Impianto elettrico guasto

Anna, un’avvenente cinquantenne con i capelli a caschetto castani chiari, un fisico minuto ed asciutto che il tempo non aveva segnato più di tanto, una terza di seno ancora in piena forma, due gambe niente male, un carattere apparentemente riservato ma in realtà allegro e a tratti focoso, aperto, dolce e disponibile e un marito vicino alla pensione, era in casa affaccendata a stirare quando rimase senza luce. Tralasciò il ferro da stiro per andare al quadro elettrico e riarmare l’interruttore scattato ma con sorpresa notò che nessuno sembrava fuori servizio ed allora si mise un prendisole beige, chiuso sul davanti da una fila di bottoni, in quanto per stirare si era messa un po’ in libertà (in pratica era in slip color carne e basta), uscì dall’appartamento e scese al piano interrato per verificare il contatore ed il relativo interruttore generale ma trovandoli apparentemente in ordine. Riprese l’ascensore per tornare all’appartamento dove ricontrollò gli interruttori del quadro armeggiando un po’ su questo e un po’ su quello ma senza risultati pratici. Un poco allarmata, essendo tra l’altro il marito assente per tutta la giornata fino a sera tardi per motivi di lavoro, cominciò a pensare a come risolvere la situazione, quando le venne in mente di rivolgersi al coinquilino del piano terra, titolare di uno studio di progettazione elettrotecnica con cui aveva un poco di confidenza e conoscenza. Entrò nel piccolo studio tecnico salutando cordialmente e presentò il problema in corso all’impianto di casa a Roberto, un discreto uomo di 55 anni, brizzolato con un bel paio di baffi, capelli corti, un fisico ancora pimpante, vestito semplicemente con jeans e maglietta, timido di carattere, affabile e un po’ romantico che le chiese alcune informazioni sulla dinamica del fatto ed alle risposte non proprio chiarificatrici di lei concluse che doveva verificare di persona sul posto e pertanto prese un multimetro elettronico dalla sua dotazione di strumenti ed un cacciavite e poi uscirono dallo studio per raggiungere l’appartamento di lei distante pochi passi. Presero l’ascensore diretti al terzo piano ed entrarono in casa per verificare l’inghippo occorso, dove Roberto, annusata l’aria alla ricerca di eventuali odori di bruciato, si accinse ad aprire il quadro elettrico per misurare la tensione presente sull’interruttore generale e nel frattempo chiacchierava amabilmente del più e del meno per ingannare l’attesa ed allentare l’ansia di Anna che partecipava volentieri alle chiacchiere. Verificato che era tutto in ordine provò ad eseguire ripetute manovre sugli interruttori che apparivano piuttosto vetusti ed usurati dal tempo, finchè dopo svariate operazioni si riaccese la luce nell’ingresso di casa confermando la soluzione del problema. Anna tirò un grosso sospiro di sollievo ed in preda ad una leggera euforia prese a ridere e scherzare per lo scampato pericolo suscitando la sorpresa in lui che non si aspettava una simile reazione dovuta probabilmente al timore di passare la serata da sola ed al buio. A quel punto lui bonariamente cominciò a prenderla in giro per le sue paure esagerate dovute alla totale ignoranza della realtà degli impianti elettrici, le consigliò di far revisionare tutto il vetusto impianto da un elettricista qualificato e di far sostituire tutti gli interruttori del quadro che ormai apparivano stanchi per il lungo servizio prestato. Lei rinfrancata gli chiese il conto per l’intervento risolutore e lui di rimando le disse che non le doveva nulla poiché un favore tra vicini e specialmente ad una bella donna lo aveva fatto volentieri. Lei insistette a voler pagare l’intervento ed al suo reiterato rifiuto gli chiese come avrebbe potuto ricambiare la cortesia al che Roberto, sorridendo, le disse che un modo ci sarebbe anche stato ma si sentiva imbarazzato, che non glielo avrebbe detto e che la cosa era finita lì. Lei insistette fermamente per sapere come ricambiare il favore che giudicava impagabile ed allora lui, con un po’ di imbarazzo non essendo abituato a tali cose, disse che gli sarebbe piaciuto ammirare da vicino quei superbi seni che aveva intravisto quando lei era in controluce sulla porta del soggiorno grazie alla forzata trasparenza del prendisole. Anna arrossì lievemente, rimase un attimo in silenzio a riflettere e poi disse sottovoce, “perchè no?” e cominciò a slacciare i primi bottoni del prendisole. Roberto era rimasto come folgorato in quanto, pur attratto da sempre da quella bella signora e per lui attrazione significava anche una discreta componente affettiva, la sua richiesta era stata scherzosa, più di facciata che reale ed ora un vero e proprio sogno si stava avverando sotto il suo sguardo sbalordito ed ancora incredulo da tanto avvenimento.
