Quella sera…

Ciao, la storia che sto per raccontarvi mi è capitata alcuni mesi fa. Mi trovavo per lavoro presso una grande città dell’alto centro Italia, dove abita una mia (ex) amica. Ero lì in quanto la mattina presto avrei preso un aereo per una destinazione estera proprio da quel centro.
Il nostro rapporto è sempre stato molto intenso. Abbiamo sempre parlato di tutto: politica, lavoro, sesso, ecc…Ultimamente mi ero particolarmente avvicinato a lei causa la sua rottura con il fidanzato. C’erano state già in passato chiacchierate “piccanti” e una certa tensione sessuale, ma dopo la rottura la cosa era decisamente peggiorata (o migliorata..a seconda dei punti di vista!).
Ci organizzammo qualche giorno prima del mio arrivo per cenare insieme. Non nascondo che ero eccitato all’idea di rivederla ma anche un po’ spaventato da questa attrazione che avevamo l’un l’altro. L’intenzione, almeno quella di superficie, era di dirle che la cosa stava prendendo una strana brutta piega e che forse era il caso di darsi una calmata. Questa era almeno l’intenzione…
La sera ci trovammo alla stazione della città, avremmo dovuto mangiare qualcosa insieme. Lei si presentò con una gonna corta e avvitata. Bella come il sole, i suoi occhi da gatto scurissimi e profondi e quella criniera bruna che incorniciava dei lineamenti decisi ma piacevoli. Una bocca carnosa, curata e invitante…troppo invitante.
Ci scambiammo un bacio sulla guancia. Sentii il suo prufumo fruttato inebriarmi. Cercai di rinvenire dalla punta di eccitazione che mi pervase e di mantenere la calma.
“Dimmi, dove preferisci andare?” mi chiese sorridendo. Decidemmo per una pizzettina che ovviamente, da galantuomo, offrii io. Durante la cena chiacchierammo di molte cose. Prima di tutto dei nostri rispettivi partner (ex-partner nel suo caso). Di quello che andava e non andava. E come al solito spaziammo affrontando i più disparati discorsi.
Terminata la cena decidemmo di fare una passeggiata. Mi prese sotto braccio, come se fossimo due fidanzatini di lungo corso e percorremmo, ancora chiacchierando, alcune delle vie della città. La sua testa appoggiata alla mia spalla emanava quel fantastico profumo che quasi mi ubriacava. I suoi folti riccioloni mi carezzavano, quasi coccolavano, il viso. Sentivo il suo calore.
Rivederla così, dopo i suddetti discorsi piccanti, aveva fatto maturare in me la voglia di averla, di baciare quel bel visino. Ovviamente, sapevo di essere ricambiato. Il che poteva essere davvero pericoloso.
Mentre un turbinio di pensieri si accavallava nella mia mente, lei lascio il braccio, fece scorrere la mano sino alla mia e la strinse. Con fare dolce ma saldo allo stesso tempo. Iniziò a carezzarla. Sentivo scariche di adrenalina percorrere il mio corpo e la voglia crescere. Nel fare questo gesto sollevò la testa, facendomi sentire il suo respiro sul viso per poi camminare al mio fianco, stretta a me.
Non potevo esimermi dal buttare uno sguardo a lei e lei di fare lo stesso con me. I suoi occhi, mi fissavano, interrogati. Forse anche lei si chiedeva cosa stesse effettivamente facendo. Che cosa stessimo effettivamente facendo.
Ad un certo punto ci fermammo. Non ci rendevamo conto di dove eravamo finiti. O meglio, lei che era del posto, non sapeva bene in che via ci trovassimo. Nel guardarsi intorno si avvinghiò quasi a me…muovendo il suo viso ad un soffio dal mio. Lo mosse a destra, poi a sinistra. Poi mi guardò dritta negli occhi. Un ricciolo della sua folta criniera cadde sul naso con fare suadente e sexy.
Non resistetti, allungai il viso quel poco che era necessario e la baciai. Un bacio delicato…seguito da un bacio affamato. Profondo. La sua bocca si schiuse a me. Calda, bagnata di saliva. Le nostre lingue scorsero l’una sull’altra mentre le mie braccia si avvinghiavano a lei e la stringevano forte. In un attimo ci trovammo a baciarci affannosamente l’uno a cercare ogni cm di pelle dell’altro.
