensazione di eccitazione e di attesa, ma puntuale all’ora di pranzo telefonò di nuovo il direttore: ci aspettava al suo hotel verso le quatro del pomeriggio. Mentre Giorgio si avviava ad andare al torneo di tennis gli annunciammo che avremmo fatto un giro per lo shopping.
Andammo invece diritte dal direttore nel suo albergo, ci aspettava con trepidazione e ci confessò che temeva che non avremmo rispettato l’appuntamento, e questo mi parve un segno evidente che ci aspettavano delle sorprese grosse.
Cominciò con i soliti apprezzamenti per il modo con cui svolgevamo il nostro lavoro, per la nostra disponibilità e per la nostra bellezza che gli dava un pò di luce nella sua vita malinconica. Infine ci confessò la sorpresa: ci avrebbe richiamato al lavoro entro due mesi al massimo per due contratti a tempo indeterminato; esultammo di gioia, dati i tempi che corrono. Poi riprese il solito tono confidenziale e ci consegnò due braccialetti in oro come regalo, non mancando al solito di chiamarmi “sederino d’oro” e “belle tette” e si prese anche la confidenza di palparci entrambe nei posti che più lo avevano sempre attirato. Ci sorprese, ma non più di tanto. Aveva tenuto sempre comportamenti signorili e distinti, ma l’atmosfera stavolta era molto diversa: era venuto a trovarci nel nostro posto di vacanza, ci portava su un piatto la riconferma per sempre del posto di lavoro, ci regalava due costosi bracciali in oro. Io e Gloria ci guardammo, sorridemmo in modo complice e ammiccamo che forse era il caso di renderlo felice dopo una vita, almeno negli ultimi tempi piuttosto difficile per lui.
Diceva di volermi consolare dimostrando particolare attenzione per me piuttosto che per Gloria, anzi soprattutto per il mio sederino all’insù che ora per la prima volta carezzò spingendo la sua mano sotto il pareo trasparente e dentro lo slip. Finsi di allontanarlo, ma con poca convinzione, insistette e mi sciolse il nodo del pareo che cadde a terra vinto come me. Gloria si godeva la scena sorridendo maliziosa, con gli occhi la pregai di non lasciarmi sola anche se avevo ormnai deciso di cedere al direttore, che in fondo mi era stato sempre simpatico… e poi pensavo ancora a quello stronzo del mio ex.
Mi abbassò le mutandine e continuando ad ammirare con gli occhi e con le mani il mio culetto confessava: “avevo ragione a pensare che fosse il più bello mai conosciuto”, Gloria lo interruppe dicendo: “sono arrabbiata con lei, mi diceva sempre che avevo “belle tette” e ora neppure le guarda”.
“Hai ragione, ammise, avvicinati” e così gliele palpò e carezzò a lungo dopo che lei aveva procatoriamente sollevata la t-shirt; poi aggiunse :”ora spogliatemi, ho bisogno di voi due assieme”.
Slacciammo la sua cintura, abbassammo lo zip della sua patta e i pantaloni scivolarono a terra; portava dei boxer che nascondevano la consistenza del suo membro. Gloria disse che toccava a me il privilegio di denudarlo nella parte più importante, non me lo feci ripetere e fui premiata: mi apparve in viso un membro poco più grande delle solite misure, ma duro e vivace come non mi sarei aspettato da un uomo di quell’età.
Mi pregò di offrirgli le spalle, ma lo implorai che non l’avevo mai fatto, che ero vergine di dietro e che avevo paura di farmi male. Con la solita dolcezza mi disse che non dovevo temere nulla, perchè non avrebbe mai fatto del male al “suo sederino d’oro” e che sarebbe stato molto dolce.
Tirò fuori dal suo trolley una pomata che cominciò a spalmare sul solco del mio culo con movimenti lenti e studiati, non disdegnava di carezzare l’interno delle cosce e l’inguine, baciava e carezzava i glutei come fossero la “sua terra finalmente conquistata”. Poi mi piegò con le mani distese sul divano, mi allargò le cosce invitando Gloria a collaborarlo mentre le sue tette esposte al suo sguardo erano rimaste per tutto il tempo fuori dalla t-shirt sollevata sin quasi al collo. Gloria commentò improvvisamente: “ha ragione il direttore, quasi quasi mi faccio lesbica e ti scopo anch’io il tuo sederino d’oro”.
Puntai lo sguardo davanti a me; uno specchio di grande dimensione mi permetteva di vedere tutta la scena: l’oscenità della mia posizione, la ruffiana collaborazione di Gloria e l’arrapamento insopprimibile del direttore. Decisi di restare con gli occhi aperti, volevo godermi fino in fondo la profanazione del mio culetto.