Al quarto bottone una spallina del vestito ricadde mettendo in mostra un seno, che definire notevole era poca cosa, adornato da una bella areola di medie dimensioni di un bel colore bruno dorato con al centro il capezzolo che stava emergendo inviperito per farsi notare, quasi a supplicare di essere coccolato, seguito poco dopo dal secondo messo nelle stesse condizioni fino a che il prendisole con un lieve fruscio cadde a terra. Roberto che quasi strabuzzava gli occhi per la sorpresa, si trovò di fronte al corpo praticamente nudo di lei che immobile si offriva dolcemente e con un lieve sorriso allo sguardo incredulo di lui. Ripresosi dalla sorpresa lui disse un banale “posso?” ed allungò una mano e sfiorare quel seno al vento che si mostrava in tutta la sua magnificenza e l’accarezzò dolcemente ad assaporarne la morbida turgida consistenza, la rigidità del capezzolo ed il dolce calore femminile che emanava, seguito subito dopo dall’altro che parimenti aspettava ansioso. Anna prese a spogliarlo della maglietta per poi subire un abbraccio caloroso accompagnato da dolci baci sul collo, sulle orecchie e sulle spalle finchè lui le prese il viso tra le mani, l’attirò a sé e la baciò sulla bocca, inizialmente sfiorandole le labbra e poi trovandola disponibile con veemente ardore frugandole in bocca con una lingua simile ad un’anguilla, cosa che lei ricambiava con altrettanta decisione e forza. Poi si abbassò a titillare i capezzoli a mordicchiarli intanto che accarezzava e leccava i seni che avevano preso vigore e pienezza tanto si erano inturgiditi, per poi passare alle punte delle spalle ed alle ascelle che le provocarono brividi di piacere ormai dimenticati per scendere poi al ventre che con l’ombelico e l’inizio del pube raccolse coccole a non finire, fino a che la spinse dolcemente a sdraiarsi sul tappeto (per fortuna erano nel caldo di luglio) dove continuò ad accarezzarla e mordicchiarla ovunque, a baciarle le cosce, dietro alle ginocchia strappandole gemiti e sospiri per la novità quasi insopportabile fino ad arrivare alle caviglie per poi risalire piano piano per arrivare a concentrare le sue attenzioni sugli slippini che ormai evidenziavano segni di bagnato tanto erano gli umori che lei rilasciava in abbondanza. Roberto finì di spogliarsi mettendo in mostra un fisico niente male, ancora asciutto con ancora qualche muscolo in bella evidenza e con il lato “B” molto appetibile che lei rimirò golosamente interessata. Le tolse lo slippino ormai fradicio e si fermò ad ammirarle il sesso che ormai sbocciava aprendosi lentamente contornato da un grazioso pelo pubico quasi biondo che appariva curato e ordinato, segno di buone attenzioni per il suo corpo, che si mostrava in splendida forma nella magnificenza di una calda e prorompente femminilità. Si avvicinò al ventre di lei per godere ancor più degli aromi e degli afrori che quel sesso ormai in spasmodica agonia emanava e poi con garbo prese a leccare piano piano le grandi labbra imperlate di umori per poi baciare il fiore che sbocciava sempre più e quindi risalire al clitoride che sottopose ad una sequela di toccatine con la lingua tormentandolo sempre più con lei che ogni tanto si contorceva sospirando e cercando inutilmente di afferrargli il sesso, fuori portata di mano, costringendola a