Era una sensazione strana. Sapere di stare sbagliando. Di fare qualcosa di grave. Qualcosa però che stava facendo impazzire ogni cellula del mio corpo.
Strinsi la sua testa, infilando la mia mano in quella folta chioma nera. Baciai e leccai le sue guance, succhiai il suo piccolo mento in bocca. Volevo mangiarle il viso. Il suo ansimare faceva crescere esponenzialmente il mio desiderio. La spinsi contro il muro e l’iniziai a toccarla dappertutto. La mia mano scorreva tra le cosce, sulle calze che indossava e sotto la gonna. Arrivai a sentire le sue mutande già umide di piacere. Non feci in tempo a sfiorarle che già le sue mani si erano fatte strada nei mie pantaloni, sul mio membro durissimo.
Mentre lei appoggiava una gamba su un cordolo vicino al muro, per facilitarmi l’operazione, riuscii a conquistare le sue mutandine. Nel suo fiore caldo, bollente. Passai un dito sulle labbra che si aprirono quasi subito rivelando alle mie dita i suoi caldi umori. Stava colando di voglia e piacere.
Iniziai a muovere il medio dentro e fuori quel piccolo e caldo antro, interrompendo ogni tanto per martorizzare la clitoride durissima e gonfia. La sua mano aveva nel frattempo saldamente stretto il mio membro durissimo in una forte presa. Iniziammo a masturbarci con foga. Lì, in quel vicolo. A pensarci sembra assurdo e da stupidi…ma eravamo eccitatissimi e fuori ogni controllo.
Lei ansimava al mio orecchio. Ogni mio gesto sul suo sesso le provocava scariche di piacere che cercava di soffocare. La sua mano nel frattempo mi stava facendo una delle migliori seghe che mi fossero mai state fatte. Continuammo così per alcuni minuti; ogni tanto le nostre bocche si trovavano e le nostre lingue si scioglievano e fondevano l’una nell’altra. Infine lei tirò un sospiro più lungo, stringendosi a me con forza. Venne.
Ci ricomponemmo, lei soddisfatta, io ancora più eccitato mi leccai via il suo piacere dalle dita. Lei mi confessò poi che questa scena la eccitò da pazzi. Si accorse quindi che le calze erano rotte. “Cavoli sono rotte. Ora non posso andarci in giro”. Mi scusai dell’accaduto. “Non ti preoccupare, non è colpa solo tua.” “Devo togliermi le calze però. Dato che siamo vicino alla stazione, andiamo in uno di quei bagni”. Ci incamminammo fino a raggiungere una via a lei nota e da lì fino alla stazione.
Non riuscivo a smettere di carezzarla e palparla. La mia mano passava sulla smagliatura della calza che si trovava proprio poco sotto il suo sesso nell’interno coscia. Ogni tanto ci fermavamo dalla voglia di baciarci, carezzarci, leccarci.
Raggiunti infine i bagni lei entrò. Era tardissimo, circa le 2 di notte. Lei socchiuse la porta e con un sorriso mi disse “Aspetta qui”. Una frase che sembrava più che altro un invito a fare qualcosa di diverso. Mi guardai intorno per vedere se qualcuno stava arrivando in zona. Assicuratomi che nessuno era lì, entrai nel bagno.
La guardai mentre si toglieva voluttuosamente le calze. Appena fatto non potei che stringerla a me e iniziare a baciarla e toccarla. Le baciai il viso, il collo, la leccai, le morsi la pelle del petto e del collo. Scivolai più in basso girandola e tirando su la gonna per rivelare un bel perizomino viola che incorniciava un sedere bello pieno e morbido. Iniziai a baciarlo, carezzarlo, mordicchiarlo, quasi ad affogarci in mezzo mentre lei mi ci spingeva la testa sopra. Strinsi il perizoma con i denti su un fianco e lo tirai giù. Il suo succo profumato mi inebriò. Leccai per quanto possibile il suo sesso e il suo culetto, poi mi tirai su e mi preparai a penetrarla.
Più cercavo di inserirmi nel suo sesso e più mi spostava sul suo culetto. Scoprii dopo che, dato che non avevo il profilattico, non voleva rischiare troppo. La presi un po’ a pecorina. Mi sconvolgeva il modo con cui il suo sedere fosse già così aperto, pur non avendolo stimolato molto.
