Il lavavetri ed il suo bastone

Ebbene sì, quella volta mi comportai proprio da zoccola! Le mie amiche dicono che non avrei dovuto sposarmi, a causa delle mie cicliche voglie di… insomma avete capito. Ho 32 anni, sono impiegata e lavoro in una ditta al centro di una grossa città. Mi piace vivere e le mie giornate me le godo dalle 6.30 del mattino quando mi alzo per recarmi in ufficio sino all’una-due di notte quando per forza di cose devo andare a riposarmi. In uffico ho avuto modo di approfondire l’amicizia con tutti quanti i miei colleghi, in particolar modo con gli uomini, e sono uscita con loro ed ho conosciuto tutti i loro amici ed amiche estendendo al massimo il giro delle mie conoscenze tanto che oramai per me la città è diventata piccolissima chè oramai conosco quasi tutti. Sono una ragazzona molto piacente e formosa, mi piace farmi guardare e per questo passo molte ore in palestra per mantenere la linea il più a lungo possibile. Ho sposato un uomo eccezionale, bello, alto, intelligente, gran fisico, simpatico, acculturato e sportivo, insomma con tutto ciò che si può chiedere ad un uomo. Anche dal quel punto di vista non è malaccio …ma il problema è che a me non basta mai. I miei sogni erotici più ricorrenti sono 2: quello di farlo con due uomini assieme e quello dell’uomo di colore. Forse proprio quest’ultimo desiderio, legato al fatto che mio marito si è dovuto recare all’estero una settimana per motivi di lavoro, che quella sera, dopo averlo puntato oramai da mesi, mi soffermai a parlare con il lavavetri del solito semaforo che attraverso in automobile due volte al giorno. Mohammed ha detto di chiamarsi, 24 anni circa, nordafricano dai lineamenti aggraziati da discendenze francesi. Chi non avrebbe notato, specie nel periodo estivo, quei suoi 185 cm di altezza con un corpo statuario come si intravedeva dalla sua maglietta aderente è perennemente bagnata per difenderlo dall’afa del traffico cittadino? Ma soprattutto a me non era sfuggito l’enorme pacco che i suoi pantaloncini jeans tagliati corti stentavano a contenere… E’ si, il mio problema è che se voglio una cosa la debbo avere a tutti i costi e quello era il momento giusto per affondare il colpo. Accostai, dicevo, per farmi lavare tutti i vetri della mia macchina e li cominciai a dargli corda. Non che lui ne avesse particolarmente bisogno in quanto era un vero figlio di puttana, con quei suoi occhioni neri rapidissimi nelle movenze che mi squadrò da cima a fondo in un battibaleno sorridendo con quei suoi denti perfetti e bianchissimi. Cominciò a dirmi che mi notava tutti i giorni che passavo e che ero una delle sue automobiliste preferite, specie in estate quando indossavo abitini scosciati e svolazzanti. A tutto ciò io ridevo di gusto accentuando le mie risatine da oca proprio per creare un clima di complicità con quel magnifico esemplare di maschio. Dopo una decina di minuti passati così, approfittando dell’orario di cena nel quale le strade erano oramai semideserte, lo invitai a mangiare con me in un locale dove si poteva ascoltare della buona musica contemporanea. Ma lui insistette per portarmi in un locale alla periferia dove c’era solo musica afro. Forse fui incosciente ma la cosa mi eccitò da morire tanto che non seppi dirgli di no. E’ si, mi aveva teso proprio una bella trappola! In quel locale mi presenta almeno una mezza dozzina di suoi “fratelli”, come amano chiamarsi tra di loro, ed uno in particolare passò tutta la serata con noi. Era un posto divertentissimo, mangiammo e bevemmo molto e poi, mezzi storditi da musica ed alcolici ci dirigemmo tutti e tre verso casa del suo amico. Avevo oramai chiare le loro intenzioni ma la cosa mi eccitava troppo da preoccuparmi. Pensate, in un colpo solo andavo oltre i miei due sogni più ricorrenti: due negri contemporaneamente!!! Come entrammo in casa ci spogliammo immediatamente e ci facemmo la doccia assieme. Inutile dire che io non resistetti neppure un minuto e caddi subito in ginocchio di fronte a quei due cazzoni mostruosi cominciando a spompinarli in maniera alternata. Ci volle un bel pò affinchè diventassero duri, specie quello del suo amico che era un tipico nero africano non bello con il naso grosso, basso e tarchiato ma con un uccello enorme, così grosso che non mi entrava neppure in bocca. A quel punto ci trasferimmo sul letto dove l’amico cominciò a trombarmi mentre io continuavo a spompinare Mohammed. Di li a poco non capii più nulla, me li sentivo dappertutto, addirittura entrarono contemporaneamente davanti e di dietro tanto farmi emettere degli insoliti, per me, urletti di dolore. Avevo perso il controllo dei due, io abituata a menare le danze e, in quell’orgia di cazzo, mi ricordo di essere venuta almeno tre volte prima di vedere uno di loro eiaculare! Cosa che avvenne quasi all’unisono dopo circa tre quarti d’ora dall’inizio. E già, cominciò l’amico che me lo mise fra le tette e, sfruttando i suoi oltre 20 cm., rimediò pure un pompino contemporaneamente alla spagnola fino a che non mi venne in bocca. Io, eccitata dal fatto che Mohammed ancora me lo stava infilando nel culo, ingoiai tutta la sua sborra calda succhiando quel cappellone fino al suo completo afflosciamento. Fu allora che anche Mohammed, dal pene leggermente più corto ma con due palle enormi, usci dal mio culo e tenendosi a mezzo metro da me cominciò a schizzarmi sul volto. Contai non meno di 10 spasmi d’amore (mi veniva da ridere pensando ai due schizzetti di mio marito) che mi colpirono su tutta la parte superiore del corpo. Finì anche lui per smosciarselo tra le mie labbra mentre l’amico che aveva già cominciato a riprendersi me lo stava infilando nella passera. Poco dopo anche il culetto era occupato da Mohammed e, dopo qualche titubanza iniziale, si invertirono i ruoli. Fu allora che cacciai un urlo di dolore seguito da un pò di sangue e qualche lacrima, ma ben presto il mio buchino si abituò anche all’enorme membro dell’amico che in capo a 5 minuti cominciò a stantuffarmelo tutto dentro il culo. Perdetti il conto di quante volte venni, sicuro più di dieci, mentre loro vennero altre tre volte ciascuno. Erano le cinque di mattina quando ricevetti l’ultima schizzata in faccia. Gli succhiai l’uccello per l’ultima volta e poi, con la morte nel cuore, mi accomiatai da loro. Inutile dire che ci rivedemmo altre volte e che ogni volta che lo facevo con mio marito sotto sotto non potevo che confrontare quelle notti di vero sesso con le sue. Non tutte le mie amiche compresero questo mio agire tranne una che, ben presto, cominciò a frequentarci allargando a quattro quel giro di sesso puro che oramai almeno una volta al mese ci concedevamo..

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