ripiegare sui propri seni e capezzoli e prendere la testa di lui premendola contro l’oggetto, ormai infuocato, delle sue leccatine e mugolando sempre più. Roberto allora avvicinò il glande al quel fiore aperto che bramava spasmodicamente di essere penetrato e prese a sfiorare lentamente il clitoride per poi cercare di forzare l’ingresso a quel paradiso ritraendosi subito dopo e fermare le carezze sul buchino dell’ano che pareva ancora intonso provocandole ripetute contrazioni spasmodiche. Dopo un po’ di tempo in questi giochini, improvvisamente la penetrò di colpo e lei emise un profondo urlo strozzato di gioia misto a sollievo e sorpresa che evidenziò aumentando la presa sulla schiena e facendogli sentire le unghie mentre lui cominciò a muoversi lentamente ma decisamente in un mare d’umori che gocciolavano da quel sesso che presumibilmente pareva voler recuperare il tempo perduto. Dopo alcuni colpi profondi e decisi lei, che era già allo stremo da tempo, progressivamente si irrigidì e venne in un orgasmo totalizzante lanciando un rauco e lungo sospiro accompagnato da una presa ferrea stringendolo a sé mentre lui continuò a muoversi lentamente ma profondamente per qualche attimo per poi fermarsi e godere dentro di lei così intensamente come da tempo non gli succedeva mentre annusava golosamente gli afrori che il sesso ed il corpo di lei emanavano abbondantemente.
Rimasero abbracciati ancora per un po’, poi si riscossero e lui si sollevò dispiaciuto da lei e giacque al suo fianco continuando a carezzarla, a mormorarle grate parole affettuose ed a giocherellare con gli umori e lo sperma che cominciava ad uscire da quella vagina ormai satolla di lei che ogni tanto dava sfogo alle tensioni accumulate con un tremito, segno che si stava rilassando piano piano. Poi si rialzarono e lui chiese se quello splendido episodio potesse mai avere un gradito proseguo in quanto lui non era avvezzo a semplici episodi di “mordi e fuggi” e lei gli rispose che doveva pensarci con calma essendo ancora stravolta dagli eventi imprevisti ed imprevedibili. Si recarono in bagno dove fecero una doccia insieme per lavare via sudore e umori, insaponandosi a vicenda, accarezzandosi, baciandosi e quando lui le mise una mano davanti a prenderle il sesso ed una dietro a tormentare sesso ed ano titillando entrambi furiosamente, lei dopo un poco venne di nuovo con un orgasmo potente ed insolito, accompagnato da un lamento strozzato, tanto forte che le gambe non la ressero più e dovette appoggiarsi vistosamente su di lui per alcuni minuti, cosa che provocò a Roberto un sentimento di amorevole piacere. Si rivestirono senza fretta e lui ridendo le fece il verso dicendo
“le porterò il resto, mai sono stato ripagato per un favore gratuito in modo così piacevole e gradito” mentre lei sorrideva divertita da tale battuta e dalla promessa fortemente sottesa nelle sue parole. Poi Roberto si accomiatò da lei, ancora attonita e stranita da quanto successo, dandole un bacio sulle labbra, non senza averle accarezzato ancora una volta un seno, ringraziandola ancora per il calore e l’affetto dimostrato e promettendole che la loro storia non sarebbe finita lì, se mai lei lo avesse desiderato ed uscì di casa per tornare al suo lavoro.

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