Il posto angusto, unito alla poca pulizia mi fece desistere dal continuare. Dopo alcuni minuti mi staccai da lei e ci rivestimmo per poi uscire dal bagno. A quel punto mi si avvinghiò, si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò: “Mi fai impazzire, non sai da quanto ti voglio…ti prego, andiamo nel tuo albergo, ti voglio.” dopodiché mi infilò la lingua nell’orecchio.
Nessuna aveva mai fatto tanto. Provai una scarica di voglia, piacere e bisogno fisico come mai da molto tempo. Le strinsi la mano e ci dirigemmo verso il mio albergo. La fortuna (destino??) volle che in realtà avessi preso una camera in un B&B per giunta vuoto e senza reception. Potei quindi portarla nella mia stanza senza alcun problema. Lei mi chiese di andare in bagno.
Una volta uscita si appoggiò sul letto e mi fisso…come a chiedermi cosa stessi aspettando. Mi fiondai su di lei, baciandola e leccandola mentre ci spogliavamo reciprocamente. Scivolavo con la lingua sul suo collo poi sul suo piccolo seno. Volevo leccare ogni cm della sua pelle, morderla, farla mia. Dopo averla leccata e baciata su tutto il corpo mi tirai sopra di lei e portai il mio membro all’imboccatura del suo sesso. Lei mi fermò, mi fece stendere e si mise a cavalcioni su di me. Ancora una volta s’inserì il mio membro nell’ano. Iniziò a muoversi sopra di me su e giù, aperta con le labbra ancora grondanti e gonfie del piacere che le avevo procurato. Mai come quella volta mi sembrò di trovarmi in un porno!
Lei mi fissava, i riccioli che le coprivano il viso, gli occhi socchiusi e voluttuosi mentre il suo sedere ritmico mi possedeva il cazzo durissimo. Lo guadavo scomparire dentro di lei mentre soffocati gemiti di piacere uscivano dalla sua bocca. La fica grondante, ripiena di umori che scivolavano peccaminosi sulle sue labbra ed infine su di me.
Vedevo il suo viso piegarsi, contorcersi nel piacere dell’atto. Leggeri gemiti di piacere, delicati, riempivano il silenzio di quella stanza, rotto solo dal movimento del corpo dell’una nell’altro.
Mi tirai su, la avvinghiai a me. I nostri bacini si dimenavano vogliosi. Strinsi la sua testa a me e affondai la mia lingua nella sua bocca. Stemmo così per diversi minuti, scopare e baciarci assetati l’uno dell’altro.
La stesi sul letto, la testa riversa verso l’esterno inferiore del letto, iniziai a penetrarla così. Il mio cazzo affondava delicatamente nel suo sedere..ero cosciente che ogni spinta troppo forte le procurava dolore. Leccavo le gambe, le mordevo. Ogni morso un suo gemito, voglioso. Spennellai i polpacci con la lingua per poi salire ai piedi, li leccai amabilmente. Li baciai, il mordicchiai. Lei era in estesi, la testa riversa verso il basso, la bocca aperta e ansimante. In quel momento la voglia e l’eccitazione erano tante…al punto che quasi non riuscì a trattenere il mio succo.
Mi ritrassi e alcune gocce fuoriuscirono, dense e cremose. Lei mi venne subito sopra, lo ingoiò tutto e inizio a cibarsene. Sebbene fossi leggermente venuto, non avevo ancora raggiunto il vero e proprio orgasmo. Tornai quindi sopra di lei.
Iniziai a baciale e leccarle il viso, scivolai sul piccolo seno che leccai e succhiai con vigore. Pennellando la pancia raggiunsi il suo sesso bollente. Volevo assaporarla da matti. La sua piccola fighetta rasata e gonfia mi attendeva. La baciai, tanti piccoli baci sulle labbra che non aspettavano altro se non essere mangiate da me. Succhiai quindi entrambe, prima l’una poi l’altra, bevendo ogni suo umore. Infine mi infilai dentro ed iniziai a scoparla con la lingua.
Sui suoi gomiti lei mi osservava, vogliosa di me ogni colpo della mia lingua era un riflesso della sua bocca che si schiudeva al piacere che le procuravo. I miei occhi fissavano i suoi..volevo che vedesse la voglia che avevo in me e al contempo, volevo vedere i suoi occhi, la sua voglia.
La lingua correva in lei, calda, vogliosa, la assaporava tutta. Ogni parete del suo sesso lercio di umori. Il suo respiro si fece sempre più profondo, infine tremante venne tra lunghi gemiti di piacere. Io stetti lì finché non mi staccò lei a forza: volevo bere tutto di lei. Inebriarmi della sua essenza.