Continuò a girare con le dita dentro il mio buchetto, ne allargò i confini, ne ammorbidì i muscoli e quando accostò il suo membro sentii il calore del suo desiderio che si trasferiva nel mio. Si avvicinò ancora, spennellò un pò forse per abituarmi all’idea, mi sussurrò in un orecchio di trattenere il respiro, diede infine un colpo secco e duro come il suo cazzo che vinse la debole resistenza del mio buchetto e penetrò lentamente, ma inesorabilmente dentro le mie viscere.
Un calore indescrivibile e nuovo s’impossessò del mio corpo, i suoi colpi mi davano forza invece di togliermela, sentivo la potenza irrefrenabile del suo desiderio a lungo spento. Infine mi chiese se ero pronta; risposi solo con un cenno afferamativo del capo. Affondò cinque, dieci colpi decisi e forti che mi spinsero contro il divano senza cedre di un millimetro per non perdere il dolcissimo contatto della sua carne.
Sentivo chiaro lo strofinìo dei suoi peli pubici, forte e ritmato lo sbattere dei suoi coglioni sulle grandi labbra, vergognosamente grondanti di umori e arrapamento come non avevo mai provato. Infine tra qualche grido di sfogo e di orgasmo sborrò dentro una quantità di sperma che non pensavo posssibile; presto, troppo presto la sua sborra e i miei umori si fusero in un ricco rivolo di piacere che irrorò le mie cosce.
Tenne ancora per qualche minuto il suo cazzo dentro di me, poi lo sfilò molto lentamente quasi consapevole che avrei voluto mantenere ancora per molto tempo quell’ardita sensazione dentro di me.
Si era già staccato dal mio sederino e rimanevo immobile; forse un giorno mi sarei pentita di avere dato per la prima volta il mio culo ad un uomo che aveva quasi il triplo della mia età; intanto però ora ero soddisfatta e felice. Sarà stata la dolcezza con cui mi aveva preso, saranno stati i mesi in cui troppe volte aveva elogiato il mio sederino senza mai un concreto assalto, sarà stata la voglia di rivincita sul mio ex… ma ero proprio soddisfatta e se lui me l’avesse chiesto di nuovo non avrei esitato a ripeterlo.
Invece Gloria si era liberata della mini e della t-shirt e si mostrò presto disposta a ripetere un altro rapporto con il direttore che gentilmente chiese solo un pò di pausa e, favorito dall’attenzione della mia bocca al suo cazzo, che pulii e lavai con la saliva dei residui di sborra che aveva negato al mio culo, riprese vigore e fu pronto a sbattersi sul tappeto davanti al divano Gloria, torturandole in mille modi, ma meno delicati di quelli dedicati a me, le belle tette; la scopò di brutto sulla fica e poi piegandola indietro a pecorina, continuando a tormentare e strizzare le tette che non chiamava più solo “belle”, ma anche “mie”. E lo gridò con tanta forza e ripetizione finchè sborrò anche su Gloria una residua porzione di sperma che meravigliò tutti e tre.
Quando si girò seduto sul tappeto e con la schiena appoggiata al divano, sospirò profondamente e di cuore esclamò: “finalmente, dieci anni di digiuno di sesso, interrotti da due rapporti eccezionali con le mie due splendide figliole… la buonanima so che mi ha già perdonato..”
Ce ne andammo prima di cena dal suo albergo dopo avere assaggiato splendidi dolcetti locali e bevuto del freddo limoncello e nuovo caldo sperma per un pompino a due bocche. Continuava sempre a complimentarsi con noi e sentimmo il dovere di riconoscergli meriti, doti e abilità che non avevano neppure i ragazzi della nostra età.
Il ritorno al lavoro sarebbe stato probabilmente molto più interessante di prima.
Uscendo dall’albergo facemmo un pò di shopping per giustificare la lunga assenza; ma quale non fu la sorpresa nel vedere nelle nostre borsette due banconote a testa di 500 euro. Ci guardammo in viso, sorridenti e maliziose; “torniamo indietro a restituirle, perchè ci offende o perchè ci sembrano poche o per stabilire i prezzi futuri ??”
Chiudemmo allegramente quelle nostre riflessioni sulla prima esperienza di puttane… il resto della vacanza trascorse allegramente con qualche attenzione di troppo di Giorgio nei riguardi del mio corpo che spiava continuamente e sfogava poi su Gloria.

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