Mi tirò di nuovo a sè, iniziò a leccarmi il viso per assaporare i suoi umori, ci leccammo. Le nostre salive si univano, si mescolavano. Infine ricominciammo a baciarci con ancor più passione di prima. Nel frattempo il mio sesso era penetrato nella sua voragine bollente e vogliosa.
Staccandosi dalla mia bocca mi strinse la testa, avvicinò la sua bocca al mio orecchio e lo leccò mordicchiandolo. “Dai, vieni, esplodi per me. Lo so, la sento la tua voglia….”
Non me lo feci ripetere, aumentai il ritmo come un forsennato “Fuori, vienimi addosso” mi disse, quasi allarmata. Capii che fosse rischioso farcire il suo sesso del mio seme. Continuai per qualche minuto, tra i suoi gemiti, a penetrarla con forza. Infine mi ritrassi e segandolo feci finalmente schizzare di voglia il mio cazzo gonfissimo. Lunghi fiotti di seme ricoprirono il suo seno, la sua pancia e infine il pelo rasato del suo sesso.
Mi lasciai andare all’indietro. Sfinito. Lei rimase distesa qualche secondo. In quel silenzio irreale ci ritrovavamo entrambi a fissare il soffitto. Infine le passai dei fazzolettini con cui pulirsi. Lei si alzò, ancheggiando si diresse verso il bagno. Si fermò al lato del letto e, porgendomi il suo bel sedere, mi guardò con sorriso compiaciuto. “Sei davvero un porco…” rimanendo lì qualche secondo. Mi scappò un sorriso anche a me. Nessuna parola. D’altra parte il suo era un complimento. Amava il mio lato erotico. E me lo stava dimostrando con quelle parole. Si andò a fare una doccia. Io rimasi lì a fissare il soffitto, a cercar di razionalizzare quel che era successo.
Al suo ritorno ci stendemmo sul letto insieme , vestiti alla meno peggio, e ci addormentammo. Dormimmo circa un’oretta poi ci risvegliammo…mi risvegliai. Lei mi stava guardando dormire, il suo sorriso i suoi occhi luminosi su di me…la baciai, le nostre mani ricominciarono a correre l’uno sul corpo dell’altro. Le nostre mani sui rispettivi sessi. Iniziammo a masturbarci vicendevolmente. Io in ginocchio sul letto, lei stesa e a gambe aperte. Le sue dita lunghe e sottili avvolgevano il mio cazzo già durissimo e lo carezzavano. Un movimento preciso, su e giù, su e giù. I bracciali che portava sobbalzavano in una miriade di rumori metallici molto sexy.
Le mie dita carezzavano la clitoride, spingendola a destra e sinistra, la pizzicavano. Ogni tanto le lasciavo scorrere dentro di lei per bagnarsi dei suoi copiosi umori, poi, scivolavo di nuovo fuori, sul grilletto durissimo e lo martoriavano, sfregandolo e pizzicandolo.
Aumentammo in sincrono il ritmo, eccitandoci i sessi con sempre più gemiti di piacere. La sua mano scorreva delicata e decisa su tutta la mia asta di carne durissima. Infine raggiugemmo il culmine ed il piacere: lei si contorse su se stessa, stringendomi la mano in una presa strettissima mentre io piegai testa e schiena in avanti. In un ansimare deciso venni copioso anche più della volta prima.
Mi accasciai vicino a lei ci baciammo di nuovo. Infine si fece l’ora per me di partire. Lasciai a lei la chiave per uscire (come dicevo, la locanda era vuota). Chiamai il mio taxi per l’aeroporto e alle 7 presi il mio volo. Stravolto.
Arrivato a destinazione mi feci una lunga, lunghissima doccia. Riflettei su quel che era stato e quel che sarebbe stato da quel momento. Su quello che, appariva a me, un piacevolissimo errore.
Mi presi quei giorni all’estero per riflettere, per capire cosa volevo fare della mia vita. Alla fine decisi di tagliare i rapporti con lei. Non l’amavo e non volevo certo che quel che c’era stato evolvesse in qualcosa di più. Indubbiamente mi piaceva, così come mi piaceva la sua anima porca e come da sempre mi era piaciuto tutto ciò che c’era in lei.

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